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Società operaia di mutuo soccorso di Bagni di Casciana

Sede: Casciana Terme (Pisa)

Date di esistenza: 1875 - 1985

Intestazioni: Società operaia di mutuo soccorso di Bagni di Casciana, Casciana Terme (Pisa), 1875 - 1985

Storia amministrativa:
La Società Operaia di Bagni di Casciana fu fondata nel 1875.
In quell'anno la località era ancora compresa nel territorio del Comune di Lari, dove risulta che fosse attivo un altro sodalizio analogo. Il fondo relativo all'attività mutualistica è molto lacunoso, in modo particolare per gli atti relativi ai primi anni di attività si sono conservati soltanto i registri dei soci, che vanno a comporre la serie quasi completa, mentre per il resto della documentazione, sono rimasti pochissimi pezzi.
Dallo stato di conservazione e dalla compilazione degli atti sembra tuttavia evidente che una certa trascuratezza abbia caratterizzato l'archivio fin dalle sue origini. Le carte erano infatti conservate senza alcun ordine, e il fatto che l'unica serie completa che si è conservata sia quella dei registri delle riscossioni delle quote dei soci lascia pensare che l'attenzione fosse rivolta quasi esclusivamente all'aspetto contabile.
La Società Operaia di Bagni di Casciana accoglieva iscritti di ambo i sessi. Lo statuto non prevedeva le figure dei soci onorari (cioè non effettivi, paganti ma non aventi diritto al sussidio). I soci avevano diritti al sussidio per malattia dopo un anno di adesione alla Società. Il sussidio decorreva dopo tre giorni ed erano escluse le malattie inferiori a tre giorni e da rissa, veneree, ernie e quelle per causa di vizio, vincoli abituali nella maggioranza degli statuti dei sodalizi di mutuo soccorso. Il sussidio cessava dopo 120 giorni, numero totale di giorni concessi per malattia in un anno. Nel 1925 il sussidio riconosciuto era di 2,50 lire al giorno, che passava a 2 lire dopo 40 giorni, a 1,50 lire dopo altri 25 giorni, e a 1,25 lire dopo ulteriori 25 giorni. Ai soci non erano riconosciute cure mediche gratuite, o con tariffe di favore, ma erano distribuiti gratuitamente i medicinali, senza alcun limite. Era previsto inoltre un servizio notturno di soccorso tramite la Pubblica Assistenza, istituita dalla stessa Società Operaia. Lo statuto della Società non prevedeva sussidi per invalidità, malattie croniche, vecchiaia o disoccupazione, ma era previsto un sussidio per puerperio di 12,50 lire.
Lo statuto non prevedeva neppure sussidi per le spese relative ai trasporti funebri dei soci, ma veniva comunque riconosciuta una quota una tantum di 30 lire per le famiglie dei defunti. La tassa di ammissione nel 1925 variava a seconda dell'età: da 12 a 20 anni 0,50 lire; da 21 a 30 anni 1 lira; da 31 a 40 anni 2 lire; da 41 a 50 anni 5 lire. Ogni socio pagava, sotto i 40 anni di età, 26 lire all'anno, e 31,20 lire se maggiore di 40 anni 1 . Al 31 dicembre 1924 risultavano iscritti al sodalizio 115 soci di cui 85 uomini e 30 donne: di questi 3 erano al di sotto dei 20 anni; 4 erano di età compresa tra i 21 e i 25 anni; 3 tra i 26 e i 30; 18 tra i 31 e i 35; 12 tra i 36 e i 40; 17 tra i 41 e i 45; 16 tra i 46 e i 50; 22 tra i 51 e i 55; 10 tra i 56 e i 60; 4 tra i 61 e i 65; 5 erano maggiori di 65. Nello stesso anno furono erogati 29 sussidi (31 nel 1914). Un dato interessante riguarda le donne: la società operaia non solo le accoglieva tra i propri iscritti, ma riconosceva loro un sussidio in caso di gravidanza.
Nel 1882 morì Giuseppe Garibaldi. La sua figura, prima ancora della morte, fu mitizzata dall'ideologia laica e anticlericale che caratterizzava le società di mutuo soccorso. La Società Operaia di Bagni di Casciana attribuì a Garibaldi la carica di presidente onorario, e a tale proposito si ricorda a memoria d'uomo della lettera con cui Garibaldi accettò l'onorificenza. La lettera fu smarrita dal presidente del sodalizio Prospero Chiari, che tornò a scrivere a Garibaldi 2 . L'eventuale seconda lettera non è però conservata nell'archivio.
La Società Operaia fu costituita in ente morale con decreto del 20 aprile 1914. La Società chiese il riconoscimento giuridico in base alla L. 3818/1886 "dopo aver constatato che il suo patrimonio, per effetto della nuova costruzione ad uso sede sociale, pubblica assistenza, biblioteca, salone per rappresentazioni e conferenze per l'educazione del popolo, con annesse abitazioni civili, vada assumendo una notevole importanza, ed abbisogni quindi per gli effetti del presente e dell'avvenire la costituzione della Società in ente giuridico". Nel 1920 la Società Operaia acquistò l'immobile per il teatro in viale Regina Margherita, dove aveva sede anche il sodalizio. I fondi furono reperiti tramite una sottoscrizione tra i soci: quote azionarie di 100 lire l'una, rimborsabili in 50 anni. Nel 1954 - decaduta ormai ogni funzione assistenziale - si trasformò in società cooperativa a responsabilità limitata, e come tale è stata messa in liquidazione nel 1985.

