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Inventario dell'archivio postunitario del Comune di Fiesole (1865 - 1945)

Tipologia: inventario analitico

a cura di Maura Borgioli

patrocinio: Provincia di Firenze - Comune di Fiesole - realizzato con il contributo della Cassa di Risparmio di Firenze

Pubblicazione: Firenze, All'Insegna del Giglio, 1988

Descrizione fisica: pp. IX, 149, ill. 4 a colori

Collezione: Biblioteca dell'Assessorato alla Cultura, 6

Numeri: ISBN - 88-7814-089-9

Contenuti:

Con questo volume dedicato all'inventario dell'Archivio Storico del Comune di Fiesole la Provincia di Firenze prosegue una collana di pubblicazioni, quella della 'Biblioteca dell'Assessorato alla Cultura', che va definendo sempre più, con il passare del tempo, la propria funzione di supporto tecnico nel campo della schedatura e catalogazione dei beni culturali. In particolare, per quanto riguarda gli archivi comunali, l'edizione degli inventari rappresenta il momento di logica conclusione di un lavoro di riordino promosso e finanziato dalla Provincia in stretta collaborazione con la Sovrintendenza Archivistica per la Toscana e con i comuni interessati. Si tratta di una iniziativa che ha preso le mosse da quasi un decennio e che si e tradotta anche sul piano editoriale in volumi come quello dedicato appunto a "Gli archivi comunali della provincia di Firenze" (non a caso n. 1 delta nostra collana) e come l'inventario dell'Archivio Storico comunale di Lastra a Signa (n. 5). E un impegno the proseguiremo prossimamente con altre pubblicazioni di questo genere e che testimonia la volontà della Provincia di Firenze, come del resto di molte altre Province italiane, di ritagliarsi uno spazio autonomo di intervento pur nella perdurante assenza di attribuzione di competenze nel settore dei beni culturali.
Elemento fondamentale per la valorizzazione del bene culturale e la conoscenza del bene stesso e, più in generate, la conoscenza della realtà storico-territoriale in cui il bene e inserito: da questo punto di vista il riordino di un archivio comunale costituisce un punto di partenza indispensabile per qualsiasi iniziativa di ricerca e di riscoperta del patrimonio locale. E in questo spirito di contributo alla migliore conoscenza del territorio the la Provincia di Firenze si sta muovendo da tempo, in attesa di provvedimenti ormai improcrastinabili come la tanto attesa nuova legge di tutela dei beni culturali e l'altrettanto necessaria riforma delle autonomie locali.

Alfiero Ciampolini
Assessore alla Cultura della Provincia di Firenze

Con la pubblicazione di questo inventario, redatto dalla dottoressa Maura Borgioli, l'Archivio Storico del Comune di Fiesole si dota di uno strumento utile ed efficace, idoneo a facilitare la consultazione di una parte cospicua del materiale documentario conservato, quello del periodo post-unitario.
Il lavoro della dottoressa Borgioli giunge al proprio compimento grazie anche alla preziosa e illuminata collaborazione della Sovrintendenza Archivistica Toscana ed all'intervento della Provincia di Firenze che, offrendo l'ospitalità in una sua Collana, la 'Biblioteca dell'Assessorato alla Cultura', dimostra di voler concretamente operare per la valorizzazione di beni fondamentali come i materiali archivistici e documentari conservati dai comuni.
L'Archivio fiesolano, che pure già da tempo e oggetto di attenzione, di interesse e di frequentazione assidua da parte di studiosi e ricercatori, di neofiti e di esperti di solida formazione scientifica e culturale, di cittadini e di laureandi, non potrà non registrare l'importanza di questo fatto nuovo, che si inserisce in un quadro più generale di misure ed atti orientati a costruire una politica, limitata quanto lo sono i mezzi a disposizione, ma sicuramente ricca di sensibilità, di difesa dei beni culturali, anche di quelli che fin troppo spesso risultano sacrificati o trascurati.
ll pubblico, la cittadinanza, i visitatori ora potranno apprezzare più pienamente i motivi per cui questo nostro Archivio si presenta tanto interessante ed affascinante, perché potranno quanto meno intuire, anche attraverso l'apparente aridità di elenchi, di numeri, di date, di nomi, l'esistenza di carte che custodiscono i segni delle vicende, delle storie della collettività fiesolana, di carte che di questa collettività costituiscono la memoria e la materia stessa dell'identità.

