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Guida ai fondi dell'archivio storico del Comune di Livorno

Tipologia: guida

a cura di Silvia Nannipieri, Arianna Orlandi, Simona Stecchini [Cooperativa Nouvelles Frontières], Elena Cavallini, Rossana Giuntoli, Lorena Marconi, Monica Moschei, Ezio Papa [Archivio storico del Comune di Livorno]

patrocinio: -

Pubblicazione: Livorno, Comune di Livorno, 2007

Descrizione fisica: pp. 55, ill. 10 foto b/n

Collezione: Quaderni CLAS, 1

Contenuti:

La cultura di una città trova fondamento nella sua storia.
Provvedere alla conservazione ed all'ordinamento dei propri archivi rappresenta quindi uno degli obiettivi prioritari della Amministrazione comunale per salvaguardare la memoria storica della comunità; il necessario corollario di tale obiettivo è costituito dalla promozione dell'attività di ricerca e di valorizzazione che consentono l'esercizio del fondamentale diritto di tutti i cittadini allo sviluppo dell'informazione e della conoscenza.
L'Archivio Storico Comunale di Livorno conserva un'ampia documentazione della vita politico- amministrativa della città: infatti al nucleo originario del materiale documentario si sono aggiunti, nel corso degli anni, i fondi archivistici di alcuni enti soppressi nonché quelli ricevuti dal Comune in dono o in deposito.
L'attenzione prestata all'aspetto conservativo di questo importante patrimonio culturale ha permesso di preinventariare il materiale, in modo tale da rendere consultabili le serie archivistiche corredate da elenchi circostanziati; inoltre il ricorso a strumenti innovativi, quali internet e i motori di ricerca, ha reso possibile la fruizione, in tempo reale ed a una utenza sempre più vasta, del materiale riordinato e inventariato.
È con viva soddisfazione, pertanto, che l'Amministrazione Comunale di Livorno consegna alla città questo volume che costituisce, oltre che uno strumento di documentazione puntuale non solo per specialisti e studiosi, anche una sorta di sintesi contenutistica, che di volta in volta potrà essere arricchita da specifici contributi.
Dopo un'ampia parte introduttiva dedicata alle vicende costitutive dell'Archivio Storico Comunale e ai criteri di inventariazione, l'opera illustra infatti la lista delle Serie documentarie conservate nell'Archivio stesso, fornendo una accurata descrizione della documentazione che è stata oggetto di riordino preinventariale informatizzato e di quella descritta in elenchi di consistenza dettagliati.
Ringraziamo, dunque, tutti coloro che hanno reso e renderanno possibile questo progetto editoriale e in particolare coloro che, con passione e competenza, sono quotidianamente impegnati nella conservazione del patrimonio comune di tutti i livornesi di oggi e domani.

Alessandro Cosimi
Sindaco di Livorno



L'Amministrazione Comunale, in questi ultimi anni, oltre a promuovere un'opera di riordino ed informatizzazione del proprio patrimonio archivistico, si è posta l'obiettivo di valorizzare il materiale d'Archivio Storico attraverso la pubblicizzazione degli interventi effettuati.
Nell'anno 1997 usciva la prima guida all'Archivio storico del Comune di Livorno composta da sei pagine. Il depliant di invito alla presentazione della prima uscita pubblica dell'"Archivio ritrovato", recava nella copertina l'immagine di un documento manoscritto visualizzato attraverso un computer.
L'immagine ben ha sintetizzato l'approccio con il quale si è guardato alla inventariazione dell'archivio. Riprendendo infatti - alla fine degli anni novanta - il filo di una gestione dimenticata, l'U. Archivio e Protocollo si avvicinò alla materia con un approccio moderno che privilegiava l'uso dello strumento informatico secondo le linee già individuate in numerosi provvedimenti normativi e per le quali lo stesso ufficio si avviava a sperimentare il protocollo informatico e la gestione informatica dei flussi documentali, esperienza poi divenuta di riferimento a livello nazionale.
L'idea appassionava fortemente tutto il gruppo di operatori "capitanati" dalla responsabile Sig.ra Grazia Poli, fermamente deciso a scongiurare che l'archivio ritrovato avesse nuovamente a disperdersi e che pertanto utilizzasse tutti gli strumenti, anche i più innovativi, per essere conosciuto - magari scoperto - e soprattutto vitale, in particolare nel rapporto con la sua città.
Da qui l'impegno a proseguire in maniera parallela sia nell'attività di riordino che di pubblicizzazione, attraverso la Rete Civica, dei contenuti dell'Archivio e l'avvio di un sistema di classificazione dei documenti collegato al protocollo informatico che assicuri l'archivio di domani.
Per l'anno 2006, preme evidenziare l'apertura dell'Archivio ai più piccoli attraverso l'inserimento di visite guidate e laboratori dedicati alle scuole primarie e secondarie di primo grado; mentre nel 2007 prende avvio la collana editoriale dedicata ai Quaderni dell'Archivio, di cui questa pubblicazione costituisce il primo numero.

