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L'archivio postunitario del Comune di Pontassieve (1865 - 1960)

Tipologia: inventario analitico

a cura di Antonietta Quarta

patrocinio: -

Pubblicazione: Pontassieve, Comune di Pontassieve, 2014

Descrizione fisica: 2 voll (vol. 1: pp. XII, 1-307; vol. 2: pp. 308-647), cm. 24

Contenuti:

Il Comune, Ente pubblico territoriale, costituisce un'unità semplice della Repubblica, organizzata in comuni, province, città metropolitane e regioni1 quali enti autonomi, dotati di propri statuti, poteri e funzioni. La sua circoscrizione territoriale viene definita come una parte di suolo nazionale sulla quale il Comune esplica la sua potestà e attività amministrativa e dove i suoi confini costituiscono il limite di efficacia dei suoi provvedimenti2. Nel municipio locale, posto al centro del capoluogo, è collocata la sede delle rappresentanze comunali, che esercitano le funzioni amministrative e di gestione del territorio.
L'attuale circoscrizione del Comune di Pontassieve ha progressivamente raggiunto un assetto territoriale organizzato in capoluogo e le frazioni di Acone, Colognole, Doccia, Fornello, Le Falle, Sieci, Molino del Piano (Molin o Mulin del Piano), Montebonello, Monteloro e Santa Brigida3.
L'origine di Pontassieve quale entità territoriale e amministrativa risale, secondo le fonti più attendibili, attorno all'XI secolo, quando si segnala la presenza di un castello di proprietà della famiglia Da Quona. Una fonte più tarda (un decreto del 1363 della Repubblica fiorentina) riferisce della costruzione di una fortezza, citata con l'antica denominazione di Castel Sant'Angelo4.
Tra il XIV e XVII secolo, a seguito dell'instaurarsi del potere dei Medici e successivamente alla nascita dello Stato granducale, l'antica circoscrizione della Lega fu progressivamente sottoposta al controllo di Firenze, esercitato per conto della Dominante, inizialmente attraverso la figura del Podestà, a cui si aggiunse in seguito anche quella del cancelliere comunicativo. Entrambi svolgevano la funzione di ufficiali governativi sovrintendenti alle attività amministrative delle comunità comprese nella loro giurisdizione.
A partire dal XIV secolo Pontassieve (S. Angelo a Sieve) faceva parte della Lega di Monteloro, costituita da 38 comunità le quali, assieme a quelle della Lega di Diacceto e Rignano, costituirono la Podesteria di Diacceto, poi del Ponte a Sieve. Tale circoscrizione si trovava ricompresa, per quanto concerneva la giurisdizione criminale, nel Vicariato di San Giovanni Valdarno.
Dal XVI al XVIII secolo Pontassieve fu sede di cancelleria ed ebbe competenza su una circoscrizione territoriale più ampia della Podesteria includendo, oltre ai suoi dicasteri, anche quelli delle comunità di Bagno a Ripoli, Dicomano e Rignano sull'Arno, sui quali il cancelliere comunitativo arrogava competenze di controllo e verifica finanziaria e amministrativa.

Tabella 1. Circoscrizione della Cancelleria di Pontassieve

Cancelleria di Pontassieve Comunità Autorità residenti Magistrato Consiglio generale
Bagno a Ripoli Gonfaloniere e 10 rappresentanti Con il Magistrato (Gonfaloniere e rappresentanti) e 20 deputati rappresentanti dei popoli
Rignano sull'Arno Gonfaloniere e 4 rappresentanti Con il Magistrato (Gonfaloniere e rappresentanti) e 13 deputati rappresentanti dei popoli

L'antica Lega (Comune e Podesteria) divenne Comunità di Pontassieve secondo il rescritto del 1 febbraio 1773 ed a seguito della riforma comunitativa del 1774 di Pietro Leopoldo, con la quale il Governo del granduca sperimentò una più razionale organizzazione dello Stato mediante il superamento dei particolarismi amministrativi e giudiziari. In seguito alla riforma dell'ordinamento giudiziario Pontassieve, assieme ad altre comunità dell'antico Vicariato di S. Giovanni in Val D'Arno, fu decurtata della circoscrizione della Podesteria di Bagno a Ripoli (assegnata al Magistrato degli Otto in Firenze). La Podesteria di Pontassieve divenne, così, sede di Vicariato minore, con competenze civili e criminali, mentre le Podesterie di Dicomano e San Godenzo, ad essa ricomprese, disponevano di competenze esclusivamente civili5.

Tabella 2. Circoscrizione del Vicariato di Pontassieve

Compartimento Vicariato Autorità giudiziaria Autorità giudiziaria e competenze Organizzazione precedente
Pontassieve Vicario Notaio civile e criminale Vicariato di san Giovanni
Dicomano Podestà (notaio civile) ex Vicariato di Scarperia
San Godenzo Podestà (notaio civile) ex Vicariato di Scarperia

Il Motuproprio attuativo della riforma leopoldina delle circoscrizioni comunicative (23 maggio 1774) istituì la nuova comunità di Pontassieve6, la quale divenne sede di cancelleria. Essa comprese i popoli delle comunità di Bagno a Ripoli, Rignano e Pontassieve7.
Bagno a Ripoli si affrancò presto dalla potestà di Pontassieve, con una propria Cancelleria8.
Le nascenti nuove comunità mantennero competenze formalmente dedotte dagli antichi Statuti comunali i quali, tuttavia, sopravvissero declinando funzioni amministrative puramente fiscali.
La dominazione napoleonica in Toscana (1807-1814) soppresse la struttura amministrativa comunale di epoca leopoldina, sostituendola con la nuova municipalità e cancellando ogni residuo di autonomia statutaria, divenendo cellula di un apparato statale fortemente centralizzato e gerarchico, sottoposto al controllo di prefetti e sottoprefetti9.
Successivamente al passaggio del regno d'Etruria alla diretta dipendenza dell'Impero francese10, l'antica comunità di Pontassieve fu divisa in due settori: i territori alla sinistra della Sieve costituirono la Mairie di Pelago mentre quelli posti alla destra crearono la Mairie di Pontassieve. Tale divisione permase anche dopo la restaurazione ed il ripristino delle antiche circoscrizioni. La cancelleria di Pontassieve subì successive trasformazioni nel 1827, a seguito dell'unione della comunità di Londa, rimossa ed aggregata a quella di Dicomano nel 1854.
La struttura istituzionale dell'amministrazione francese prevedeva la ripartizione del territorio in dipartimenti, distretti, cantoni e mairie. Sciolti gli organismi collegiali di origine granducale, a capo della Mairie venne posto un organo monocratico che concentrava ampi poteri amministrativi e di polizia11.
Conclusasi l'esperienza francese ebbe luogo il ripristino delle Istituzioni di antico regime: le precedenti circoscrizioni amministrative vennero riattivate mentre il Governo restaurato varò alcune riforme del sistema amministrativo, senza tuttavia alterare l'impianto comunale introdotto dalle riforme francesi.
Sebbene di durata piuttosto limitata, alcune leggi successive all'emanazione della costituzione nel 1848 modificarono il sistema elettorale12. Il Motu Proprio del 1848 sostituì le circoscrizioni giudiziarie del Vicariato e della Podesteria col compartimento (capeggiato dal prefetto), suddiviso in circondari. Tali circoscrizioni territoriali furono sede di tribunali di prima istanza e di delegazioni di pubblica sicurezza.
L'antica comunità, in parte riformata subito dopo l'Unità d'Italia, fu trasformata in comune moderno solo in seguito alla promulgazione della legge del 22 marzo 1865 n. 2248, con la quale fu amministrativamente e legislativamente unificata al Regno d'Italia. Si tratta della prima legge tesa a regolare la natura giuridica del Comune, indicando norme e funzionamento degli organi e precisando il sistema di finanziamento e di gestione economica. Nuove funzioni vennero perfezionate col regolamento allegato alla legge13.
Le principali competenze attribuite dalla legge al Governo locale riguardavano la cura e il mantenimento del territorio, delle strutture ed infrastrutture pubbliche (strade, ponti), le questioni finanziarie, fiscali e consultative, l'organizzazione ed il mantenimento di tutto il personale, medici condotti e maestri di scuola compresi, l'assistenza medica agli indigenti, la polizia urbana e sanitaria. Il Comune aveva la facoltà di emanare regolamenti in materie di propria competenza. Le funzioni delegate dallo Stato al Sindaco, quale ufficiale del Governo, riguardavano la tenuta e la compilazione dei registri di stato civile e di leva, oltre all'esecuzione delle operazioni di censimento e statistica. Il Sindaco rivestiva inoltre le funzioni di ufficiale di pubblica sicurezza e di ufficiale sanitario14.
Nei primi anni postunitari, l'organizzazione del Comune moderno di Pontassieve conservò molte similitudini con la comunità di antico regime. Con la legge di unificazione amministrativa del 1865 furono istituiti due nuovi organi collegiali: il Consiglio15 e la Giunta municipale16, che sostituirono Consiglio generale e Magistrato dei priori. A capo dell'amministrazione locale fu posto un Sindaco, che sostituì il Gonfaloniere. Il Sindaco era designato tra i membri del Consiglio e veniva nominato dal Re. Dal 1889, nei comuni maggiori, egli veniva eletto a scrutinio segreto dai consiglieri. Il Sindaco rivestiva anche il ruolo di ufficiale del governo centrale ed era affiancato dal segretario comunale che, diversamente dal cancelliere comunitativo del periodo granducale, non manteneva funzioni di controllo amministrativo o di ufficiale del censo. Il segretario restava in carica per due anni dalla prima nomina, confermabile con mandato di anni sei17.
L'ordinamento comunale e la rappresentanza degli organi deliberativi furono ulteriormente modificati con i regi decreti del 4 maggio 1898 n. 164 e del 21 maggio 1908 n. 269, oltre che con il regolamento del 1911.
Il Regio Decreto del 1915 istituì il nuovo Testo Unico sulla legge comunale e provinciale, sulla base del quale l'elettorato, precedentemente selezionato con criteri censori o, successivamente, a suffragio universale maschile, acquisì il diritto di eleggere i membri del Consiglio municipale i quali, a loro volta, designavano i membri interni della Giunta capeggiata dal Sindaco.
Tale organizzazione amministrativa venne abolita dopo l'instaurazione del regime fascista. Con le riforme introdotte con le leggi del 192618 e del 1928 19 furono soppressi gli organi collegiali di origine elettiva e venne introdotto l'ordinamento podestarile, che comportò la perdita di qualsiasi connotazione di autonomia comunale. Il potere venne nuovamente affidato a un organismo monocratico coadiuvato, in alcuni casi, dalla Consulta, un organismo collegiale con funzioni consultive. Quest'ultima modalità venne confermata dal Testo Unico sulla legge comunale e provinciale del 193420. Come già la legge del 1915, il Testo non conteneva un proprio regolamento e, pertanto, rimase in vigore il regolamento del 1911.
Quest'ultimo, sebbene in buona parte modificato dalle leggi successive21, fu mantenuto fino agli anni Settanta del Novecento.
In seguito alla caduta del regime fascista ed in ottemperanza al Decreto Luogotenenziale del 7 gennaio 1946, tale organo monocratico assunse nuovamente la denominazione di Sindaco e l'elezione dei ripristinati organi collegiali avvenne a suffragio universale, a partecipazione femminile per effetto della precedente legge del Governo provvisorio (1 febbraio 1945). Con
Con la Costituzione repubblicana si aprì un nuovo, anche se lento, processo di evoluzione dell'amministrazione comunale con l'obiettivo di una concreta autonomia, nel rispetto di un progetto di decentramento dei poteri dello Stato a favore degli enti locali.
Gli ordinamenti comunali ebbero un'ulteriore riforma con il T.U. del 1960 22 ed una definitiva e sostanziale trasformazione solo a seguito della istituzione delle regioni nel 1970, con a queste ed ai comuni conseguente passaggio di competenze (legge n. 616 del 1977)23
Il processo di riforma progredì con la legge sulle autonomie locali del 1990, che restituì ai comuni la facoltà di dotarsi di un proprio statuto e con l'elezione diretta del Sindaco e del Consiglio comunale, nel 199324. Questi avanzamenti raggiunsero l'acme nel 2001, con la modifica dell'articolo 114 della Costituzione Italiana, che rafforzò la sovranità popolare ponendo i comuni al centro del progetto di riorganizzazione in senso regionalistico dello Stato. L'art. 118 attribuì inoltre al Comune tutte le principali funzioni amministrative, riconoscendolo quale Istituzione primaria e struttura organizzativa a contatto diretto con il cittadino ed il suo territorio25.
Il Testo Unico sugli enti locali, emanato nel 2000, specifica la struttura del Comune ed elenca tutte le funzioni attribuitegli dallo Stato e dalle regioni26.



