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AST | Recupero e diffusione degli inventari degli archivi toscani
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Amministrazione di doti

Livello: fondo

Estremi cronologici: 1667 - [1916]

Consistenza: 16 unità

La documentazione conservata si riferisce agli undici sussidi dotali detti «dotini» e alle tre doti del legato Barbieri; tale documentazione risale al 1667, anche se alcune memorie 1 fanno luce sulla loro istituzione di molto precedente.
I cosiddetti «dotini», consistenti in un sussidio dotale di L. 20, erano conferiti alle donne maritate dai quattro ufficiali dello Spedale del Ceppo di Carmignano fino al 1595, data in cui, a seguito del passaggio di detto spedale alle dipedenze del Bigallo 2 , essi vennero erogati direttamente da quest'ultima istituzione. Nel 1778, poi, a seguito di una convenzione stipulata tra il Bigallo e la comunità di Carmignano 3 , l'erogazione venne accollata direttamente a quest'ultima, con l'assegnazione di alcuni fondi fruttiferi (livelli) del Bigallo sufficienti a coprire l'importo. Nel 1831 la comunità provvide a regolamentare la materia 4 .
Il legato Barbieri, in esecuzione del testamento di Francesco Barbieri del 3 gennaio 1591, era costituito da un lascito di tanti fondi fruttiferi che formavano la rendita annua di L. 240 che doveva essere distribuita a tre fanciulle del popolo dei SS. Michele e Francesco di Carmignano. Il pagamento di tali doti, inizialmente spettante ai membri delle soppresse compagnie di S. Luca e della Purificazione, venne poi affidato allo Spedale della Misericordia e Dolce di Prato. La collazione delle doti suddette era affidata al magistrato comunitativo e avveniva mediante l'estrazione dei nomi delle fanciulle aventi diritto, incluse in apposite borse. Le imborsazioni avvenivano sulla base di note e fedi inviate dai parroci, dietro richiesta della cancelleria. I requisiti fondamentali erano l'età, che doveva essere compresa tra i quattordici e i trentacinque anni, e l'essere maritate al momento dell'estrazione.
La particolare natura della materia, divenuta di competenza comunale a partire dal 1778, e gli estremi cronologici della documentazione che vanno dal XVI al XX secolo, hanno consigliato l'inserimento della serie al termine dell'inventario dell'archivio preunitario, ma distinta dalla vera e propria appendice.