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Comunità di Fronzola

Livello: subfondo

Estremi cronologici: 1536 - 1776

Consistenza: 18 unità

La rocca di Fronzola, data ai conti Guidi nel 1161 dall'imperatore Enrico VI, rimase quasi ininterrottamente a questa famiglia 1 fino al 1440, quando insieme a Quota e Poppi passò alla Repubblica fiorentina. Nei capitoli di sottomissione del 29 luglio 1440 era dichiarato espressamente che i due uomini di Poppi, che partecipavano all'atto, lo facevano anche in nome del comune e uomini di Fronzola.

Questa comunità era formata da quattro comunelli, oltre Fronzola vi erano infatti Larniano, San Martino in Tremoleto e dall'altra parte dell'Arno, sulla riva sinistra, Memmenano, ognuno dei quali aveva il proprio rappresentante negli uffici comunitativi. Dal primo statuto che abbiamo, risalente al 14512, sappiamo che a capo della comunità vi erano quattro consiglieri e quattro priori3, questi otto "abbino autorità et balia provedere (...) a fatti del comune, fare riformagioni, stanziamenti, elezioni d'ambasciatori et altri officiali, e quello che faranno loro valga come se fosse fatto da tutto il comune"4.

A loro spettava la nomina del sindaco del vicario 5, quando toccava a sindacare a Fronzola, quella degli stimatori e viai sempre nel numero di quattro, che dovevano decidere delle liti e questioni tra gli uomini del comune per confini di vie, terre, case ecc. 6, quella dei sindaci del camerlingo 7, mentre l'elezione dei campai, uno per ogni comunello, che dovevano verificare i danni dati, avveniva per tratta insieme ai priori 8.

Era previsto anche un camerlingo, che era eletto dai priori e consiglieri9. Una nuova riforma del 147310 riorganizzava gli uffici, partendo dall'istituzione di una cassetta che doveva contenere sedici borse e che non poteva essere conservata a Fronzola, ma doveva stare nella chiesa di San Marco a Poppi, sotto la custodia di quel pievano che ne teneva anche una chiave11.

Il giorno della tratta uno, proposto dai quattro sindaci, e due priori "vadino per la cassa e rechila dove delibereranno detti priori" 12, fatte le tratte alla presenza di tre priori e di tre sindaci, la cassetta doveva essere riportata nella chiesa di San Marco dal messo accompagnato da due priori13.

Le borse dovevano essere sedici: quattro per ogni popolo; dalle prime quattro borse si estraevano quattro priori che duravano in carica sei mesi, dalle seconde quattro, i sindaci che duravano in carica per un anno, dalle terze borse, quattro campai in carica per sei mesi, come i quattro sindaci de' malefizi estratti dalle ultime borse14. L'estrazione doveva iniziare dalle borse del popolo di Fronzola, per poi proseguire con Larniano, San Martino e infine Memmenano.

Per essere eletti alle cariche di priori e sindaci bisognava avere un estimo di almeno un soldo15, mentre nel precedente statuto non era richiesto; era fatto divieto di partecipare contemporaneamente alle cariche ai membri di una stessa famiglia fino al quarto grado di parentela. I priori dovevano provvedere alle cose ordinarie, ma non potevano stabilire imposte e deliberare sulle cose straordinarie senza i sindaci16.

Priori e sindaci insieme dovevano eleggere il cancelliere17, il camerlingo18 ed un messo comunale19, i sindaci, da soli, dovevano invece eleggere un ragioniere per rivedere insieme le "ragioni del camerlengo"20. Insieme dovevano, inoltre, mettere all'incanto tutti i beni del comune21, eleggere chi doveva rifare l'estimo insieme ad un consiglio formato da un uomo per casa22 ed organizzare la festa per Santa Maria della Neve "avvocata del comune"23, con una messa con almeno dodici preti e con una spesa fino a venti lire.

Nel 148824 però furono apportate alcune importanti cambiamenti per le difficoltà incontrate a reperire uomini per gli uffici; furono, infatti, limitati i divieti per parentela "perché le persone si sono tanto imparentate l'uno a l'altro in modo non potrebbono exercitare dell'ufficio de' priori o sindachi (...) che chi sia tratto de' priori o sindachi dia divieto al medesimo ufficio al padre al figlio, l'uno fratello all'altro"25 e fu eliminata la richiesta di avere l'estimo di un soldo per accedere alle cariche di priori e sindaci "perché le persone sono impoverite che chi ha estimo (...) o dorme in quello di Fronzola che sia imborsato possi esser de' sindaci o de' priori" 26. Nel 1491 venne però nuovamente richiesto un limite minimo di estimo, che fu fissato in quattro denari27, aumentato a sei nello statuto del 153228 ma riabbassato a soli tre denari in quello del 1553 29.

Ma continuando la penuria di uomini "abili al governo" si decise nel 1559 di ridurre da otto a quattro i rappresentanti30 della comunità, uno per popolo, numero che rimase poi inalterato fino alla riforma leopoldina, ma innalzando fino a dieci denari d'estimo il requisito per l'imborsazione31.