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AST | Recupero e diffusione degli inventari degli archivi toscani
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Comune e Comunità di Massa e Cozzile

Livello: fondo

Estremi cronologici: sec. XIII - 1808

Consistenza: 853 unità

Le prime notizie attinenti l'archivio del comune di Massa e Cozzile sono contenute in un libro di memorie e inventari dei cancellieri comunitativi nel quale, ad ogni avvicendamento, il cancelliere uscente verbalizzava il passaggio delle consegne al successore 1 . Le scritture che lo compongono sono elencate nel primo di tali inventari 2 , non datato ma risalente a prima del 1636 e risultano divise in due gruppi distinti che già prefigurano involontariamente la odierna suddivisione, tanto discussa quanto ampiamente utilizzata, in archivio corrente e archivio di deposito. Nel primo dei due gruppi sono comprese tutte le scritture e i registri di più immediato uso e necessità: libri di deliberazioni, registri del giusdicente, dell'estimo e del danno dato e poi gli statuti comunitativi, i dazzaioli di più imposizioni, i libri contabili del camarlingo generale e di quelli delle opere pie; nel secondo gruppo vengono sbrigativamente elencati "numero 56 pezzi di libbri grossi di più sorte cioè fra extimi deliberationi saldi et di D[anno] D[ato] sopra un castello di legno" e "una massa di civili sopra detto Castello in cima di più Uffitiali messi alla sfusa da il Cancelliere precedente quale si lassano nel medesimo modo" 3 . L'estrema approssimazione di tali inventari non permettono di ricostruire se non a grandi linee le vicende dell'archivio stesso e le sue fasi di accrescimento e comunque a partire soltanto dai primi decenni del XVII secolo, quando esso già possedeva una consistenza rispettabile e una notevole dignità. Le serie documentarie più importanti e significative, difatti, sia pure con lacune anche notevoli, sono pervenute sino ad oggi a partire dal XV secolo (dal XII per le pergamene, che sono oggi custodite, però, presso l'Archivio di Stato di Firenze) 4 .
Gli inventari, pur nella loro eterogeneità per ciò che concerne i criteri di formazione e stesura, cominciano a seguire un metodo razionale nella distinzione delle scrittura in serie a partire dai primi anni del Settecento; in particolare va segnalato quello composto nel 1719 dal cancelliere Carlo Antonio Santini 5 che, oltre a suddividere le scritture dalle altre masserizie presenti nella cancelleria (è normale, negli inventari precedenti, trovare alternate descrizioni di mobilio e oggetti d'uso i più disparati a quelle della documentazione in custodia) le descrisse distinguendole per serie cronologiche secondo gli enti e gli uffici che le avevano prodotte e redasse un inventario a parte per le scritture relative agli affari correnti della sola cancelleria. In esso vengono menzionati per la prima volta documenti risalenti al XV secolo, ubicati su "sette palchetti di Tavole d'Albero" 6 e per ciascuna serie viene riportato il numero esatto delle unità archivistiche che lo componevano, il che fa pensare che costui avesse approfittato dell'occasione del passaggio delle consegne per compiere un primo, sommario riordino dell'archivio 7 .
Nel 1746 il cancelliere Ottavio Brogiani rimise all'auditore granducale, abate Pompeo Neri, una Risposta all'Istruzione che costui aveva inviato a tutte le cancellerie toscane per avere notizie di prima mano sugli archivi delle comunità oltre che su quelli delle magistrature giudiziarie e degli altri uffici centrali e periferici dello Stato nella prospettiva di compilare, per incarico di Francesco Stefano di Lorena, un codice di leggi. Si trattava di un'operazione di natura squisitamente politica, nell'ambito della quale la preoccupazione di ordine "archivistico" era assai secondaria rispetto alla volontà che l'aveva promossa; nondimeno, per l'organicità delle richieste e la lungimiranza delle prescrizioni in essa contenute, l'Istruzione del Neri è un documento ancora sorprendentemente attuale. La risposta del cancelliere Brogiani si limita a illustrare con ampiezza le sole carte di uso comune, sottolineando la modernità del fondo archivistico a lui affidato e descrivendo solo di passaggio i documenti più antichi e meno soggetti ad una frequente consultazione nel corso della comune prassi burocratica 8 .
Nel 1759, grazie all'inventario redatto dal cancelliere Francesco Felice Sozzi all'atto del subentro di quest'ultimo al suo predecessore Ottavio Brogiani, sappiamo che l'archivio è custodito in un vero e proprio locale riservato, attrezzato con scaffali e palchetti a più ordini e il materiale in esso conservato è accuratamente descritto con criterio topografico 9 ; una sistemazione che appare razionale e idonea e che, nel 1767, risulta nondimeno già alterata a causa di lavori di ristrutturazione dell'immobile, tanto che, in quell'anno, il passaggio delle consegne ebbe luogo senza che fosse possibile effettuare il riscontro 10 .
Il riordino successivo fu intrapreso negli anni 1779-1780, quando, essendo in carica il cancelliere Francesco Nati Poltri, le scritture vennero non solo nuovamente ordinate ma anche dotate di un inventario organico ed esaustivo in cui comparivano tutte le unità archivistiche elencate e riscontrate singolarmente 11 ; le operazioni di questo primo riordino vennero formalmente disposte con decreto del Magistrato comunitativo del 4 agosto 1780 12 .
Il risultato di tale iniziativa di riordino si concretizzò nella suddivisione del materiale custodito in archivio in dodici gruppi contrassegnati da altrettante lettere dell'alfabeto corrispondenti agli scaffali che li ospitavano, come segue 13 :

