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Ufficio del medico provinciale di Firenze

Sede: Firenze

Date di esistenza: 1888 - 1972

Intestazioni: Ufficio del medico provinciale di Firenze, Firenze, 1888 - 1972

Altre denominazioni:
Medico provinciale


Storia amministrativa:
Già fin dal 1865 era stata varata la prima normativa sanitaria organica dello Stato italiano come allegato alla legge sulla "Unificazione Amministrativa dello Stato" in cui fu introdotto il principio secondo il quale la materia sanitaria doveva soggiacere all'autorità politica, principio che rimarrà in vigore per un centinaio di anni. Nel 1874 fu istituita una Commissione municipale di sanità in ogni comune e fu imposto di redigere un regolamento di igiene. Nel 1888 fu approvata una nuova legge in materia di sanità che istituì le figure del Medico provinciale in ogni provincia e dell'Ufficiale sanitario in ogni comune. Questi affiancavano il sindaco ed il prefetto nella gestione della sanità, in particolare il medico sovrintendeva ai servizi igienico-sanitari della provincia e preparava il programma di azione per l'organizzazione e lo sviluppo dei servizi sanitari. Tale programma doveva essere approvato dal prefetto, sentito il parere del Consiglio provinciale di sanità. Nonostante le modifiche apportate dal regolamento del 1906 e dai testi unici delle leggi sanitarie del 1915 e 1934, i principi del 1888 rimasero sostanzialmente alla base della politica sanitaria fino al 1972. Infatti con il regio decreto 27 luglio 1934 n. 1265 (Testo unico delle leggi sanitarie) era stata attribuita al Ministero dell'Interno la competenza sulla tutela della sanità pubblica, affinché emanasse istruzioni di massima su l'assistenza medica, veterinaria, vigilanza sanitaria, l'igiene del suolo e degli abitanti, la purezza dell'acqua potabile, la salubrità e genuinità degli alimenti e delle bevande, le misure contro le malattie infettive, i regolamenti di polizia mortuaria e tutte le disposizioni dirette ad eliminare ogni causa di insalubrità. Con decreto legislativo 12 luglio 1945 n. 417 fu istituito l'Alto commissariato di igiene e sanità, alle dipendenze del Consiglio dei ministri, al quale furono trasferite le funzioni di sovrintendenza prima spettanti al Ministero dell'Interno. Questo organo fu a sua volta soppresso dall'art. 11 della legge 13 marzo 1958 n. 296 che istituiva il Ministero della Sanità e gli trasferiva i compiti di provvedere alla tutela della salute pubblica. Il nuovo Ministero doveva, quindi, provvedere ai servizi sanitari attribuiti dalle leggi alle amministrazioni statali (fermo restando le attribuzioni esercitate dalle amministrazioni con ordinamento autonomo e quelle del Ministero del Lavoro e della previdenza sociale per mezzo dell'Ispettorato del lavoro), doveva sovrintendere ai servizi sanitari, tutelare l'organizzazione e l'efficienza dei servizi stessi per la salute pubblica, emanare istruzioni per tutte le amministrazioni pubbliche che provvedevano ai servizi sanitari, provvedere alla vigilanza tecnica su tutte le organizzazioni, gli enti, gli istituti che svolgessero attività legate all'attività sanitaria. Inoltre il Ministero doveva, in accordo con quello dei lavori pubblici e sentito il Consiglio superiore della sanità, approvare i progetti per la costruzione di ospedali, case di cura, ambulatori e di tutte le opere igieniche realizzate dalle pubbliche amministrazioni. Rimanevano invece attribuite al Ministero dell'Interno le attribuzioni, già dei prefetti, riguardanti le disposizioni delle ispezioni e le inchieste sugli enti che svolgevano attività sanitaria e l'emanazione di provvedimenti urgenti per ragione di igiene e sanità pubblica.

