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Comune di Gangalandi - Lastra

Sede: Lastra a Signa (Firenze)

Date di esistenza: sec. XIV - 1774

Intestazioni: Comune di Gangalandi - Lastra, Lastra a Signa (Firenze), sec. XIV - 1774

Contesto istituzionale:

1. Gl'insediamenti che si sono succeduti nell'età basso medievale e moderna lungo la zona denominata "le Signe" trovarono la loro fondamentale ragione di vita e di sviluppo in due elementi di ordine geografico: la percorribilità del fiume e l'importanza di questa area come nodo stradale verso Pisa1.
Fino ad un secolo fa, l'Arno era percorso da navicelli adibiti al trasporto delle merci, che facevano la spola tra la piana fiorentina e la costa. Queste imbarcazioni durante le stagioni piovose giungevano talvolta fino a Firenze, ma nei periodi delle magre - secondo quanto afferma il Targioni Tozzetti2 - non potevano inoltrarsi a monte di Signa. Specialmente d'estate, le sponde presso Signa venivano a costituire lo scalo obbligatorio del traffico fluviale di Firenze e una necessaria stazione di sosta. Anche quando il traffico fluviale poteva giungere a Firenze, Signa rimaneva sempre, data la sua posizione geografica, l'approdo preferito del traffico verso Pistola e la sua montagna, la Valle del Bisenzio o il Valdarno inferiore. Così, sulla riva sinistra dell'Arno si sviluppò lo scalo di Signa, mentre sulla riva destra l'approdo fu Porto di Mezzo3, utilizzato soprattutto per servire Firenze.
L'altro elemento geografico rilevante per la crescita di questi abitati fu costituito dalla rete di comunicazioni stradali che si incrociano proprio intorno a questo tratto dell'Arno. Le popolazioni a nord di Signa dirette a Pisa, per evitare il Montalbano dovevano far capo al ponte di Signa4 per poi congiungersi con la via Pisana vecchia. Ma anche i fiorentini che seguivano la via Pisana dovevano transitare per la Lastra per poi inerpicarsi sui poggi di Malmantile5. Così proprio alla Lastra convergeva tutto il traffico terrestre con Pisa e gran parte di quello col mare, tanto di Firenze quanto dei bacini del Bisenzio e, in misura minore, dell'Ombrone6.
Le disposizioni statutarie delle diverse istituzioni locali anticamente comprese nelle circoscrizioni ecclesiastiche delle pievi di S. Giovanni di Signa e di S. Ippolito in Val di Pesa7 rappresentano un solido, anche se tardivo, punto di partenza per individuare i mutamenti dell'assetto istituzionale dato dalla Repubblica Fiorentina.
Sono del 1417 le prime "Constitutiones Comunis et seu populi Sancti Petri in Silvis, comunis Gangalandi, comitatus Florentie"8. Si tratta comunque delle norme statutarie per il comunelle di S. Pietro in Selva, diviso allora in terzieri costituiti da quattro "ville" ("vingna Gavingnani", "Villa Vicinati", "Nuovoli" e "Malmantilis"), e non tanto delle disposizioni riguardanti il comune maggiore di Gangalandi.
Tra gli statuti pervenutici, solo quello del 1442 si riferisce al comune di Gangalandi9 allora comprendente i "popoli" di S. Michele di Castello, S. Martino a Gangalandi10 S. Stefano a Calcinaia11 e il ricordato S. Pietro in Selva. È significativo che uno dei primi statuti di corporazione territoriale emanati sotto il ducato mediceo, datato 1538 porti nell'intitulatio: "Statuti et ordinamenti della Legha et populi della villa, Comune overo Potesteria di Ghangalandi et Lastra, contado di Firenze12 ove, oltre l'avvenuto inglobamento delle diverse unità amministrative nel nuovo organo "giurisdizionale-amministrativo"13 della podesteria, è da notare la presenza - per la prima volta in sede statutaria - del nome della Lastra, a dimostrazione delle crescita demografica a commmerciale di quello che un secolo e mezzo prima altro non era che uno dei borghi che costeggiavano l'alveo dell'Arno.