Scaffale A Civili di Potestà (1426-1779) pezzi n. 295
Scaffale B Danno dato, Pegni pretori, Portate di teste e fide (1596-1778) pezzi n. 28
Scaffale C Libri diversi (1618-1771) pezzi n. 55
Scaffale E Estimi antichi e moderni e altro attinente ai medesimi (1400-1781) pezzi n. 44
Scaffale F Giornaletti, deliberazioni e riforme di Comunità (1414-1780) pezzi n. 58
Scaffale G Saldi della Comunità di Massa, etc. (1423-1784) pezzi n. 27
Scaffale H Filze dei Cancellieri (1642-1782) pezzi n. 35
Scaffale I Libri di vari Luoghi Pii (1629-1776) pezzi n. 135
Scaffale L Dazzaioli della Tassa di Macine (1678-1781) pezzi n. 15
Scaffale M Deliberazioni di macinato (1678-1781) pezzi n. 12
Scaffale N Dazzaioli di Comunità (1644-1781) pezzi n. 111
Scaffale N Dazzaioli della Tassa prediale (1767-1776) pezzi n. 5
Scaffale N Dazzaioli di Teste e fide (1770-1774) pezzi n. 5
Scaffale N Spogli dei dazzaioli dei camarlinghi (1768-1774) pezzi n. 7
Scaffale O Sale, e altro (s. d.) pezzi n. 12

