Tasti di scelta rapida del sito: Menu principale | Corpo della pagina | Vai alla colonna di sinistra

AST | Recupero e diffusione degli inventari degli archivi toscani
Menu di navigazione
Home » Ricerca guidata » Inventari - Ordine alfabetico » Visualizza scheda
stampa

Colonna con sottomenu di navigazione


Contenuto della pagina


Inventario dell'archivio preunitario del Comune di Pontassieve

Tipologia: inventario analitico

a cura di Veronica Vestri

patrocinio: -

Pubblicazione: inedito, documento ad uso interno

Descrizione fisica: -, -

Contenuti:

Se davvero per archivio si intende il "complesso dei documenti prodotti o [...] acquisiti da un ente [...] durante lo svolgimento della propria attività" 1 e successivamente inventariati, ordinati, e conservati per il loro valore di attestazione e di identità storica2 si comprende quanto sia necessario, prima di consultare un archivio, conoscere la storia e l'evoluzione del soggetto produttore, nel nostro caso la comunità di Pontassieve. Le carte, infatti, sono unite fra loro dal vincolo archivistico ossia "il nesso che collega in maniera logica e necessaria la documentazione che compone l'archivio prodotto da un ente"3 e che "è alla base dell'ordinamento secondo il metodo storico e consente di comprendere in base a quali criteri l'ente aggregava i propri documenti [...]".4 L'archivio, dunque, è il prodotto della storia, degli uomini che l'hanno fatta e vissuta, delle sovrapposizioni territoriali ed istituzionali di una comunità.

Per la storia di Pontassieve, quindi, non si può prescindere dal conoscere le vicende storico-istituzionali delle lega di Diacceto, che unita a quella di Monteloro e Rignano comprendevano il territorio posto nella valle inferiore della Sieve e comprendente settantaquattro popoli ossia parrocchie.5 Il territorio in questione fu oggetto di una lenta e metodica erosione fatta dal comune di Firenze ai danni dei conti Guidi e dei vescovi di Fiesole e Firenze che ne detenevano l'antica giurisdizione; il governo fiorentino, infatti, accampando diritti e pretese remotissimi riuscì fin dal XII secolo a comprendere sotto la propria tutela anche la valle della bassa Sieve. Il comune di Firenze per effettuare il controllo territoriale di tutto il suo dominio, sia in termini di difesa ma anche in termini di gestione diretta, elaborò il sistema delle leghe ossia l'aggregazione di più popoli in un unicum istituzionale. Erano le leghe, ad esempio, a fornire i soldati per la protezione del territorio o per le esigenze date da guerre in atto e, sempre le leghe, contribuivano economicamente alla costruzione di baluardi, fortificazioni, ponti e infrastrutture necessarie alla conservazione e tutela del dominio. La prima attestazione documentaria dell'esistenza delle leghe di Pelago o Diacceto, Rignano e Monteloro si ha nel 1311 in alcune lettere della Signoria di Firenze.6 Nel 1322 si procedette all'istituzione del Capitano del Popolo, che estratto tra gli eleggibili delle partizioni della città di Firenze dette Sesti, aveva anche il controllo della lega che gli era abbinata da una successiva estrazione, confermando la supervisione diretta del governo centrale sul proprio dominio; nello statuto del Capitano del popolo, del 1322, appunto, si ricordano le leghe di Monteloro e Pelago/Diacceto non quella di Rignano, forse omessa perché mancante di un suo capitano, per la minore densità di popolazione, composta com'era da 16 popoli e 2 pivieri e non da 36 come Monteloro o Diacceto che ne contava 22.7 La lega di Rignano, risulta comunque, presente ed attiva, assieme a quelle di Monteloro e Diacceto, in un documento del 1332, volto alla riforma generale del sistema di controllo del dominio fiorentino, in cui si dà anche elenco dei popoli che le componevano.9