Ivano Tognarini
Assessore ai Beni Culturali del Comune di Fiesole



L'inventario dei documenti dell'Archivio postunitario del Comune di Fiesole e stato redatto a cura delta dottoressa Maura Borgioli con un lungo, attento lavoro al quale ha dato pieno appoggio l'Amministrazione comunale, che ha testimoniato, ancora una volta, la sua attenzione nei confronti dei beni culturali del territorio.
Non si e trattato di un compito facile, poiché il lavoro di riordinamento e di inventariazione di un patrimonio documentario di notevoli proporzioni e di complessa articolazione comporta necessariamente conoscenze teoriche, storico-istituzionali, da confrontare e misurare sempre con l'obbiettiva particolare realtà delta situazione degli atti sui quali si opera. La dottoressa Borgioli ha svolto questo difficile lavoro con grande competenza, ricostruendo con chiarezza l'organizzazione delle carte in stretta correlazione con lo sviluppo storico della metodologia con la quale esse sono state, net tempo, prodotte e conservate. In tal modo lo studioso ricercatore potrà indagare con facilità una documentazione che, tramite lo strumento di corredo, viene a lui presentata senza forzature, immediatamente leggibile. L'opera della dottoressa Borgioli costituisce un brillante completamento del lavoro di inventariazione dell'intera "sezione separata" di archivio, ossia del patrimonio documentario fiesolano dal più antico atto conservato fino agli affari conclusi da un quarantennio.
Dobbiamo quindi essere grati all'Amministrazione comunale per avere cosi consapevolmente operato per la conservazione e la valorizzazione delle sue carte, ora ordinate, ospitate in un luogo degno, tutelate anche per ciò che concerne la loro materiale salvaguardia, poste a disposizione degli studiosi.
L'Assessorato alla Cultura dell'Amministrazione provinciale di Firenze, ospitando il volume nella sua Collana, prosegue net costante impegno di promozione e di valorizzazione delle fonti archivistiche comunali.
Desidero, infine, ricordare !'opera di consulenza che i funzionari delta Sovrintendenza Archivistica per la Toscana svolgono istituzionalmente nei confronti degli archivi comunali e, net caso specifico, la disponibilità e la competenza del dottor Renato Delfiol il quale ha seguito la dottoressa Borgioli nel suo lavoro.

Maria Augusta Morelli Timpanaro
Sovrintendente Archivistico per la Toscana



[Nota al titolo] L'utenza di un archivio comunale è composta sia da studiosi di varie discipline che da studenti universitari, spesso alla prima esperienza di ricerca diretta sulle fonti, e da cittadini di tutte le categorie sociali e professionali, appassionati di storia locale o anche semplicemente alla riscoperta delle proprie "radici" familiari. Si è ritenuto perciò opportuno, per rendere accessibile la consultazione delle carte ad una fascia di persone così estesa e qualitativamente diversificata, fornire alcune notizie introduttive, oltre che sull'archivio e sulle serie documentarie che vi sono conservate, anche sull'ambito normativo e territoriale all'interno del quale ha agito l'ente, durante il periodo in cui sono stati prodotti gli atti inventariati.