I pezzi così inventariati risultavano essere in totale 816: forse per un errore di compilazione dei riordinatori non era stata attribuita la lettera D e, anche dopo il riordino, furono aggiunti alcuni pezzi di data posteriore al 178014. La numerazione più antica riscontrata sui pezzi risale con ogni probabilità a questa operazione di riordino della quale restano altresì alcuni cartellini manoscritti con i titoli degli scaffali. A tale epoca è anche verosimile attribuire la rozza legatura in mezza pergamena che ricopre molti registri, specialmente quelli dei giusdicenti.
Ulteriori compilazioni di inventari delle scritture si ebbero nel 1808 all'atto della consegna di esse da parte del cancelliere Luigi Wan Resent al maire Pietro Giani15, nel 1809, il primo anno del governo francese16 e nel 1819, dopo la Restaurazione17. Si tratta di documenti sommari che si ispirano, nel loro schema, a quello del 1780 con l'aggiunta, di volta in volta, delle carte prodotte nel frattempo alle quali, peraltro, non venne attribuito alcun ordine, tanto che i documenti relativi al governo francese, con l'eccezione dei carteggi e di pochi altri registri, sono pervenuti sotto forma di fasci di carte e unità archivistiche da riordinarsi e come tali inventariati sino ad oggi.
Negli anni della Restaurazione presumibilmente l'archivio di Massa e Cozzile restò in disordine, tanto che se ne progettò il trasferimento presso la cancelleria di Buggiano. Con deliberazioni del 20 marzo e del 21 giugno del 181918 il Magistrato comunitativo si oppose però al trasferimento, proponendo di lasciare il materiale sotto la custodia di Antonio Luigi Barli, di Massa. La proposta venne accolta e il Barli, con sovrano rescritto dell'll agosto 1819, venne nominato dal Granduca archivista, con la remunerazione annua di cinquanta lire all' anno19.
Le condizioni di salute del nuovo archivista, però, non erano buone; affetto da non meglio precisati "incomodi di vista", fu costretto a farsi sostituire nel suo impiego dal cancelliere nell'anno 1822 e a dare poi le dimissioni dalla carica. Per l'anno 1823 fu sostituito dall'avvocato Gaetano Barli, sempre di Massa, nominato, "con la solita provvisione di L. 50 e con tutti gli obblighi annessi a tale impiego"20, con deliberazione del 26 settembre 1822. Costui venne riconfermato di anno in anno sino alla sua morte, avvenuta nel 183221. Nella adunanza del 28 settembre di quell'anno il posto venne allora conferito ad Angiolo Puccini, anch'egli di Massa, il quale aveva prestato gratuitamente servizio durante "il lungo corso della malattia sofferta dal sig. Barli"22.
Sin dal 1820, comunque, a questa serie di archivisti, per così dire, "ufficiali" si affiancava l'opera intelligente e munifica di Angiolo Barli, massese, che reggeva a Firenze la carica di Ministro dell'Archivio dei contratti. Costui, nella adunanza consiliare del 10 marzo 183623 veniva "ufficialmente commendato [...] per avere compilato con somma intelligenza l'inventario di tutti i libri e filze dell'archivio di questa Comunità, e restaurati diversi libri nel medesimo esistenti, il tutto a proprie spese e con dimostrazione di lodevolissimo zelo, e sincero amor di Patria"24. In effetti i primi trentuno volumi della serie delle deliberazioni nel fondo del comune e comunità avanti il governo francese più altri volumi sparsi di altre serie e fondi, solidamente rilegati in mezza pergamena con frontespizio a stampa, recano su di esso la seguente dicitura: "Questo libro fu riordinato, e fatto rilegare da Angiolo Barli nel [...]." e la data di rilegatura25. Probabilmente gli archivisti stipendiati si limitavano a garantire l'accesso alle scritture agli aventi causa mentre Angiolo Barli provvedeva parallelamente a compiere le vere e proprie operazioni di riordino.
Frutto della sua fatica, durata tanti anni, fu un solido volume manoscritto legato in pergamena di 359 carte recante la data del 183526. In esso tutte le scritture dell'archivio vennero ordinate in sedici classi, secondo un criterio non più topografico ma logico, ancora lontano dalla moderna metodologia archivistica ma chiaro e abbastanza completo.
Le classi erano le seguenti27:

Classe prima Atti civili (le filze dei giusdicenti)
Classe seconda Affari diversi dei Cancellieri comunitativi (carteggio, sindacati, istruzioni e registro degli avvisi)
Classe terza Statuti e leggi
Classe quarta Deliberazioni e tratte
Classe quinta Libri diversi attenenti al Comune (materiale miscellaneo di varia natura e provenienza)
Classe sesta Livelli del Comune e inventari
Classe settima Incanti, mandati e saldi (contenente anche gli obblighi dei camarlinghi della comunità e delle opere pie)
Classe ottava Incanti, mandati e saldi (contenente anche gli obblighi dei camarlinghi della comunità e delle opere pie)
Classe nona Stato civile
Classe decima Milizia
Classe decimaprima Estimo
Classe decimaseconda Danno dato e pegni pretori
Classe decimaterza Gabelle e tasse di teste e bestie (contenente anche i dazzaioli dell'estimo)
Classe decimaquarta Imposizioni (materiale relativo alle contribuzioni per la manutenzione dei corsi d'acqua più alcune imposizioni straordinarie)
Classe decimaquinta Opere e luoghi pii laicali (sono pervenuti solo pochissimi pezzi)
Classe decimasesta Libri stampati