Sebbene in gran parte riformate dalle leggi sabaude, nella circoscrizione di Pontassieve erano attive, a latere del Governo locale, Istituzioni di origine granducale ed istituzioni di emanazione Unitaria, le quali svolgevano funzioni su specifiche materie di carattere sociale e fiscale.
Pontassieve fu sede del Consorzio mandamentale per le imposte dirette e del Consorzio antifillosserico. Tra gli enti morali ed amministrativi a carattere sociale e di beneficenza (ottocenteschi e novecenteschi), vi operarono la Congregazione di carità, successivamente Ente comunale di assistenza (ECA), l'Opera nazionale per la maternità e l'infanzia (ONMI) ed il Comitato di mobilitazione civile per gli aiuti ai militari della prima guerra mondiale.



Pontassieve fu sede di magistrature giudiziarie: della delegazione di pubblica sicurezza, dell'Istituto penitenziario mandamentale, del Giudice conciliatore. E' inoltre tuttora sede di un Tribunale civile.
A partire dal XVII secolo, Pontassieve fu sede di una Podesteria (tribunale civile di 3° grado), inglobata nella circoscrizione giudiziaria del Vicariato di San Giovanni Valdarno (tribunale penale). Nel XVIII secolo la Podesteria di Pontassieve fu elevata a vicariato minore (tribunale civile e penale) in virtù della divisione del Vicariato di S. Giovanni Valdarno. Vi includeva la circoscrizione giudiziaria criminale e civile (con propri notai), che comprendeva le Podesteria di Pontassieve, Dicomano e San Godenzo (originate dallo smembramento del Vicariato di Scarperia). La riduzione territoriale del Vicariato dovuta alla Restaurazione comprese i soli territori di Dicomano e Radda. Qui, infatti, continuarono a risiedere il Podestà e la sede dell'antico tribunale civile di emanazione granducale 27(l'attuale tribunale civile e penale)28. Il Regio Decreto del 1865 n. 2626 istituì infine a Pontassieve il Giudice conciliatore, operante fino al 1993, quando fu inserito nella circoscrizione di Firenze e trasformato in Giudice di pace.



Le caratteristiche geomorfologiche ed economiche del territorio di Pontassieve descritte da Emanuele Repetti, accademico dei Georgofili, lo identificavano come Comune:

[...] collocato nel territorio della Val di Sieve, con una superficie di 114, 57 e si stende nell'ultimo tratto della Val di Sieve e sulla destra, nel primo del Valdarno superiore. Le due zone sono delimitate da una linea montuosa costituita dal Monte Giovi, dal poggio di Quona, alla cui estremità è posto Pontassieve. Il punto di confluenza dei due fiumi che lo attraversano segnano il confine tra il Valdarno superiore e la valle composta dalle colline che circondano Firenze. E' un Borgo in Toscana capoluogo di comunità, compartimento di Firenze. Sta sull'Arno sopra Firenze, a 260 piedi sopra il livello del mare, e presso la confluenza del Sieve in Arno: ha un castello assai notevole, e molte delle sue fabbriche sono decenti ed ornate secondo il gusto moderno. La piazza è decorosa. Condotti, attivi e industriosi sono gli abitanti [...]29.

Una più attenta ed approfondita descrizione del territorio di Pontassieve proviene dalle relazioni dei tecnici della commissione censuaria. Fra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, in occasione della riorganizzazione del catasto particellare, furono attuate le operazioni di rilevamento e definizione dei confini dei Comuni30. Nelle repliche ai quesiti posti dalla Commissione censuaria ai Comuni, il tecnico comunale di Pontassieve descrisse il territorio nel seguente modo:

[...] presenta una configurazione quadrangolare delineata dal fiume Sieve e dall'Arno e da una serie non interrotta di poggi che lo dividevano dai comuni di Fiesole, Borgo San Lorenzo e Vicchio. La situazione topografica del territorio rileva un territorio costituito in parte da pianure, e per grandi proporzioni di alte colline. Il territorio, nell'ottocento e primi del novecento, fu soggetto a frane anche se di piccole dimensioni, soprattutto nella parte posta a nord mentre le zone in pianura lungo i fiumi e i torrenti erano soggette ad alluvioni [...]

Sul piano economico e sociale, i tecnici della commissione censuaria rilevano che:

[...] le colture prevalenti erano grano, viti e ulivi mentre in via secondarie i terreni erano lasciati ad utilizzo dei boschi cedui e delle Querci [...].

Il sistema di appoderazione delle terre ricadeva, alla fine dell'Ottocento, nel sistema della colonia considerato, ancora ai primi del Novecento, il miglior sistema basato sul contratto di mezzadria.

Il contratto di mezzadria del territorio prevedeva la divisione a metà ossia mezzeria. Il sistema veniva considerato come vantaggioso soprattutto per il colono perché il proprietario pagava le tasse che gravavano sul fondo, forniva tutto il capitale bestiame, forniva la casa di abitazione per i lavoratori e forniva tutti gli interventi per il miglioramento del fondo che non rientrasse sotto la categoria della ordinaria manutenzione. Il territorio, alla fine dell'ottocento, non possedeva terreni dotati di corsi d'acqua per l'irrigazione. Nel capoluogo si teneva un mercato settimanale che non riguardava la produzione agricola la quale affluiva al mercato cittadino di Firenze attraverso un sistema di contrattazione che si svolgeva tramite agenzie.

Un accenno al sistema di misura evidenziava che:

Accanto al sistema di misura ufficiale nazionale continuava a sussistere anche quello locale le cui misure comprendevano lo staio (utilizzato per misurare i cereali e i legumi), entrambi erano contrattati nel sistema di misura legale in kilogrammi; veniva utilizzato inoltre il barile per misurare il vino equivalente a l. 0,4558, il barile per l'olio equivalente a l. 0334331.

La rappresentazione più recente fornita dall'ISTAT, ripresa dal dizionario dei comuni e delle frazioni dell'aprile 1936, descriveva il Comune di Pontassieve nel 1904 come:

Comune della provincia di Firenze, 100 m dal livello del mare, territorio 11386 kmq, di cui agricolo-forestale 10971 kmq, popolazione 14630 di cui 61% dedita all'agricoltura e il 35,4% dedita all'industria e al commercio. Il suo territorio fertile è coltivato con somma cura dai pontassevesi. Dista 10 miglia all'est di Firenze .32

La circoscrizione del Comune di Pontassieve mantenne quasi inalterata la sua estensione nonostante numerose modifiche ed accorpamenti demografici. La tabella seguente mette a confronto la popolazione del Comune alla data del 1881 con quella delle frazioni, rilevata dal censimento del 1931.