2 . Il destino storico del piccolo borgo della Lastra è stato determinato, ancor più che per altre "terre" del contado, dalla politica commerciale e militare della Repubblica Fiorentina nei riguardi di Pisa14, altra città egemone almeno fino alla conquista della parte di Firenze, avvenuta nel 1406.
Allo scopo di consolidare i confini del proprio dominio e di difendere le principali vie di comunicazione per i rifornimenti (in questo caso quella per Empoli, che per la sua fertilità sarà definita dal Guicciardini "il granaio di Firenze"), la Repubblica Fiorentina operò ripetuti tentativi di fortificazioni e diede vita a forme di insediamento umano che, per la loro morfologia urbanistica, costituiscono un tipico, seppur tardivo, esempio di "terra murata"15.
Alla politica di accorgimento con scopi puramente militari dei diversi borghi lungo la via Pisana, iniziata con il rafforzamento del castello di Signa e del suo ponte nel 1325 e proseguita in vario modo per Badia a Settimo, Malmantile e Empoli durante il secolo XIV, fece riscontro, agl'inizi del Quattrocento, si proponeva di assicurare non solo una difesa militare ma anche le condizioni per una crescita demografica e per un rapporto più stabile di quegli abitanti coi territori sempre ampi messi a cultura sulle sponde dell'Arno16.
Progetti di fortificazione del borgo della Lastra c'erano stati nel 1367, ma ad essi non fu dato seguito. Un nuovo assalto delle ruppe di Gian Galeazzo Visconti nel 1397 (dopo quelli, per riscontrare solo i più celebri, di Castruccio Castracani nel 1326 e dei Pisani coadiuvati dalle compagnie inglesi al comando del capitano di ventura John Hawkwood nel 1364) indusse la Signoria di Firenze, il 14 aprile 1400, ad accogliere l'istanza degli abitanti del comune di Gangalandi per la costruzione di una "fortilitia" ove rifugiarsi in caso di bisogno. Con la "provvisione" di quello stesso giorno veniva deciso di circondare "muris et turribus opportunis et cum portis expedientibus et cum fossis et cum hedificiis" il "burgus de la Lastra" e di erigere "una fortilitia" per difendere il borgo di Malmantile, cinque miglia distante dalla Lastra sulla via che porta a Montelupo17.
Mediante il rinnovo della "provvisione" ogni triennio, la Signoria di Firenze fece proseguire i lavori alla Lastra fino al 1417, affidandoli a muratori residenti nel comune ma imponendo anche agli abitanti dello stesso una serie di "gabelle"18.
Nuove guerre coi Visconti spinsero la Signoria a deliberare, il 26 settembre 1424, il completamento delle fortificazioni da parte l'Opera di S. Maria del Fiore, giacché "laboreria incepta pro fortificatione Lastre et Malmantilis non sunt ad talem perfectionem quod sine periculo huismodi loca tempore oppugnationis salvare possent"19.
Due anni dopo la fortificazione veniva conclusa20.
Poco più di un secolo più tardi, con la caduta della Repubblica Fiorentina, l'asse fortificato della via Pisana cadde in un lento declino che, tuttavia, non coinvolse il centro della Lastra, commercialmente attivo e in costante crescita demografica. Dai 1649 abitanti del 1427 essa passò, infatti, ai 2407 del 1558-62, ai 3135 del 174521.


