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Comuni della "podesteria di fuori"

Sede: Bibbiena (Arezzo)

Date di esistenza: 1360 - 1776

Intestazioni: Comuni della "podesteria di fuori", Bibbiena (Arezzo), 1360 - 1776

Storia amministrativa:

I comuni della "podesteria di fuori"

Pur non esistendo uno suo statuto specifico, dall'esame delle deliberazioni dei sindaci 1 , conservate a partire dal 1567, si evince che la "podesteria di fuori" era una realtà amministrativa che riuniva tutti i comuni minori, autonoma dalla Comunità di Bibbiena.
Essa era retta da un organismo rappresentativo, formato da due rappresentanti o sindaci che venivano estratti da borse apposite 2 in cui venivano imborsati i nomi dei rappresentanti degli otto comunelli: Gello, Gressa, Marciano, Campi, Partina, Banzena, Serravalle e Soci, ai quali si sarebbe aggiunto, nel corso del XVII secolo, quello di Terrossola.
I due sindaci in carica si riunivano presso la Cancelleria comunitativa di Bibbiena, alla presenza del cancelliere, per deliberare provvedimenti di interesse comune, quali la ripartizione dei dazi da imporre nella podesteria, della tassa del sale e delle spese comuni, relative ai lavori pubblici (strade, ponti, palazzo del podestà, ecc.). Provvedevano, inoltre, ad accettare i mallevadori dei camarlinghi comunali, preposti alla riscossione del dazio e dei proventi non fiscali, e avevano la podestà di mandare ambasciate. Assieme ai sindaci si riunivano talvolta i consiglieri dei singoli comuni e, più raramente, i rappresentanti della Comunità di Bibbiena, quando si deliberava su spese che la riguardavano come il salario dei messi o dei cavalieri.
Le notizie sulla struttura dei Comuni sono ricavabili in maniera più immediata - ma comunque provvisoria rispetto ai risultati di ricerche più approfondite e laboriose, conducibili su altri tipi di fonti - dagli statuti superstiti, conservati nell'archivio di Bibbiena e nella "raccolta degli statuti dei comuni soggetti" presso l'Archivio di Stato di Firenze.
Da uno statuto piuttosto articolato, redatto nel 1360 3 , giusto dopo l'annessione al distretto fiorentino, risulta che la Comunità costituita dal Comune di Soci e dalla villa di Frassineta, eleggeva un Consiglio Generale, un Magistrato di due capitani e un altro di tre consiglieri oltre a un camarlingo e un cancelliere. La riforma del 1373 4 fissava il numero dei componenti il Consiglio generale a diciannove, compresi difensori e consiglieri.
A Gello - cui fu riconosciuto per 10 anni, all'atto della sottomissione, il privilegio di assimilazione al contado fiorentino 5 - in base allo statuto del 1373 6 il Magistrato era costituito da due consiglieri, estratti per sei mesi che, assieme a quattro "aggiunti" di loro nomina, davano vita al Consiglio generale. Altri uffici erano costituiti da due "Arbitri e difensori dei confini comunali", da un sindaco per le citazioni e da due Campai, addetti a vigilare sulla campagna. Le riforme del 1415 7 fanno riferimento a una nuova configurazione del Consiglio generale, comprensivo di tutti i capifamiglia e riaffermano il diritto degli abitanti ad essere giudicati all'interno del Comune da parte di un notaio del podestà che doveva recarsi a Gello periodicamente.
Per Gressa 8 , Marciano 9 , Terrossola 10 e Campi 11 gli statuti ripropongono lo schema del Consiglio generale, formato in genere da tutti i capifamiglia, e di un Magistrato di due governatori che salgono a tre nel caso di Gressa.
Partina 12 , che era un comune particolarmente minuscolo, sembra non disporre di un Consiglio generale, ma solo di tre consiglieri che hanno podestà deliberative generali, rappresentative dei due terzi del Comune. Per Serravalle vi è un unico statuto molto tardo (1725) e riguarda solo problemi di bestiami 13 . Per Banzena non esistono statuti conservati, tuttavia dalle deliberazioni e dai saldi emerge che anche queste due comunità avevano il loro Consiglio e i loro rappresentanti.