Ufficio Archivio e protocollo



Da oltre un decennio l'Amministrazione Comunale di Livorno si è impegnata nel progetto di sistemazione del proprio Archivio Storico, un progetto che non risponde soltanto ad un obbligo di legge, ma rappresenta un concreto sostegno all'attività di indagine storica: il ricchissimo patrimonio documentario conservato presso l'archivio costituisce infatti un elemento di primaria importanza per la conservazione della memoria e dell'identità storica del territorio e l'analisi delle sue vicende economiche, sociali e culturali, ma anche per la ricerca scientifica, la didattica e l'azione progettuale delle istituzioni.
La pubblicazione di una guida ai fondi, oggetto del primo "Quaderno" di una collana destinata ad accogliere studi e lavori sull'Archivio Storico comunale, rappresenta dunque una tappa importante di questo processo, rendendo disponibile ad un pubblico ampio una strumento di indirizzo indispensabile nell'attività di ricerca.
La realizzazione della guida è stata resa possibile a partire dall'attuazione di impegni fondamentali assunti dall'Amministrazione comunale negli anni '90: da una parte l'avvio delle operazioni di riordino ed inventariazione, dall'altra la predisposizione di una nuova sede dell'Archivio Storico ed il trasloco delle oltre diecimila unità documentarie che lo costituiscono dai precari siti in cui si trovavano collocate in precedenza. Dopo l'allestimento di idonei depositi inseriti nello stabile ristrutturato di Via del Toro, l'Archivio Storico del Comune di Livorno è diventato un luogo privilegiato per la conservazione e la consultazione dei documenti. Per questi ultimi sono stati approntati strumenti di consultazione di varia natura e di differente grado di dettaglio e di analicità: dagli inventari di alcuni archivi aggregati, quali quello della Congregazione di Carità e dell'Ente Comunale di Assistenza, curati da Gloria Mazzi e Daniela Tazzi, dell'Archivio di Stato di Livorno, agli elenchi predisposti per il trasferimento dallo staff dell'Archivio Storico, guidato da Elena Cavallini, fino al lavoro di schedatura e di inventariazione di importanti serie documentarie che Silvia Nannipieri e Arianna Orlandi stanno portando avanti con paziente impegno, ed i cui primi risultati sono già visibili in rete. Tali strumenti di consultazione e di accesso sono stati opportunamente rivisti ed utilizzati per predisporre questa pubblicazione che, come si è detto, mette a disposizione degli studiosi il patrimonio storico archivistico comunale nel suo complesso.
È dunque doveroso sottolineare la qualità delle operazioni che stanno a monte dell'attuale sistemazione dell'Archivio Storico del Comune di Livorno, particolarmente apprezzabile a fronte della complessità della storia dell'organizzazione e della trasmissione di questo patrimonio che nel lungo periodo ha conosciuto vicende di trascuratezza ed episodi di custodia malsicura e precaria che più volte ne hanno messo a rischio la conservazione stessa. Il lavoro descrittivo finale, quale possiamo apprezzare nello strumento che si pubblica, è infatti solo la parte conclusiva di un difficile e faticoso percorso di ricostruzione generale dei processi di produzione e di sedimentazione delle carte.
Quanto poi all'importanza e alla ricchezza del materiale, che costituisce oggi l'Archivio Storico del Comune di Livorno, basterà qui rinviare alle informazioni contenute nella guida stessa: si tratta di un complesso di fonti che documentano con continuità, dal 1865 al 1960, la vita dell'istituzione municipale nei suoi assetti politici ed organizzativi - dalla selezione delle classi dirigenti locali all'organizzazione burocratica degli uffici - ed illustrano le funzioni svolte dall'ente locale nell'ambito del proprio territorio: dalla gestione del patrimonio e delle finanze comunali all'intervento nel settore della beneficenza e della sanità, dall'istruzione pubblica al rapporto con gli enti di culto, dalla leva militare ai censimenti, dalla predisposizione dei registri della popolazione alla tenuta dello stato civile, dal controllo dell'ordine pubblico ai servizi annonari ed al controllo dei mercati, dall'esecuzione della manutenzione stradale alla realizzazione di importanti opere e lavori pubblici, dalle scelte di arredo urbano alla disciplina dello sviluppo urbanistico della città.
Ed infine, ultimo ma non ultimo, vorrei ricordare l'ulteriore impegno profuso dal settore degli Affari Generali, guidato da Graziella Launaro, non solo per garantire una sistemazione ugualmente decorosa all'Archivio di deposito e per renderlo agevolmente disponibile all'attività e agli impegni progettuali degli uffici comunali, ma anche per promuovere lo sviluppo ordinato della documentazione corrente: se è vero che "l'archivio storico si difende nell'archivio corrente", questi lavori - anch'essi complessi e seguiti con paziente determinazione - hanno posto le basi per una armoniosa crescita dell'Archivio Storico comunale.
Ciò detto, non può che essere motivo di viva soddisfazione per la Soprintendenza Archivistica per la Toscana, che, insieme all'Archivio di Stato di Livorno, ha seguito e tutelato il corretto sviluppo dell'intero progetto, presentare al pubblico il primo complessivo strumento di accesso all'Archivio Storico comunale in cui si compendia l'impegno, più che decennale, dell'Amministrazione comunale livornese.

Sandra Pieri
Soprintendenza archivistica per la Toscana



Archivio storico del Comune di Livorno. Costituzione e criteri di inventariazione