Come si può vedere si tratta di un ordinamento strutturato secondo ampie ripartizioni per materia o per tipo di documento, che prescinde da ogni indicazione di carattere topografico. Ad esso risale la cartellinatura ancora leggibile sulla maggior parte del materiale precedente il 1835 e che si sovrappone, in alcuni casi, a quella più antica probabilmente risalente al 1780.
Il materiale successivo al 1835 reca traccia di un ulteriore riordino, essendo cartellinato con etichette recanti la dicitura "Inventario del 1873". L'inventario in questione, però, presumibilmente compreso fra i pezzi dell'archivio postunitario, che devono ancora essere esaminati analiticamente, non si è potuto per ora rintracciare; ci si limita, in questa sede, a farne menzione rinviando eventuali ulteriori notizie al momento in cui, riordinando l'archivio postunitario, si dovesse ritrovare.

Le operazioni dell'attuale riordino ebbero inizio nel settembre del 1988, grazie a un finanziamento della amministrazione provinciale di Pistoia tramite il competente assessorato, integrato da un contributo dell'amministrazione comunale di Massa e Cozzile la quale aveva già provveduto per suo conto a ristrutturare completamente un antico edificio prospiciente la piazza del comune medievale, proprio di fronte alla loggia e al palazzo che un tempo ne ospitavano la sede, al fine di adibirlo a sede dell'archivio storico. Il materiale documentario si trovava già in esso, imballato in scatole di cartone contrassegnate bensì da sigle rispondenti a un elenco di consistenza che era stato stilato all'atto della sua rimozione dalla vecchia sede, ma lo smarrimento accidentale di tale elenco rendeva le sigle prive di utilità; gran parte dei documenti di epoca postunitaria era anzi imballata in scatole senza alcuna indicazione o addirittura priva di imballo. Per questi motivi non fu possibile valutare con esattezza la consistenza numerica dei fondi, anche se essa appariva considerevole.
Il lavoro di schedatura immediatamente intrapreso evidenziò come, rispetto all'inventario del 1835, che costituiva un prezioso punto di riferimento in quanto permetteva di individuare una logica nella disposizione del materiale via via trattato, molte centinaia di pezzi risultassero mancanti. Una ricerca del materiale in questione, prontamente esperita dal personale addetto, ne permise il rinvenimento dopo alcuni mesi dall'inizio del riordino; fu pertanto necessario provvedere a integrare le serie già ordinate nonché estendere al materiale reperito le opportune operazioni di schedatura. Da esse, mano a mano che il lavoro procedeva, non soltanto emerse come il numero di pezzi da riordinare fosse in pratica raddoppiato ma che molti di essi, per giunta, erano costituiti da gruppi di unità archivistiche talvolta rilegate assieme in un solo volume, più spesso semplicemente contenute in pacchi legati con spago, privi di qualsiasi coperta, in certi casi nemmeno facenti parte di una sola serie archivistica ma da attribuire a serie diverse. Ciò comportò un riordino particolarmente complesso e laborioso che si articolava in diverse fasi.
Quando le unità archivistiche di questo tipo, che per chiarezza chiameremo "multiple", erano rilegate in un solo volume, ad esso si è attribuito un solo numero progressivo e si è redatta una sola scheda principale, mentre il materiale che componeva il volume è stato schedato singolarmente su schede secondarie riferite alla scheda principale; in questo caso, a un solo numero di inventario fanno riscontro in realtà più documenti (a volte alcune decine) che, per di più, non sempre erano attribuibili a una sola serie archivistica. In quest'ultimo circostanza il pezzo è stato inserito in una serie autonoma, come del resto era già stato fatto nel corso del riordino del 1835, altrimenti ci si è limitati a inserirlo nella serie di pertinenza.
