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Archivio comunale di Colle di Val d'Elsa

Inventario della Sezione storica

Tipologia: inventario analitico

a cura di Leonardo Mineo

patrocinio: -

Pubblicazione: Roma, Ministero per i beni e le attività culturali, Direzione generale per gli archivi, 2007

Descrizione fisica: 782, 24 + 1 c. ripieg.

Collezione: Pubblicazioni degli Archivi di Stato - Strumenti, CLXXVI

Numeri: ISBN - 978-88-7125-286-2

Contenuti:

"Si deputarono già huomini che dovessino far inventario de' libri et scritture che si ritrovano al presente in questa Cancelleria et perchè è cosa pur necessaria et perchè ancora questo non si è exequito forse perchè è parso a quelli che furno eletti che molta fosse la fatica et poco il salario, però di nuovo si propone largamente"
ASSi, Comune di Colle 273, carta 42v [da una deliberazione del Consiglio generale di Colle dell';11 maggio 1588]

"Fino dall'epoca del mio arrivo a questo uffizio osservai che la stanza ove esiste il catasto è patentemente umida e buia, che i libri catastali vanno giorno per giorno deperendo, che conveniva situare i documenti di contabilità delle tre comunità ritornati dalla Ragioneria, documenti interessanti moltissimo poiché sono giustificazioni di pagamenti fatti, osservai che la stanza dell'aiuto [cancelliere] reclamava una nuova finestra, osservai che non si poteva più permettere che le stanze di archivio fossero magazzini ed arsenali di armi, ferrami, legnami".
ASSi, Comune di Colle 2485, carta 128r [da una lettera del cancelliere di Colle Giuseppe Maria Becattini al gonfaloniere della comunità, 4 giugno 1851]



1. Il contesto politico-territoriale della comunità di Colle di Val d'Elsa

a) Premessa
Il forte interesse storiografico nei confronti del tema dei cosiddetti "centri minori", sviluppatosi a partire dai primi anni Novanta del secolo scorso, ha trovato in Toscana un terreno di ricerca assai fecondo1. Il livello di urbanizzazione medievale della regione, "senza pari in Europa"2, fu caratterizzato da una forte diversificazione a livello insediativo, che soprattutto nell'area fiorentina si tradusse nella presenza di numerosi centri di medie e piccole dimensioni. Questi, pur non elevati al rango della dignità cittadina, riuscirono ad esprimere una notevole forza demica ed economica che si riverberò in una decisa affermazione delle loro istituzioni comunali. Quasi mai fondati prima del X secolo, questi centri seppero approfittare della loro relativa marginalità e lontananza dalle città vescovili, sfruttando al meglio i vantaggi economici che derivavano loro dalla dislocazione lungo importanti assi viari come la Francigena, rivelatasi un decisivo veicolo di sviluppo3. Capitalizzando questi fattori, Terre come San Gimignano, Colle, San Miniato, solo per citarne alcune racchiuse in un'area ristretta, riuscirono a proporsi come centri di direzione politico-amministrativa per i territori circostanti, mantenendo questo status anche dopo le sottomissioni a Firenze avvenute entro la metà del XIV secolo4. Alcuni di essi poi, come Colle, riuscirono a superare la grave crisi demica ed economica della seconda metà del Trecento e del primo Quattrocento, dimostrando notevoli capacità di ripresa che culmineranno nel XVI secolo con il loro innalzamento al rango di civitates, sedi di episcopato5.
Le numerose ricerche prodotte negli ultimi anni, sia di carattere comparativo sia dedicate a singoli studi di caso, hanno analizzato a fondo queste realtà essenzialmente sotto l'aspetto socio-economico ed istituzionale, con particolare riferimento in quest'ultimo ambito alla produzione statutaria6.
Con il presente studio, che ha come precipua finalità l'ordinamento e l'inventariazione delle oltre 3700 unità archivistiche prodotte e conservate dal Comune di Colle nell'arco di oltre sette secoli, è possibile valutare in quale misura anche la dimensione archivistica sia testimone del processo evolutivo sopra sommariamente illustrato. Così come ad esempio i diversi destini di Colle e San Gimignano "sono leggibili tuttora nella conformazione urbanistica ed edilizia", dove ai palazzi tardo-rinascimentali colligiani si contrappongono le torri sangimignanesi, simboli entrambi di uno sviluppo che procedette in tempi diversi7, la stessa sensazione può ricavarsi se estendiamo il confronto anche ai complessi documentari, comprendendovi quelli di altre comunità della zona8. Così ad esempio il gap fra la maggiore attitudine conservativa dimostrata nel corso del Trecento dal Comune di Poggibonsi rispetto a quello di Colle, si inverte a vantaggio di quest'ultimo nei due secoli successivi quando la marginalizzazione della prima località valdelsana si rifletté in maniera evidente sul piano archivistico9. Attraverso lo studio del complesso e non immediato rapporto fra la dimensione archivistica e la dimensione istituzionale si è cercato di delineare le linee entro cui si mosse la politica attuata dal Comune di Colle per la conservazione della propria memoria, ben consapevoli della piena autonomia disciplinare che un simile studio riveste in campo storiografico10.
Nelle pagine che seguono si illustreranno brevemente i principali avvenimenti che caratterizzarono la storia colligiana dalle sue prime attestazioni fino alla metà del XIV secolo, con particolare riferimento ai mutamenti istituzionali occorsi, rimandando poi per quelli del periodo successivo ai "cappelli" introduttivi alle singole sezioni e serie. Complice la sottomissione a Firenze e la proiezione delle vicende colligiane in una dimensione "subregionale", in estrema sintesi si darà poi conto del contesto politico e territoriale in cui si collocò l'attività della comunità di Colle dalla metà del XIV sino alla fine del XVIII secolo. Stante queste premesse infine, verranno analizzate più estesamente le vicende relative al processo di formazione e conservazione del complesso documentario che ad oggi costituisce la sezione preunitaria dell'archivio comunale di Colle.