L'istituzione

Il comune dello Stato italiano unitario è per molti aspetti il diretto erede delle antiche entità amministrative locali, di cui spesso ricalca la configurazione territoriale. Ma il fatto di natura istituzionale che determina la sua nascita è l'entrata in vigore della Legge per l'unificazione amministrativa del Regno d'Italia del 20 marzo 1865, n. 2248, la quale, come Allegato A, comprendeva la prima legge comunale e provinciale del nuovo Stato. Questa determinò le strutture dell'amministrazione periferica e dettò le norme relative al loro funzionamento e alle loro competenze, poi ulteriormente specificate dal regolamento di applicazione della legge emanato nello stesso anno1. Innovazioni all'ordinamento amministrativo italiano furono introdotte, a partire dalla riforma Crispi del 1888, da vari provvedimenti legislativi2. Attualmente il Testo Unico del 1934 e il regolamento del 19113 costituiscono ancora, nonostante le modificazioni apportatevi con successivi provvedimenti particolari, la fonte principale che regola l'attività e il funzionamento delle autonomie locali.
In base alla normativa statale, le attribuzioni fondamentali dei comuni riguardano il soddisfacimento dei bisogni primari della popolazione (viabilità, igiene, sanità ed assistenza pubblica, polizia locale), l'organizzazione di alcuni servizi indispensabili (acqua potabile, fognature, mercati, etc.) e lo svolgimento, per delega dello Stato, di compiti relativi ad attività di interesse nazionale (stato civile, censimenti, elezioni, leva militare). L'ampiezza e l'importanza delle competenze dei comuni, nell'ambito del soddisfacimento dei pubblici bisogni locali, e il grado di autonomia di cui hanno goduto nell'espletarle è però variato nel tempo, in relazione all'evolversi dei rapporti organizzativi tra enti locali e Stato e alla trasformazione delle esigenze sociali, connesse all'espandersi del progresso industriale e tecnologico.
Gli organi attraverso i quali si esprime l'attività di governo dei comuni sono stati fin dall'inizio il consiglio comunale, organismo collegiale eletto direttamente dai cittadini4, la giunta municipale, gruppo ristretto eletto dal consiglio al suo interno, e il sindaco. Quest'ultimo, che svolge la duplice funzione di capo dell'amministrazione comunale e di ufficiale di governo, era inizialmente di nomina regia ma a partire dagli ultimi anni dell'Ottocento viene eletto direttamente dai consiglieri comunali al loro interno5.
Durante il regime fascista, abolito il sistema elettivo, le competenze degli organi rappresentativi delle autonomie locali vennero attribuite a organi di nomina governativa. Con la legge 4 febbraio 1926, n. 237, venne infatti istituito l'ordinamento podestarile nei comuni con popolazione inferiore ai 5.000 abitanti e col R.D.L. 3 settembre 1926 tale ordinamento fu esteso a tutti i comuni. Il podestà era nominato con decreto reale ed assommava in se le funzioni già esercitate dagli organi amministrativi di origine elettiva, nonché quelle espletate dal sindaco nella qualità di ufficiale di governo. Nei comuni con oltre 10.000 abitanti fu resa obbligatoria anche l'istituzione di una consulta municipale, i cui componenti, nominati dal prefetto su terne di nomi proposte dalle locali associazioni sindacali, svolgevano una funzione meramente consultiva.
L'istituto podestarile e gli annessi istituti ausiliari minori rimasero in vita fino all'entrata in vigore del R.D.L. 4 aprile 1944, n.111, che ripristinò il sindaco e la giunta municipale ed attribuì ai prefetti il compito di provvedere in via transitoria alla nomina dei sindaci e degli assessori, in attesa di poter indire le elezioni amministrative6 per la ricostituzione degli organi rappresentativi degli enti locali.
Manca uno studio specifico sulla storia istituzionale del comune di Fiesole. Se si escludono le opere a carattere informativo generale7 o d'interesse turistico, la nutrita bibliografia inerente a Fiesole riguarda, in prevalenza, i beni culturali, artistici ed archeologici, presenti sul territorio. Le pubblicazioni realizzate a cura dell'Amministrazione comunale sono state peraltro tradizionalmente costituite, fino in epoca recente, dai regolamenti comunali, emanati nelle materie di competenza, o da opuscoli stampati per pubblicizzare, in maniera spesso celebrativa, l'attività svolta dagli amministratori in carica nei diversi periodi8. Solo negli ultimi anni, a fronte di una sempre maggiore attenzione verso la storia locale, anche da parte dell'amministrazione comunale che ha incoraggiato gli studi in proposito, sono stati prodotti alcuni consistenti contributi monografici sulla storia sociale e politica del territorio in epoca postunitaria9.
Per un approccio sistematico ed approfondito alle vicende amministrative fiesolane rimangono perciò fondamentali i verbali delle sedute della giunta e del consiglio, che costituiscono la cronaca puntuale dell'attività di governo locale e di gestione dell'ente10. Si segnalano anche, per il loro interesse quali documenti di sintesi, le relazioni rese dalla giunta municipale al consiglio comunale, a giustificazione del conto consuntivo, che illustrano e commentano l'attività svolta dall'amministrazione comunale in ciascun anno finanziario e forniscono spesso anche dati statistici, economici e demografici, relativi al territorio11.

