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AST | Recupero e diffusione degli inventari degli archivi toscani
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II. Atti dell'ufficio del depositario dei pegni

Livello: fondo

Estremi cronologici: 1588 - 1705

Consistenza: 4 unità

[L'inventario dell'archivio preunitario di Montale (1560-1859) è stato articolato in sette sezioni.] <...> La seconda sezione (nn. 185-188) riguarda l'ufficio del depositario dei pegni che, anche se eletto dai rappresentanti comunitativi, svolgeva le sue funzioni in base alle sentenze emesse dal giusdicente locale, funzioni che quindi costituivano una sorta di emanazione dell'attività del tribunale.

Nell'archivio di Montale si conservano innanzitutto i quaderni dei pegni, che servivano a registrare i pegni che di volta in volta erano loro consegnati dai messi di Podesteria, per alfine venderli all'incanto al miglior offerente oppure restituirli al proprietario. I pegni vivi non potevano essere trattenuti per più di dieci giorni dall'avvenuto gravamento, quelli morti per più di un mese, dopodiché, se non era nel frattempo avvenuto il riscatto da parte del debitore, dovevano essere messi all'incanto1. Lo statuto di Podesteria del 1633 stabiliva minuziosamente l'entità degli emolumenti che, caso per caso, erano da destinarsi al depositario2. Nei quaderni dei pegni erano segnati, a sinistra, la data, il nome del creditore, il nome del debitore e la somma per la quale quest'ultimo era gravato, l'elenco degli oggetti impegnati e infine le spese sostenute, che concernevano la tariffa del messo, dello stimatore degli oggetti e del depositario. A destra erano riportati i dati che riguardavano l'eventuale vendita del pegno, cioè il prezzo di esso, il nome dell'acquirente ed il netto rimasto in cassa; oppure era registrata la restituzione del pegno all'ex debitore, « per licenza del sig. cavaliere del Montale ».
Detto quaderno era consegnato dal sunnominato cavaliere (dopo il 1660 dal cancelliere) al depositario e sul suo frontespizio erano annotate le somme da pagarsi al messo, agli stimatori, al depositario stesso, mentre gli emolumenti per il Podestà si basavano su tariffe governative.
Nell'archivio è rimasto anche un registro di pegni venduti. La tenuta di tale tipo di registro era stata ordinata dalla Pratica Segreta sul finire degli anni '80 del secolo XVI3, allo scopo di favorire la corretta registrazione di tutte le operazioni contabili inerenti i pignoramenti: in esso venivano riportati il nome del debitore e del creditore, l'oggetto pignorato col suo prezzo di vendita, il nome dell'acquirente e l'importo netto, detratte le spese, da versarsi al creditore. Talvolta compare anche la nota di rimando alle carte degli atti civili in cui è pubblicata la sentenza del Podestà.
Infine nei registri contenenti i saldi il depositario rendeva conto al Podestà e per esso al suo cavaliere di tutti i pegni che aveva avuto in consegna nel corso del suo mandato annuale (1 maggio-30 aprile), elencandoli ed indicando per ciascuno di essi i dati sopra rammentati. Talora si trova anche la registrazione della licenza rilasciata dal cavaliere del Podestà per la restituzione del pegno, e la descrizione dei pegni rimasti invenduti. Occorre comunque avvertire che, nel caso delle unità documentarie conservate nell'archivio di Montale, non sempre tutti questi elementi sono riportati nella loro completezza.
I saldi erano scritti e rogati dal cavaliere del Podestà, alla presenza di due testimoni, e rivisti da due ragionieri o "sindaci" nominati dal Podestà4.





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