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Tassa di famiglia

Livello: serie

Estremi cronologici: 1815 - 1864

Consistenza: 27 unità

Con la legge dell'11 febbraio 1815 furono abolite tutte le tasse napoleoniche e istituita una nuova imposizione che fu chiamata tassa di famiglia 1, questa era una tassa personale che si riteneva potesse "riuscire più proporzionata alle condizioni delle famiglie e meno complicata nella sua percezione"2 rispetto alla vecchia tassa di macine.

Tre deputati, eletti appositamente dal magistrato comunitativo, scelti tra "le persone più probe e istruite", dovevano ripartire la tangente della tassa assegnata a ciascuna comunità tra i capofamiglia che avessero possessi o svolgessero un'attività, esclusi, quindi, gli indigenti e i miserabili, divisi in cinque classi3.

I deputati della tassa dovevano valutare attentamente le condizioni di ciascuna famiglia e formare un piano di reparto, che doveva essere approvato dal magistrato e poi dal provveditore della Sovrintendenza comunitativa competente4.

La tassa doveva essere riscossa dai camerlinghi comunitativi secondo i dazzaioli predisposti dal cancelliere in quattro rate annuali e versata prima nella cassa comunale e poi alla Depositeria generale5.

Era autorizzato un aumento del 10% da parte della comunità per rifarsi di errori o altro6. Per Poppi la quota annuale fu fissata in lire 28007. La documentazione della comunità di Poppi è formata dalla serie completa dei reparti, da una filza di reclami e dai dazzaioli divisi ancora secondo le parrocchie, come i dazzaioli della tassa di macine.

Reparti della tassa

I reparti e i dazzaioli della tassa di famiglia sono ancora divisi secondo i popoli e cioè: San Marco, San Lorenzo, San Fedele, cortine, Quota, Filetto, Loscove, Fronzola, Memmenano, Monte, Certomondo, Ragginopoli, Quorle, Agna, Porrena, San Martino in Tremoleto, Lierna, Sala, Riosecco, Larniano, Pratale, Moggiona, Badia a Prataglia.