Il territorio

Nel corso dell'Ottocento, il comune di Fiesole ha subito considerevoli variazioni di confine fino a pervenire, nei primi anni del Novecento, all'attuale configurazione. Una sintetica descrizione delle fasi di questo processo, e delle vicende che lo hanno determinato, si rende perciò necessaria per delimitare l'ambito territoriale al quale si riferiscono i documenti dell'archivio prodotti in diversi periodi storici.
Nel 1808, a seguito dell'annessione all'impero francese, la legislazione e gli ordinamenti napoleonici vennero introdotti anche in Toscana. Le nuove leggi, tendenti a rafforzare l'autorità del potere centrale ed a rendere più efficiente e moderna l'amministrazione, introdussero un nuovo assetto di governo locale, con la creazione di un sistema gerarchico di dipartimenti, distretti e comuni. In alcuni casi ciò comportò una variazione della tradizionale circoscrizione territoriale delle preesistenti comunità. Per Fiesole si stabilì che, a partire dal 1° gennaio 1809, l'antica comunità fosse divisa in due nuove entità amministrative: le mairies di Fiesole e Pellegrino12. Queste ebbero il corso del Mugnone, fino alla foce in Arno, come linea di confine comune e i centri abitati da cui prendevano nome come capoluoghi. Tra il 1812 e il 1813, nel corso delle operazioni per la formazione del catasto avviate dai francesi, le due comunità raggiunsero poi un accordo in base al quale, "per il vantaggio degli amministrati" e per "una più comoda e utile divisione del territorio", la linea di confine intermedia non sarebbe più stata costituita dal corso del Mugnone, ma dall'imperiale strada Bolognese13. Cessata la dominazione francese in Toscana, e interrotte di conseguenza le operazioni catastali, l'attuazione di questa risoluzione fu però procrastinata fino alla realizzazione del catasto particellare toscano. Col ritorno dei Lorena al potere, pur attuandosi nel clima politico della Restaurazione il ripristino del sistema comunitativo leopoldino, e quindi anche la riattivazione della cancelleria di Fiesole, Sesto e Campi, furono infatti confermate le due nuove comunità create dall'amministrazione francese e previsti per esse organi deliberativi separati14.
La creazione del Regno d'Italia comportò per Fiesole un nuovo sconvolgimento dell'assetto territoriale. Con la Legge 27 aprile 1865, n. 2255, fu infatti deciso l'ampliamento della città di Firenze, designata capitale del nuovo Stato, a spese dei comuni limitrofi, alcuni dei quali (Legnaia, Pellegrino e Rovezzano) vennero addirittura soppressi. Il R.D. 26 luglio 1865, n. 2412, sanzionò i nuovi confini di Firenze, che si appropriò così di una zona molto ampia del territorio circostante, estendendosi, sulla riva destra dell'Arno, fino a Careggi nel comune di Pellegrino, alla piazza di San Domenico in quello di Fiesole, a Varlungo in quello di Rovezzano. Le parti residue degli ex comuni di Rovezzano e Pellegrino (tranne la porzione meridionale di quest'ultimo che fu invece aggregata al comune di Sesto Fiorentino) vennero riunite a ciò che restava del comune di Fiesole.
La nuova compagine territoriale non ebbe però vita facile per la divergenza di interessi fra i principali centri abitati che ne facevano parte: uno dei fondamentali motivi di contesa fu la dislocazione della sede municipale. A partire dalla metà dell'Ottocento infatti, per gli interessi prevalenti degli amministratori, quasi tutti residenti in città, gli uffici del comune di Fiesole avevano avuto sede, prima in varie zone di Firenze15 e poi in un edificio di via Bolognese, al Pellegrino16, che aveva precedentemente ospitato la soppressa cancelleria comunitativa. Ma anche quest'ultima località si trovava, a seguito dell'ampliamento del territorio del comune di Firenze, fuori dai confini fiesolani. In base alla legge comunale e provinciale del 1865 si era però stabilito l'obbligo (poi ulteriormente ribadito da un parere emesso dal Consiglio di Stato il 31 marzo 1867) per le amministrazioni comunali di dislocare gli uffici municipali nel territorio amministrato. Si scatenò così un'accesa disputa fra le frazioni del neonato comune in merito alla località da scegliere come sede17. Gli abitanti del capoluogo vedevano infatti in questo frangente l'opportunità di riportare gli uffici del municipio a Fiesole, mentre quelli delle altre zone del comune, in prevalenza orientati in direzione del polo economico rappresentato da Firenze, cui facevano capo anche la viabilità principale e i più facili mezzi di comunicazione, esigevano una sede ufficiale più facilmente accessibile e vicina alla città. Di fronte all'impossibilità di conciliare esigenze tanto contrastanti il consiglio comunale si oppose strenuamente alle pressioni delle autorità statali che sollecitavano il trasferimento18. Fu perciò sciolto e sostituito temporaneamente da un commissario governativo, il regio delegato Fernando Simonetta. Questi, dopo aver tentato senza successo di trovare una soluzione soddisfacente per tutti, il 22 febbraio 1868 decretò il trasferimento degli uffici comunali a Coverciano; località che il Simonetta dichiarò di aver prescelta per la sua vicinanza alla città e per averla ritenuta più facilmente accessibile alla maggior parte della popolazione del comune rispetto ad altre ed in particolare al capoluogo19. Questa soluzione non soddisfece i fiesolani che iniziarono, e continuarono per anni, una battaglia per ottenere il riconoscimento del primato di Fiesole capoluogo rispetto agli altri centri abitati del comune. Nonostante l'apertura, dal 1° gennaio 1892, di un ufficio succursale per l'anagrafe e lo stato civile a Fiesole, gli abitanti del capoluogo, dal 1906, chiesero insistentemente la costituzione in comune autonomo di quella parte del territorio fiesolano che non era stato aggregato a Firenze nel 186520. Con la legge 7 luglio 1910, n. 435, si provvide quindi a sanare una situazione divenuta ormai insostenibile, inglobando al territorio comunale di Firenze le ex frazioni fiesolane di Rovezzano, Settignano, parte di quella del Pellegrino e le parrocchie di Coverciano e di Mensola21. Trasferita la sede municipale nel capoluogo, il comune di Fiesole veniva così ad assumere l'assetto che ha mantenuto fino ad oggi.