Il territorio della bassa Sieve era costellato di castelli, fortezze, castra, già prima dell'avvento delle leghe: residuo della dominazione feudale dei primi secoli del medioevo.10 Queste presenze di piccoli ma fitti agglomerati, giustificarono a loro volta la costituzione ed il mantenimento di una viabilità importante e che metteva in comunicazione la zona con la Romagna ed il Casentino. Questo reticolato di strade e percorsi fu anche alla base del castello di Pontassieve. Già all'inizio del XIII secolo è attestata la presenza della chiesa di S. Angelo11 ma è del 1317 la certezza che esistesse, nel popolo, di sant'Angelo a Sieve un piccolo borgo presso il ponte sul fiume, dal momento che Folco Portinari, in quell'anno, vendette a Iacopo e Doffo Bardi tre case con un forno, proprio alle pendici del ponte stesso.12 Nel corso del XIV secolo, si susseguono altre testimonianze dell'esistenza di un piccolo centro abitato nella zona che poi fu scelta come sede del Castel Sant'Angelo, antenato dell'attuale Pontassieve e di cui si conosce l'esatta fondazione dovuta, principalmente, a motivi di tutela e controllo del sistema viario di cui si trovava, per così dire, al centro e in cui si erano sviluppate attività commerciali e manifatturiere.14

L'esigenza di collocare stabilmente in Val di Sieve la sede istituzionale di un Vicario, rappresentante del potere centrale sul territorio, con precisi compiti di tutela dell'ordine pubblico, fu sentita come necessaria ed inevitabile alla metà del XIV secolo; il territorio infatti era oggetto di scorribande di banditi, di soprusi e saccheggi che gli abitanti stentavano a tollerare e contenere e che costituivano una sorda e costante minaccia anche per la capitale Firenze. E' del novembre del 1356 una provvisione del governo fiorentino con cui si delibera l'istituzione di un vicario della Val di Sieve, con residenza a Montebonello, a cui era sottoposta la vigilanza dei territori delle leghe di Rignano, Monteloro, Diacceto Cascia e Fiesole, e con il diritto a disporre per il suo lavoro di una "famiglia" (ossia un insieme di collaboratori, di cui facevano parte armati ed un notaio); lo stesso provvedimento, infine, stabilì che si procedesse alla costruzione di un castello presso sant'Angelo a Sieve.15 Anche Matteo Villani nella sua Cronaca riporta l'informazione: "fece il Comune porre una [terra] al Ponte a Ssieve, nuova, [...] il quale è più per ridotto di una guerra che per abitazione o per mercato che vi si potesse allignare".16 La costruzione del castello è documentata da un registro conservato presso l'Archivio di Stato di Firenze e che testimonia le varie fasi dei lavori che durarono, con varie interruzioni dal 1357 al 1376.17 A dispetto di quanto osservava il Villani, alla costruzione del castello, la Signoria fiorentina affiancò la costituzione di un mercato, espressamente istituito nel 1399 con una provvisione, perché, sfruttando la strategica posizione viaria, il piccolo borgo, ancora così scarsamente popolato da giustificare l'edificazione di un fortilizio, potesse accrescersi e svilupparsi;18 da questo momento, a nostro parere, Pontassieve diviene a pieno diritto una comunità organizzata e istituzionalmente costituita.

L'organizzazione periferica del dominio fiorentino nell'ottobre del 1376 subì una radicale trasformazione: si decise infatti di spartire il territorio soggetto, in Podesterie, che, mantenendo sostanzialmente il sistema delle leghe, divennero la rappresentanza del governo centrale con funzioni di mantenimento dell'ordine pubblico, guidate dai Podestà, nominati dal governo centrale e che sostanzialmente mantennero le funzioni dei Capitani delle leghe.19 Per quanto riguarda il territorio in questione le leghe di Diacceto, Monteloro e Rignano furono denominate genericamente come "Potestaria Ghiaceti", qualificata come podesteria di secondo grado in quanto non eccessivamente popolata.20 Già nel 1385 la podesteria, ancora denominata indicando il toponimo Diacceto, passò a quelle di primo grado ma, dopo il citato provvedimento del 1399, con cui si istituì il mercato, si assiste al lento prevalere nella denominazione del toponimo di Pontassieve che finirà per attestarsi come definitivo nei primi decenni del XVI secolo. I podestà avevano facoltà di giurisdizione civile per le cause non eccedenti le 5 lire, a loro spettava il mantenimento dell'ordine pubblico arrestando e giudicando malfattori e banditi. Alle comunità soggette alle Podesterie era lasciata facoltà di compilare statuti propri e per Pontassieve il primo fu redatto nel 1402;21 lo statuto successivo, redatto nel 1523, conservato oggi anch'esso, come il precedente, presso l'archivio fiorentino,22 si trova in copia settecentesca nell'archivio comunale. Delle carte prodotte dalla Podesteria, nell'attuale archivio storico restano pochi atti e tutti risalenti ad epoca moderna: oltre la copia degli Statuti, si sono mantenuti alcuni registri: uno di deliberazioni del podestà; uno dei camerlenghi della Podesteria in cui sono annotati i saldi del bilancio dell'istituzione, uno di saldi del depositario dei pegni confiscati ad insolventi delle pene comminate dal podestà, ed uno relativo alla gestione contabile dei fedecommessi di cui era stata investita la Podesteria come soggetto legatario di vari testamenti.