Tabella 3. Circoscrizione della Comunità di Pontassieve (1773)

Popoli e parrocchie nella Comunità di Pontassieve
S. Angelo a Sieve dentro S. Giovanni a Remole sotto S. Martino a Rufina
S. Angelo a Sieve fuori S. Giovanni a Monte Loro S. Martino a Farneto
S. Andrea doccia S. Giusto ad Agna S. Martino a Sieci
S. Andrea a Colognole S. Giusto a Quona S. Martino a Lubaco
S. Bartolommeo in Pomino S. Lorenzo a Galiga S. Martino a Quona
S. Bartolmmeo in Montalto S. Lorenzo a Monte Fiesole S. Martino a Grigniano
S. Brigida a Lubaco S. Lucia alla Pieve Vecchia S. Martino a Petrojo
S. Brigida in Colognole S. Maria in Ferrano S. Margherita ad Aceraia
S. Clemente a Pelago dentro S. Maria a Popigliano S. Miniato a Montebonello
S. Clemente a Pelago fuori S. Maria a Pinzano S. Miniato a Pagnolle
S. Donato a Ricardeto S. Maria in Galgano S. Michele a Cigliano
S. Donato a Collebrighe S. Maria in Acone S. Niccolò Altomena
S. Ellero in Colognole S. Maria a Nuovoli S. Niccolò a Nipozzano
S. Eustachio in Acone S. Maria a Vicoferladi S. Niccolò a Vico
S. Gervasio a Pelago S. Maria a Fornello S. Pietro a Petrognano
S. Gervasio a Lubaco S. Margherita a Tofina S. Piero a Ferrano
S. Giovanni a Remole sopra S. Martino a Bibbiano S. Piero a Casi
Villa di Monte Capri S. Stefano a Pitella S. Piero a Strada
Villa di Tigliano S. Salvatore in Valle S. Stefano a Castiglioni
S. Stefano a Lucente
S. Stefano a Pitella



Pontassieve fu caratterizzata da un significativo aumento demografico, verificatosi fra la fine del Settecento e la prima metà dell'Ottocento. Nel 1774, anno di istituzione del Comune, Pontassieve comprendeva, infatti, 60 comunità che, complessivamente, non superavano le 6000 unità33. Nel 1866 il Comune arrivò, tuttavia, a contare una popolazione di 9740 abitanti34
I dati demografici, desunti dai censimenti dei decenni successivi, mostrano come, dalla seconda metà dell'Ottocento fino agli anni della seconda guerra mondiale, vi fu un costante incremento della popolazione, con picchi di 11.368 abitanti nel 1881, 13053 nel 1893 ed oltre i 14.000 nel 1921. Gli anni fra le due guerre videro l'arretrarsi del saggio di popolazione che, peraltro, persistette per tutto il secondo dopoguerra.
Nonostante il lieve aumento rilevato dal censimento del 1961, la crescita rispetto al passato risultò comunque limitata. Soltanto con gli anni Settanta e Ottanta del Novecento il numero degli abitanti riprese a salire in modo rilevante, fino a raggiungere gli attuali 20.811, che hanno consentito a Pontassieve di affermarsi come cittadina di provincia.

Tabella 4. Circoscrizione del Comune di Pontassieve nel 1881 e nel 193135

Frazioni del Comune di Pontassieve nel 188136 Frazioni del Comune di Pontassieve nel 1931
S. Eustachio in Acone Acone (S. Eustachio in)
S. Maria in Acone Acone (S. Maria in)
Pontassieve e S. Michele
S. Andrea a Colognole Colognole e S. Ellero
S. Andrea a Doccia Doccia (S. Andrea a)
S. Lorenzo a Galiga Galiga
S. Miniato a Montebonello Montebonello
S. Lorenzo a Montefiesole S. Lorenzo a Montefiesole
S. Giovanni a Monteloro (una parte fu attribuita a Fiesole) Monteloro
S. Brigida a Lubaco S. Brigida (e una parte di Doccia a S. Brigida)
S. Martino a Lubaco S. Martino a Lubaco (già S. Martino a Opaco)
S. Lucia alla Pieve Vecchia Pievecchia (S. Lucia a)
S. Miniato a Pagnolle
S. Maria a Fornello Fornello (S. Maria a)
S. Martino a Quona S. Martino a Quona
S. Giovanni a Remole (di sotto) Remole
S. Martino a Sieci S. Martino a Sieci
S. Piero a Strada
S. Martino a Farneto S. Piero a Strada, Farneto - S. Martino a Sieci
S. Salvatore in Valle Valle S. Salvatore
S. Maria a Vicoferladi Colognole - S. Piero, Vicoferaldi



Gli atti d'archivio documentano la pianificazione di vari uffici e la nomina di figure istituzionali per la gestione di importanti servizi a carattere socio-sanitario e scolastico. Nel 1866 furono indetti numerosi concorsi per la nomina del medico condotto37 e per l'attività di levatrice38; furono, vieppiù, nominati i primi maestri del Comune: Giovanni Brocchi e Adele Bongi per la scuola di Pontassieve, Agostino Cocchi per la scuola alle Sieci e Molino del Piano39. In questo iniziale periodo del Comune unitario venne elaborato un progetto per il primo asilo rurale40. Nella cittadina era attivo un antico mercato comunale e vi operava un'importante banda musicale, nata nel 1859 come Corpo musicale della Guardia nazionale, quando fu invitata a suonare a Firenze in occasione dei festeggiamenti per l'arrivo del Re Vittorio Emanuele II (1866)41.



Dal XIII secolo fino a tutto il periodo granducale, Pontassieve mantenne un discreto ma non strategico ruolo di collegamento fra Firenze e le Comunità della Romagna. La successiva riforma infrastrutturale, voluta da Pietro Leopoldo, con l'ampliamento della rete viaria e la realizzazione di nuove direttrici di comunicazione stradale, consentì a Pontassieve di assurgere a ruolo topologico di nodale importanza riscattando, così, le rare e deboli occasioni di sviluppo settecentesco. Nel 1788 vennero, infatti, completate la strada per il Casentino, via Consuma, la via romagnola per la Romagna, attraverso San Godenzo mentre fu, infine, terminata la strada postale che conduceva ad Arezzo.
Il Comune ricevette nuovo impulso economico nel 1859, con la costruzione della ferrovia Firenze - Roma, da cui presto diramerà la Firenze - Borgo San Lorenzo. La costruzione del tratto Borgo San Lorenzo - Pontassieve obbligò i comuni interessati ad un contributo annuo trentennale che ammontò a lire:

1.580,00 a carico del Comune di Pontassieve, 1.880,00 Pelago, 550,67 Londa, 1.409,33 Dicomano, 540,00 San Godenzo, 2.340,00 Vicchio e 1.700,00 Borgo San Lorenzo.

Nel 1866 la popolazione delle Sieci presentò una petizione onde ottenere una propria stazione ferroviaria42. Per tutta la seconda guerra mondiale, il territorio di Pontassieve subì gravi bombardamenti, per la strategica importanza del suo nodo ferroviario, riportando ingenti danni e risultando quasi interamente distrutto.



Ogni territorio è caratterizzato da un emblema o gonfalone che lo identifica, in base all'art. 5 del regolamento della Consulta Araldica, che ne stabilisce la foggia. L'esposizione pubblica del gonfalone avviene in conformità a norme di legge come, ad esempio, l'obbligo di abbinamento alla bandiera nazionale.
La descrizione del gonfalone del Comune è la seguente:

Sopra di rosso, al castello d'argento, a due piani, merlato alla guelfa, aperte e finestrato di due di nero; sotto, d'argento, alla croce di rosso. La torre, posta nella parte superiore dello scudo, ricorda quella di Filicaia, che dette origine al paese; la croce rossa in campo argento nella parte inferiore allude all'edificazione, voluta dalla repubblica fiorentina, di un castello su queste terre per contrastare il potere dei conti Guidi43.





Il lavoro di riordino ed inventariazione, tesi alla ricostruzione della storia dell'archivio, necessita di un'approfondita analisi della documentazione a corredo delle Istituzioni.

La storia dell'archivio deve: cogliere le cause accidentali, scelte dell'amministrazione, connessioni istituzionali, passaggi di competenze e nuove aggregazioni [...]. Tale indagine fornisce le informazioni con cui confrontarsi per la ricostruzione dell'ordine originario del complesso e per la sua inventariazione44.

Così Paola Carucci, secondo la quale nell'addivenire a tali evoluzioni consiste la base di un corretto progetto di riordino ed inventariazione. Come sottolinea Antonio Romiti, il riordino come ricostruzione dell'ordine originario e secondo il principio di provenienza, è possibile con la redazione dello strumento di consultazione di maggior rilievo: l'inventario analitico.
Tale strumento dovrebbe recuperare e ricostruire i vincoli archivistici che connettono le carte, affinché non sia solo:

l'elencare più o meno analiticamente le singole unità archivistiche [...]. Questa è una minima parte del lavoro. Le operazioni tecnico descrittive sono elemento indispensabile, ma acquistano il significato solamente se l'archivista [...] è munito di conoscenze storiche e storico istituzionale, poiché solo ciò consente di poter scandagliare e cogliere i legami esistenti tra le varie sezioni documentali di quel complesso corpo che è l'archivio. 45.
La storia dell'archivio post-unitario del Comune di Pontassieve, come quella di tutti i comuni d'Italia, è indissolubilmente connessa alla nascita del Comune moderno 46, alle vicende politico-istituzionali che lo hanno, nel tempo, riorganizzato e ad ogni intervento archivistico (ordinamenti, scarti, aggregazioni ed esclusioni) o intrinseco che ne ha definito l'attuale conformazione.
Indagare gli eventi che hanno portato alla realizzazione ed implementazione dell'archivio consente di verificare l'eventualità e l'intensità del legame tra progetto organizzativo e conservativo originario, ovvero quanta parte hanno giocato gli estemporanei interventi riorganizzativi successivi. La metodologia provvede, inoltre, all'estimazione dei danni, perdite o scompaginamenti dei fondi documentali dovuti sia ad eventi storici (come guerre, scarti inopportuni, volontari o involontari) sia ad eventi naturali (come alluvioni, incendi e interventi riordinativi). Ognuno di questi passaggi definisce quali cambiamenti siano sopravvenuti, i motivi che ne furono causa e le modifiche apportate alla struttura originaria assegnatagli dal soggetto produttore.