L'archivio

Dal 1980 ad oggi sono stati intrapresi dall'amministrazione comunale di Fiesole consistenti interventi a favore della salvaguardia del proprio archivio e della promozione della sua conoscenza. Dopo aver provveduto ad istituire, e ricoprire, un posto di ruolo per un archivista, il primo passo è consistito nella disinfezione, disinfestazione e spolveratura accurata di tutte le carte che costituiscono la sezione separata dell'archivio22 (o "archivio storico" in quanto destinato prevalentemente alla consultazione per scopi di studio). Contestualmente se ne attuava anche il trasferimento in un ambiente che, oltre a garantire una buona conservazione23, ne permettesse la consultazione pubblica. Dai locali al piano terreno del Palazzo comunale, dove giacevano malamente stipate per la cronica mancanza di spazio, le carte dell'archivio sono state infatti trasportate nell'edificio denominato Palazzina Mangani, già sede delle scuole elementari ed attualmente destinato prevalentemente ad ospitare l'attività espositiva promossa dal comune. Qui, in un ampio locale, asciutto e ben aerato, si è dato corso al riordinamento e all'inventariazione della parte postunitaria dell'archivio24, che necessitava di un capillare intervento, anche conservativo25.
Mentre procedevano i lavori si è inoltre attuata, in via sperimentale, una parziale apertura al pubblico che, benché limitata a due volte la settimana, ha permesso la realizzazione di numerose ricerche e di alcune tesi di laurea.
In precedenza l'amministrazione comunale aveva effettuato altri due importanti interventi a tutela del proprio patrimonio archivistico26. Il primo risale al 1883, quando l'allora segretario comunale Salvatore Sborgi, coadiuvato dal commesso Augusto Guerri e dall'apprendista Leopoldo Tomberli, riordinò l'archivio e ne redasse un inventario27. In quell'occasione le carte furono già suddivise, in base al principio dell'appartenenza a diverse istituzioni produttrici, in due sezioni: l'Archivio antico, per gli atti relativi alla comunità preunitaria o comunque prodotti anteriormente al primo gennaio 1866, e l'Archivio nuovo, per gli atti prodotti dopo l'entrata in vigore della legge comunale e provinciale del 1865 e la conseguente attivazione degli organi e degli uffici del comune dello Stato italiano unitario. Si riporta di seguito lo schema generale dell'ordinamento come previsto al momento dell'attuazione28:

ARCHIVO ANTICO

Titolo I. Atti e partiti magistrali
Titolo II. Corrispondenza
Titolo III. Amministrazione
Titolo IV. Anagrafe
Titolo V. Stato civile
Titolo VI. Arruolamento e servizi militari
Titolo VII. Guardia civica
Titolo VIII. Elezioni
Titolo IX. Beneficenza ed opere pie
Titolo X. Igiene e servizio sanitario
Titolo XI. Tasse
Titolo XII. Lavori pubblici
Titolo XIII. Legislazione anteriore al Regno d'Italia