Coadiuvatore principale del Podestà era il Notaio delle leghe, a cui si attribuiscono ruoli e funzioni tutte miranti al coordinamento del funzionamento del governo locale in cui erano bilanciate le forze rappresentative elette nelle leghe di Monteloro, Diacceto e Rignano e che per Pontassieve sono ben specificate proprio nello statuto del 1402.23Il notaio, nominato dal governo locale e sottoposto all'approvazione della Signoria fiorentina, svolgeva principalmente il compito di Cancelliere della Podesteria, registrando, conservando e compilando i documenti necessari al suo funzionamento e pertanto conoscendone profondamente dinamiche e meccanismi interni, tanto che la sua figura assunse un ruolo sempre più rilevante soprattutto in connessione alle operazioni legate al prelievo fiscale imposto dalla dominante sul territorio. Nel corso del XV secolo i compiti che il governo centrale affidò al Podestà e al Notaio della Podesteria aumentarono e cambiarono la loro natura: la Podesteria pur mantenendo il suo ruolo di ente preposto al mantenimento dell'ordine pubblico e all'amministrazione della giustizia assunse sempre più anche poteri di controllo amministrativo e fiscale; per questo motivo, lo stato fiorentino, ormai dotato di una capillare organizzazione istituzionale fondò, nel 1419, la magistratura dei Cinque conservatori del Contado e Distretto fiorentino con la funzione di supervisione e coordinamento dell'amministrazione territoriale. La crescita della Toscana e di Firenze e l'affermazione del principato mediceo trasformarono notevolmente la gestione del territorio e nel 1560 la magistratura dei Cinque conservatori fu sostituita da quella dei Nove conservatori del dominio fiorentino. Il cambiamento fu sostanziale: ai cancellieri, nominati localmente, furono sostituiti dei notai direttamente nominati a Firenze assicurando così un diretto e più ampio controllo della gestione ed al tempo stesso uniformando procedure, compiti, iter burocratici su tutto il territorio del Granducato.24Nacquero dunque i "cancellieri fermi", così furono definiti questi funzionari nominati dal governo centrale, che assumevano il loro ruolo per un periodo pluriennale e non per pochi mesi come avveniva per i loro predecessori, costretti a permanenze in carica più brevi seguendo una prassi tipica nei piccoli governi locali. La sostituzione avvenne su tutto il territorio toscano nel corso di un decennio e vide la sua conclusione del 1575 quando furono emanate le Istruzioni per i cancellieri 25che ne definirono con precisione i compiti legati alla redazione e conservazione degli atti della gestione amministrativa e finanziaria, alla cura e alla esattezza del prelievo fiscale e più ampiamente a tenere i contatti con il Magistrato dei nove conservatori. Anche il compartimento della Podesteria di Pontassieve, che peraltro continuava ad esercitare il suo ruolo di ente preposto all'amministrazione del potere giudiziario, fu pertanto sede di una Cancelleria vera e propria, comprendendo sempre l'estensione territoriale originaria composta dai nuclei delle tre leghe di Monteloro, Diacceto e Rignano. Gli atti della Cancelleria di Pontassieve conservati presso l'archivio comunale partono dal 1693 e comprendono varie serie: oltre al carteggio e agli atti emanati dal Cancelliere, alla serie degli editti e delle circolari, si trovano in questo fondo anche gli atti relativi all'esazione della Tassa del macinato, che nata come imposta comunitativa nel 1678, negli anni 1763-1789 fu competenza della Cancelleria. Le serie proseguono con quella dei censi e livelli delle proprietà della Comunità di Pontassieve, sottoposte alla vigilanza del Cancelliere e con quella dell'Ufficio dello stato civile delle comunità annesse alla Cancelleria di Pontassieve ossia Pontassieve stessa, Pelago e Rignano; l'istituzione dell'Ufficio di stato civile, effettuata in Toscana, sotto il regime napoleonico, impose la tenuta dei registri di nascita, matrimonio e morte. Tale competenza, dopo la Restaurazione, fu demandata nuovamente alle parrocchie, permanendo però al Cancelliere il compito di vigilanza e l'incarico di inviarne copia alla Segreteria del Regio Diritto.26

