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Lega di Casellina, Lega di Torri poi Comunità di Casellina e Torri

Livello: fondo

Estremi cronologici: 1406 - 1808

Consistenza: 475 unità

Il territorio di Settimo e di Torri, già incluso nella diocesi di Firenze, fu compreso nel contado fiorentino ab antiquo: già agli inizi del XIV secolo il piviere di Settimo risultava infatti iscritto nella lega "Septimi et Iocolis"1. La riorganizzazione delle leghe, avvenuta nel 1332-1336, prevedeva l'esistenza della lega di Settimo2 e della lega del comune di Torri.3 L'istituzione delle prime podesterie, che raggruppavano e coordinavano più leghe, vide, nel 1406, l'inclusione del comune di Torri e dei suoi popoli nella podesteria di San Casciano a Decimo.4 Tale riunione fu di breve durata, in quanto già nell'ottobre del 1412 il comune di Torri e gli altri popoli della lega vennero riuniti alla podesteria di Settimo5ed insieme a questa, nel 1417, vennero ricondotti nell'ambito della podesteria di Gangalandi, che da quella data assunse la denominazione di podesteria di Settimo e Gangalandi6 Nel 1424, infine, a seguito di una generalizzata riduzione delle giusdicenze, i territori di Settimo e Casellina vennero smembrati dalla podesteria di Gangalandi, ed inclusi in quella di S. Maria Impruneta, istituita nel 1415, la cui circoscrizione veniva così a comprendere il territorio dell'antica podesteria di Impruneta, quello già costituente la podesteria della lega di Antella ed i territori di Settimo e Torri, appunto distaccati dalla podesteria di Gangalandi e Settimo. Il podestà di Impruneta doveva stabilire la sua residenza al Galluzzo, insieme ad uno dei suoi tre notai, e destinarne uno a Bagno a Ripoli ed un altro a Casellina.

Si precisava così l'inserimento di Settimo e Casellina e di Torri entro le strutture giudiziarie attraverso le quali si veniva consolidando l'ordinamento territoriale dello Stato fiorentino: per quanto riguarda l'amministrazione della giustizia penale, la podesteria di Impruneta fu inclusa, fino alle riforme leopoldine, nella circoscrizione criminale del vicariato della Valdelsa, per passare successivamente alle dipendenze del Tribunale degli Otto di Firenze.

Nel XVI secolo, la più importante riforma introdotta nell'ambito della organizzazione amministrativa dello Stato fiorentino fu costituita dall'insediamento dei cancellieri fermi che, nominati a beneplacito del sovrano, assunsero funzioni di controllo sulle comunità comprese nella circoscrizione della propria cancelleria. Anche al Galluzzo, fin dal 1565, venne insediato un cancelliere fermo, la cui autorità si estendeva sul territorio delle podesteria di Impruneta - comprendente come si è visto anche la lega della Casellina e la lega di Torri - e della podesteria di Carmignano.

La vita delle due leghe, ormai stabilmente incardinate nelle strutture giurisdizionali ed amministrative dello stato territoriale fiorentino, procedette senza scosse e senza discontinuità fino alle riforme volute da Pietro Leopoldo.

In questo periodo la struttura e l'organizzazione di governo delle due leghe era determinata dai rispettivi statuti. Quello della lega di Torri, la cui redazione risale al 1406, prevedeva l'esistenza di un organo di autogoverno locale costituto da tre sindaci e da undici consiglieri, estratti dalle borse delle varie componenti territoriali della lega. Ad essi si affiancavano due pennonieri e, per la riforma delle borse, nove aggiunti. L'organico comunale prevedeva inoltre l'elezione di un messo, di un camarlingo addetto alla gestione delle finanze comunali, alla tenuta dei pegni e depositario del sigillo del comune. I consiglieri provvedevano inoltre alla nomina del "reggitore e sindico" incaricato di sorvegliare su boschi del comune, di denunciare i danni arrecati alle proprietà altrui e di raccogliere le imposte del comune.

Lo statuto della Lega di Casellina prevedeva invece che l'organo di autogoverno fosse costituito da tre sindaci, undici consiglieri e due pennonieri, espressione delle varie componenti territoriali della lega, che duravano in carica sei mesi. Ad essi si aggiungevano quattro stimatori della lega, incaricati di stimare i beni posti in sequestro dal podestà, e quattro sindaci7 addetti al sindacato del notaio del podestà del Galluzzo, incaricato di rendere giustizia alla Casellina.

Per tratta veniva nominato anche il camarlingo che era addetto alla gestione delle finanze locali e che si occupava sia della riscossione delle imposte che della tenuta dei pegni sequestrati dal podestà. Anch'esso durava in carica sei mesi ed era tenuto a dare idonei mallevadori al momento del suo insediamento.

Lo statuto lascia inoltre intravvedere anche l'organizzazione capillare dei rettori dei popoli che erano incaricati della gestione finanziaria e del controllo dell'ordine pubblico, nella loro veste di rettori e sindaci dei malefici. L'organico comunale si completava infine con la nomina di un messo da tenere a disposizione del podestà.

Nella seconda metà del XVIII secolo le riforme comunicative volute dal granduca Pietro Leopoldo modificarono sostanzialmente l'organizzazione ed il funzionamento della comunità. Vennero infatti ridimensionate le autonomie di cui avevano goduto le minori entità territoriali, ricondotte alle più ampie circoscrizioni delle nuove comunità, e furono soppressi i corpi deliberativi che avevano fino ad allora sorretto il sistema amministrativo periferico. In ogni comunità furono introdotti nuovi magistrati comunicativi e nuovi consigli la cui composizione venne fissata congiuntamente dal regolamento generale per le comunità del contado, e dai regolamenti particolari emanati per ciascuna di esse.8

La nuova legislazione abolì anche molti degli uffici particolari propri della precedente amministrazione: l'organico comunale risultò costituito essenzialmente dal camarlingo e dal provveditore di strade, che si occupava della manutenzione delle strade e dei lavori pubblici, per la prima volta affidati alla responsabilità dei magistrati locali.

Anche il settore della finanza pubblica fu ammodernato, con l'introduzione della tassa di redenzione, in sostituzione del chiesto dei Nove, e la ripartizione degli oneri, oltre che sui coltivatori di terre e sugli artigiani, anche sui propietari di beni immobili.





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