2. L'archivio comunale di Colle di Val d'Elsa

a) La conservazione documentaria nell'archivio del Comune di Colle dagli inizi del XIV alla fine del XV secolo

Non è difficile immaginare che la prassi documentaria colligiana di età basso medioevale seguisse un iter tradizionale legato alle ordinarie modalità di formazione della produzione archivistica, distinguendo al suo interno una fase "corrente" ed una di "deposito"11. La fase "corrente" coincideva con l'origine dell'archivio e con la giacenza della documentazione presso l'ufficio produttore, conservata nel caso dei libri dei singoli ufficiali per un periodo di gestione che era limitato alla durata dell'incarico previsto per la magistratura, nel caso invece di documentazione riassuntiva, quali gli Specula debitorum ad esempio, fino al loro esaurimento materiale. In entrambi i casi, una volta terminata la sua funzionalità pratica, il materiale archivistico veniva consegnato al camerlengo generale, incaricato anche della conservazione degli altri beni mobili del Comune, secondo una prassi consueta nei comuni medievali12.
Il materiale archivistico che doveva essere sottoposto a sindacato, era debitamente condizionato, "cum cubertis carte pecudine vel edine et cum titulo libri ac foliis signatis cum signo 1. 2. 3. et cetera" e veniva depositato temporaneamente nella "capseta manente in palatio priorum" in attesa di essere revisionato13. Fino almeno al 1374 la consegna e la custodia dei libri da sindacare, la cosiddetta representatio14, avveniva nelle mani dello stesso camerlengo, poi sostituito dal 1408 in questa incombenza dal cancelliere, evidentemente sempre più investito di funzioni di garante del corretto svolgimento delle attività amministrative comunali15.
Il primo riferimento al complesso archivistico colligiano risale ad una breve reformatio deliberata nel 1318 dal Consiglio del capitano del popolo di estremo interesse in merito alle prassi archivistiche in uso:

quod cabellarius Cabelle Comunis teneatur et debeat, expensis dicte Cabelle de ipsius Cabelle denariis facere in abotegha ubi recolligitur Cabella quoddam armarium aptum ad tenendum libros in quo stare et teneri debeant omnes libri Cabelle Comunis.


