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Mairie della Lastra

Sede: Lastra a Signa (Firenze)

Date di esistenza: 1808 - 1814

Intestazioni: Mairie della Lastra, Lastra a Signa (Firenze), 1808 - 1814

Contesto statuale:
Con l'occupazione francese della Toscana del dicembre 1807 furono create le condizioni perché il 24 maggio seguente gli "Stati di Toscana" venissero annessi all'impero francese 1 . Il territorio della Toscana venne diviso, in maniera analoga a quello della Repubblica Francese, in dipartimenti, circondari e "mairies" o municipalità.


Contesto istituzionale:
Con decreto del Governo provvisorio toscano del 22 agosto 1808 anche Lastra divenne sede di "mairie", entrando a far parte del dipartimento dell'Arno e del circondario della prefettura di Firenze 1 .
Questa medesima collocazione amministrativa era stata fissata per la Lastra in via "provvisionale" anche dal decreto dell'amministratore generale della Toscana, Édouard Dauchy, del 22 aprile 1808 2 . Com'è noto, la figura chiave introdotta da Napoleone per attuare una "completa centralizzazione amministrativa" fu quella del prefetto, "unico titolare della pubblica autorità e responsabile diretto verso il governo dal quale era nominato" 3 . Al di sotto del prefetto, il Consiglio di prefettura giudicava del contenzioso amministrativo, mentre il Consiglio di dipartimento aveva competenza su questioni finanziarie e tributarie. A loro volta i dipartimenti risultavano divisi in circondari di sottoprefettura retti da un sottoprefetto e da un Consiglio di circondario 4 .
Le municipalità erano amministrate dal "maire" e da un certo numero di "aggiunti": sia il primo che i secondi venivano nominati direttamente dal prefetto nel caso di piccoli comuni come Lastra.
Il "maire" era l'unico responsabile dell'amministrazione locale. A lui spettava la gestione dei beni e delle entrate comunali, come anche quella degli istituti pubblici. Oltre della direzione dei lavori pubblici, egli era incaricato delle funzioni di polizia 5 . Doveva infatti garantire non solo l'ordine pubblico ma anche il rispetto della proprietà, la sicurezza e la tranquillità nelle strade, nei luoghi ed edifici pubblici. Il "maire" poteva delegare una parte delle sue funzioni agli "aggiunti ".
Il Consiglio municipale era un organo elettivo più o meno numeroso in proporzione agli abitanti (a Lastra comprendeva venti membri). Aveva attribuzioni meramente consultive, si riuniva il 15 maggio di ogni anno in via ordinaria per discutere i rendiconti o quando richiesto dal prefetto in via straordinaria 6 . Alla base del sistema elettorale stava l'assemblea cantonale, composta da tutti i cittadini ivi domiciliati. Essa presentava due di essi per l'ufficio di giudice di pace e altri due per ciascun posto vacante di consigliere municipale. Questi dovevano essere scelti nella rosa dei cento maggiori contribuenti del cantone 7 .
Con ciò si veniva ad eliminare il requisito aristocratico del sangue, solo parzialmente superato dalla riforma leopoldina delle comunità, e a sostituirlo integralmente con quello, borghese, del censo. "Nel contempo, però, - ha notato il Marrara - il ferreo accentramento caratteristico del regime napoleonico non appariva certo diretto a dar vita ad una genuina esperienza di autogoverno, neppure nell'ambito delle amministrazioni civiche" 8 . Oltre che sull'esclusiva rilevanza data al principio censuario, anche su altri punti è dato riscontrare "la profonda differenza fra il sistema municipale toscano e quello francese". Nell'ordinamento leopoldino, avverte il Pansini, la figura del gonfaloniere non aveva responsabilità di natura contabile, essendo queste tutte addossate sul cancelliere di nomina statale. Inoltre, si aveva una forma di governo collegiale, essendo il Magistrato comunitativo composto dal gonfaloniere e dai "priori".
Un'altra differenza sostanziale tra i due ordinamenti concerneva la gestione delle Comunità "considerata in Toscana un fatto puramente amministrativo-contabile che escludeva ogni competenza in materia di ordine pubblico", come, invece, era attribuita al "maire" 9 .


