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Ente per la colonizzazione della Maremma Tosco Laziale

Sede: Pisa, Grosseto

Date di esistenza: 1951 - 1976

Intestazioni: Ente per la colonizzazione della Maremma Tosco Laziale, Pisa, Grosseto, 1951 - 1976

Altre denominazioni:
Ente per la colonizzazione della Maremma Tosco-Laziale e del Fucino (1951 - 1954); Ente per la colonizzazione della Maremma Tosco-Laziale (1954 - 1965); Ente di sviluppo per la Toscana ed il Lazio (1965 - 1976); Ente Maremma (1951 - 1976)


Storia amministrativa:
L'ente venne istituito in attuazione della legge 21 ottobre 1950 n. 841 (legge Stralcio, definita così perché limitata territorialmente rispetto alla legge di riforma agraria che avrebbe dovuto essere generale ed estesa a tutto il Paese), che si prefiggeva lo scopo di realizzare una più equa distribuzione delle terre, attraverso la creazione di una piccola proprietà coltivatrice, e di promuovere la trasformazione fondiaria mediante l'incremento della produzione per mezzo dell'istituzione di particolari enti, detti "di colonizzazione o di trasformazione fondiaria", che provvedessero alla preparazione dei programmi e all'esecuzione degli stessi nei territori sottoposti ad espropriazione. L'Ente per la colonizzazione della Maremma Tosco Laziale e del Fucino, più conosciuto come Ente Maremma, fu uno di questi.

Con decreto del Presidente della Repubblica 7 febbraio 1951 n. 66 nacque il nuovo ente al quale furono affidati i compiti di individuare le proprietà da assoggettare ad esproprio e pubblicarne i piani, di procedere ai piani di lottizzazione dei terreni, di attuare tutte le opere di trasformazione, bonifica e miglioramento del territorio, di organizzare piani di sviluppo per l'incremento della produttività e specializzazione del processo produttivo, attraverso l'assegnazione in proprietà delle terre ai contadini e determinando così la creazione di una piccola proprietà contadina. Questo sistema era già stato favorito e promosso, negli anni Quaranta, a partire dai provvedimenti legislativi di concessione di terre incolte ai contadini, di concessione di provvidenze a favore della piccola proprietà contadina, di istituzione ed organizzazione della "Cassa per la formazione della piccola proprietà contadina" (decreto legge luogotenenziale 19 ottobre 1944 n. 279, decreti legge del capo provvisorio dello Stato 6 settembre 1946 n. 89 e 27 dicembre 1947 n. 1710, decreti legge 24 febbraio 1948 n. 114, 5 marzo 1948 n. 121 e 5 maggio 1948 n. 1242), e avrebbe trovato nuovo sviluppo soprattutto con la legge del 26 maggio 1965 n. 590. La superficie territoriale complessiva su cui operò la riforma della legge "Stralcio" risultò pari ad oltre il trenta per cento di quella agraria e forestale dell'intera nazione; furono infatti espropriati o acquistati da privati o ceduti dal Demanio statale circa 760.000 ettari.

L'opera dell'Ente per la colonizzazione della Maremma Tosco Laziale e del Fucino si estendeva tra la regione Lazio (province di Roma e Viterbo), il territorio del Fucino (unito alla Maremma fino al 1954) e la regione Toscana. Quest'ultima vedeva coinvolti completamente i Comuni della provincia di Grosseto, parte di quelli della provincia di Siena, parte di quelli di Pisa, tre Comuni della provincia di Livorno (Piombino, Campiglia Marittima e Suvereto) ed uno della provincia di Firenze (Gambassi).