Tra le fonti normative per la ricostruzione dei criteri di produzione e sedimentazione dell'archivio post-unitario, risulta di fondamentale importanza quanto riportato nell'art. 7 della legge del 1865 47, che prescrisse le norme sulla trattazione ed archiviazione degli atti ma, soprattutto, offrì il modello di regolamento per lo svolgimento degli affari amministrativi, schema in seguito adottato dalla maggior parte dei comuni dell'Italia centro-settentrionale.
Il Comune di Pontassieve, adeguandosi alle indicazioni dettate dalla legge, approvò (1866) un proprio regolamento per la trattativa degli affari del municipio il quale, finalizzato alla gestione degli affari correnti, si prometteva di gettare le basi per una corretta gestione e conservazione della documentazione 48.
Le norme recitavano che gli affari trattati dovessero essere distinti per categorie e, a pratica chiusa, archiviati e rilegati all'interno di filze onde prevenire eventuali dispersioni e disordini nella documentazione.
Il criterio di archiviazione utilizzato presumeva l'adozione di due importanti strumenti, il titolario ed il registro di protocollo, quest'ultimo introdotto in Italia dall'amministrazione napoleonica e sopravvissuto, sebbene modificato, anche durante gli ultimi anni del regime granducale ed in epoca unitaria49.
Il regolamento previde la distinzione degli affari in ordinari e straordinari, classati da tre categorie in base alla funzione di pertinenza dei tre organi comunali: Consiglio, Sindaco e Giunta 50. Tutti gli affari ordinari erano di competenza della massima autorità - il Sindaco e relativa Giunta - mentre gli affari straordinari erano appannaggio del Consiglio comunale, che operava attraverso commissioni specifiche, nominate con la consegna di occuparsi di determinate categorie di affari.
Questa ripartizione rappresentò la gestazione della dicotomia tra serie degli affari ordinari e straordinari e serie degli affari speciali. Una sezione della corrispondenza ebbe, infatti, un'archiviazione separata sin dall'origine, nel rispetto del principio della divisione dei poteri, in quanto ispirata alle competenze statali delegate al Sindaco, le quali dettero vita a fascicoli di atti suddivisi per funzione e competenza specifica, mantenendo al loro interno le classi di affari relativi alla loro categoria. Gli atti che provenivano da Istituzioni di origine pre-unitaria, le cui competenze erano passate al Sindaco (stato civile, pubblica sicurezza, leva, carcere), vennero archiviate in serie separata.
Nel rispetto di tale normativa, l'art. 20 del regolamento comunale di Pontassieve 51 disponeva la corretta conservazione mediante protocollazione, classificazione di ogni singolo documento secondo le categorie previste dal titolario e fascicolazione. I fascicoli dovevano essere quindi repertoriati e conservati in filze o buste ordinate per numero di delibera ed alfabeticamente52.

Tabella 5. Struttura dell'archivio fra il 1867 e il 1870

Soggetti titolari Serie archivistiche 1866

AFFARI

Sindaco

Gruppo 1

Atti Ufficio leva

Atti Ufficio stato civile

Atti Ufficio carceri

Atti Ufficio pubblica sicurezza

AFFARI

Organi deliberativi e amministrativi: Ordinari e Straordinari

Gruppo 2

A Protocolli e deliberazioni

B Carteggio generale

I. Corrispondenza generale, protocolli e partecipazioni di deliberazioni, registro, archivio, pubblicazione, personale comunale;

II. Polizia municipale, lavori, fabbriche e strade, illuminazione notturna

III. Camarlingo, magazzino

IV. Igiene pubblica, beneficenza, pubblica istruzione

V. Leva, Guardia nazionale, alloggi militari, liste elettorali

VI. Stato civile, tenuta dei registri di popolazione, affari legali

C Repertori degli affari

D Dazio di Consumo

Al segretario generale competeva il compito di controllo e di conservazione della documentazione corrente, al Sindaco anche la parte antica dell'archivio. La legge prescriveva la conservazione in serie degli originali delle deliberazioni dei due organi come pure dei loro indici. L'art. 21 prevedeva infatti che, in ogni Comune il segretario conservasse gli originali delle deliberazioni del Consiglio e della Giunta, le liste elettorali, le leggi e i decreti del Regno, i bilanci, i conti consuntivi, le liste di leva, i libri relativi al censo ed al catasto, gli atti riguardanti il censimento della popolazione assieme ai dati statistici, i mercuriali ed i verbali di verifica mensili e di cassa. Il segretario doveva, inoltre, compilare e conservare gli inventari dei beni mobili ed immobili e l'elenco delle strade comunali e di quelle private soggette a servitù pubblica. Il Comune aveva poi l'obbligo di compilare gli elenchi dei Consiglieri, degli Assessori comunali, gli indici delle deliberazioni del Consiglio e della Giunta, delle circolari, dei diversi inventari, delle ipoteche, dei certificati spediti dal Sindaco, di tenere i protocolli della corrispondenza, i registri dei mandati e dei libri mastri delle entrate e delle uscite.
La struttura organizzativa della documentazione così formulata secondo legge, riferiva al concetto archivistico del principio di provenienza poiché convogliava la documentazione a soggetti direttamente competenti su specifici affari. Tale ripartizione rifletteva quindi il principio della divisione dei poteri (legislativo, esecutivo e giudiziario) proprio delle nuove democrazie parlamentari.
La legislazione archivistica della seconda metà dell'Ottocento sarebbe quindi risultata sottoposta alle norme introdotte dal regolamento del 1865 e dalle norme emanate dal testo normativo comunale dove alcuni criteri ordinativi rimasero attivi fino ai primi anni del Novecento, vennero maggiormente esplicitati.
Nel regolamento approvato dal Consiglio comunale di Pontassieve nel 1866 era riportato lo schema di titolario di sei macrocategorie, costituite da un numero variabile di categorie di affari ed indicate come di seguito:

I. Corrispondenza generale, protocolli e partecipazioni di deliberazioni, registro, archivio pubblicazione, personale comunale;
II. Polizia municipale, lavori, fabbriche e strade, illuminazione notturna;
III. Uffizio del camarlingo, magazzino;
IV. Igiene pubblica, beneficenza, pubblica istruzione;
V. Leva, guardia nazionale, alloggi militari, liste elettorali;
VI. Stato civile, tenuta dei registri di popolazione, affari legali.

Tali indicazioni vennero, per i primi anni, disattese dall'amministrazione di Pontassieve che, dal 1866 al 1868, perseverò nell'archiviare la corrispondenza generale in affari distinti per materie, secondo un uso di epoca pre-unitaria ed i fascicoli su base alfabetica. Dal 1869, gradualmente ammise il titolario di classificazione per categorie e classi nella pratica di archiviazione il quale, sebbene con numerose modifiche, rimase in uso nell'amministrazione di Pontassieve fino al 1911. Solo dopo il 1912 il Comune accolse l'applicazione del titolario emanato nel 1897 dal Ministero dell'Interno 53 nella pratica amministrativa. Esso si basava su quindici categorie di affari divise in classi, sottoclassi e fascicoli. Tuttavia in molti comuni rimase disatteso per diversi anni.
La circolare del 1897 e, in primo luogo, la legge n. 35 del 1900, ribadirono e diffusero un sistema di archiviazione applicato già da molti comuni italiani, il quale prevedeva due strumenti di gestione principali: il registro di protocollo ed il titolario di classificazione. Nel protocollo repertorio della corrispondenza dovevano essere quotidianamente registrati tutti i documenti in entrata ed in uscita, oltre a quelli interni. Il registro riportava dati di rilevanza giuridica (mittente, destinatario, data, oggetto ed allegati), successivamente integrati con i dati relativi alla fascicolazione ed all'archiviazione nei contenitori (filze, buste).
I documenti, raccolti in fascicoli base classificati dal titolo, distinguevano numeri romani e classi di affari (individuate con numeri arabi) e venivano repertoriati e collazionati in buste distribuite per materie del titolario, alfabeticamente e per numero d'ordine.
La legge sull'unificazione amministrativa del 1865 - R.D. dell'8 giugno n. 2321 - stabilì, inoltre, le prime norme sulla conservazione della documentazione, confermate ed integrate dalle leggi archivistiche successive. Tali indicazioni normative previdero che, in ogni Comune, il segretario comunale, considerato fulcro dell'amministrazione, fosse responsabile dell'archivio corrente e del protocollo. A lui competeva, infatti, sia il monitoraggio della'istruzione che la registrazione delle pratiche. Ebbe dunque la mansione di verifica della corretta formulazione e conservazione delle deliberazioni originali del Consiglio e della Giunta, come pure dei loro indici, delle liste elettorali, delle leggi e dei decreti del Regno, dei bilanci, dei conti consuntivi, delle liste di leva, dei libri relativi al censo ed al catasto, degli atti riguardanti il censimento della popolazione (dati statistici), dei mercuriali e dei verbali di verifica mensili e di cassa 54. Il segretario comunale doveva, inoltre, compilare e conservare gli inventari dei beni mobili ed immobili, l'elenco delle strade comunali e di quelle private soggette a servitù pubblica, aggiornare gli elenchi dei Consiglieri e degli assessori comunali, gli indici delle deliberazioni del Consiglio e della Giunta, delle circolari, dei diversi inventari, delle ipoteche, dei certificati spediti dal Sindaco, occuparsi della corretta redazione e conservazione dei protocolli della corrispondenza, dei registri dei mandati e dei libri mastri delle entrate e delle uscite 55. Il ruolo del Segretario fu, di conseguenza, spesso sostenuto da un'archivista e da aiuto-archivisti.