Storia amministrativa:
La circoscrizione della "mairie" della Lastra comprendeva sette comunelli rurali e sei borghi, per un'estensione complessiva di 5212 ettari 1 .
Sulla consistenza demografica, economica, commerciale e perfino sullo stato della viabilità e dell'istruzione pubblica della Lastra durante la dominazione francese, disponiamo di una dettagliata relazione statistica stilata del "maire" in risposta ad una circolare del prefetto del Dipartimento dell'Arno del 1° maggio 1810 2 . La popolazione complessiva della Comunità ascendeva complessivamente a 4686 abitanti. Il numero degli ecclesiastici era di diciassette sacerdoti secolari (dei quali sette parroci, tre cappellani curati, tre "preti semplici" e quattro chierici) e di quarantuno religiosi.
Circa lo stato delle manifatture esistenti alla Lastra ci vengono somministrate notizie più confortanti di quelle contenute nella "Relazione" del 1768:

L'arti esercitate nella Comune sono la lavorazione dei cappelli di paglia, la navigazione dell'Arno, lo scavo delle pietre, la trattoria della seta e le fornaci di lavoro quadro. Nella fabbricazione dei cappelli di paglia s'impiegheranno cinquecento donne, le quali intrecciano e cuciono i cappelli, e circa quattrocento uomini, tra i quali molti agricoltori impiegati nella sementa delle paglie e gl'altri addetti alla negoziazione dei cappelli. La navigazione dell'Arno impiega circa dugento individui. Lo scavo delle pietre circa trecento. Le fornaci ottanta. Nella trattoria della seta s'impiegheranno venti persone. Il restante della popolazione, detratti gl'impotenti, è impiegata alla cultura dei terreni.

Al quesito circa le condizioni della viabilità stradale e fluviale i rappresentanti della Comunità richiamano l'attenzione su due problemi principali: il primo riguarda le cattive condizioni igieniche di una parte degli abitati del castello della Lastra:

Le colmate che hanno avuto luogo nel piano della Lastra hanno causato una costante umidità insalubre in gran parte del castello della Lastra che trovasi al presente situato al disotto del livello del letto d'Arno. Si rende necessario per conseguenza di risarcire la strada del castello che dalla parte di levante s'estende fino alla porta di ponente per lo spazio di braccia settecentoventisei, 4 ecatare, 2 decametri e tre metri 3 , i quali risarcimenti sono previsti ascendere a franchi quattrocentoundici e centesimi 60. E ciò per rendere più sollecito lo scolo dell'acque ed impedirne lo stagnamento.

Il secondo problema, ancor più grave, era costituito dall'innalzamento eccessivo del letto dell'Arno:

Le strette gole della Golfolina, conseguenza in parte del passato scarico dei rottami delle cave di pietre adiacenti, e il basso ponte di Signa, opponendo un forte ostacolo al libero corso dell'acque, sono state sempre credute le principali cause del rialzamento eccessivo del letto dell'Arno, motivo per cui nei tre quarti dell'anno le fertili campagne del piano vanno soggette a degl'allagamenti e vengono così annualmente tradite le speranze degl'industriosi proprietari. Sotto il governo di Leopoldo 4 fu preso in considerazione un oggetto di tanta importanza, ma non si sa per qual causa non fossero portati ad effetto i piani ideati. Nel governo della Regina reggente 5 furono emessi vari progetti che prevenissero gl'allagamenti anzidetti, tra i quali uno fu quello di demolire il ponte di Signa e ricostruirlo sopra ristesse pigne, riducendo a minore numero gl'archi e dando a questi curvatura. In vista della spesa che tali lavori avrebbero richiesto, fu ideato imporne tutte quelle Comunità che avrebbero risentito dei vantaggi qualunque per l'effettuazione d'un tale progetto. Non resta ora al Consiglio che d'invitare il Governo a portare l'attenzione sopra i danni che la Comune e l'agricoltura ed il commercio risentono per gli straripamenti dell'Arno, e sopra i mezzi che potrebbero essere impiegati per impedirgli, fra i quali quello della demolizione e ricostruzione del ponte di Signa, facendo concorrere alla spesa tutte quelle Comunità dei Dipartimenti della Toscana che sarebbero credute interessate nei vantaggi che l'esistenza e ricostruzione del suddetto ponte potrebbe promettere.