Nel corso del 1995 è stato avviato il primo intervento di ordinamento dell'Archivio Storico del Comune di Livorno. L'operazione è oggi giunta all'XI lotto di lavori. Il materiale documentario preso in esame è relativo agli anni 1865-1964 ed attualmente riunito, con poche eccezioni, in uno stesso luogo.
La schedatura informatizzata è stata eseguita con il sistema CDS - ISIS, utilizzando un'applicazione specifica per documenti d'archivio denominata CLAS (Comune Livorno Archivio Storico).
Dieci anni fa il materiale era sparso in più sedi e l'ultimo tentativo di censimento risaliva agli anni sessanta1.
Nel 1968 risultavano presenti in locali disastrati, soprastanti il Mercato Centrale, 641 fi lze e 181 registri che andavano dal 1865 al 1886; in altre tre sedi si trovavano filze e registri fino al 1953 per un totale di 3352 filze e 2078 registri2.
Le vicende dell'archivio storico livornese sono note soprattutto in relazione all'attività del prof. Pietro Vigo, che tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo ne fu cultore e promotore appassionato. Si deve infatti alla sua incessante opera di recupero e valorizzazione se in seguito la raccolta livornese ebbe il riconoscimento di Sezione di Archivio di Stato3.
Nel 1873, come risulta da una delibera in data 11 agosto, fu nominata una commissione con l'incarico di "riordinare le carte dell'antico archivio del Comune che si trovavano abbandonate nelle antiche soffitte del palazzo". Di questa commissione facevano parte l'avv. Antonio Mangini, che ne era presidente, l'avv. Gaetano Orsucci, il dott. Francesco Domenico Falcucci, l'avv. Eugenio De Witt e il cav. Ugo Chiellini. Gli ultimi due, dimessisi subito, furono sostituiti dal cav. Eugenio Zaner e dal prof. Achille Coen.
Negli anni successivi continuarono i problemi di assestamento per i componenti la commissione: il 17 dicembre 1875 rinunciò a farne parte, con una lettera inviata all'Assessorato alla Pubblica Istruzione, anche Achille Coen e l'anno dopo si dimise il segretario Francesco Domenico Falcucci, sostituito da Raffaello Giannelli capo di servizio del municipio. Del 1877 si è conservata una Relazione della commissione, composta ormai soltanto da Mangini, Orsini, Zaner, che ci descrive il lavoro svolto: le carte dalle soffitte furono portate nei locali della caserma delle guardie municipali, due stanze al quarto piano dello stabile già Franchetti. L'archivio antico aveva preso il nome di archivio storico. "Furono, dalla scorta degli antichi inventari, identificate molte delle filze del Comune" ma, prosegue la relazione, "perché questo possa degnamente funzionare ha d'uopo di regolare costituzione, ha d'uopo che si dimetta l'uso di tenere sparsi carte e documenti che dovrebbero essere con diligenza mantenuti e custoditi"4. Il 3 aprile di quell'anno furono ordinati nuovi scaffali di legno con misure e modalità precise per la seconda stanza in modo che fossero simili alla prima e il commesso Giuseppe Taddei fu destinato alla sorveglianza.
È comunque soltanto nel 1895, con il prof. Pietro Vigo, che prende avvio una vera e propria opera di raccolta sistematica dei documenti storici livornesi con indagini estese a tutto campo. Vigo ottenne dall'Archivio di Stato di Firenze la restituzione delle carte della Delegazione di Governo trasferite da soli sette anni, su richiesta della R. Questura di Pubblica Sicurezza per motivi di spazio. Altri documenti furono richiesti alla Procura, alla Prefettura, all'Accademia degli Avvalorati e a privati.
Il problema che l'amministrazione si trovava ad affrontare, oltre che il reperimento dei fondi, era quello di individuare una sede idonea per accogliere una quantità così vasta di documenti storici livornesi. Il 13 luglio 1895 fu presentato un preventivo dettagliato di lavori preliminari per l'impianto di un archivio storico nelle gallerie superiori del nuovo mercato5. Il 17 agosto 1896 fu istituito ufficialmente l'archivio storico e predisposto un dettagliato e interessante regolamento6. Nel 1898 l'archivio storico ebbe un direttore, un custode e un assistente del direttore, il maestro Osvaldo Testi7, e fu in continua espansione anche grazie a doni di privati.
In questo periodo iniziarono le trattative per prendere in affitto il terzo piano del Palazzo Franceschi-Bicchierai, in Via Borra 5, concesso dalla vedova contessa Sofia Agostini della Seta dal 20 maggio8. Ogni anno occorrevano nuovi scaffali9: nell'archivio vennero versati gli atti della Prefettura anteriori al 1860 e altri "antichi atti comunali". I documenti erano ordinati e inventariati con un incessante lavoro, tanto che il 7 dicembre 1899 fu destinato all'archivio un ulteriore impiegato, Icilio Benigni, in aiuto all'assistente Osvaldo Testi. Nella sua opera di riunificazione dei documenti cittadini Vigo era ormai giunto ad un importante risultato, così che nella seduta del Consiglio del 7 aprile 1899, la n. 71, si conserva un elogio del direttore per il lavoro svolto e si fa cenno alla avvenuta inaugurazione. In una relazione dattiloscritta e indirizzata al Ministero dell'Interno si ricorda che il 30 aprile 1899 è avvenuta l'inaugurazione dell'archivio storico cittadino10 nei locali di Via Borra, ma si prospetta l'eventualità di ampliare ulteriormente l'archivio. Nel luglio di quell'anno fu stipulato infatti un nuovo contratto d'affitto di un "quartiere" per l'ampliamento dell'archivio storico; si trattava di un appartamento attiguo a quello già utilizzato, posto al terzo piano, casa n. 5 sugli Scali del Monte Pio.