L'Ente aveva sede centrale in Roma ed era persona giuridica di diritto pubblico, vigilato e coordinato nei propri compiti e funzioni dal Ministero dell'Agricoltura e foreste. Era amministrato e rappresentato da un Presidente, nominato con decreto del Presidente della Repubblica su proposta del ministro dell'Agricoltura e sentito il parere del Consiglio dei ministri. Il Presidente, coadiuvato da un Consiglio di dodici membri - dei quali sette scelti fra persone esperte di problemi inerenti alla trasformazione fondiaria ed alla colonizzazione o rappresentanti delle categorie agricole, e cinque in rappresentanza dei Ministeri di Finanze, Tesoro, Agricoltura e foreste, Lavori pubblici e del Lavoro e della previdenza sociale. Inoltre un Direttore generale aveva la funzione di dirigere, sorvegliare e coordinare tutti i servizi, mentre un Collegio sindacale sovrintendeva al controllo della gestione finanziaria. C'erano, poi, due gestioni distinte per i territori sottoposti: una per la Maremma tosco-laziale ed una per il Fucino.

A livello centrale l'ente era organizzato in numerosi uffici e servizi: Ufficio legale, Ufficio trasformazione fondiaria e colonizzazione, Ufficio assistenza sociale, Servizio cooperazione, Servizio stampa e propaganda, Servizio ragioneria, Servizio amministrativo, Segreteria generale, Servizio bonifiche e lavori, Servizio assistenza tecnica e Servizio catasto e ruoli. A livello periferico operavano quattro Uffici provinciali di colonizzazione (che dal 1956 si chiameranno poi Ripartimenti) due per la Maremma Settentrionale, con sedi in Grosseto e in Pisa, e due per la Maremma Meridionale, con sedi in Roma e Viterbo. A loro volta le sedi periferiche, alle quali era demandato lo stretto rapporto con i territori e gli assegnatari ed organizzate in uffici così come la sede centrale, erano articolate in Centri di colonizzazione (28 centri organizzati in servizio sociale, sezione amministrativa e contabile, sezione macchine, sezione agraria, sezione zootecnica e sezione trasformazione fondiaria), Aziende e Reparti per svolgere al meglio una capillare attività di controllo, assistenza e trasformazione delle singole aree soggette a riforma. Ai sensi dell'art. 2 della legge "Stralcio", l'Ente operò con lo scopo di esercitare le funzioni relative all'individuazione delle grandi proprietà latifondistiche da assoggettare a scorporo, alla pubblicazione dei piani di esproprio, alla lottizzazione ed assegnazione dei terreni, all'inserimento delle nuove proprietà in un'organica opera di trasformazione fondiaria, di bonifica e di miglioramento agrario. Tali interventi furono resi possibili grazie ad una adeguata assistenza tecnica, economica e creditizia fornita ai contadini, concedendo anticipazioni economiche e di scorte vive e morte per la conduzione agraria. La piccola proprietà poi fu messa in grado di operare autonomamente attraverso un articolato processo di formazione specialistica, garantito dall'ente e finalizzato ad ottenere una capacità produttiva da utilizzare non solo per il fabbisogno della famiglia, ma anche per gli scambi di mercato. Contemporaneamente furono svolti corsi di alfabetizzazione, di istruzione professionale per adulti e di economia domestica, consentendo così alle famiglie degli assegnatari una parificazione con le altre categorie di lavoratori. L'ente istituì, poi, non solo una mutua per l'assicurazione e l'assistenza veterinaria del bestiame, così come già avevano fatto altri enti in passato, ma si preoccupò di istituire la prima forma di assistenza medica generica ed ospedaliera per i coltivatori diretti.

Le prime assegnazioni ebbero inizio nel 1951 e si svolsero nel contesto di importanti cerimonie pubbliche nelle quali gli assegnatari ricevevano i contratti, rogati da un notaio, riportanti le indicazioni dell'ubicazione del terreno, delle modalità del pagamento del prezzo e delle rate di ammortamento, delle relative scadenze, nonché delle condizioni di assegnazione e vendita. Allo stesso tempo l'ente operava per realizzare le opere di bonifica e quelle infrastrutturali necessarie a garantire una migliore qualità di vita ed ottimali condizioni di lavoro, costruendo strade principali ed interpoderali, elettrodotti, acquedotti, riattando i vecchi fabbricati colonici e costruendo nuove unità abitative ed annessi agricoli, creando borghi e centri di servizio, chiese, scuole, asili, centri ricreativi, ambulatori medici e veterinari, ed interveniva su tutto il territorio con lavori di dissodamento, scasso, disboscamento dei terreni e realizzando pozzi, laghetti artificiali, scoli, canali ed impianti di irrigazione.