Passando ad analizzare l'andamento del commercio estero, si dava particolare risalto alla tradizionale manifestazione fieristica di mezz'agosto:

La fiera che è solita farsi nel castello della Lastra il 16 e 17 agosto d'ogni anno rimonta ad un'antica origine, ed è stata sempre per i suoi rapporti commerciali classata tra quelle le più abbundanti in bestiame. Questa fiera non fu contemplata dal decreto dell'Imperiale Giunta di Toscana del dì 14 dicembre 1808, e perciò non compresa nel decreto del Signore Prefetto passato. La stato di questa Comune, la di cui vantaggiosa situazione, richiede che la fiera suddetta venga annoverata tra quelle del Dipartimento. In vista poi di proteggiere il di lei commercio, sarebbe da proporsi un'altra fiera da tenersi nel lunedì, martedì e mercoledì dopo le Pentecoste, già che rare in tal tempo sono le fiere del Dipartimento. Sarebbe favorevolmente accolta dagl'abitanti dell'intiero Circondario.

Per quanto riguarda il commercio interno, si osservava con preoccupazione l'invadenza dei venditori ambulanti di Campi:

Le derrate che servono alla sussistenza e le mercerie sono la base dell'interne contrattazioni. Il secondo ramo di commercio viene moltissimo paralizzato dalla continova importazione di mercierie eseguita dagli abitanti del limitrofo cantone di Campi, i quali esercitano questo mestiere o commercio esclusivamente, con grave danno di questo comune, tanto più quando si tratti d'oggetti puramente di lusso.

Non meno interessanti le notizie che venivano offerte nel campo dell'istruzione, dove non si erano registrati miglioramenti apprezzabili rispetto alla situazione dei decenni precedenti:

Da che furono stabilite le Comunità in Toscana, non v'è stato in questo paese uno stabilimento d'istruzione pubblica. Le tenui entrate della Comunità, le distanze d'alcuni comunelli dal capoluogo hanno privato d'un simile vantaggio quest'abitanti. Nonostante i parochi istruiscono nel leggere e scrivere e calcolare i suoi popolani. Ve ne sono alcuni che insegnano i princìpi della lingua latina e delle belle lettere, e gl'altri gl'elementi degli studi ecclesiastici, e sempre gratuitamente. Questa cura è comune ancora ai frati francescani del convento di S. Lucia, poco distante dal capoluogo. Dei particolari insegnano a leggere e scrivere e calcolare mediante una tenue retribuzione per parte degli studenti. Sotto questo aspetto l'istruzione è stata negletta. Ma pure in un paese così popolato, e che tenderebbe così facilmente a rendersi culto, non sono calcolabili i vantaggi che arrecare potrebbe lo stabilimento d'una scuola secondaria in cui, oltre il leggiere e scrivere, vi s'insegnassero i princìpi delle mattematiche e gl'elementi delle lingue latina e francese e le prime nozioni delle scienze naturali. Un tale progetto è basato su quell'assioma che quanto più i popoli sono istruiti, tanto più son felici, e gli Stati tranquilli.



Complessi archivistici prodotti:
Mairie della Lastra, 1808 - 1814 (fondo, conservato in Comune di Lastra a Signa. Archivio storico)



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