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Archivio della cancelleria della Montagna di Pistoia, poi di San Marcello

Livello: fondo

Estremi cronologici: 1814 - 1865

Consistenza: 334 unità

L'elezione diretta dei cancellieri comunitativi da parte delle autorità centrali del Granducato mediceo ha notoriamente rappresentato, a partire dalla seconda metà del secolo XVI, uno dei più efficaci tentativi di estendere il controllo dello Stato sulle periferie 1 . La figura del cancelliere, in precendenza assimilabile a quella di un semplice notaio, eletto dai rettori delle singole comunità ed incaricato di trascrivere e redigere gli atti comunali, acquistò con il tempo sempre maggiori prerogative politiche, giuridiche e fiscali 2 . A partire dal 1565 il magistrato dei Nove Conservatori della giurisdizione e del dominio fiorentino, incaricato di amministrare il contado e il distretto, istituì i cosiddetti "cancellieri fermi" 3 (cioè stabili), sottraendo tali funzionari all'influenza delle classi dirigenti locali ed assegnando loro il compito di supervisori della gestione finanziaria. A questo compito si aggiunse nel 1575 quello di ordinatori e custodi di tutti gli atti pubblici, in pratica di archivisti comunali, cui si accompagnò la decisione delle autorità centrali di riservarsi direttamente la scelta del personale 4 . Ulteriori istruzioni vennero date ai cancellieri delle comunità nel 1635 5 e nel 1779 6 ; da esse emergono, suddivise in dettagliati capitoli e sezioni, le numerose mansioni che li avevano trasformati progressivamente da notai attuari in funzionari periferici dotati di ampie competenze negli affari amministrativi, economici e finanziari locali.
Nel territorio pistoiese, amministrato dal 1534 dai Quattro Commissari fiorentini e poi, a partire dal 31 marzo del 1556, dalla Pratica Segreta di Pistoia 7 , il nuovo ruolo del cancelliere si venne affermando più tardi, essendo forse ritenuto sufficiente dalle autorità il vigile controllo della Pratica sulle comunità 8 , o, al contrario, non volendo esse calcare la mano su un territorio dai radicati privilegi, pur nella sottomissione a Firenze 9 .
Dagli statuti del Capitano della Montagna di Pistoia del 1548 emerge già la figura di un cancelliere della Montagna; ma il suo compito era limitato, quale scrivano e notaio, a "...registrar ogni scriptura et partito tanto ordinario quanto extraordinario che occorresse alla detta Montagna..." 10 , mentre la sua elezione, limitata a sei mesi, era riservata al Consiglio generale del Capitanato, sfuggendo quindi al controllo degli organi centrali.
La nascita di un cancelliere per la Montagna di Pistoia, inteso nel nuovo ruolo di funzionario statale eletto dal "centro" è invece riscontrabile nel decreto del 18 aprile del 1646, con il quale il consiglio della Pratica Segreta di Pistoia decise di "...eleggere nel Capitanato della Montagna di Pistoia un cancelliere che soprintenda, assista e invigili in negotii publici di quel Capitanato e di ciascheduna comunità" 11 . A rivestire tale incarico, che avrebbe avuto la durata di un anno, venne scelto il dottore in legge messer Vincenzo di ser Iacopo Pacioni da Cutigliano con "...obbligo e carico di ricevere in consegna e custodire tutti i libri e scritture publiche di ciascheduna comunità e di visitarle di tempo in tempo e massime quando facci di bisogno invigilare che li negotii di quelle vadino rettamente, li camarlinghi saldino a i debiti tempi le loro ragioni e altro che richiede detta carica" 12 . Dal decreto sull'elezione del successivo cancelliere, Francesco di Giovambattista Palladi, si evince che egli risiedeva alternativamente a San Marcello e a Cutigliano, seguendo le mosse del Capitano e che al suo salario contribuivano in misura diversa tutti i comuni del Capitanato 13 .
Abolita nel 1808 con l'avvento del Governo francese la cancelleria della Montagna, una nuova cancelleria di terza classe fu ripristinata a San Marcello il 25 giugno 1814 14 , con competenza sul territorio del Vicariato. Ma, come tutte le altre cancellerie, essa andò perdendo importanza non soltanto nei riguardi degli affari dei giusdicenti, che intrattenevano ormai un personale rapporto con le autorità, ma anche come mediatore politico fra centro e periferia, compito che si assunse in gran parte il Gonfaloniere, nuovo e potente funzionario nominato in loco dallo Stato centrale. In compenso il cancelliere conservò i compiti di supervisore fiscale ed ebbe l'incarico di controllare l'invio dei riepiloghi degli stati d'anime da parte delle parrocchie al Ministero dello Stato Civile.
Con la riforma del 9 marzo 1848 le cancellerie comunitative furono sostituite dalle cancellerie del Censo e vennero destinate soprattutto alla conservazione del Catasto e ad operazioni di carattere erariale. Pur conservando la natura di archivisti e di consulenti delle comunità, i cancellieri persero anche il controllo economico delle comunità stesse e dei luoghi pii, che passò alle Prefetture. Le cancellerie del Censo vennero abolite con R.D. n. 2455 del 26 luglio 1865, e i loro archivi furono smistati presso uffici e istituzioni del nuovo regno italiano.




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