Sempre nell'archivio della Cancelleria trovano posto gli atti relativi all'arruolamento militare: nel 182027 si impose alle comunità toscane di contribuire alla formazione effettiva dell'esercito fornendo complessivamente 800 reclute ogni anno. Tale provvedimento impose la formazione di una specifica deputazione composta dal giusdicente locale, dal Gonfaloniere, dal primo Priore e dal Cancelliere che svolgeva mansioni di segretario, conservando pertanto tali atti presso il proprio ufficio. In stretta relazione alla funzione di gestione del prelievo fiscale si deve anche giustificare la presenza nell'archivio della Cancelleria del prospetto delle rendite dei proprietari per la formazione del nuovo Catasto del 1834. Chiudono il fondo le serie relative all'amministrazione finanziaria della Cancelleria.

L'organizzazione periferica del Granducato di Toscana non subì profondi cambiamenti fino all'avvento del regime lorenese che attuò radicali trasformazioni per l'amministrazione giudiziaria e territoriale. Con la riforma dei tribunali giudiziari del 1772 le circoscrizioni giudiziarie cambiarono il loro aspetto; Pontassieve divenne un Vicariato ossia sede di un tribunale e si staccò dal compartimento di san Giovanni Valdarno.28 Con l'emanazione, nel 1774, del Regolamento delle comunità 29si riorganizzarono funzioni e magistrature del governo locale. Nel caso di Pontassieve, come delle altre comunità toscane, si stabilì di affidare il governo ad un Magistrato comunitativo formato da un gonfaloniere, quatto rappresentanti ed un consiglio costituito da tanti partecipanti quante erano le circoscrizioni territoriali della comunità stessa. Notevoli anche le riforme fiscali: si mantennero le tasse del Macinato e della Decima ma si sostituì il Dazio comunitativo (un insieme di imposte che variavano da località a località e che costituivano il nucleo principale del prelievo fiscale sul territorio) istituendo la Tassa di redenzione che era pagata in parti proporzionali fisse da mezzadri, artigiani e possidenti. Nell'archivio del comune di Pontassieve di questo primo periodo della Comunità non restano molti documenti: alcuni registri di deliberazioni, i repertori degli eleggibili al Magistrato, due filze di contratti, le carte della gestione finanziaria ma soprattutto gli atti relativi al mantenimento e cura delle strade e corsi d'acqua, una delle competenze più importanti affidate al governo locale. Nel 1784 Raffaello Paganelli ebbe l'incarico di compilare un Campione delle strade poste nel territorio della Comunità di Pontassieve composto da 29 tavole acquerellate a colori e da una descrizione scritta:30ancora oggi una delle fonti più preziose per lo studio della viabilità del territorio e della Toscana in senso più ampio. La riforma del 1774 in ogni caso determinò una frattura nell'estensione territoriale delle competenze amministrative di Pontassieve: fu infatti creata la comunità di Rignano, mentre Pelago rimase sotto l'influenza di Pontassieve; si vennero così a creare due entità governative separate ma la connessione socio-economica tra i due centri, uniti da quattro secoli di storia istituzionale comune, si mantenne, tanto che il Magistrato comunitativo di Rignano, continuò a lungo a riunirsi presso i locali di Pontassieve.

Con l'annessione della Toscana all'Impero francese vi furono nuove riforme e cambiamenti dell'amministrazione periferica: le Comunità divennero Mairies alla cui guida era posto il Maire, un funzionario nominato dal governo centrale e non più ad elezione locale e che accentrava su di sé tutta la gestione del comune da quella economica al mantenimento dell'ordine pubblico (l'istituzione delle Giudicature di Pace e dei Tribunali di prima istanza nei Dipartimenti, sospese l'attività dei Vicariati istituiti nel 1772 come Pontassieve), dal controllo fiscale alla tenuta dello stato civile.31L'accentramento di tante competenze in un unico ufficiale pubblico, che aveva alcuni collaboratori ed era coadiuvato da un consiglio comunale con sole funzioni consultive, impose la presenza di molte mairies sul territorio; per quanto riguarda l'estensione giurisdizionale di competenza di Pontassieve questo comportò la creazione della mairie di Pelago, determinando la definitiva separazione in tre entità governative indipendenti di quello che era il nucleo medievale originario delle tre leghe di Monteloro, Diacceto e Rignano. Nell'archivio comunale restano atti delle mairies di Pontassieve, Rignano e Pelago, per queste ultime limitate al carteggio ed atti e per Pontassieve comprendenti anche lo Stato civile.