Il primo elemento ricavabile è quello della conservazione fisica del materiale di archivio, disposto in un armarium, che possiamo solo immaginare simile a quelli studiati in altre realtà comunali16. La conservazione della totalità dei registri e degli atti, non solo dei libri di Gabella, era affidata a simili strutture, sia correntemente negli uffici che in via definitiva nella Camera Comunis dove veniva concentrata la documentazione. Via via che gli armaria venivano riempiti si provvedeva ad autorizzarne la costruzione di nuovi.
La deliberazione prosegue:

et etiam illi libri Cabelle qui nunc sunt in Camera Comunis debeant ibi stare


Seppur in sintesi si evidenzia nella prassi, inconsapevolmente, quello che la dottrina archivistica molti secoli dopo avrebbe codificato teoricamente, e cioè la convenzionalità e la diversità sostanzialmente solo gestionale fra le fasi "corrente" e di "deposito" di un complesso archivistico, in realtà afferente ad un'unica entità concettuale. I registri di Gabella in questo caso costituiscono agli occhi dei loro fruitori coevi un continuum ideale, una serie in sostanza, a prescindere dalla loro collocazione fisica.
La conservazione del materiale archivistico nella Camera Comunis non si esauriva in una mera ed incustodita giacenza passiva, ma si traduceva anche in una fase attiva, di vera e propria gestione della documentazione, esemplificata ad esempio nella compilazione di strumenti di corredo, nella sua selezione e nella definizione di norme che ne regolassero l'accesso a terzi. È proprio a quest'ultimo aspetto che si riferisce l'ultimo passaggio della delibera fin qui analizzata:

et quod officiales qui sunt vel erunt ad Cabellam, gratis et sine aliquo salario recipiendo demonstrare debeant ipsos libros cuicumque petenti17.