I primi anni del Novecento videro l'acquisizione di altri fondi molto importanti e si intensificò la politica di reperimento delle risorse. Il direttore avanzò richieste anche presso il Ministero dell'Interno, che nel settembre inviò l'ispettore Alfredo Giovanetti. In una relazione il funzionario invitava altri enti livornesi ad essere presenti per il mantenimento dell'archivio cittadino; contemporaneamente iniziarono i progetti di trasferimento in una nuova, prestigiosa sede in piazza Guerrazzi, dove avrebbe avuto sistemazione anche il Museo Civico: l'11 giugno 1902 fu deliberata una spesa di 400 lire per il trasporto dei documenti e il riadattamento delle scaffalature lignee e del palazzo.
Nel corso del 1903 e 1904 Pietro Vigo arricchì l'archivio, ottenendo il versamento di 750 filze di documenti di varia natura dall'Amministrazione dei RR. Spedali Riuniti, di circa 400 buste in cartapecora, Protocolli e relativi indici, per gli anni 1861-70, dalla Prefettura e delle carte dell'archivio di Pubblica Sicurezza e della Leva di Portoferraio11. Nel corso del 1905 venne aperta la nuova sede dell'archivio storico cittadino posto in Piazza Guerrazzi 412. L'amministrazione aveva in affitto questi locali da alcuni anni; l'archivio, secondo gli accordi presi con il Vigo, "occuperà il primo piano dello stabile, del già Spedale della Misericordia, le grandi infermerie, la cappella, la stanza della vecchia farmacia e l'antica stanza dei bagni"13.
Nel 1907 l'archivio ha ancora un custode e un assistente del direttore, mantiene il regolamento del 1898 ed ha un orario di apertura continuato, dalle 10 alle 15, che si chiede di modificare inserendo una pausa (10-12 e 13-16). Per venire incontro alle difficoltà economiche, il direttore propone di reimpiegare le piccole somme, provenienti dai diritti di riproduzione dei documenti, per acquisti interessanti l'archivio stesso che intanto continua a crescere. È del 1909 infatti un ricco carteggio con la Questura, che chiede di versare i documenti dell'anno corrente, come già fatto nel 1904, un altro carteggio con la Prefettura, per il deposito di documenti riservati del 1848-49, un altro ancora con il Ministero degli Esteri, per uno studioso che compie ricerche storiche e per fornitura di attrezzature ai locali per la consultazione. La sede di piazza Guerrazzi è ampia, ma ha bisogno di continui adattamenti per poter meglio conservare la documentazione. Pietro Vigo continuerà fino all'ultimo a sollecitare interventi strutturali e ad acquisire materiale, come testimoniano le pratiche per l'acquisto della collezione Minutelli, che risalgono al 1911.
Con la sua morte, avvenuta nel 1918, lo sviluppo delle iniziative e l'attenzione verso l'archivio subiscono una battuta di arresto; nel 1920 non c'è ancora la luce elettrica in tutte le stanze; soltanto nel 1922 viene nominato un nuovo direttore nella persona di Osvaldo Testi - era stato assistente dal 1908 al 1921 - e la carica di assistente viene abolita. Diminuisce così il personale mentre continuano i versamenti documentari: il 29 marzo 1924 si verifica la cessione dell'archivio del soppresso ufficio provinciale scolastico di Livorno, in seguito arriva altro materiale dalla Prefettura, relativo ad anni che vanno dal 1765 al 1890. Il 30 giugno vengono donati da Francesco Polese registri degli anni 1733-1854, appartenenti alla parrocchia militare di Fortezza Vecchia.
Nel 1926, con il nuovo direttore Giovanni Marreghi, nominato il 25 febbraio del 1925 dopo la morte di Testi che aveva appena concluso il riordino della collezione Bastogi14, viene approvata la costruzione del nuovo impianto di illuminazione elettrica.
Nel corso degli anni trenta, l'archivio storico cittadino, dal 1933 dedicato a Pietro Vigo, continua ad acquisire fondi documentari importanti, come le 709 fi lze e i 266 registri e protocolli della Capitaneria di Porto, per gli anni 1860-1910, gli Atti del Consolato del Mare, ancora l'archivio della Chiesa del Soccorso e documenti riservati della R. Prefettura, relativi agli anni 1861-1867, fino a quando, nel 1941, si realizza il progetto per cui tanto si era impegnato Pietro Vigo: la raccolta documentaria diviene Sezione di Archivio di Stato. L'anno successivo il nuovo direttore chiede l'assegnazione all'archivio di tutto il piano superiore dello stabile di Piazza Guerrazzi, lasciato libero dal trasferimento della Pinacoteca a Villa Fabbricotti, facendo presente che i locali vanno resi agibili e che deve essere approntato l'alloggio per un custode. Ipotizza inoltre l'acquisto di riviste e materiali a corredo dei documenti livornesi.
Da questa data le carte dell'archivio storico del Comune di Livorno si dividono in due raccolte con destini e sistemazioni diverse. Tutti i documenti, prodotti dall'ente successivamente al 1941 o non presenti nell'archivio storico al momento della sua trasformazione in Sezione di Archivio di Stato, rimasero al Comune o presso gli uffici o in depositi e soffitte di edifici diversi. Nel 1945, in più riprese, si verificarono furti di quantità anche ingenti di documenti: il 26 aprile sparirono dalle soffitte del Palazzo comunale carte "dell'archivio generale vecchio" dal 1865 al 1921 e molti registri dell'archivio di Finanza; il 28 aprile dalla parte di archivio collocata "in cinque vani a tergo del palazzo comunale" furono rubate diverse tonnellate di inserti e registri degli anni 1865-1921. Il 18 maggio seguente parte dei documenti fu recuperata presso commercianti e si appurò che altre quantità erano state spedite alla cartiera di Pescia.
L'ultima notizia uffi ciale, che testimonia interesse per le sorti dell'archivio, è del 24 maggio 1950: un documento15 informa il Prefetto che l'archivio stesso raccoglie materiale dal 1865 "ad oggi", salvo la grossa lacuna di documentazione nel periodo 1913-1921, a causa di eventi bellici. L'archivio, si dice nel documento, "è ordinato e inventariato".