ARCHIVO NUOVO

Titolo I. Atti e partiti magistrali
Titolo II. Corrispondenza
Titolo III. Amministrazione
Titolo IV. Anagrafe
Titolo V. Stato civile
Titolo VI. Arruolamento e servizi militari
Titolo VII. Guardia Nazionale
Titolo VIII. Elezioni
Titolo IX. Beneficenza ed opere pie
Titolo X. Igiene e servizio sanitario
Titolo XI. Tasse
Titolo XII. Lavori pubblici
Titolo XIII. Istruzione pubblica
Titolo XIV. Agricoltura, industria e commercio
Titolo XV. Polizia municipale
Titolo XVI. Biblioteca
Titolo XVII. Giudice conciliatore


Ognuno dei titoli è articolato al suo interno in sezioni, identificate da lettere dell'alfabeto. Nella parte relativa all'Archivio nuovo sono previste, come ulteriore specificazione, anche le sottosezioni. Per esempio, il Titolo I, Atti e partiti magistrali, è suddiviso nelle seguenti sezioni: I.A. Deliberazioni del consiglio; I.B. Deliberazioni della giunta; I.C. Deliberazioni delle commissioni comunali. La sezione A del Titolo I è a sua volta articolata in: I.A.a. Deliberazioni del consiglio; I.A.b. Deliberazioni del consiglio in seduta segreta; I.A.c. Atti del consiglio. A ciascun tipo di atti viene così a corrispondere una sottosezione, all'interno della quale le unità che la compongono hanno una numerazione progressiva e che si configura come una serie aperta. La creazione di sottosezioni oltreché per serie vere e proprie di atti omogenei si ha però contemporaneamente, anche per unità archivistiche prodotte dalla trattazione di singoli affari, con la conseguenza di pervenire, in molti casi, ad una frammentazione capillare della documentazione senza riguardo alla tipologia degli atti.
A testimonianza della costante applicazione di questo ordinamento fino ai primi decenni del Novecento rimangono sia il "Repertorio dell'archivio del Comune di Fiesole"29, nel quale alcune serie di atti risultano aggiornate fino agli anni Trenta, sia le sigle alfanumeriche sistematicamente riportate sulle costole di filze, buste e registri.
Un crescente disinteresse da parte dell'amministrazione comunale nei confronti del proprio archivio si manifestò però col progredire del nostro secolo. L'archivio diventa così un deposito polveroso in cui si immagazzinano gli atti esauriti senza più alcun criterio ordinativo.
Negli anni 1958-1959 si effettuò l'altro intervento di rilievo. Fu infatti conferito al prof. Giuseppe Pansini, l'incarico di riordinare e inventariare l'archivio preunitario; mentre al signor Pino Pinasco, archivista del comune di Prato, veniva affidato il riordinamento dell'archivio postunitario, a cui non seguì però la stesura di un inventario. Per questo settore dell'archivio ci si accontentò di suddividere gli atti, in grosse ripartizioni, in base al tipo o al contenuto dei documenti, in modo da poter effettuare un consistente scarto.
Nell'attuale sistemazione30 gli atti sono organizzati in ventinove serie, che sono state individuate tenendo conto dei diversi settori di competenza del comune, delle tipologie documentarie e delle prospettive di accrescimento tramite future acquisizioni dall'archivio di deposito.
Alla serie di contenuto più generale costituita dal carteggio degli affari si sono affiancate quelle costituite da documenti di natura più particolare e specifica, di tipo riassuntivo (bilanci, libri mastri), certificativo (registri di stato civile, liste di leva e elettorali), giustificativo (mandati di pagamento e di riscossione), che restano interni al comune e per i quali è già prevista dalla normativa la conservazione in corrente e per ordine cronologico.
Si è preferito inoltre mantenere l'autonomia di quelle serie di documenti che sono stati archiviati tradizionalmente in modo distinto dalla raccolta del carteggio degli affari comunali, pur essendovi teoricamente riconducibili; impostazione che è derivata dalla prassi, radicata nell'uso e mantenutasi spesso fino ad oggi, instaurata in alcuni uffici (ad es. l'Ufficio tecnico) di costituire presso di se un proprio archivio di settore con gli atti ed i carteggi più strettamente tecnici.
Alcune serie sono articolate in più sottoserie. Questa scelta riordinativa è stata determinata dall'esigenza di rispettare la struttura dell'archivio e la stratificazione delle carte quale si è storicamente determinata, evitando però un eccessivo moltiplicarsi di serie di tipo aperto, ideate cioè per essere proseguite mediante le accessioni periodiche e aventi una numerazione indipendente. Tipologie documentarie che non hanno trovato una costante prosecuzione, in quanto di alcuni tipi di atti si è cessata la produzione per il cambiamento delle procedure amministrative, mentre di altri si è avuta una produzione cronologicamente circoscritta legata a situazioni contingenti, si è proceduto a raggrupparle per affinità di contenuto, costituendo con esse sottoserie chiuse all'interno di un'unica serie e ponendo in ultima posizione una sottoserie ancora aperta. Si è cercato altresì di rispettare sistemi coerenti d'archiviazione anche quando essi non presentavano una successione cronologica di lungo periodo col ricondurli, anche in questo caso, entro sottoserie chiuse confluenti in serie aperte.