Naturalmente non a tutta la documentazione veniva estesa un'attenzione per così dire attiva o quantomeno questo non era il destino riservato alla totalità della documentazione nel suo complesso. Accanto alle pratiche di conservazione passiva di tutta la produzione documentaria, si registrava un atteggiamento dinamico soltanto nei confronti di quella che si caratterizzava per peculiarità collegate agli aspetti, politici, giuridici e amministrativamente operativi, quali deliberazioni, statuti, estimi, libri iurium18. A fronte soprattutto di un aumento esponenziale della produzione documentaria, destinata progressivamente a crescere fino all'Età moderna, il problema con cui le autorità colligiane furono chiamate a misurarsi con più frequenza fu quello del sovraffollamento dei locali della Camera adibiti a deposito archivistico. La prassi seguita fu quella di una progressiva emarginazione della documentazione ritenuta non più utile al disbrigo degli affari, enucleando invece quella che qualitativamente si reputava degna di cure ed attenzioni. Già nel 1351, constatato che i "multi libri veteres Comunis tam condempnationum et processuum quam reformationum et aliarum scripturarum" recavano "impedimentum multum" al camerlengo nella Camera Comunis, si stabilì di rinchiudere in una cassa ("sopedaneo") tutti i libri "a tempore mortalitatis retro", con l'eccezione del "Registro Comunis seu Registris ac libris reformationum et consiliorum", creando così i presupposti per la perdita del materiale contabile e giudiziario più antico19. Accanto alle perdite documentarie preterintenzionali e accidentali, vanno poi segnalate quelle per così dire "dolose", frutto cioè di una deliberata scelta di selezione. La presenza delle cartiere a Colle dovette rappresentare un'ulteriore turbativa alla pacifica ed emarginata conservazione delle scritture ritenute non più utili al disbrigo dell'attività amministrativa corrente, come quando nel 1406 si stabilì di vendere i libri "inutiles" per finanziare i lavori di restauro di un ponte. Interessante notare come i quattro uomini eletti dai priori fossero stati incaricati di individuare e distinguere "libros et scripturas Camere, videlicet utiles et necessarios ab inutilibus" e di vendere queste ultime20. Non ci è dato sapere quale documentazione i selezionatori proposero per la vendita, ma non è difficile ipotizzare, date le lacune riscontrate già negli inventari cinquecenteschi in nostro possesso, che in larga parte si trattasse di tipologie analoghe a quelle accantonate nel 1351.
Una consistente dispersione di documentazione, imputabile a fattori esterni alla volontà comunale, era avvenuta nei decenni precedenti in occasione della sommossa popolare del 10 marzo 1331 che portò alla destituzione e all'uccisione di Albizzo dei Tancredi e dei suoi fratelli, rimasti al potere per quasi un decennio. In quell'occasione la rabbia popolare si sfogò come di consueto contro i simboli più evidenti del potere costituito non risparmiando dalla distruzione i "libri curie olim Albiçi domini Scholay"21. Parte del materiale documentario finì anche con l'essere asportato dai ruderi del palazzo del Comune, residenza del capitano del popolo andato distrutto nella stessa occasione22. Una delibera del 10 febbraio 1333 aveva concesso piena facoltà di azione ai rettori nei confronti di chiunque avesse detenuto "quedam acta et scripturas et instrumenta ad Comune pertinentes", obbligando nel contempo "omnes et singuli homines et persone de Colle et curte qui vel que habeant vel haberent aliquem vel aliquos libros, scripturas vel acta dicti Comunis vel ad dictum Comune pertinentes vel spectantes, videlicet [libri] stantiamentorum, reformationum, inquisitionum, condepmnationum, testium examinationum" a consegnarli al camerlengo nella Camera Comunis entro il termine perentorio di quindici giorni23. Per quasi tre anni le autorità comunali colligiane furono impegnate a limitare i danni di questa dispersione documentaria, trattando con ser Arrigo di Laio da Vico e con suo figlio Gherardo, rispettivamente notaio delle Riformagioni e coadiutore durante la signoria di Albizzo, la restituzione degli atti da loro rogati. Il 17 dicembre 1331 il Consiglio del capitano incaricò otto elementi "ad tractandum negotium ser Arrighi Lay pro Comuni de Colle de quibusdam instrumentis"24. Nel giugno 1332 la trattativa era evidentemente giunta a buon fine se in una seduta del Consiglio si decise di procedere alla vendita di un podere di proprietà comunale per reperire il denaro necessario per il riscatto della documentazione25. Nel novembre successivo gli atti rogati da Arrigo erano tornati ormai nelle mani del Comune, che si pose il problema della loro insinuatio nel Registrum Comunis e della loro collocazione in un luogo dove fossero conservati "pro Comuni, bene et secure"26. Dopo circa un anno e mezzo, nel marzo 1334, si dispose finalmente il versamento degli originali presso la Camera Comunis, ordinandone nel contempo per cautelarsi da calamitosi imprevisti il deposito di due copie "in certis sacchulis" presso i conventi di S. Francesco e di S. Agostino di Colle27, secondo una prassi comune a molte realtà medievali, che rivelava la forte attenzione conservativa nei confronti della documentazione di particolare importanza e di difficile fungibilità come codici statutari ed extimi28.
Nei decenni successivi le condizioni del nucleo documentario conservato presso la Camera Comunis peggiorarono a fronte dell'articolazione sempre più complessa assunta dalla struttura amministrativa del Comune che si riverberò inevitabilmente in una produzione sempre più ricca e complessa di scritture. La nomina nell'ottobre 1365 di un "coadiutor cancellarii", resa necessaria "ex novitatibus et supraventu nimii laboris"29, e il trasferimento nel novembre successivo nei locali della Camera di un "armarium librorum" dove collocare la documentazione che vi giaceva "in terris", sono buoni testimoni del processo evolutivo della struttura amministrativa del Comune che avrebbe trovato nel secolo successivo pieno sviluppo30.
