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Tassa di macine

Livello: fondo

Estremi cronologici: 1678 - 1808

Consistenza: 40

giugno 1678 - 1808 La tassa - inizialmente una "gabella delle farine" da pagarsi presso i mulini per la molitura dei cereali - fu introdotta nel 1552 come imposta di carattere straordinario per sopperire alle spese militari della guerra di Siena 1 , ma venne poi mantenuta fino al 1808, seppur con sostanziali trasformazioni, rappresentando una significativa voce di entrata del bilancio statale 2 . Dal 1554 l'esazione del tributo fu affidata a camarlinghi generali e particolari specificamente incaricati, che, a fronte del pagamento, rilasciavano una quietanza da consegnare ai mugnai al momento della molitura. Le ricevute raccolte dai mugnai venivano rimesse, con cadenza mensile, al giusdicente competente territorialmente - per San Giovanni il vicario - che provvedeva ad inviarle, per riscontro, all'Ufficio per le gabelle di Firenze 3 . Nel 1652 per garantire un maggior controllo i giusdicenti furono incaricati direttamente della riscossione, mentre dal 1675, anno in cui fu deciso di appaltare a privati l'esazione della gabella, il pagamento tornò ad essere effettuato direttamente al mulino nelle mani di persone incaricate dagli appaltatori 4 . Nel 1678 5 , successivamente all'abolizione dell'appalto, la gabella sulle farine fu trasformata in imposta diretta applicata secondo un contingente definito annualmente per ogni comunità, da suddividere tra le famiglie in ragione del reddito e del numero dei componenti. A tale scopo in ciascuna comunità venivano nominati i deputati della tassa, che eleggevano il camarlingo incaricato della riscossione, deliberavano in merito all'applicazione di sgravi nei confronti di alcuni contribuenti e provvedevano alla attribuzione dei cittadini alle diverse classi di contribuzione in riferimento alle condizioni economiche. I deputati predisponevano quindi un "reparto" annuale dell'imposta in cui, oltre all'elenco alfabetico dei capifamiglia, erano indicati la consistenza del nucleo familiare, la professione, la classe di contribuzione e l'ammontare della quota attribuita a ciascuno. Sulla base dei dati desunti dal reparto il cancelliere comunitativo compilava il dazzaiolo, registro contenente le poste dei contribuenti, che era utilizzato dal camarlingo della tassa per la contabilizzazione delle riscossioni, articolate in tre rate. Dal 1763 l'amministrazione della tassa nelle comunità comprese nell'ambito territoriale di una cancelleria divenne di diretta competenza del cancelliere comunitativo, che continuò ad avvalersi delle deputazioni locali e dei camarlinghi particolari per l'applicazione dei criteri di distribuzione ed esazione già individuati 6 . Con un'ulteriore riforma intervenuta nel 1789 7 la gestione dell'imposta passò alle comunità e i camarlinghi comunitativi furono incaricati di riscuoterne l'importo e versarlo alla Camera delle comunità di Firenze. Infine nel 1802 8 tali competenze tornarono ai cancellieri comunitativi, che generalmente si avvalsero di camarlinghi particolari per la riscossione, ma talvolta, come nel caso di San Giovanni, confermarono nell'incarico il camarlingo generale della comunità. La documentazione conservata ha inizio a partire dalla riforma del 1678 ed è costituita dai registri delle deliberazioni dei deputati e dai dazzaioli per la riscossione della tassa di macine che, fino al 1774, fanno riferimento alle entità territoriali (San Giovanni dentro, San Giovanni fuori, Vacchereccia, San Cipriano e Santa Maria a Mamma) appartenenti alla podesteria di San Giovanni - che, come già detto, nel caso specifico si identificava con il Comune - mentre dal 1775 fino al 1808 attengono alla nuova comunità di San Giovanni, comprensiva anche dei territori della lega d'Avane, che fino a quella data avevano amministrato in proprio l'imposta e di cui si conserva un solo dazzaiolo dell'annualità 1774-1775.



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