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Tassa di macine

Livello: serie

Estremi cronologici: 1685-1807

Consistenza: 213 unità

La gabella delle farine, imposta sulla macinazione dei grani, venne istituita negli anni 1552-1553 come misura eccezionale per far fronte alle ingenti spese militari sostenute dallo Stato fiorentino in occasione della guerra di Siena. 1Inizialmente riscossa al momento della molitura attraverso un macchinoso sistema di polizze,2 essa venne trasformata negli anni tra il 1671 e il 1678 da imposta sui consumi in testatico da ripartirsi e riscuotersi attraverso particolari procedure. Stabilita la quota attraverso la quale ogni comunità doveva contribuire al gettito complessivo fissato dallo Stato, in ognuna di esse venne nominata una apposita deputazione, formata da quattro membri, che doveva provvedere - sotto la vigilanza del cancelliere che fungeva da segretario della deputazione stessa - a ripartire tra i singoli contribuenti tale importo, attribuendo ciascun capofamiglia ad una classe di reddito, prevista per legge.

Più volte sottoposta a riforme e revisioni tra la tarda metà del Settecento e gli inizi dell'Ottocento,3 la tassa del macinato non conobbe tuttavia sostanziali modifiche nelle procedure di esazione. Queste prevedevano la raccolta delle denunce in cui i singoli capifamiglia fornivano informazioni sui componenti del proprio nucleo familiare (portate delle bocche), la redazione dei registri attraverso i quali il messo della podesteria effettuava la verifica delle dichiarazioni dei contribuenti (riscontri) ed infine la compilazione degli appositi reparti nei quali i deputati provvedevano ad iscrivere ciascun contribuente, attribuendolo alla appropriata classe di reddito. A conclusione di queste operazioni veniva impostato il dazzaiolo che veniva consegnato al camarlingo per la riscossione. Questi era tenuto ad effettuare il saldo della propria gestione contabile.

Nell'Archivio storico comunale di Scandicci si conservano per la tassa del macinato riscontri, reparti e dazzaioli, unitamente ad un solo registro di saldi. Si segnala tuttavia che numerosi atti riferibili al territorio di Casellina e Torri sono conservati nell'Archivio storico comunale di Impruneta: pressoché integralmente i carteggi del cancelliere, le deliberazioni delle locali deputazioni ed i saldi dei camarlinghi, nonché alcuni riscontri di bocche, reparti e dazzaioli che integrano le analoghe serie conservate a Scandicci.4



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