Per completare l'opera residuale della riforma agraria e valorizzarne l'intervento, con più provvedimenti consecutivi (decreto del Presidente della Repubblica 23 giugno 1962 n. 948, legge del 14 luglio 1965 n. 901 e circolare del Ministero dell'Agricoltura e delle foreste 31 luglio 1965 n. 76) l'Ente di colonizzazione venne trasformato in Ente di sviluppo per la Toscana ed il Lazio, con una struttura suddivisa in Uffici riforma, per continuare la gestione delle attività della riforma agraria, e Centri di sviluppo per l'attuazione di piani di sviluppo dell'agricoltura attraverso l'incremento e la specializzazione della produttività e la commercializzazione dei prodotti.

Con legge 30 aprile 1976 n. 386 l'Ente venne soppresso e, a partire dall'anno successivo con il passaggio delle relative competenze alle Regioni, si trasformerà in ERSAL (Ente regionale di sviluppo agricolo del Lazio) nel Lazio ed ETSAF (Ente toscano di sviluppo agricolo forestale) in Toscana, in attuazione della legge regionale Toscana 18 ottobre 1977 n. 72.

Redazione della scheda a cura di Franca Doccini

Bibliografia

Provvedimenti di riforma a favore delle zone economicamente depresse e di maggiore concentrazione fondiaria nel quadro della legislazione connessa, a cura dell'Ente per la colonizzazione della Maremma tosco laziale e del Fucino, Roma 1951;

La Riforma fondiaria nel Fucino: dati fondamentali, a cura dell'Ente per la colonizzazione della Maremma tosco laziale e del Fucino, Roma 1952;

La riforma agraria in Maremma, a cura dell'Ente per la colonizzazione della Maremma tosco laziale e del Fucino, Roma 1952;

Le leggi di riforma fondiaria, a cura del ministero dell'Agricoltura e delle Foreste, Roma 1953;

La riforma fondiaria in Maremma 1951-1954, a cura dell'Ente per la colonizzazione della Maremma tosco laziale e del Fucino, Roma 1955;

Mario Bandini, Sei Anni di riforma fondiaria in Italia, Roma, 1957;

Antonio Bagnulo, Legislazione sulla bonifica, riforma fondiaria ed altre leggi speciali Roma, 1959;

La riforma fondiaria trent'anni dopo, Milano, Franco Angeli, 1971;

Carlo Desideri , L'Amministrazione dell'agricoltura (1910-1980), Roma, 1981;

Antonio Valentino Simoncelli, La Riforma Fondiaria in Maremma, Grosseto, 1989;

Enzo Della Nesta - Antonio Valentino Simoncelli, Dalla riforma fondiaria allo sviluppo agricolo, Roma, 1995;

Antonio Valentino Simoncelli, Gli uomini che fecero la riforma fondiaria, Innocenti editrice, Grosseto, 2002.

Condizione giuridica: Ente di diritto pubblico 1951 - 1976

Fonti normative: Primarie e secondarie: d.lgt. 279/ 1944; d.l.c.p.s. 89/ 1946; d.l.c.p.s. 1710/ 1947; d.l. 114/ 1948; d.l. 121/ 1948; d.l. 1242/ 1948; l. 841/ 1950; d.p.r. 66/ 1951; d.p.r. 948/ 1962; l. 590/ 1965 l. 901/ 1965; circolare m. agricoltura e foreste 76 1965; l. 386/ 1976; l.r. 72/ 1977.




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