Nel corso del XV secolo si assiste ad una progressiva responsabilizzazione del cancelliere nella conservazione del materiale documentario, fino a quel momento prerogativa essenzialmente del camerlengo generale. Risale al novembre 1423 la costituzione del primo nucleo archivistico affidato alla custodia del cancelliere, quando si stabilì di trasferire i libri reformationum, fino a quel momento conservati nella Camera Comunis, nel "palatio residentie dominorum priorum" dove aveva sede la Cancelleria31. Alla metà del secolo il complesso archivistico colligiano appare ormai ripartito in tre nuclei documentari corrispondenti ad altrettanti uffici comunali, la Cancelleria, la Gabella e la Camera Comunis, cui doveva aggiungersi il selezionatissimo thesaurus, per riprendere le parole di Filippo Valenti, attestante privilegi, diritti e possessi che era conservato presso i conventi colligiani32. In Cancelleria, oltre al materiale deliberativo, era conservata la documentazione direttamente connessa all'attività del cancelliere, ad esempio in materia di ripartizione delle imposte, come i "libri delle teste"33, mentre in Gabella veniva conservata quella necessaria per provvedere alle esazioni fiscali, come spogli dei debitori, dazzaioli, libri dei puntati ecc. Nella Camera infine, oltre ai libri relativi all'ufficio del camerlengo, erano collocati come in una sezione di deposito tutti quei libri che evidentemente avevano cessato di avere una piena funzionalità pratica ai fini dello svolgimento delle attività amministrative del Comune, come i libri di entrata e uscita dei vari ufficiali e gli atti giudiziari podestarili già sottoposti a revisione.
Nel corso del Quattrocento con cadenza più o meno ventennale, quando presumibilmente la congestione dei locali lo rendeva indispensabile o quando comunque si avvertiva la necessità di determinare con precisione l'entità del materiale archivistico per il suo passaggio da un ufficiale all'altro, si procedette ad ordinamenti generali della documentazione, come nel 1427, quando lamentato in Consiglio generale il disordine dei libri conservati nella Camera e in Gabella, si dispose la nomina di tre uomini incaricati di ritrovare le scritture sparse "ubicumque", di ordinarle e descriverle in un inventario34.
Gli interventi di ordinamento che si susseguirono nella seconda metà del XV secolo precedettero spesso non casualmente le riforme dei vari settori dell'amministrazione, per le quali si rendeva necessario un esame sistematico della documentazione pregressa35. Ciò avvenne ad esempio nell'agosto 1460 quando l'emanazione degli Ordinamenta circa restitutionem librorum officialium per il sindacato fu preceduta dalla reassignatio dei libri conservati nella Camera Comunis da parte degli elementi incaricati36.
La mancata elezione di un cancelliere all'inizio degli anni Ottanta provocata dai forti contrasti sorti all'interno del ceto dirigente colligiano, aveva causato dal punto di vista documentario più problemi di quanti non ne avesse provocati il durissimo assedio patito dal centro valdelsano ad opera delle truppe di Alfonso di Aragona, che nonostante i gravi danni inferti a molte abitazioni, non sembra aver provocato dispersioni di documentazione37. Fra il settembre 1483 e il novembre 1486, si erano succeduti come reggenti della Cancelleria almeno dieci notai colligiani provocando una disordinata sedimentazione degli atti e in alcuni casi la loro sottrazione38. L'intervento del plenipotenziario fiorentino Antonio Nobili aveva portato all'elezione definitiva del cancelliere e contemporaneamente alla definizione della nuova riforma sessennale che nei mesi precedenti la sua entrata in vigore, fissata al primo maggio 1488, diede avvio al riassetto di alcuni settori della struttura istituzionale comunitativa, destinato ad incidere profondamente nelle forme di conservazione documentaria39. Nel febbraio dello stesso anno era stata eletta in Consiglio generale una balìa "pro nova cancellaria edificanda"40, incaricata di seguire i lavori di costruzione dei nuovi locali da ricavare nel "chassolino iuxta salettam" dei priori41. Fra i primi provvedimenti adottati è da segnalare lo stanziamento di 13 soldi "pro sgomberatione cancellarie" destinati a tal maestro Antonio Maccianti, operazione che non è difficile poter ipotizzare avesse coinvolto anche le scritture conservatevi42. Fra il luglio e l'ottobre dello stesso anno la constatazione che "nonnulli libri reformationum, librarum et importantium contractuum" fossero stati sottratti indusse le autorità colligiane a far esortare alla restituzione dall'arciprete "per viam excomunicationis solemnis" coloro che li avessero detenuti illecitamente43. Nel gennaio del 1489 i lavori in cancelleria dovevano essere praticamente ultimati come testimoniano le spese stanziate "pro pretio librarii lingnei facti in dicta cancellaria, pro pretio banci lingnei, pro panca lingnea, pro pretio capsapanche (...) pro pretio hostii lingnei, pro pretio duarum tabularum, unam (sic) positam supra libros, alteram a tergo"44. Pochi mesi prima, nel marzo del 1488, era stata nominata un'altra balìa per porre ordine all'attività dell'ufficio di Gabella, dove si segnalava l'esistenza di numerose poste insolute intestate a debitori del Comune "in diversis multis libris"45. Non è azzardato poter supporre che in questa occasione i libri conservati in Gabella, dopo essere stati sottoposti ad una generale revisione da parte dei quattro notai incaricati "ad reducendum insimul debitores Comunis"46, fossero stati eliminati una volta trascritte nel nuovo spoglio dei debitori le poste ancora pendenti, essendo andata di fatto perduta ogni loro utilità per le esigenze amministrative del Comune47. Questa ipotesi troverebbe poi conferma sia nella evidente cesura tuttora visibile in alcune tipologie documentarie contabili superstiti che si sono conservate con continuità a partire dal 1488, sia dalle parole di una delibera del marzo 1489 quando si decise di mettere mano al riordinamento dei "libri et relique scripture Comunis que presentes sunt in Camera et Gabella Comunis"48.