Storia amministrativa:
3. Gli statuti della Podesteria della Lastra che interessano le carte inventariate in questa sezione risalgono al 1563 1 .
Nella loro struttura formale essi sono molto simili a quelli delle altre comunità del contado fiorentino 2 .
I tre "statutarii et reformatori" della Podesteria della Lastra eletti dal "pubblico et generai Consiglio" deliberarono nel 1563 che "l'officio de' XII consiglieri" ancora in carica dovesse, entro la festa dell'Annunciazione (cioè per l'inizio dell'anno fiorentino), eleggere, nominare et deputare huomini 24 buoni et yidonei di decto Comune et di ciascuno populo di decti 4 populi di esso Comune, sei huomini di età di anni trenta o più, e che quelli del populo di San Piero in Selva siano tenuti continuamente eleggere del decto numero uno della villa di Gavignano et uno della villa del Vicinato... 3 .
I 24 uomini si dovevano riunire subito nel palazzo del comune assieme al podestà o suo notaio per procedere alla elezione dei nuovi dodici consiglieri o "officiali" 4 . Ad essi spettava la nomina di una pletora di ufficiali comunali: 1 messo, 2 sindaci revisori, 1 "rettore de' maleficii" 5 , 4 operai della Compagnia de' poveri di Gesù Cristo di Gangalandi, 12 "terminatori et viandoli" 6 , estimatori" 7 , 1 gonfaloniere, 3 pennonieri 8 e 4 "paciali" 9 .
Oltre alla nomina di questi ufficiali minori, all'"officio de' XII" competeva quella, non meno importante, di sessanta consiglieri. Questi dovevano essere eletti nella proporzione di quindici per ogni "popolo" (e cinque per ogni terziere di S. Pietro in Selva), fra gli abitanti del comune di età superiore ai venti anni i quali non avessero ricoperto tale carica nel consiglio scaduto. Il Consiglio del 60 era la massima autorità locale e durava in carica sei mesi. Oltre alla nomina di questi ufficiali minori, all'"officio de' XII" competeva quella, non meno importante, di sessanta consiglieri. Questi dovevano essere eletti nella proporzione di quindici per ogni "popolo" (e cinque per ogni terziere di S. Pietro in Selva), fra gli abitanti del comune di età superiore ai venti anni i quali non avessero ricoperto tale carica nel consiglio scaduto. Il Consiglio del 60 era la massima autorità locale e durava in carica sei mesi.
Nel quale Consiglio, per il cancelliere di decto Comune, si legghino et proponghino tutte quelle proposte scranne deliberate per il decto offitio del XII et consentite per il decto potestà et suo notaio. Quando sera ragionato et ragionare si possa et debba ogni volta parrà al decto offitio del XII et il potestà et il suo notaio. Et per il banditore di esso Comune si bandisca nelli luoghi soliti come è usanza, et lette le decte preposte per il decto preposto, si dia licenza che ciascuno vada al luogo solito a consigliare et dire il suo parere sopra la decta proposta et chi parlasse o gridasse alcuna cosa altrove che alla ringhiera 10 , caschi in pena di soldi 5 per ogni volta, quale di fatto sia registrata pel cancelliere. Et chi uscisse fuora della preposta o parlasse di altra materia o facenda senza licentia di decto offitio o del potestà et suo notaio sia punito et caschi in decta pena 11 .
L'" offitio de' XII " aveva solo una funzione propositiva, perché le deliberazioni sarebbero state votate e prese dal Consiglio del 60.
Che l'offitio del XII non possa, né debba rendere il partito con il Consiglio del 60 se non che detto offitio del XII habbia a far la proposta et metterla nel Consiglio del 60 et quivi decte preposte si habbino da vincere per fave quaranta nere. Et se contrario si facesse, non vaglia et non tenga 12 .
Anche le cariche di maggior peso nel governo locale, quali il camarlingato 13 , il cancellierato 14 e quella di maestro di scuola 15 , erano di stretta competenza dell'organo consiliare.
Con la progressiva estensione delle attribuzioni al Magistrato de' Nove "di giurisdizione nelle questioni contenziose del contado e del distretto, di vigilanza e controllo amministrativo sulle giurisdizioni, i confini, le rendite, i beni, le spese delle comunità stesse" 16 , anche le disposizioni statutarie delle comunità del dominio fiorentino vennero almeno in parte modificate.
Nel caso della Lastra nel 1688 venne decretato che, invece di ogni tre anni, la riforma e squittinio degli ufficiali della Comunità dovesse farsi ogni sei, che le tratte, invece di ogni sei mesi fossero annuali, e che il "salario" dei rappresentanti della Comunità rimanesse lo stesso di quando stavano in carica per metà tempo.
Anche i criteri elettivi vennero cambiati. Dodici riformatori venivano eletti dal Magistrato de' Nove, gli altri dodici "aggiunti" (tre per popolo) col metodo dell'estrazione. I 24 riformatori erano poi imborsati in numero di sei per volta ed in modo da estrarre un gonfaloniere fra i membri di ciascuno dei quattro popoli. Per raggiungere il numero completo dei gonfalonieri (uno per anno), si rimborsavano quattro cedole con i nomi dei popoli e se ne sorteggiavano due dalle borse corrispondenti dei riformatori.
Terminata l'estrazione dei gonfalonieri per i sei anni della "riforma", si passava a quella dei consiglieri, detta anche lo "squittinio de' 72 ufficiali" (18per popolo). Questa era condotta da otto accoppiatori (nominati dai riformatori), i quali scrivevano su sei cedole il nome di un gonfaloniere fra quegli eletti e di dodici ufficiali dei 72 squittinati. Le cedole venivano poste "nella borsa e cassa acciò destinata" ed il primo marzo di ognuno dei sei anni della "riforma" si procedeva alla tratta annuale del gonfaloniere e dei dodici consiglieri 17 .
Dal punto di vista della composizione territoriale del comune è da notare, tra il 1563 e il 1688, la scomparsa dall'elenco dei "popoli" dell'antico borgo di S. Michele di Castello e l'annessione di S. Maria a Lamole 18 . Successivamente, anche il popolo di S. Stefano alle Busche venne annesso al comune 19 .