I
LE ELEZIONI AMMINISTRATIVE
dal 1865 all'avvento del fascismo

1865 settembre 17 (g.)
1866 luglio 22 (p.)
1867 luglio 28 (p.)
1868 marzo 1 (g.)
1868 luglio 26 (p.)*
1868 settembre 27 (p.)
1869 luglio 25 (p.)
1870 luglio 31 (p.)
1871 luglio 30 (p.)
1872 luglio 7 (p.)
1873 giugno 29 (p.)
1874 giugno 14 (p.)
1875 luglio 11 (p.)
1876 luglio 2 (p.)
1877 luglio 1 (p.)
1878 giugno 23 (p.)
1879 giugno 29 (p.)
1880 giugno 27 (p.)
1881 giugno 26 (p.)
1882 luglio 2 (p.)
1883 luglio 1 (p.)
1884 giugno 29 (p.)
1885 giugno 28 (p.)
1886 luglio 4 (p.)
1887 luglio 31 (p.)
1888 luglio 22 (p.)
1889 novembre 3 (g.)
1890 luglio 13 (p.)
1891 luglio 5 (p.)
1892 luglio 10 (p.)
1893 luglio 16 (p.)
1895 luglio 28 (g.)
1899 luglio 23 (p.)
1902 giugno 29 (p.)
1905 luglio 30 (p.)
1907 luglio 28 (p.)
1910 dicembre 18 (g.)
1914 giugno 6 (g.)
1920 ottobre 17 (g.)
1923 febbraio 18 (g)

p. = elezione parziale
g. = elezione generale
* Annullate per irregolarità nello svolgimento delle operazioni elettorali.

II
I SINDACI, COMMISSARI PREFETTIZI E PODESTÀ DAL 1865 AL 1985

1865-1867 GIOVANNI TANTINI, Sindaco
1867-1868 FERNANDO SIMONETTA, Regio Delegato Straordinario
1868-1870 GIUSEPPE BRUNI, Sindaco
1870-1873 GIACOMO SERVADIO, Sindaco
1873-1877 EUGENIO CATANZARO-SANTINI, Sindaco
1877-1899 TEMISTOCLE PAMPALONI, Sindaco
1899-1901 FERDINANDO ULIVIERI, Sindaco
1902-1909 ETTORE FANFANI, Sindaco
1909-1911 ENOCH PALADINI, Commissario Prefettizio
1911-1920 ALFREDO MONETTI, Sindaco
1920-1922 LUIGI CASINI, Sindaco
1922-1923 MARINO FRANCESCHI MARINI, Commissario Prefettizio
1923-1927 ETTORE BOZZOLINI, Sindaco
1927 ADOLFO LEONCINI, Commissario Prefettizio, poi Podestà
1927-1944 ADOLFO LEONCINI, Podestà
1944 ALBERTO DE RENZI, Commissario Prefettizio
1944-1958 LUIGI CASINI, Sindaco
1958-1964 GIOVANNI IGNESTI, Sindaco
1965-1980 ADRIANO LATINI, Sindaco
1980 ALDO FRANGIONI, Sindaco