L'incarico affidato nel 1994 alla Cooperativa "Livorno: Nouvelles frontieres" prevedeva la necessità di affrontare la situazione di gruppi di documenti secondo la loro dislocazione - nel frattempo i locali del Mercato Centrale e di Via Capocchi, usati come deposito, erano stati abbandonati -, senza poter avere fin dall'inizio una visione completa dell'entità e della tipologia del materiale. Fu scelto di iniziare da una soffitta del Palazzo comunale, nella quale si trovavano prevalentemente buste di "Affari" comunali. La serie aveva mantenuto per lo più l'ordinamento originario in fascicoli numerati e titolati, corredati di rubriche alfabetiche (o Repertori), anch'esse in buona parte conservatesi.
Nel corso del successivo lotto furono schedati i Protocolli delle Deliberazioni a partire dal 1898, i Protocolli degli Affari, dal 1887, con relativi indici di Nomi e di Affari, faldoni di Affissioni e di Carteggi particolari, come quelli relativi alla illuminazione a gas, alla conduttura di acqua potabile o alla Festa del centenario della Fondazione di Livorno. Furono poi affrontati tutti i documenti relativi alla Leva Militare dal 1903 al 1943, conservati in parte presso i locali dell'Emeroteca di via del Toro 8 e in parte presso l'Ufficio Servizi Militari e Leva situato in Piazza del Municipio 50. In una delle sedi di questo secondo intervento (una soffitta del Palazzo comunale), furono rinvenuti due piccoli fondi frammentari relativi al Giudice Conciliatore (1888-1897) e alla Pretura Urbana (1898-1909).
Negli anni successivi sono poi stati reperiti documenti riconducibili alle serie principali, relative agli Affari e alle Deliberazioni, fino ad arrivare agli anni sessanta del secolo scorso e sono state schedate le serie contabili prodotte negli anni 1900-1940.
Nel corso dell'ottavo lotto ci è stata richiesta la schedatura di un piccolo fondo documentario relativo alla Sezione Preunitaria dell'Archivio Storico comunale.
Si tratta di materiale prodotto prevalentemente dagli ufficiali preposti allo Stato Civile a partire dalla Legislazione Napoleonica. Nel 1808, infatti, con l'Istituzione della Mairie furono affidati ai governi locali anche i compiti di registrazione delle nascite, delle morti e dei matrimoni della popolazione.
Con la Restaurazione del 1814 le funzioni di Stato Civile, esercitate dalle comunità in periodo francese, cessarono e fu restituita alle parrocchie la competenza esclusiva in materia. Furono anche ricostituite le Cancellerie comunitative, i cui titolari riassunsero le consuete competenze su Comunità e luoghi pii, le funzioni catastali tipiche e, in genere, tutte le attività loro riservate dalla legislazione precedente il 1808.
Particolari disposizioni del 1817 stabilirono poi la costituzione, presso la Segreteria del R. Diritto, di uno Stato Civile toscano, centralizzato, destinato a conservare i duplicati dei registri di nascite, morte e matrimoni - da tenersi obbligatoriamente nelle parrocchie -, nonché gli estratti dei relativi atti che i parroci avevano fatto pervenire, tramite i cancellieri comunitativi.
A questi ultimi venne invece affidata la tenuta dello Stato Civile dei non cattolici, i quali dovevano provvedere a denunciare alle Cancellerie competenti gli atti di nascita, morte e matrimonio.
I Cancellieri dovevano compilare, per ogni comunità, tre registri trasmettendo, a loro volta, i Duplicati e gli Estratti degli Atti all'Ufficio di Stato Civile centrale.
Una parte consistente della documentazione prodotta da queste istituzioni è oggi conservata presso l'Archivio Storico del Comune di Livorno.
Nel dicembre 2003 l'intero Archivio Storico del Comune ha trovato la propria sede definitiva nei locali di Via del Toro, dove ha sede anche l'Emeroteca comunale.
Presso questa sede è stato riunito tutto il materiale schedato precedentemente (eccetto quello che si trova presso gli uffici di riferimento).
Al momento della sistemazione, la schedatura riguardava gli anni 1941 - 1948 con materiale delle serie Affari e Protocolli degli Affari. La documentazione archivistica di questi anni si presentava particolarmente confusa, con numerose lacune, probabilmente causate dalle vicende belliche e dai traslochi subiti successivamente.
Le "rubriche alfabetiche" o "repertori" che corredavano i faldoni degli Affari terminano con l'anno 1941; per questo motivo non è stato più possibile, come per gli anni precedenti, integrare tutte le titolazioni dei fascicoli mancanti o scartati e versati alla Croce Rossa Italiana. Il lavoro di schedatura è proseguito, da allora, nei locali di via del Toro ed ha avuto come oggetto il materiale degli anni 1949 - 1955. Dopo il decimo lotto il data-base CLAS è ormai costituito da 7012 schede. La documentazione dal 1950 torna ad essere molto consistente ed ancora relativa agli Affari, ai Protocolli e alla Leva militare.
La Cooperativa "Livorno: Nouvelles Frontieres" sta portando a compimento un undicesimo lotto dedicato alla documentazione prodotta dall'Ufficio Tecnico e dall'O.N.M.I.
L'affidamento prevede la schedatura di 310 unità archivistiche a partire dall'anno 1894 fino al 1957. Il materiale, attualmente collocato in Via del Toro, dove è stato raccolto dopo una ricognizione effettuata in molti uffici e in sedi disagiate dell'Amministrazione, si presenta condizionato in buste di "miscellanea".
La sua ricognizione ha permesso una prima ricostruzione della "organizzazione" dell'Ufficio Tecnico negli anni trenta, quando era definito "VII ripartizione" e diviso in sezioni e Servizi, e di alcune sue trasformazioni successive, in particolare sono state individuate le seguenti sezioni:
Segreteria, Disegnatori, Servizio Tecnologico, Servizio Edilizia, Servizio Fabbricati, Servizio Strade, Servizio Urbanistica, Servizio Fognature, Sezione Risanamento (dal 1935) (legge n.1141 del 6-06-1935 mnf 6357).
Il servizio Edilizia comprendeva:
Disciplina edilizia privata, Patrimonio comunale, Manutenzione fabbricati comunali, Progettazione scuole, ambulatori, alloggi minimi, Toponomastica, Affissioni, Seggi elettorali. Al servizio Fabbricati dell'immediato dopoguerra fanno riferimento carte relative ai danneggiamenti per gli eventi bellici. I documenti vedono come soggetti il Comitato per le riparazioni edilizie ed il Comitato assegnazione alloggi. Il data base CLAS complessivamente raccoglie la schedatura di oltre 7000 unità documentarie consentendone la ricerca per parola o più parole legate da *