Con la convenzione di Parma del 20 aprile 1814 e la caduta del regime napoleonico si restaurò in Toscana il sistema amministrativo precedente comprensivo anche dell'organizzazione periferica territoriale, ristabilendo, pertanto le Comunità con i loro organi di gestione ed i Vicariati con i loro tribunali. Il Magistrato comunitativo di Pontassieve, pertanto, a cui però non fu riannessa la comunità di Pelago, che rimase dal periodo francese, completamente autonoma, riprese l'attività governativa fino al 1865: è, infatti, riferibile a questo periodo il nucleo più cospicuo della documentazione conservata presso la sezione preunitaria dell'archivio storico comunale. A parte le serie delle Deliberazioni e del Carteggio, rispettivamente del Gonfaloniere e del Magistrato comunitativo, sono consultabili anche gli atti della gestione delle acque e strade, comprensivi degli Accolli ossia della parte di mantenimento stradale spettante agli abitanti, che, dopo aver effettuato eventuali riparazioni e risarcimenti, venivano rimborsati dall'amministrazione pubblica delle spese sostenute32e i documenti prodotti dall' Ufficio di stato civile33, mantenuto come utile retaggio del regime francese. Sono sopravvissute anche le carte relative alla Guardia nazionale, un corpo militare creato nel 184934 poi abolito e successivamente ripristinato nel 1859,35con compiti di sorveglianza del territorio. Gli arruolabili erano selezionati tra gli abitanti dii età dai 21 ai 55 anni e valutati da un consiglio di ricognizione di cui era a capo il Gonfaloniere. Oltre ai numerosi atti legati alla gestione finanziaria della comunità, racchiusi nelle serie dei Bilanci, dei Saldi, dei Registri dei mandati e dei Repertori delle assegnazioni e relativi Documenti di corredo, spiccano quelli relativi al prelievo fiscale della Tassa prediale, imposta nel 1816 in sostituzione della Tassa di redenzione ma mantenendo gli stessi meccanismi di tassa fondiaria dei possidenti 36e della Tassa di famiglia, istituita nel 1815, abolendo la Tassa sul macinato,37e basata come un'imposta dei nuclei familiari e ripartita con un contingente prefissato per ciascuna comunità, calcolato in relazione agli abitanti del territorio. Alla Comunità di Pontassieve spettava poi anche l'amministrazione delle carceri, di cui si conservano due filze ed un registro.

Chiude la sezione preunitaria dell'archivio comunale di Pontassieve il fondo del Tribunale. Nel 1772 con la riforma lorenese dell'amministrazione giudiziaria Pontassieve divenne Vicariato e pertanto sede di un Tribunale; tale istituzione sospese la sua attività in periodo napoleonico, per riprenderla nel 1814 con i provvedimenti legati alla Restaurazione.38 Di questo primo periodo di attività del Vicariato e del Tribunale preunitario di Pontassieve, restano pochi atti limitati al Carteggio, ai Protocolli e agli Atti economici del Vicario, ossia l'emanazione di sentenze con condanne pecuniarie. Con la riforma del 9 marzo 1848 il territorio toscano e la relativa amministrazione giudiziaria subirono sostanziali cambiamenti: furono aboliti Vicariati e Podesterie e si crearono compartimenti sotto la guida di un Prefetto, a loro volta divisi in circondari, sedi dei Tribunali di prima istanza, e Delegazioni di governo, come nel caso di Pontassieve, i cui Tribunali e Preture ereditarono i poteri di amministrazione della giustizia civile e criminale;39buona parte della documentazione ancora presente, riguarda pertanto il periodo della Delegazione di governo di cui si conservano oltre al Carteggio, i Protocolli, gli Atti economici anche i Rapporti di polizia e le Circolari oltre ad un registro relativo alla gestione del carcere competenza della Pretura.