La prima notizia relativa alla sede ed allo stato conservativo dell'archivio è riportata in una minuta di lettera inviata dal Sindaco di Pontassieve al Prefetto di Firenze, datata 20 agosto 1892. In base a tale fonte, l'archivio comunale era conservato in un appartamento di proprietà comunale in via Tanzini, suddiviso in sezioni corrente e antica. In una stanza al piano terra era archiviata la sezione di uso corrente (oggi post-unitaria), in un'altra posta al primo piano era tenuta tutta la documentazione dell'antico archivio comunale (oggi pre-unitaria). Nella citata minuta, inoltre, si accennava anche al contenuto dell'archivio, ma limitandosi a descrivere solo la serie degli atti generalie quella delle liste elettorali politiche



Risale alla fine dell'Ottocento anche il primo significativo riordino del complesso storico, del quale si ha notizia con la relazione finale (1900) presentata dal Segretario comunale alla Giunta, in cui venivano descritte le operazioni conservative ed organizzative attuate per l'archivio. Il progetto, approvato dalla Giunta comunale in una precedente seduta (17 ottobre 1896), aveva lo scopo di riordinare l'archivio permanente (archivio storico) e di procedere alla sistemazione dell'archivio corrente, bisognoso di nuova collocazione, separata dalla documentazione più antica. Nasceva quindi, in questi anni, la sezione separata d'archivio o Archivio Storico, comprendente la sezione pre-unitaria e la documentazione storica di epoca unitaria.
Della sua organizzazione fu incaricato il segretario comunale, Eletto Sabbatelli, il quale si avvalse della collaborazione di un impiegato comunale di decennale esperienza, Umberto Farsetti. Le operazioni, iniziate nel 1896, si svolsero nell'arco di due anni sotto la supervisione dell'Autorità Tutoria sulle Amministrazioni Comunali 56.
Terminate le attività di selezione e descrizione sul primo nucleo di quella che oggi costituisce la Sezione Separata, appartenente alle antiche magistrature per gli anni 1692-1850, si dispose che tale documentazione venisse, infine, trasferita nella stanza al piano terreno del Palazzo comunale 57. L'archivio moderno , relativo agli anni 1851-1898, fu invece sistemato nella sala del primo piano dell'edificio. La relazione segnalava lacune nella serie dei ruoli delle tasse per gli anni 1829, 1841, 1845-1865, 1866-1868. Il riordino programmò, inoltre, la rilegatura in registri ed il ricondizionamento delle unità in filze etichettate. L'intervento si concluse nel 1898, con la redazione dell'inventario e la ricollocazione dell'archivio nel Palazzo comunale. Nel 1900 il Comune emise il mandato di pagamento a liquidazione di tutti i lavori, a favore di Umberto Farsetti, per la somma di centocinquantaquattro lire a fronte della sistemazione e riordino dell'archivio a rimborso di spese di filze e facchinaggio 58. Sfortunatamente non si ha traccia dell'inventario degli atti ma è possibile ipotizzare la struttura delle serie principali, giunte fino a noi (Tab. 6).

Tabella 6. Prospetto delle serie archivistiche dell'archivio di Pontassieve (1866-1900)

Soggetto titolare Tipologie di serie
Comune: affari amministrativi primari Gruppo 1
Deliberazioni, circolari e disposizioni
Registri dei protocolli della corrispondenza e repertorio dei fascicoli
Affari generali e affari particolari del Sindaco
Contratti
Beni mobili e immobili e inventari
- Gruppo 2
Tributi: ruoli tasse
Bilanci e consuntivi e documentazione contabile
Sindaco: affari delegati Gruppo 3
Leva e Affari Militari: liste e ruoli
Elezioni
Atti di stato civile: registri nascita, morte, matrimonio
Anagrafe, atti del censimento e statistiche
Istruzione pubblica
Pubblica sicurezza e polizia
Pubblica sicurezza
Carceri
Commissioni e consorzi Delegazione di Pubblica Sicurezza: fascicoli personali, registri dei sorvegliati
Atti del carcere: fascicoli amministrativi e contabili
Consorzio delle strade obbligatorie
Commissione censuaria
Altri enti Archivio Congregazione di Carità
Giudice conciliatore



Nei primi decenni del Novecento, segnatamente durante il Governo podestarile di epoca fascista, l'amministrazione comunale prestò nuovamente attenzione alle sezioni corrente e di deposito dell'archivio, preoccupandosi della corretta fascicolazione degli atti e della loro adeguata conservazione.
Nel 1912 il Comune di Pontassieve bandì un concorso per la figura di un archivista protocollista, cui affidare la corretta gestione dell'archivio. La misura è da correlare con l'emergere di inedite esigenze organizzative e archivistiche quale la decisione, nel 1912, di adottare il titolario di classificazione per categorie e classi, già previsto dal Ministero dell'Interno nel 1897 e dalla legge del 1900.
Negli anni Venti e Trenta vennero, inoltre, effettuate puntuali selezioni della documentazione al fine di individuare materiale inessenziale. Di questi interventi residuano annotazioni sulle camicie dei fascicoli (richiamo allo scarto e data di riferimento).
Negli anni Venti l'archivio fu trasferito dall'appartamento di via Tanzini in due stanze del Palazzo comunale. La sezione storica fu collocata al piano terreno, quella corrente al primo piano, dove allocava anche la stanza dell'archivista-protocollista, come risulta dalle indicazioni di destinazione d'uso riportate sulla pianta del Palazzo, documento prodotto a seguito di un intervento di adeguamento dell'edificio comunale nel 1924 (vedi figure 6-7).
A distanza di qualche decennio, stando all'informativa del funzionario della Sovrintendenza, l'archivio appariva in discreto stato conservativo. Il complesso, composto da 2.599 unità tra filze, inserti e registri (annoveranti 534 unità relative al pre-unitario e 9 inserti sulle carceri)59, risultava collocato in locali idonei, correttamente ordinato e conservato. L'impianto organizzativo così strutturato fu scardinato e sconvolto dai successivi eventi bellici.



I danni subiti dall'archivio a seguito degli eventi bellici sono documentati da testimonianze dirette e da relazioni redatte nel primo dopoguerra.
Quale misura profilattica, nel tentativo di eludere i danni da bombardamenti, fu disposto il trasferimento cautelativo dell'amministrazione comunale e dell'archivio in località Poggio a Remole (una frazione delle Sieci). L'operazione provocò comunque lo smarrimento di molti atti, specie tra quelli relativi al periodo 1940 - 1943.
E' del resto presumibile che una parte della documentazione fu distrutta per altre cause.
I danni e le perdite subite in questo periodo dall'archivio sono desumibili dai resoconti dell'inchiesta avviata dalla Prefettura di Firenze e dalle relazioni sui sopralluoghi all'archivio effettuati dai funzionari della Sovrintendenza archivistica 60.
L'inchiesta, intrapresa dal Ministero dell'Interno subito dopo la caduta del regime fascista, intese rilevare la condizione del patrimonio documentale comunale, attraverso la somministrazione di questionari e la compilazione di consuntivi ai sopralluoghi dei funzionari degli Archivi di Stato e della Sovrintendenza Archivistica competente per il territorio 61.
Alla richiesta di notizie sull'archivio, il Comune di Pontassieve affermava di: aver subito solo lievi danni per fatti di guerra e di non possedere archivi di particolare importanza.

Nonostante l'insistenza della Sovrintendenza, il Comune si limitò a replicare solo con poche righe, alquanto sommarie ed evasive:

I locali dell'archivio comunale sono stati danneggiati dalle offese belliche, ma il carteggio, in esso contenuto, non ha subito veri e propri danni [...] L'archivio dell'ECA è andato disperso durante i tempi di emergenza 62.

In realtà, l'archivio dell'ECA fu in parte recuperato ma presenta ancora un'estesa lacuna inerente gli atti dell'assistenza, la documentazione amministrativa e quella finanziaria dal 1937 al 1943.
Sulla situazione dell'archivio di deposito e di quello corrente nel periodo postbellico, la riposta del Comune non forniva indicazioni al riguardo, se non di tipo logistico. La
La sbrigatività della risposta, in realtà, celava l'elusione di qualsivoglia procedura di accertamento danni e di recupero documentale da parte del Comune. L'amministrazione avvertì come esigenza prioritaria la ricostruzione della sezione corrente, rimandando ad un secondo momento il recupero e il riordino di quella antica, entrambe certamente danneggiate.
Un quadro più attendibile sullo stato dei danni subiti dall'archivio durante la guerra è desumibile dalla relazione sullo Stato dei servizi del Comune del 31 maggio 1945. La relazione, nel descrivere le attività di ripresa dei servizi amministrativi, non solo denunciava la difficoltà nel riorganizzare e riavviare gli uffici ma, indirettamente, forniva la reale situazione dell'archivio, ben più complicata di quella delineata nel questionario del 1944. La suddetta relazione lamentava la perdita di una parte della documentazione per effetto dei bombardamenti ed esibiva, servizio per servizio, le condizioni dell'ufficio e della relativa documentazione:

Stato civile. La documentazione era andata, per la maggior parte, distrutta o dispersa, in particolare le pratiche correnti; venne effettuato il tentativo di ricostruzione con il supporto di un'apposita commissione, della serie dei registri di stato civile, dei registri dei pensionati, degli orfani di guerra e dei relativi schedari, oltre a quelle delle carte di identità e dei libretti di lavoro.
Anagrafe. Priva dei registri di emigrazione ed immigrazione, non fu possibile avviarne la ricostruzione degli atti, poiché risultavano distrutte o smarrite sia le pratiche sia gli schedari.
Soccorsi ai militari. Le pratiche furono in parte ripristinate ma soltanto per gli atti dal 1945 al 1948, mentre la precedente documentazione non fu più ricostruita.
Leva e ruoli militari. I ruoli matricolari precedenti al 1944 andarono distrutti; furono invece ricostruite le liste di leva del 1944.
Liste elettorali. La documentazione dei tribunali consentì la ricostruzione verificata delle liste e degli schedari.
Commercio. Andarono perduti i fascicoli degli esercizi pubblici, lo schedario dei veicoli a trazione animale, i registri statistici del servizio annonario e di macinazione e tutte le pratiche di polizia in genere
Dal verbale di consegna dell'amministrazione del Comune di Pontassieve alla Giunta provvisoria, istituita dal Governo militare del 1945, si ricavano altre informazioni sulla perdita e ricostruzione della documentazione corrente e dell'archivio storico:
Ufficio del Personale. Dato il disordine delle pratiche dei dipendenti in servizio militare, prigionieri ed ex dipendenti in pensione dal 1941 - 1942 ed assenti i cartellini personali dei dipendenti ed ex dipendenti comunali, furono avviate le operazioni di ricostruzione.
Ufficio della Ragioneria. Accusò ampie perdite. In particolare i registri dei debiti e dei crediti del Comune e gran parte della documentazione finanziaria e fiscale. Si dovette procedere alla ricostruzione degli atti per il servizio di contribuzione ed alla regolarizzazione della contabilità delle amministrazioni precedenti, provvedere alla ricostruzione dello stato utenti pesi e misure, dei regolamenti e dei tariffari e della gestione delle imposte di consumo.
Ufficio delle Tasse e imposte comunali. Furono ricostruiti i ruoli comunali e le matricole dei contribuenti.
Ufficio Tecnico. A causa di ingenti danni, fu necessario ricostruire, attraverso le copie possedute dal Genio civile, gran parte delle pratiche riguardanti ponti, rete stradale, acquedotti, fognature, edifici di proprietà comunale, edifici pubblici, Palazzo comunale, piano regolatore e piano di ricostruzione.
Archivio. Allocato nel Palazzo comunale, aveva subito ingenti danni; alla data della relazione non era stata ancora avviata alcuna attività per il riordino e l'accertamento dei danni a causa dell'indisponibilità di locali idonei alla sua conservazione. Risultavano mancanti tutti i registri di protocollo e tutti i registri previsti dalla legge.

A distanza di un anno, una circolare della Prefettura invitava i comuni della provincia di Firenze a fornire suppletive informazioni sullo stato dei propri archivi e ad indicare se fosse, o meno, necessario istituire una Commissione per la ricostruzione e per la valutazione dei danni 63.
L'integrità dell'archivio fu certamente compromessa, oltre che dalle vicende belliche, da distruzioni volontarie, come si può intuire dalla lettera del 2 agosto 1943, con la quale il Prefetto invitava il Podestà a prendere in consegna i locali ed i beni del Partito fascista, a requisire tutti i documenti di carattere politico esistenti nell'archivio ed a inviarli alla Questura di Firenze.
Queste ed altre sottrazioni provocarono la perdita di documenti importanti, riguardanti la fine degli anni Trenta e l'inizio degli anni Quaranta. Potrebbe quasi certamente trattarsi di documenti per l'epoca compromettenti, ad esempio concernente il periodo podestarile, all'applicazione delle leggi razziali e alle epurazioni fasciste.



Le ispezioni all'archivio del Comune di Pontassieve erogate dalla Sovrintendenza archivistica negli anni successivi ebbero lo scopo di vigilare sulle attività di ricostruzione e di sollecitare un intervento di riordino ed inventariazione.
Le relazioni dei Sovrintendenti, redatte a partire dagli anni Cinquanta fino al 1978, forniscono molte informazioni sulle attività di riordino della documentazione pre-unitaria, mentre quelle riferite alla parte post-unitaria risultano piuttosto sommarie e generiche.
Nella relazione del 2 luglio 1951, redatta dal primo Archivista di Stato di Firenze, Giovanni Cabizza, l'archivio del Comune di Pontassieve risultava disposto in due ambienti dotati di scaffalature in legno, all'ultimo piano del Palazzo comunale. Vi permanevano forte frammentazione e disordine. L'archivio era custodito dall'archivista Otello Tozzi, il quale aveva tentato senza successo di ricostituire l'ordine delle carte più antiche.
Come egli stesso affermava, il fallimento si verificava a causa della perdita del vecchio inventario redatto dal Cancelliere del Censo nel 1855.
L'archivio storico risultava al momento costituito quindi da:

I fascicoli relativi al movimento dei detenuti (1862-1881) e alle carceri (1861-1901); serie relative agli affari comunali, di stato civile e anagrafe, di leva e affari elettorali. Pochi interessano altro Comune (Pelago, Londa e Rignano) ma appartenenti in altri tempi alla comunità di Pontassieve. Tutti sono raccolti in filze e inserti eccettuati i registri, ruoli etc., molti dei quali risalgono ad anni lontani (dazzaioli, etc.). Tra gli atti più antichi sono notevoli gli statuti di Ponte ad Sevem (sic) e una dimostrazione di tutte le strade comunitative esistenti nei popoli delle due antiche leghe di Monteloro e di Diacceto componenti la comunità di Pontassieve [...] 64