Presidenti:

Antonio Cenotti, 1921
Ugno Cignoni,1923
Armenio del Pecchia, 1924 - 1926
Ettore Fracassi, 1927 - 1930
Umberto Gozzoli, 1954 - 1956
Ivo Formichi, 1958 - 1976

Cenni storici sull'Associazionismo di Mutuo soccorso

In età preunitaria il fenomeno dell'associazionismo di mutuo soccorso era una prerogativa quasi esclusiva del Regno di Sardegna. Prima del 1860 in tutta la Toscana si contavano solo venti sodalizi, diventati oltre cinquanta nel 1862; di questi quattro erano in provincia di Pisa: la Società degli Artigiani di Volterra (sorta nel 1854), la Società Operaia di Pisa, quella fra i lavoranti della Fabbrica Palme e quella de La Rotta. A livello nazionale, nel 1862, le associazioni di mutuo soccorso erano 443 e contavano 111.608 iscritti: di esse solo il 15% erano nate prima del 1848; il 38 % tra il 1848 e il 1860 (di cui il 70% in Piemonte) e il 47% nei soli due anni fra l'unificazione e la redazione della statistica [1862]. Da quella data l'associazionismo di mutuo soccorso continuò a crescere a ritmi sostenuti fino all'inizio del nuovo secolo 3 . Si deve anche considerare che una larga parte delle associazioni esistenti di fatto sfuggiva alle statistiche del tempo.
Le società di mutuo soccorso nacquero, nella maggior parte dei casi, su impulso della borghesia della sinistra liberale. Questo interesse aveva origini filantropiche, ma mirava anche a impedire un associazionismo esclusivamente operaio che avrebbe rappresentato un potenziale pericolo per le istituzioni. L'impegno borghese si risolse con un sostegno paternalistico che andava dalla beneficenza al mutuo soccorso, senza mai assumere connotati politici di opposizione. Le società di mutuo soccorso rivestirono comunque una funzione determinante per la compagine dei lavoratori, avendo tra i loro obiettivi fini assistenzialistici e di sviluppo sociale.
Il mutuo soccorso doveva promuovere il benessere dei lavoratori per mezzo del reciproco soccorso, dell'istruzione degli incitamenti moralistici - al lavoro, al risparmio, alla solidarietà interclassista -, ma doveva rifuggire da mezzi e fini 'estremistici'; a maggior ragione gli amministratori borghesi dovevano impedire un uso strumentale delle società di mutuo interessante in appoggio a talune rivendicazioni politiche degli operai - quale il suffragio universale -, che, si diceva, i lavoratori avevano diritto di avanzare in quanto cittadini, ma non nella veste di iscritti ad associazioni assistenziali. Apoliticità non significava quindi in alcun modo agnosticismo o mutualistico ideologico; rimandava invece ad una adesione piena, coerente e scontata - e perciò si poteva sostenere la superficialità di discussioni politiche entro i sodalizi di mutuo soccorso - a quelle istituzioni e a quei valori che avevano nello stato monarchico il loro referente basilare, e nel compimento dell'unità nazionale la loro giustificazione storica 4 .
Molti sodalizi di mutuo soccorso inserivano nei propri programmi anche l'istruzione e la crescita culturale dei soci operai: ne è un esempio la Società Operaia di Cascina che nel 1869 aprì una piccola biblioteca popolare e nel 1871 dette vita ad una scuola di disegno. L'interesse della classe dirigente era anche dovuta al ritorno che questi vedevano in uno sviluppo economico. Il mutuo soccorso riscosse l'interesse delle classi dirigenti per una forma di associazionismo che pareva conciliare - entro un contesto ispirato ai principi laici e liberali - gli interessi dei lavoratori e degli imprenditori e possidenti. In secondo luogo, l'entità patrimoniale, che tendeva ad accrescersi col tempo, anche nel caso delle società minori, e che comunque nel complesso era di tutto rilievo nell'Italia del tempo 5 . Talvolta le società di mutuo soccorso furono oggetto dell'interesse di uomini politici nel tentativo di riscuotere preferenze elettorali, non tanto da parte dei soci operai, esclusi dall'elettorato, quanto da parte del corpo dirigente borghese. Nei confronti della chiesa cattolica le società di mutuo soccorso presero un indirizzo di intransigente chiusura, per l'incompatibilità tra le posizioni laiche e liberali dei gruppi dirigenti e anche per l'atteggiamento del Vaticano in antitesi con lo Stato italiano per la questione romana. Sorte inizialmente come sodalizi di lavoratori di diversi settori, col tempo le società di mutuo soccorso si trasformarono in associazioni di categoria, così, per esempio, a Cascina per i lavoratori del legno, a Bagni di Casciana per i lavoratori edili.
Nel 1872 si tenne a Roma un congresso delle società di mutuo soccorso, rivolto all'associazionismo operaio non allineato con le società di ispirazione mazziniana. Il congresso approvò un accordo di unificazione tra le società operaie, chiamato 'Patto di Fratellanza' 6 che non prevedeva alcun organo centrale di collegamento, riconoscendo le peculiarità dei diversi sodalizi.