A livello centrale il Ministero fu strutturato in Direzioni generali (a loro volta suddivise in divisioni, sezioni ed uffici), degli affari amministrativi e del personale, dei servizi dell'igiene pubblica ed ospedali, dei servizi di medicina sociale, del servizio farmaceutico, dei servizi veterinari, un Ufficio degli affari generali e riservati, un Ufficio studi e legislazione, un Ufficio per le relazioni con il Parlamento e altri servizi di interesse generale, un Ufficio per le relazioni internazionali e le attività culturali, un Ufficio stampa, nelle Segreterie particolari del ministro e del sottosegretario, in due Ispettorati, uno per gli ordinamenti sanitari degli enti territoriali ed uno per gli enti sanitari. A livello periferico la sanità veniva gestita, secondo le direttive ministeriali e con il coordinamento del prefetto, dagli Uffici del medico e del veterinario provinciale, dagli Ufficiali sanitari dei comuni e dei consorzi comunali, come già previsto dal testo unico 27 luglio 1934 n. 1265 e successive modificazioni. In qualità di organo consultivo della sanità agiva anche il Consiglio provinciale, presieduto dal prefetto competente per territorio e di cui facevano parte il medico ed il veterinario provinciale. Tale organo si occupava di prendere in esame tutti i fatti riguardanti l'igiene e la salute pubblica della propria provincia, di proporre ricerche ed adottare provvedimenti in materia di igiene e salute. Gli Uffici del medico e del veterinario, ognuno secondo le materie di propria competenza, si occupavano di applicare le ordinanze sanitarie, la cui esecuzione era demandata ai sindaci e ai presidenti dei consorzi sanitari, approvavano le tariffe proposte dai loro ordini o dai vari collegi. Dal medico provinciale dipendeva direttamente l'Ufficiale sanitario che si occupava della sanità e salute pubblica, applicando le leggi ed i regolamenti sanitari a livello comunale secondo le direttive impartite dall'ufficio dello stesso medico. Il medico provinciale, inoltre, sovrintendeva e coordinava tutti i servizi di vigilanza igienica e di assistenza sanitaria scolastica. Come richiesto esplicitamente dal Ministero della Sanità nella circolare n. 19 del 20 gennaio 1959, gli Uffici del medico e del veterinario dovevano, sia per esigenze di interesse pubblico che per contenere le spese di gestione, avere sede unica, fermo restando le materie di competenza specifiche e le peculiarità di ognuno. Con il d.p.r. 11 febbraio 1961 n. 264 furono disciplinati i servizi e gli organi che esercitavano la loro attività nel campo dell'igiene e della sanità pubblica e venne attivato, in qualità di organo consultivo, il Consiglio superiore di sanità che aveva sede all'interno dello stesso ministero e che si occupava di prendere in esame i fatti riguardanti la salute pubblica, di proporre lo studio di problemi attinenti all'igiene, di effettuare indagini, ordinamenti e provvedimenti per la tutela della salute pubblica.

Con il d.p.r. 14 gennaio 1972 n. 4 "Trasferimento alle Regioni a statuto ordinario delle funzioni amministrative statali in materia di assistenza sanitaria ed ospedaliera e dei relativi uffici" gli uffici del medico provinciale, esistenti in ambito regionale, furono riorganizzati e trasformati da organi periferici del Ministero della Sanità a organi periferici delle Regioni. Inoltre, tra gli organismi sanitari, furono trasferiti alle amministrazioni regionali anche i Consigli provinciali di vigilanza sugli ospedali psichiatrici, i Consorzi provinciali antitubercolari, relativamente alle funzioni delegate, i Comitati provinciali per la lotta antimalarica, i Dispensari venerei. In seguito con il d.p.r. 24 luglio 1977 n. 616, convertito in legge 21 ottobre 1978 n. 641, con il trasferimento delle funzioni dallo Stato alle Regioni e l'affidamento delle deleghe alle province e ai comuni, iniziò il decentramento dei servizi socio-sanitari.