Nonostante una storia istituzionale così intensa e affascinante, stupisce che la sezione preunitaria dell'Archivio storico comunale di Pontassieve comprenda circa 600 unità, tutte per lo più concentrate nel periodo del XVIII e XIX secolo. Il primo inventario dell'archivio della Podesteria e della Cancelleria risale al 1746 ed era allegato alla relazione che il cancelliere Giuseppe Bertacchi presentò a Pompeo Neri, incaricato dal Granduca di ispezionare le istituzioni periferiche del territorio; 40 di quanto descritto in tale documento oggi non resta quasi nulla, se si esclude la copia dello Statuto del 1523 ed alcune filze di carteggio di cancelleria. Un successivo inventario dell'archivio della Cancelleria, risalente al periodo 1855-1859, si presenta strutturato in maniera topografica, per cui ogni stanza deputata alla conservazione degli atti comprendeva una serie d'archivio. In una relazione del 1978 compilata da Augusto Antoniella si denuncia la mancanza degli atti più antichi come quelli relativi all'antica Podesteria di Diacceto ma anche la scarsità della documentazione relativa al primo periodo del Vicariato, quest'ultima probabilmente confluita presso la pretura di Firenze in adempienza al Regio Decreto del 1 settembre 1870, secondo cui gli atti dei tribunali preunitari dovevano essere versati alle Preture competenti, ma ancora non individuata con certezza presso l'istituzione fiorentina. Nel marzo del 1981, Fausto Berti, incaricato di riordinare la sezione preunitaria, confrontando l'inventario ottocentesco con l'effettiva consistenza dell'archivio denunciò la dispersione di 321 filze della Podesteria antica. L'archivio, pertanto, precedentemente sistemato fisicamente sulle scaffalature secondo un criterio meramente cronologico e non seguendo il metodo storico e rispettando pertanto il vincolo archivistico delle carte, subì una sua prima inventariazione scientifica ad opera del Berti. A noi il compito di revisionare e completare tale lavoro, arricchendone la schedatura e compilando questa introduzione, e di inserirlo nel sistema AST, promosso dalla Regione Toscana in collaborazione con la Scuola Normale di Pisa, volto alla diffusione degli inventari degli archivi storici comunali toscani.



Podesteria di Pontassieve

Statuti della Podesteria di Pontassieve

Deliberazioni e partiti della Podesteria di Pontassieve

Saldi della Podesteria di Pontassieve

Saldi dei depositari dei pegni

Fidecommissi

Cancelleria di Pontassieve

Carteggio ed atti del cancelliere comunitativo

Ministeriali e circolari

Editti ed atti magistrali delle comunita' sottoposte alla Cancelleria di Pontassieve

Deliberazioni della comunita' di Pontassieve ad uso del cancelliere

Tassa del macinato

Censi e livelli

Stato civile delle comunita' annesse alla Cancelleria di Pontassieve

Arruolamento militare

Nuovo catasto

Obblighi dei camerlenghi

Assegnazioni e mandati di spesa

Osservazioni e repliche ai rendiconti

Comunità di Pontassieve

Deliberazioni e partiti del Magistrato e del Consiglio

Repertori alfabetici e ristretti cronologici delle deliberazioni

Imborsazioni

Contratti

Cause

Affari di strade e fabbriche

Saldi dei camerlinghi

Mairie di Pontassieve

Deliberazioni del consiglio municipale

Carteggio ed atti della Mairie

Contratti

Stato civile

Comunità restaurata di Pontassieve

Deliberazioni e partiti

Repertori delle deliberazioni

Protocolli della corrispondenza

Carteggio e atti del gonfaloniere

Carteggio ed affari trattati dalla rappresentanza comunale

Repertori

Affari di acque e strade

Guardia nazionale

Imborsazioni

Amministrazione delle carceri

Bilanci

Saldi

Registri dei mandati

Repertori delle assegnazioni poi Registri dei mandati e assegnazioni

Documenti di corredo al rendimento dei conti

Tasse

Stato civile

Atti vari

Vicariato di Pontassieve

Carteggio del Vicario Regio

Protocolli degli atti economici

Atti economici dei Vicarii Regii del tribunale di Pontassieve

Delegazione di governo di Pontassieve

Carteggio

Protocolli degli atti economici

Atti economici dei delegati

Registri dei pregiudicati

Rapporti di polizia

Cauzioni di feto

Circolari

Repertori delle circolari

Pretura di Pontassieve

Mairie poi Comunità di Rignano

Mairie di Rignano

Comunità di Rignano

Mairie poi Comunità di Pelago

Mairie di Pelago

Comunità di Pelago



Codifica:
Veronica Vestri, settembre 2011 - novembre 2013
Paolo Santoboni, revisione, settembre 20111; novembre - dicembre 20132

icona top