Nel 1877 il ministro dell'Agricoltura, Commercio e Industria Maiorana Calatabiano presentò un disegno di legge finalizzato al riconoscimento giuridico delle associazioni di mutuo soccorso. Nel 1880 si tenne a Bologna un congresso delle società di mutuo soccorso, promosso dall'allora ministro Miceli, in cui fu ampiamente discusso un nuovo progetto di legge per il riconoscimento giuridico di queste istituzioni. I delegati di queste associazioni si opposero al progetto di legge che subordinava l'esistenza legale delle società all'autorizzazione del governo, che in questo modo avrebbe esercitato ampi controlli sui sodalizi, e approvato l'ipotesi di una semplice registrazione presso i comuni.
Due anni dopo, su spinta governativa, si tenne a Roma un altro congresso, finalizzato a ricevere il supporto delle società di ispirazione moderata per i progetti di legge che prevedevano l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, una cassa nazionale di pensioni sulla vecchiaia e il riconoscimenti giuridico delle società di mutuo soccorso. Il congresso accolse le proposte del governo ma limitò il riconoscimento giuridico a una registrazione volontaria presso i tribunali. La legge 15 aprile 1886 n. 3818 (entrata in vigore nel 1888) segnò un primo passo importante perché prevedeva la possibilità dell'acquisto della personalità giuridica per le società operaie di mutuo soccorso (dovevano essere costituite esclusivamente da operai) aventi questi scopi: assicurare ai soci un sussidio in caso di malattia, impotenza al lavoro o vecchiaia, venire in aiuto alle famiglie dei soci defunti. Le società di mutuo soccorso potevano cooperare all'educazione dei soci e delle loro famiglie, aiutare gli stessi per gli acquisti di attrezzi di lavoro ed esercitare altri uffici tipici delle istituzioni di previdenza economica; il denaro sociale non poteva essere distratto per finalità diverse da quelle contemplate nella legge. Nello statuto dovevano figurare: la sede, gli obiettivi, le condizioni e le modalità di ammissione e di eliminazione dei soci, i diritti e i doveri degli stessi, le norme e le condizioni per l'mpiego del patrimonio sociale; quindi le regole concernenti: la validità delle deliberazioni, delle elezioni delle assemblee, l'obbligo di redigere i processi verbali delle varie adunanze, la formazione degli uffici esecutivi e un comitato di sindaci, la rappresentanza della società, le cautele relative alle modifiche della società e dello statuto. Le società di mutuo soccorso avrebbero goduto di esenzioni fiscali e di un'equiparazione alle opere pie per il gratuito patrocinio e per la misura dell'imposta di successione o di trasmissione per atto tra vivi. Esse dovevano essere registrate presso il tribunale civile; gli amministratori dovevano essere obbligatoriamente soci ed agire quali mandatari revocabili, senza l'obbligo di cauzione. Gli statuti delle società di mutuo soccorso, se registrati, dovevano essere trasmessi al Ministero dell'Agricoltura, Industria e Commercio. Le società avevano la possibilità di possedere immobili 7 . La legge non obbligava i sodalizi a particolari vincoli o limitazioni, ciò nonostante ben poche di queste si attennero alle disposizioni. Sei anni dopo l'entrata in vigore del provvedimento, su scala nazionale, solo il 17,2% delle società era stato riconosciuto, e nel 1904 il dato era salito appena al 23,7%: è da sottolineare altresì che le percentuali delle società toscane e pisane rimasero sempre inferiori alle medie nazionali 8 .
La legge si risolse pertanto in un fallimento, forse anche per il timore di una eccessiva ingerenza dell'autorità pubblica. La Società Operaia di Cascina, per esempio, non chiese mai il riconoscimento, né l'argomento fu mai posto all'ordine del giorno. E' innegabile che in tal modo il corpo dirigente del sodalizio - contrariamente a quanto prescritto per legge - non vincolava la propria libertà d'azione introducendo nello statuto norme che miravano alla definizione degli scopi sociali e le forme di impiego del patrimonio.
La fortuna del mutualismo in genere calò rapidamente, sia perché i nuovi indirizzi di legislazione sociale dimostrarono l'insufficienza dei suoi benefici, sia perché il proletariato trovava nelle leghe di resistenza degli organismi più appropriati per le lotte di lavoro, sia infine perché dati i bassi salari, gli operai non avevano di fatto la possibilità materiale di far fronte agli oneri contributivi 9




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