Dalla relazione del 1951 si ricavano manomissioni sulla parte più antica della documentazione, ipoteticamente commesse fra il 1860 e il 1900; il soprintendenza non specificava di quali manomissioni si trattasse, rimarcando le problematiche legate all'assenza dell'inventario. Nessun accenno, invece, alla documentazione di deposito 65.
Gli anni successivi videro invariata la situazione dell'archivio. Nel sopralluogo del 7 giugno 1952 il soprintendenza Guido Pampaloni, pur rilevando l'idoneità dei locali di conservazione dell'archivio, evidenziò il disordine in cui versava la documentazione e l'assenza di uno strumento di consultazione. Il Sindaco di Pontassieve assicurò che l'intervento sarebbe stato avviato dall'archivista Otello Tozzi, mentre la ricostruzione delle serie sarebbe stata effettuata dal personale della Sovrintendenza 66. Le competenze archivistiche e la passione per la storia del proprio paese dimostrate dall'archivista Tozzi apparvero requisiti tali da assegnargli il lavoro di schedatura dei documenti. Il soprintendenza gli impartì disposizioni sui criteri di rilevazione dei dati all'atto della consegna di una copia dell'inventario redatto dal Cancelliere del censo nel 1855, precedentemente smarrito dal Comune.
Il 12 dicembre 1957, nell'ambito del progetto di censimento degli archivi comunali, Giuseppe Pansini descrisse, compilando la scheda dell'archivio del Comune di Pontassieve, il permanere di uno stato di disordine e la mancanza di uno strumento di consultazione per la parte moderna67.A seguito di numerosi solleciti, la situazione dell'archivio non era stata risolta ancora nel 1961, quando il funzionario si accordò con il nuovo segretario comunale per proseguire l'attività di schedatura, affidata all'archivista-protocollista del Comune, Liliana Corazzi.
Quest'ultima aveva autonomamente avviato un'elencazione sommaria della documentazione che, a parere del soprintendenza, non solo era inutile e forviante, ma non rispettava le indicazioni ed i criteri forniti dalla Sovrintendenza.
Qualche anno dopo Renzo Ristori, nella sua relazione compilata a seguito dell'ispezione del 18 marzo 1964 per valutare l'avanzamento del lavoro di schedatura rilevò, come in precedenza, una buona situazione logistica dei due locali all'ultimo piano della sede del Comune (via Tanzini 27) e delle attività di schedatura avviate ad opera dell'impiegato Moreno Renai.
La relazione si riferiva all'archivio storico, soprattutto agli atti preunitari, fornendo informazioni generali sulla consistenza documentaria, senza distinguere i documenti da attribuire all'archivio post-unitario 68.
La consistenza dell'archivio, secondo il calcolo effettuato dal soprintendenza, era di circa 1.000 unità per le sezioni pre-unitaria e post-unitaria cumulativamente, mentre l'archivio di deposito, con gli atti dal 1925 al 1960, contava appena 500 unità, sulle quali non venivano forniti ulteriori dati.
Nel 1963 un nuovo incarico di riordino fu affidato dal Comune ad Astorre Buzzi, impiegato statale in pensione e già addetto all'archivio storico della Prefettura, che avrebbe dovuto svolgere le attività, con l'ausilio di un operatore, nel periodo massimo di otto mesi. L'intervento si interruppe tuttavia a breve, come si desume dalla lettera del 25 gennaio 1965 alla Sovrintendenza, con la quale il Sindaco informava che i lavori di riordino erano proseguiti con la descrizione della documentazione fino al 1919 ma che, dal febbraio 1964, erano stati bloccati per mancanza di fondi.
Dalle relazioni dei Sovrintendenti sono, inoltre, ricavabili notizie sugli scarti effettuati sulla documentazione più recente: uno nel 1962, con cui furono eliminati i fascicoli degli elettori cancellati, un secondo nel 1965. Di quest'ultimo si parla nella relazione del soprintendenza, datata 3 giugno 1965 quando, per giustificare la sospensione delle attività di schedatura e d'inventariazione, si afferma di effettuare le operazioni di scarto di documentazione inutile, relative al periodo 1871-1924, sebbene l'elenco della documentazione eliminata non sia stato recuperato.
Appare evidente che le varie iniziative di riordino ad opera del personale comunale, avviate in diverse fasi fra il 1951 e il 1965, non condussero ad alcun risultato. Di conseguenza l'archivio permase in disordine e privo del suo strumento di consultazione. Pertanto, fra gli anni Settanta e Ottanta del Novecento, fu deciso di affidare i progetti di riordino a professionisti.
Nel 1978 l'incarico venne assunto da Fausto Berti di Vinci, cui vennero affidati sia il riordino e l'inventariazione dell'archivio storico per il periodo 1769-1939, sia la schedatura della documentazione dell'archivio di deposito dal 1940 al 1970. La prima parte del lavoro si concluse nel 1979, quando venne consegnato l'inventario della sezione pre-unitaria, risultante costituito di 300 pezzi. Le attività del Berti proseguirono per la sezione post-unitaria con la schedatura di 1.000 unità, sulle quali fu applicato lo scarto della documentazione archivistica, sotto il controllo del funzionario della Sovrintendenza Augusto Antoniella 69. L'intervento di schedatura riguardò l'archivio post-unitario comunale e l'individuazione di parti dei fondi descritti nel presente lavoro.
L'intervento di riordino si focalizzò su tre serie principali dell'archivio comunale, relative agli anni compresi fra il 1865 e il 1938, e cioè: serie I, Deliberazioni del Consiglio comunale; serie II, Deliberazioni della Giunta comunale; serie III, Carteggio degli affari generali; fondi aggregati: Giudice di Conciliazione (G.C.), Congregazione di Carità (C. di C.); altri fondi: Delegazione di pubblica sicurezza (DPS), Consorzio antifilosserico, Comitato di mobilitazione civile. Le unità furono contrassegnate con un codice o una sigla (sciaguratamente fu utilizzato un pennarello indelebile nero) corrispondenti ad una classificazione provvisoria.
A distanza di qualche anno dall'intervento la relazione del 1984 sottoscritta dal funzionario della Sovrintendenza Luigi Borgia rilevò un peggioramento della situazione logistica dell'archivio, tanto da compromettere la conservazione del complesso documentario ormai riordinato. Fra le cause principali: riduzione degli spazi per effetto di lavori di ristrutturazione ed irrazionale riversamento di documentazione appartenente all'archivio di deposito, caoticamente abbandonata sul pavimento nei pressi della scaffalatura tanto da impedire, di fatto, l'accesso alla documentazione ivi conservata. La saturazione degli spazi aveva, di conseguenza, resa impossibile qualsiasi attività di riordino: i locali furono dichiarati inagibili fino all'avvenuta individuazione di una nuova sede.
Le attività avviate da Fausto Berti furono perciò sospese fino ai primi anni Novanta.
La vecchia sede dell'antica Pretura, parzialmente riadattata al fine di ospitare nuovi uffici comunali e per accogliere la sala conferenze, si prestava all'uopo. Per l'archivio rimanevano disponibili i locali attigui alla sala conferenze, al momento occupati dagli uffici dell'Azienda Sanitaria Locale (A.S.L.), sottostanti i locali che avrebbero presto accolto la Biblioteca. L'idea scaturiva da un progetto inteso a partorire un polo culturale che avrebbe riuniti archivio, biblioteca e sala conferenze.
L'archivio storico vi fu trasferito nei primi anni Novanta. I nuovi locali, arredati con scaffalature compact su rotaie, accolsero gli archivi pre-unitario e post-unitario.
Nel 1995, a logistica risolta, venne ripreso il progetto di riordino ed inventariazione della sezione separata d'archivio, incompleta nella parte post-unitaria e che, nuovamente, necessitava di essere aggiornata.
Il lavoro di organizzazione e schedatura dell'archivio di deposito venne affidato a due neodiplomate alla Scuola dell'Archivio di Stato, Chiara Marzi e Alessia Salin, con l'obiettivo di risolvere le problematiche dovute alla crescita esponenziale ed al disordine della documentazione, nonché la sua logistica (l'archivio era frazionato presso vari uffici del Comune o in locali diversi del Palazzo comunale). Il lavoro contemplava, in aggiunta, la selezione degli atti superflui e della documentazione da versare nell'archivio storico 70.
Nello stesso anno furono riavviate le operazioni di schedatura e riordino della sezione post-unitaria, riguardanti la documentazione compresa fra il 1865 e il 1960, costituita da un complesso documentario di circa 3.500 unità. L'incarico fu affidato alla scrivente, che lo ha svolto per fasi di lavoro, fra il 1996 e il 2003.
Nel 1996, all'avvio del nuovo intervento di riordino, il complesso si trovava nella sede attuale: tre stanze al piano terra della biblioteca comunale, arredate con compact. Le operazioni di trasferimento erano state effettuate qualche anno prima del 1995.
Il disordine e la condizione di frammentazione dell'archivio erano evidenti, sia a livello di serie che di unità fascicolo. L'unica eccezione era la sezione di serie archivistiche, in precedenza sottoposte a riordino (come deliberazioni, carteggi). Queste, sebbene presentassero una corretta organizzazione a livello di serie, mantenevano un disordine interno, anche solo nella posizione dei fascicoli. Più complessa appariva la problematica che affliggeva la documentazione esclusa dagli interventi conservativi (come il carteggio generale e, in particolare, i ruoli delle imposte, i registri di leva, il materiale elettorale e la documentazione tecnica).
Le principali cause di disordine e delle lacune rilevate fra la documentazione precedente gli anni Quaranta e successiva ai Cinquanta, erano riconducibili ad una non corretta pratica di archiviazione, quest'ultima attribuibile a due distinti momenti gestionali dell'archivio: la fase corrente e quella di deposito. Alla fase corrente era ascrivibile il disordine causato dal venir meno della classificazione secondo il titolario e dalla riduzione della pratica di fascicolazione e repertoriazione che aveva contribuito a diffondere la nascita di fascicoli miscellanei o, più genericamente, cronologici o di documenti comunque disaggregati. In ogni caso, privi di indicazioni archivistiche. Ad una fase di archiviazione successiva ed all'assenza di regole di controllo per la corretta conservazione dell'archivio, potevano essere associati i problemi di scompaginamento e le lacune di alcuni fascicoli, verosimilmente verificatisi durante interventi di movimentazione, consultazione e valorizzazione dei documenti. Ne costituiscono esempi il ritrovamento di alcuni fascicoli in altri inseriti, come quelli dei contratti originali riportati nei fascicoli per lavori edilizi del carteggio generale, così come il caso dei documenti relativi alle perizie tecniche per la ricostruzione del territorio nel dopoguerra, scorporati dal fascicolo per finalità amministrative e mai più reintegrati alla pratica corrispondente. Allo stesso modo, i fascicoli relativi alle questioni razziali, utilizzati per una mostra documentale, erano rimasti sedimentati fra le fotocopie e le didascalie.
Molti fascicoli scomposti e fuori collocazione, di argomento diverso, sono stati riordinati mediante i riferimenti archivistici, quando esistenti. In assenza di indicazioni o riferimenti certi, è stata data vita a nuove unità documentali (fascicoli), riportate sotto la corrispondente categoria.
Le medesime condizioni erano riscontrabili per una parte degli atti appartenenti agli archivi aggregati i cui complessi, benché presentassero un'evidente separazione dal resto dell'archivio comunale, si presentavano anch'essi in disordine.



Le operazioni di schedatura analitica delle unità mediante scheda cartacea 71 furono effettuate fra il 1996 e il 2003. L'intervento ha spesso richiesto il riordino all'interno ai fascicoli, in particolare per quelli degli anni Trenta e Quaranta, la cui documentazione si trovava talvolta in condizioni di particolare disordine o persino all'esterno dei relativi fascicoli. All'operazione è stata d'ausilio la presenza degli elementi archivistici sui documenti e sulla camicia dei singoli fascicoli: numero d'ordine, dati dal codice di classificazione per titolo e classe. Più complesso è apparso l'intervento sul carteggio degli anni Cinquanta e Sessanta, quando tali elementi divennero sempre più labili e non sempre coerentemente applicati ma, soprattutto, a causa del venir meno del sistema di classificazione e fascicolazione.
Terminata la schedatura nel 2003, fu consegnata una proposta di riordino descritta in una bozza di inventario, alla quale avrebbe dovuto seguire il riordino fisico e la ricollocazione della documentazione secondo la proposta di progetto 72.
Le attività finali di riordino ripresero, per vari motivi, soltanto nel 2007, con la ricollocazione fisica della documentazione da parte del personale comunale e la supervisione dell'archivista: operazioni che si protrassero fino al maggio 2009. Nel 2010 l'amministrazione esternalizzò le operazioni di etichettatura, numerazione definitiva e cartellinatura, affidate all'operatrice Serena Pollastri. Anche in questo caso le operazioni si sono svolte sotto la supervisione della scrivente, tra il 2011 e il 2012.
Durante quest'ultima fase sono state, inoltre, apportate sostanziali modifiche all'impianto inventariale, oltre al completamento delle parti introduttive generali ed alle singole serie.





Le attività di riordino hanno consentito l'individuazione del nucleo originale poi modificato e sostituito da una struttura organizzativa dell'archivio comunale, che lo ha distinto in tre gruppi di funzioni, sistemanti quarantasette serie aperte divise, in alcuni casi, in sottoserie. Salvo eccezioni, l'ordine e la sequenza delle serie rispecchiano quello delle categorie funzionali previste dal titolario, struttura ordinativa attribuita all'archivio solo con i riordinamenti successivi.
Il complesso documentale comunale è seguito da altri archivi riguardanti le Istituzioni, in alcuni casi nazionali, che hanno svolto funzioni assistenziali e giudiziarie sul territorio comunale.
L'archivio storico del Comune di Pontassieve svolge infatti funzione di soggetto conservatore della documentazione e la memoria del territorio.
La parte descrittiva o sezione inventariale è preceduta da una breve introduzione storico-istituzionale al soggetto produttore (Comune) e dalla storia dell'archivio post-unitario di Pontassieve. Segue la parte inventariale, dedicata alla descrizione del complesso documentale strutturato in serie omogenee divise in sottoserie, nuovamente introdotte da sintetici cappelli introduzioni, concepiti per descrivere l'ufficio competente e le tipologie di documentazione da questo prodotte.
In tali frazioni periodali sono riportati i principali riferimenti legislativi che hanno determinato l'origine ed il successivo sviluppo o cessazione della documentazione, assieme alle indicazioni tecnico-archivistiche e riordinative. Sono, inoltre, indicate la consistenza di ciascuna serie e la loro eventuale suddivisione in sottoserie.



Titolo gruppo Tipologie documentarie Funzioni
AFFARI PRIMARI

Serie dalla I alla XI

Deliberazioni;

Disposizioni;

Registrazione di protocolli e repertori

Atti degli affari generali;

Contratti;

Beni mobili e immobili li (Patrimonio);

Personale comunale.

Gruppo 1

La documentazione di questo gruppo riguarda le funzioni istituzionali e generali di gestione amministrativa su cui avevano competenza il Consiglio e la Giunta. Le serie documentali richiamano le attività amministrative governative del Comune. Quasi tutte fanno riferimento a funzioni trasversali all'amministrazione.