Con legge 23 dicembre 1978 n. 833 venne istituito il Servizio sanitario nazionale e scomparve la figura del medico provinciale. Si stabilì, infatti, che lo Stato, nell'ambito della programmazione economica nazionale, determinasse, con il concorso delle Regioni, gli obiettivi della programmazione sanitaria nazionale, dettasse le norme dirette ad assicurare le condizioni e le garanzie di salute uniformi per tutto il territorio nazionale, mentre fu delegato alle Regioni l'esercizio delle funzioni amministrative concernenti l'individuazione e la profilassi delle malattie infettive e diffusive, i controlli su produzione, commercio ed impiego di gas tossici e altre sostanze pericolose, nonché quelli sui prodotti dietetici, per l'infanzia e dei cosmetici. Le Regioni dovevano esercitare le funzioni delegate mediante sub-delega ai comuni. Venne inoltre istituito il Consiglio sanitario nazionale con funzioni di consulenza e proposta nei confronti del Governo per la determinazione delle linee generali della politica sanitaria e per l'elaborazione e l'attuazione del piano sanitario nazionale. Alla gestione unitaria della tutela della salute si provvide in modo uniforme sull'intero territorio nazionale attraverso la rete delle Unità sanitarie locali. Con legge della Regione Toscana 17 ottobre 1983 n. 69, ad integrazione della legge regionale 71/1980, si stabilirono le disposizioni per il riordino delle funzioni in materia di igiene e sanità pubblica, veterinaria, farmaceutica e di vigilanza sulle farmacie riservate allo Stato, comprese quelle già esercitate dal medico provinciale. Alla Regione rimasero i compiti di indirizzo, organizzazione, coordinamento e verifica delle attività in materia di igiene e sanità pubblica, medica, veterinaria e farmaceutica, mentre tutte le funzioni già di competenza dell'ufficiale sanitario, del medico e del veterinario provinciale vennero di fatto esercitate dalle Unità sanitarie locali.

Redazione della scheda a cura di Franca Doccini e Rita Perria


Bibliografia

Il decentramento dei servizi socio-sanitari: indagine conoscitiva sullo stato di attuazione del D.P.R. n. 617/1977 nel settore socio-assistenziale condotta dal Centro Studi Investimenti Sociali (CENSIS) nel luglio 1981, a cura del Ministero dell'Interno,Roma, 1982;

Lucio Licci, Contributi e prestazioni dell'assistenza sanitaria: la legge di riforma sanitaria, la contribuzione di tutte le categorie di cittadini, le prestazioni sanitarie, le prestazioni economiche, Roma, 1986.


Fonti

Relazione sull'attività svolta nel 1979 dal gruppo di lavoro interdipartimentale per la gestione degli archivi degli uffici regionali,Firenze, 1980, ASRT, Prima sezione, I/6.255, n. 149;

Relazione sull'attività svolta nel 1982 dal gruppo di lavoro interdipartimentale per la gestione, degli archivi degli uffici regionali,Firenze, 1983, ASRT, Prima sezione I/6.255, n. 10;

Relazione sull'attività svolta nel 1988 dal gruppo di lavoro interdipartimentale per la gestione dell'archivio della Giunta regionale,Firenze, 1989, ASRT, Prima sezione I/6.255, n. 30.

Condizione giuridica: Ente di diritto pubblico 1888 - 1972

Fonti normative: Primarie e secondarie: t.u. 1265/ 1934; d.lgs. 417/ 1945; l. 296/ 1958; circolare m. sanità 19/ 1959; d.p.r. 264/ 1961; d.p.r. 4/ 1972; d.p.r. 616/ 1977; l. 641/ 1978; l. 833/ 1978; l.r. 71/ 1980; l.r. 69/ 1983.


Complessi archivistici prodotti:
Ufficio del medico provinciale di Firenze. Giunta regionale toscana, 1922 - 1983 (fondo, conservato in Regione Toscana. Archivio storico della Giunta)

Altra documentazione:
Alto commissariato di igiene e sanità (conservato in Archivio Centrale dello Stato, Roma)
Dipartimento della sicurezza sociale (conservato in Archivio generale della Giunta regionale toscana, Sesto Fiorentino)
Fondo Ministero dell'Interno (conservato in Archivio Centrale dello Stato, Roma)
Fondo Ministero della Sanità (conservato in Archivio Centrale dello Stato, Roma)
Ufficio del veterinaio provinciale di Firenze (conservato in Archivio generale della Giunta regionale toscana, Sesto Fiorentino)



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