Es.: Porto
Oppure
Porto* mediceo

La schermata sintetica di ogni singola scheda si presenta nel modo seguente:
Es.: np: 2504 (1 (6)) 1898 / 1901
Comune di Livorno
Protocolli delle deliberazioni: Deliberazioni inviate alla R. Prefettura
"Deliberazioni inviate alla R. Prefettura per il visto per l'approvazione"
Registro; *
Note: Il registro riporta l'oggetto delle deliberazioni dal n. d'ordine 364 del 30-12-1898 fino al n. 119 del 24-04-1901.

[002504]

Il numero che compare preceduto da "np" (numero provvisorio) indica la numerazione provvisoria. I numeri che seguono, racchiusi tra parentesi tonde, rappresentano le indicazioni di due precedenti inventariazioni.
Le date sono riportate in successione anno, mese, giorno; seguono le indicazioni dell'Ente produttore, della serie archivistica e del titolo originale, riportato tra virgolette. Infine vengono specificate la definizione archivistica e lo stato di conservazione, contraddistinto dall'uso degli asterischi.
Seguono talvolta le "note", ambito compilato a discrezione dello schedatore e utilizzato per precisazioni, segnalazioni eccezionali e tutte quelle informazioni, che non trovano collocazione in altri campi.
Il master file number, ovvero il numero d'ordine della scheda computerizzata, è racchiuso tra parentesi quadre. Questa numerazione è l'unica che, allo stato attuale della schedatura, stabilisce la connessione tra il documento e la scheda compilata. Ciascuna unità documentaria è infatti contraddistinta da una fustella su cui è riportato il corrispondente master file number. Per quanto riguarda il carteggio, ovvero la serie denominata Affari, schedata analiticamente, il Data base fornisce anche l'indice alfabetico per argomento dei fascicoli, che compongono le varie buste. Si tratta di circa 300 fascicoli per ogni anno.

Silvia Nannipieri
Cooperativa Nouvelles Frontières



L'istituzione del primo archivio storico a Livorno si deve a Francesco Bonaini, che prese a cuore la conservazione delle memorie storiche della città natale.
Il suo progetto però non ebbe pratica attuazione in quanto l'Amministrazione comunale non riuscì per gravi difficoltà di bilancio a provvedere allo stanziamento richiesto per le spese d'impianto e di scaffalatura.
L'iniziativa del Bonaini venne successivamente ripresa dallo storico di Livorno Pietro Vigo, che, dopo aver lungamente insistito con gli amministratori cittadini, riuscì ad ottenere una sede per l'archivio ed i fondi per lo svolgimento dei primi lavori archivistici.
Già tre secoli e mezzo prima, però, con la riforma della Dogana di Pisa del 28 Aprile 1561, si faceva obbligo al Provveditore di tale ufficio di recarsi ogni tre mesi in Livorno per visitare la Dogana ed "osservare se le scritture fossero ragguagliate e tenute in buon'ordine".
Occorrono altri ottanta anni perché si rintracci un nuovo gruppo di provvedimenti che abbiano per oggetto la buona tenuta e la conservazione del materiale archivistico. Il 15 Dicembre 1633 la Comunità rivolgeva una supplica al granduca Ferdinando II per procedere all'acquisto di uno stabile dove collocare gli uffici, riunire il consiglio e conservare l'archivio degli atti pubblici.
Il 14 Giugno 1647 l'allora gonfaloniere Cesare Monti fa approvare il riordino nell'archivio di tutte le pubbliche scritture della Corte e Città di Livorno; contemporaneamente si decise di procedere ad un riordinamento generale dell'archivio e il consiglio approvò la spesa di otto ducati al mese per ricompensare una "persona idonea ad travagliare intorno alle scritture e habile a cavare dalla confusione le carte pubbliche, ordinarle e farle collocare in filze e volumi".
Tali operazioni non furono di breve durata. I lavori di riordinamento si protrassero fino al 1679 e nell'anno successivo si copiarono in un unico registro tutte le scritture sciolte. La totale sistemazione dell'archivio era compiuta il 10 gennaio 1681.
Il Granduca Cosimo III si preoccupò nuovamente della conservazione degli archivi livornesi e dette ordine al governatore, marchese Alessandro Dal Borro, che Cancelleria e Archivio fossero oggetto di una nuova sistemazione.
Conseguenza di questa disposizione granducale fu l'inventario dell'Archivio della Comunità e Corte di Livorno, giunto sino a noi nel protocollo delle deliberazioni del comune del 1689.
Il 14 aprile 1704 lo speciale "Editto per i Notai di Livorno" obbliga tutti i notai della città e gli eredi dei notai defunti che possedevano "atti processuali di cause delegate o no necessari o volontari, atti civili, atti di tutela" a versarli al più presto nel pubblico archivio.

L'occupazione francese segnò un arresto nei vari tentativi di ordinamento degli archivi livornesi e fu indirettamente fonte di dispersioni. Ai primi di luglio del 1796, il Comando del corpo francese di occupazione si impossessò dei "libri dei lazzeretti" e non tutti tornarono nella loro sede originaria.
Alla restaurazione del governo granducale, gli archivi livornesi si trovavano in uno stato di notevole disordine, tanto che il dr. Luigi Coppi, deputato comunitativo alla liquidazione dei crediti della città contro il governo francese, per rintracciare i documenti che lo interessavano (atti di amministrazione della mairie dal 1808 al 1814), propose, e la Comunità approvò, un riordinamento generale dell'archivio, che venne affidato a Luigi Petit.