Quando si trattava di unità archivistiche semplicemente riunite in fasci inventariati sotto un solo numero nel 1835 il problema era più complesso: in un primo tempo si è provvisoriamente schedato il contenuto di ciascun fascio di documenti al fine di identificarlo correttamente e di individuare, se esisteva, la logica che aveva presieduto alla sua formazione; in un secondo momento le schede frutto di tale lavoro sono state collocate al posto che spettava loro secondo le norme archivistiche moderne, attribuendo a ciascun pezzo così identificato sia il numero definitivo sia la specificazione del numero sotto il quale esso era stato compreso nel vecchio inventario; infine si è provveduto a smembrare fisicamente i pacchi collocando i singoli pezzi sugli scaffali secondo il nuovo numero di inventario. In quest'ultima fase si è anche proceduto, ove necessario, a ricondizionare le unità archivistiche così individuate per evitare dispersioni o danneggiamenti; una tale operazione è stata ritenuta indispensabile in quanto, anche se tale materiale era pervenuto condizionato in modo diverso, tale condizionamento non era avvenuto all'atto della sua produzione ma in seguito al riordino del 1835, nel corso del quale si erano confezionate unità "anomale" alterando arbitrariamente l'ordine secondo cui i documenti erano stati prodotti.
Solo nel caso dei documenti risalenti al tempo del governo francese si è scelto, invece, di lasciare i pacchi nello stato in cui sono pervenuti, in quanto lo stato di disordine in cui si sono reperiti non risale a un intervento posteriore alla loro produzione ma è attribuibile a una precisa circostanza storica: essi, infatti, non vennero ordinati nell'archivio della mairie, forse per mancanza di tempo o per cause ancora sconosciute e, pervenuti in disordine nelle mani del Barli, tali rimasero in quanto costui si limitò a inventariarli come "fogli sciolti, e da riordinarsi". Il disordine di tali documenti, pertanto, rappresenta un dato storico concreto corrispondente a una particolare situazione istituzionale che si è ritenuto opportuno rispettare. Per questo ci si è limitati a identificare, descrivere e ricondizionare ciascun pacco conservandone però intatta la struttura.
Al termine di queste complesse operazioni di riordino è stato possibile valutare in 1643 il numero delle unità archivistiche che costituiscono l'archivio preunitario del comune di Massa e Cozzile, mentre i documenti a disposizione degli studiosi, tenendo conto delle unità "multiple", ascendono a oltre 1800, compresi nell'arco di tempo fra il 1299 e il 1865. Esso risulta costituito da tre archivi distinti: quello del comune e comunità, quello della cancelleria comunitativa e quello del giusdicente civile che aveva sede in Massa su nomina del podestà di Buggiano. Il suo inventario si articola in sei sezioni più un'appendice. La prima sezione si riferisce agli atti relativi al comune, poi comunità di Massa e Cozzile dalle origini al 1808. Nella seconda sezione sono compresi gli atti prodotti dalla cancelleria comunitativa di Massa e Cozzile, creata nel 1577 e soppressa nel 1784. Nella terza e quarta sezione sono contenuti rispettivamente i documenti della mairie di Massa e Cozzile (1808-1814) e quelli della ricostituita comunità (1814-1865). Nella quinta sezione sono compresi gli atti della cancelleria di Buggiano relativi al territorio massese, prodotti dopo la soppressione della cancelleria autonoma nel 1784. Nella sesta sezione trovano spazio, infine, gli atti pertinenti all'archivio dell'ufficiale giusdicente di Massa e Cozzile, nominato, a partire dal 1419, dal podestà di Buggiano che, dal 1463, risiedeva alternativamente per sei mesi in Buggiano stessa e per i sei mesi successivi a Montecatini di Valdinievole; essa comprende anche alcuni atti del podestà autonomo di Massa e Cozzile, relativi agli anni 1414-1419 e contenuti nel primo volume della serie. Nell'appendice si trovano alcune unità documentarie reperite fra le carte dell'archivio postunitario dopo l'ultimazione delle operazioni di cartellinatura.

Si tenga presente che nell'archivio di Buggiano è contenuto svariato materiale interessante relativo al territorio comunale di Massa e Cozzile oppure prodotto da suoi uffici o da enti che in esso avevano sede.

E' nei progetti degli amministratori locali provvedere quanto prima al riordino dell'archivio postunitario (1865-1950) il cui materiale è anch'esso custodito nei locali dell'archivio storico; solo esigenze di tempo e di politica culturale espresse dagli enti che hanno commissionato il presente riordino hanno dettato l'opportunità di dare alle stampe, per il momento, il presente inventario senza che ciò comporti, naturalmente, una diminuzione del valore storico della documentazione postunitaria.