III
I SEGRETARI COMUNALI

1865-1893 SALVATORE SBORGI (già cancelliere e ministro del censo a Fiesole dal 1851 al 1865)
1894-1913 AUGUSTO GUERRI
1913-1936 GIOVANNI BELLANDI
1936-1939 UGO CIULLI
1939-1956 LUIGI ORETTI


GLI INGEGNERI COMUNALI

1862-1893 MICHELANGELO MAIORFI (dal 1865 al 1866, chiamato a collaborare ai lavori per il trasferimento della Capitale a Firenze, fu sostituito da Loresindo Pruneti)
1893-1907 ARTURO COPPINI
1908-1911 LUIGI MOROZZI
1912-1928 GUGLIELMO SGUANCI
1928-1950 CORRADINO CHELINI


GLI ESATTORI-TESORIERI

1866-1872 GIUSEPPE EMILIO MERLINI
1873-1887 BANCA NAZIONALE TOSCANA
1888-1892 DOMENICO CARLONI
1893-1902 ORAZIO BELLUCCI
1903-1927 ALBINO BARTOLOZZI
1928-1932 ANTONIO BRUSCHI
1933-1952 Cassa di Risparmio di Firenze



art., artt. = articoli, -i
cat., catt. = categoria, -e
c.s. = come sopra
n., nn = numero, -i
s.d. = senza data
tit. = titolo


Le lacune riscontrate nelle serie documentarie sono state segnalate con alcuni punti.



I. Protocolli delle deliberazioni del consiglio

II. Protocolli delle deliberazioni della giunta

III. Protocolli della corrispondenza

IV. Carteggio degli affari

Parte I (1865 - 1935)

Affari trattati dal consiglio, dalla giunta e dal podestà

Affari correnti

Affari diversi

Parte II (1936-1945)

V. Contratti

VI. Atti e liste elettorali

VII. Assistenza

VIII. Polizia municipale

IX. Sanità ed igiene

X. Rendite, imposte e tasse

Entrate e rendite patrimoniali

Imposte miste

Dazio, poi imposte di consumo

Imposta fondiaria (terreni e fabbricati)

Imposta e sovrimposte sui terreni

Imposta e sovrimposte sui fabbricati

Imposta e sovrimposte sui redditi di ricchezza mobile

Imposte e tasse comunali - Parte I (1867 - 1910)

Tassa sui materiali da costruzione (pietrami e terrecotte)

Tassa sulle vetture pubbliche e private e sui domestici

Tassa sui cani

Tassa di famiglia

Tassa sulle professioni, arti e commercio

Tasse comunali

Imposte e tasse comunali - Parte II (1925 - 1945)

Tassa speciale per gli animali caprini

Imposta sul bestiame

Imposta sulle industrie, commerci, arti e professioni

Imposta sul valore locativo

Imposta sui cani

Imposta sui biliardi

Imposta sui pianoforti

Imposta di patente

Imposta di licenza

Imposta sui domestici

Imposta sulle vetture

Imposta sulle macchine per caffé tipo espresso

Tasse comunali

XI. Pesi e misure

XII. Bilanci di previsione

XIII. Conti consuntivi

XIV. Registri dei mandati e libri mastri

XV. Giornali di entrata e di uscita

XVI. Mandati di entrata e di uscita

XVII. Arruolamento e liste di leva

Carteggio ed elenchi preparatori per la formazione delle liste di leva

Situazioni di famiglia

Liste dei renitenti

Liste dei riformati rivisitati

Liste della leva di mare

Liste di leva

XVIII. Affari militari e ruoli matricolari

Requisizioni dei quadrupedi e dei veicoli

Tiro a segno nazionale

Assistenza militare (prima guerra mondiale)

Assistenza militare (seconda guerra mondiale)

Mobilitazione civile

Congedi e onorificenze

Milizia territoriale

Milizia comunale

Ruoli matricolari

XIX. Edilizia e lavori pubblici

XX. Registri degli atti di cittadinanza

XXI. Registri degli atti di nascita

XXII. Registri degli atti di matrimonio

XXIII. Registri degli atti di morte

XXIV. Indici dei registri di stato civile

XXV. Censimenti della popolazione

XXVI. Registri della popolazione

XXVII. Atti del movimento migratorio della popolazione

XXVIII. Registri delle immigrazioni ed emigrazioni

XXIX. Registri diversi



Codifica:
Cristina Gramuglia, 2003
Paolo Santoboni, revisione, maggio 2010

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