Dopo l'annessione della Toscana al Regno d'Italia dobbiamo notare a Livorno un nuovo interessamento per gli archivi e per la consultazione delle fonti documentarie.
Il lavoro di riordino degli atti ebbe inizio nel 1888. In quell'anno il Sindaco di Livorno Niccola Costella, affidò a Pietro Vigo l'incarico di sistemazione e inventariazione dell'archivio storico del Comune; riferendosi al deplorevole stato di disordine dei documenti egli evidenziava "... come questa cosa non sia conveniente per un comune come il nostro ...".
Il professor Vigo, ottenuto l'incarico, cominciò a porre in atto il progetto di costituire un archivio storico comunale, in quanto il nuovo istituto cittadino doveva avere come nucleo principale gli atti della comunità, ma a questi si dovevano via via aggiungere altri fondi importanti, destinati a documentare la vita, la storia e l'attività commerciale della città e del porto.
Il suo lavoro ebbe inizio con la ricerca del materiale della "Comunità e Corte di Livorno" che trovò, ancora una volta, ammucchiato malamente in due sale del piano superiore del palazzo civico, nelle condizioni in cui molti anni prima era stato rintracciato dal Tesi. Ma Pietro Vigo aveva ambizioni più vaste dei suoi predecessori; intendeva cioè raccogliere i fondi archivistici della città e della Provincia per arrivare alla costituzione di un archivio storico cittadino che potesse divenire un giorno un Archivio di Stato.

L'ordinamento dell'archivio comunale venne iniziato con la serie degli statuti cittadini, seguirono i "Libri d'oro" della nobiltà di Livorno e i "Cittadinari".
Il Vigo divise poi l'archivio comunale nelle seguenti serie: "Atti civili e negozi di comunità", "Registri di tasse", "Prigioni e Bagno dei Forzati", "Lettere Varie", " Spedali", "Edilizia", "Guardie di Difesa del Castello", "atti della città dal 1607", "atti delle scuole dal 1620", "Solennità pubbliche", "Pubbliche Calamità", "Solenni ricevimenti di Principi e di ragguardevoli personaggi", "Occupazioni Straniere", "Guardia Civica", "Guardia Nazionale", "Svolgimento della parte topografica della città sino all'ingrandimento del 1835".
Ottenne numerosi atti, anche non giudiziari, del Tribunale di Livorno e ne costituì altre ripartizioni simili alle precedenti. Le ricerche del Vigo si rivolsero, successivamente, all'archivio dei RR. Spedali Riuniti.
Dalla presidenza di tale istituto potè ottenere il deposito di molte pergamene, statuti di diverse confraternite, luoghi pii ed ospedali e l'archivietto del romitorio dei gesuiti della Sambuca dal 1260 al 1669. Le pergamene provenivano per la maggior parte dall'eremo di San Jacopo in Acquaviva ed erano pervenute ai RR. Spedali attraverso la segreteria del lazzaretto di San Jacopo, alle dipendenze del Commissario degli spedali.
Pietro Vigo aveva intenzione di recuperare tutti i documenti riguardanti Livorno, addirittura intendeva riportare nella sua città. I documenti del consolato veneziano in Livorno, le serie dell'archivio di Simancas riguardanti la città, i cinquantatre legajos (1718-1798), i trattati e diplomi relativi alla città e al porto, la corrispondenza e gli atti dei consoli di S. M. Cattolica intitolata "Liorna", i "Negociados de corrispondencia esterior con los Ministros", ed infine la serie "Governo di Livorno" dell'Archivio di Stato di Firenze.
Nel dicembre 1895 ricevette in deposito l'archivio della Capitaneria di Porto di Portoferraio e alcuni mesi dopo gli archivi della Sanità dell'I. R. Comando della Marina Militare e della I. R. Capitaneria di Porto.
Nel mese di agosto 1896 venne autorizzato, sia dal Ministero dell'Interno che dal Comune di Livorno, il deposito delle carte della prefettura anteriori al 1860.
Durante il mese di maggio 1898 veniva trovata finalmente una sede idonea: il giorno 14 Maggio il Municipio stipulava un contratto d'affitto con la contessa Franceschi Bicchierai riguardante l'immobile posto al terzo piano del n. 5 di via Borra; il canone della durata di tre anni, dal 1°aprile 1898 a tutto il marzo 1901, era fissato in 600 lire annue.

Il 1898 fu un anno decisivo per l'archivio storico livornese: l'ospedale civile della città depositò alcune bolle pontificie dei secoli XVI e XVIII ed altri manoscritti interessanti, il Conte Maurizio Mauruzj donò alcune carte fra le più importanti del suo archivio familiare. Si trattava di alcune bolle dei pontefici Martino V, Eugenio IV, Sisto IV, ed Innocenzo VIII, di alcuni diplomi di Ferdinando d'Aragona e di Francesco Sforza e di vari atti relativi all'attività svolta da Francesco Mauruzzi, inviato di Sisto IV in occasione della pace di Lodi del 1484.
In previsione dell'apertura dell'archivio si redasse anche un disegno di regolamento dell'archivio storico comunale, naturalmente scritto dal professor Vigo. Sono 40 articoli molto dettagliati che verranno adottati poco dopo senza sostanziali modifiche.
L'apertura dell'archivio era davvero imminente: dal 17 gennaio al 20 marzo si effettuarono i trasporti del materiale archivistico dal Tribunale all'archivio storico, trasporti avvenuti grazie all'impegno dei locali pompieri, che si videro pagare un compenso di centesimi 50 ciascuno per ogni giornata.
Quindi, il 30 aprile 1899, veniva finalmente inaugurato con una solenne cerimonia, avvenuta nella sala del Casino di S. Marco, ed il 3 maggio fu aperto al pubblico.
C'è da dire che l'Archivio venne subito ampliato con l'appartamento attiguo sempre di proprietà della contessa Franceschi Bicchierai. Direttore del nuovo istituto fu il professor Vigo, che ebbe come collaboratore Osvaldo Testi.
Iniziata la propria attività, l'Archivio Storico cittadino si andò arricchendo di nuovi fondi per versamenti, depositi e donazioni. Ma la mole dei documenti stava veramente crescendo e l'esigenza di trovare una sistemazione più soddisfacente era sempre più sentita.
Essendo la sede di Via Borra ormai insufficiente, con una delibera della Commissione amministratrice degli Spedali Riuniti di Livorno si decise di affittare al Municipio di Livorno il primo piano dello stabile del già Spedale della Misericordia, con ingresso dalla Piazza Guerrazzi n. 4, dove l'archivio si trasferì nel maggio del 1905.
Nel 1907, per acquisto fatto dal Vigo, pervenne all'archivio una pergamena che fu unita al diplomatico; si trattava in dettaglio di un documento rogato il 18 maggio 1134 contenente una donazione alla Chiesa di S. Maria ad Finem, ossia alla chiesa posta sul piccolo fiume Fine, ai piedi dei monti livornesi fra Castiglioncello e Rosignano.
Nel 1912 dopo le insistenze del professor Vigo riguardo alla necessità di ampliare i locali dell'archivio storico incapaci di contenere ulteriori documenti, la Giunta Municipale deliberava di procedere all'affitto dei locali sempre di proprietà dei Regi Spedali, situati in Via S. Fortunata n. 4, piano primo, adiacenti a quelli allora occupati dall'archivio storico; l'affitto era della durata di 5 anni ed aveva un costo di Lire 20 mensili.
Nel 1914 la Giunta deliberava la somma di Lire 300 per l'acquisto di alcune pubblicazioni antiche interessanti la storia di Livorno, facenti parte della collezione d'arte e di antichità del pittore Augusto Volpini.