AFFARI AMMINISTRATIVI GENERALI

Serie dalla XII alla XXIII

Assistenza;

Igiene e sanità;

Liste elettorali;

Tributi e tasse;

Finanze: bilanci e consuntivi e documentazione contabile.

Gruppo 2

La documentazione di questo gruppo riguarda le funzioni specifiche in materia di assistenza, igiene e sanità, alcune delle quali potevano essere regolamentate attraverso norme emanate dagli organi comunali.

AFFARI DELEGATI

Serie dalla XXIV alla XLVIII

Leva e affari militari;

Istruzione Pubblica;

Stato civile e anagrafe;

Censimento e statistiche ISTAT;

Commercio industria ed agricoltura; Istruzione pubblica.

Gruppo 3

La documentazione di questo gruppo riguarda le funzioni attribuite dallo Stato al Sindaco in qualità di funzionario governativo, mediante deleghe speciali. Le funzioni sono regolamentate da leggi nazionali modificate in momenti diversi.

Altri fondi: APPENDICI

Appendice I: Delegazione di Pubblica Sicurezza;

Appendice II: Carcere;

Appendice III: Comitato di mobilitazione civile;

Appendice IV: Commissione imposte dirette;

Appendice V: Consorzio delle strade obbligatorie;

Appendice VI: Commissione elettorale mandamentale;

Serie documentali di istituti sovra comunale con competenze specifiche di interesse statale.
AGGREGATI

1 Archivio: Congregazione di Carità;

2 Archivio: Ente comunale di Assistenza (Eca);

3 Archivio: Organizzazione Nazionale Maternità e Infanzia (ONMI);

4 Archivio: Giudice Conciliatore.

Archivi di istituzioni regolamenti da leggi nazionali ed operanti in collaborazione con l'amministrazione comunale





Criteri adottati per la descrizione delle unità archivistiche:

1. I titoli delle serie sono in maiuscolo indicate con i numeri romani:
SERIE I CONSIGLIO COMUNALE;

2. I titoli delle sottoserie sono in minuscolo: il numero della sottoserie segue a quello della serie, titolo:
I /1 Deliberazioni del Consiglio comunale;

Seguono all'inizio dell'elenco per ogni serie o sottoserie le indicazioni sul numero complessivo delle unità, tipologia delle unità archivistiche della serie, date estreme scritte in neretto, come indicato sotto:
1-200 Registri (1865 - 1960);

3. I passaggi istituzionali (Podestà/Sindaco) e le relative cesure temporali sono indicate all'interno della serie con un sottotitolo in neretto;

4. La lacuna presente in una serie è indicata da lineette comprese fra asterischi:
* - - - - - - - - - - *;

5. Per alcune serie, come la serie dei Protocolli, e quella del carteggio etc., sono riportate dei titoli riassuntivi comprensivi del numero delle segnature delle buste o filze riferite ad un anno, ad esempio:
= 12 - 15 Filze di atti del 1869;

6. La vecchia segnatura, ove presente, è riportata in parentesi tonda (III 19);

7. Il titolo dell'unità quasi sempre è stato riportato quello originale presente sulla costola o sulla coperta. Il titolo originale è in corsivo mentre le integrazioni sono in tondo;

8. Datazione:
Le date estreme o l'indicazione dell'anno precedono il titolo dell'unità;
Le date all'interno del contenuto seguono il criterio di anno, mese e giorno e sono riportate in fondo alla descrizione;

9. Gli asterischi indicano lo stato conservativo:
*** pessimo, ** grave, * discreto;

10. Le indicazioni di unità indicanti precedenti ordinamenti sono individuati con la tonalità di inchiostro più chiaro.



Abbreviazioni

a. = anno
all. = allegato, allegati
art., artt. = articolo, articoli
b., bb. = busta, buste
c., cc. = carta, carte
ca. = circa
cap. = capitolo
cart. = cartoneo
cfr. = confronta
cit. = citato
cod. = codice
cop. = coperta
cost. = costola
c.s. = come sopra
cat., catt. = categoria, categorie
doc., docc. = documento, documenti
est. = esterno
fasc., fascc. = fascicolo, fascicoli
id. = idem
int. = interno
leg. = legatura
m. = mezza
mod. = moderno
ms., mss. = manoscritto, manoscritti
n., nn., = numero, numeri
p., pp. = pagina, pagine
princ. = principale
suppl. = suppletivo
perg. = pergamenaceo
reg., regg. = registro, registri
s.d. = senza data
s.t. = senza titolo
sez. = sezione
tit. = titolo
tav., tavv. = tavola, tavole
vol. voll. = volume, volumi

Acronimi

A.S.S.A.T. = Archivio storico della Soprintendenza per la Toscana
A.S.C.P. = Archivio storico comune di Pontassieve
C.A. = Consorzio antifilosserico
C. di C. = Congregazione di Carità
C.E.M. = Commissione Elettorale Mandamentale
C.E.C. = Commissione Elettorale Comunale
C.L.N. = Comitato di Liberazione Nazionale
C.M.C. = Comitato di Mobilitazione civile
D.P.S. = Delegazione di pubblica sicurezza
E.C.A. = Ente comunale di Assistenza
G.C. = Giudice di conciliazione
G.P.A. = Giunta Provinciale Amministrativa
I.S.T.A.T. = Istituto di Statistiche
O.N.M.I. = Organizzazione Nazionale Maternità e Infanzia
P.R.G. = Piano Regolatore Generale
UNRRA = United Nations Relief and Rehabilitation and Administration



Comune di Pontassieve

I. Consiglio comunale

I/1. Deliberazioni del Consiglio comunale

I/2. Deliberazioni del Consiglio comunale sottoposte a visto prefettizio

I/3. Indici-rubriche uniche per le deliberazioni del Consiglio e della Giunta comunale

I/4. Protocolli delle deliberazioni spedite al Prefetto

I/5. Elenchi delle deliberazioni del Consiglio e della Giunta comunale

II. Deliberazioni di Giunta, Podestà; Comitato liberazione nazionale (CNL), Giunta

II/1a. Deliberazioni della Giunta comunale del Regno d'Italia

II/1b. Deliberazioni del Podestà del periodo fascista

II/1c. Deliberazioni della Giunta nominata dal Comitato di Liberazione Nazionale

II/1d. Deliberazioni della Giunta comunale della Repubblica Italiana

II/2. Deliberazioni della Giunta comunale sottoposte a visto prefettizio

II/3. Rubriche alfabetiche-cronologiche delle deliberazioni della Giunta comunale

III. Protocolli della corrispondenza

III/1. Protocolli della corrispondenza generale del Comune

III/2. Protocolli della corrispondenza riservata

III/3. Protocolli particolare dell'Ufficio di stato civile

III/4. Protocolli particolari dell'Ufficio di pubblica sicurezza

III/5. Protocolli particolare dell'Ufficio di polizia municipale

IV. Carteggio ed atti degli affari comunali

IV/1a. Carteggio ed atti degli affari comunali

IV/1b. Carteggio ed atti degli affari comunali

IV/1c. Carteggio ed atti degli affari comunali

IV/2. Carteggio di affari militari

IV/3. Carteggio degli affari di stato civile e anagrafe

IV/4. Carteggio degli affari di pubblica sicurezza

IV/5. Carteggio degli affari sulle carceri di Pontassieve

V. Repertori degli affari comunali

VI. Circolari, regolamemti, albo e notifiche

VI/1. Circolari

VI/2. Indici delle circolari

VI/3. Regolamenti comunali

VI/4. Repertori dei protesti cambiari

VI/5. Registri degli atti pubblicati nell'Albo pretorio

VI/6. Registri degli atti notificati dal Messo comunale

VII. Contratti generali

VIII. Repertori e indici dei contratti

VIII/1. Repertori dei contratti

VIII/2. Indici dei contratti

IX. Strade comunali e accolli

IX/1. Accolli di strade

IX/2. Campione degli accolli e indice degli accollatari

X. Inventari dei beni mobili e immobili

XI. Personale comunale

XI/1. Personale straordinario dipendente e a contratto

XI/2. Libri matricole degli operai

XI/3. Stato delle paghe

XI/4. Personale comunale collocato a riposo

XII. Assistenza e spedalità

XII/1. Registri delle spedalità

XII/2. Partitari delle spedalità

XII/3. Fascicoli personali delle spedalità

XII/4. Elenco dei poveri

XIII. Igiene e sanità

XIV. Affari elettorali

XIV/1. Verbali della commissione elettorale comunale

XIV/2. Liste elettorali per le elezioni politiche e amministrative

XIV/3. Revisione delle liste elettorali politiche e amministrative

XIV/4. Verbali di scrutinio per le elezioni amministrative

XV. Imposte e tasse comunali

XV/1. Ruoli delle tasse e imposte comunali

XV/2. Ruoli delle entrate e rendite patrimoniali

XV/3. Verbali della Commissione di I grado per i ricorsi sulle imposte

XVI. Imposte di consumo

XVI/1. Abbonamenti per le imposte di consumo per materiale da costruzione

XVI/2. Schede degli abbonamenti per imposta di consumo

XVI/3. Tariffe delle imposte di consumo

XVI/4. Resoconti mensili e denunce per imposte di consumo

XVI/5. Rubriche dei contribuenti per abbonamenti obbligatori

XVII. Debiti e crediti

XVIII. Bilanci di previsione

XIX. Conti consuntivi

XX. Verbali di chiusura dell'esercizio finanziario

XXI. Repertori delle assegnazioni

XXII. Libri giornali o Giornali di cassa

XXIII. Giustificativi al rendiconto annuale



Note: Viene qui pubblicato il primo tomo dell'inventario; il secondo è in corso di recupero e verrà prossimamente inserito nel sistema. [Paolo Santoboni]

Codifica:
Veronica Vestri, ottobre 2015 - maggio 2016
Paolo Santoboni, revisione, febbraio 2017