La guerra era ormai alle porte e l'archivio storico, come altre istituzioni culturali, passò in secondo piano. Scarti d'archivio indiscriminati falcidiarono la messe dei documenti; le esigenze della guerra richiedevano un contributo da tutti e l'introito della macerazione della carta andava alla Croce Rossa impegnata in prima fila sul fronte di guerra.
Nel 1916 il professor Vigo, colpito da una grave infermità che lo costrinse in pratica ala ritiro, fu sostituito dall'assistente Osvaldo Testi. Dopo la parentesi della Guerra Mondiale e la morte di Pietro Vigo (4 ottobre 1918), il lavoro nell'archivio storico comunale continuò.
Nel febbraio 1927 il Podestà con una delibera rendeva onore alla memoria del compianto professor Pietro Vigo intitolandogli l'archivio storico cittadino.
Sempre in quell'anno venne esaudita la richiesta fatta al Ministero dell'Interno l'anno prima di trasferire dall' Archivio di Stato di Firenze all'archivio storico di Livorno l'intera documentazione del Commissariato di Polizia di S. Marco, S. Leopoldo, e Porto dal 1848 al 1860 (in realtà si partiva dal 1803).
Si trattava di numerosissimi documenti riuniti in numero 1907 tra filze e registri. Ormai in quegli anni i grossi depositi di documenti non avvenivano più in quanto tutto il materiale era stato ormai recuperato e depositato nell'archivio storico cittadino; le donazioni ed i versamenti in quel periodo erano di lieve entità ma pur sempre significativi.
Agli inizi del 1937 vennero stanziate Lire 235.90 per l'acquisto di antichi manoscritti per l'archivio storico. Nell'aprile 1938 venne nominata la Deputazione di vigilanza sulla Biblioteca Labronica e l'Archivio storico per il biennio 1938/1939; ne facevano parte Luigi Belforte, Gaetano Bonifacio, Francesco Cecioni, Luigi Mannucci, Gino Mazzanti, Ersilio Michel, Costanzo Mostardi e Ersilio Pescetti.

Intanto i venti di guerra cominciavano a soffiare ed a farne le spese erano anche i documenti e le carte. Il 9 aprile 1940 il Podestà ordinò infatti uno scarto rigoroso di tutti i documenti inutili per l'invio al Comitato Provinciale della Croce Rossa.
In ottemperanza alla nuova legge sugli archivi del 22 dicembre 1939, nel 1941 si istituì a Livorno una sezione di Archivio di Stato (diverrà poi Archivio di Stato a seguito del d.p.r. 30 settembre 1963 n. 1409).
Nel novembre 1941 il Podestà Aleardo Campana deliberò "... Di far luogo alla consegna da parte del Comune, alla sezione di Archivio di Stato di Livorno, di tutto ricordato materiale archivistico, già costituente l'archivio storico comunale Pietro Vigo".

Ezio Papa
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Atti

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Delibere

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Delibere sottoposte all'approvazione della Giunta provinciale

Delibere vistate dal Prefetto

Delibere vistate dal Comitato di controllo regionale

Delibere interne

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Libri mastri

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Pluviometro

Eliofanografo

Carteggio

Osservatorio geodinamico "Giuseppe Schiavazzi"

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Note: Questa guida è il risultato di un paziente lavoro di confronto fra i dati pubblicati dall'Amministrazione comunale nel 2007 (Quaderni CLAS, n. 1) e quelli, più aggiornati, consultabili all'interno del Sistema documentario provinciale livornese (http://opacsol.comune.livorno.it/SebinaOpac/Opac?sysb=&fromBiblio=), risultati dalle attività di riordinamento e inventariazione proseguite negli anni successivi.
Il lavoro è stato poi collazionato con gli esiti dell'esportazione massiva, eseguita dalla ditta Data Management PA nel 2015, dei dati riversati in quel Sistema.
Si prevedono ulteriori integrazioni a carattere generale, oltre all'inserimento delle descrizioni relative alle unità archivistiche, una volta ultimata la numerazione dei pezzi secondo criteri omogenei.
[Paolo Santoboni]

Codifica:
Data Management PA, dicembre 2015 - marzo 2016
Paolo Santoboni, revisione, marzo 2016 - agosto 2017

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