b) La conservazione documentaria nell'archivio del Comune di Colle fra gli inizi del XVI secolo e l'inchiesta di Pompeo Neri (1746)

L'evoluzione dell'assetto istituzionale colligiano, segnato in particolar modo dalle riforme della Cancelleria del 1522 e dell'ufficio di Gabella dello stesso anno e soprattutto del 153949, finirono per polarizzare, fino alle riforme leopoldine, la conservazione del materiale archivistico comunale, distribuito ora fra i due uffici. In particolar modo le attribuzioni affidate al provveditore di Gabella quale revisore ultimo di tutta l'amministrazione finanziaria del Comune aveva fatto sì che in Gabella fossero confluite tutte le scritture relative a questo ambito, comprese quelle dei camerlengati generali, prima conservate nella Camera Comunis. Inoltre il cassone conservato in Gabella, vero e proprio forziere della comunità e degli enti ad essa sottoposti, era divenuto il depositario del thesaurus documentario composto dal materiale pergamenaceo sciolto e da alcuni delle scritture più "pregiate" conservate nel Trecento presso i conventi colligiani50.
A partire dalla metà del XVI secolo, alle attenzioni rivolte alla documentazione archivistica su iniziativa delle autorità locali, cominciarono a sovrapporsi quelle dell'autorità ducale mirate ad ottenere un'oculata gestione delle risorse documentarie che fosse in grado di supportare le necessità amministrative tanto del centro che della periferia. Le norme e gli interventi adottati in questo periodo localmente in materia di produzione e conservazione documentaria, non rappresentano che un riflesso delle direttive medicee particolarmente attente in questa direzione51. All'emanazione di alcune deliberazioni del Magistrato supremo fiorentino che nel 1550 rivolgendosi a "tutti i rettori et offiziali" dello Stato aveva fissato una serie di norme in materia archivistica, fra le quali spiccava quella di verificare che i cancellieri, laddove eletti, o i notai del rettore redigessero e aggiornassero con cura gli inventari delle scritture52, seguirono a Colle negli anni immediatamente successivi interventi ravvicinati mirati alla salvaguardia e alla conservazione delle scritture del Comune. Nel 1556 il Consiglio generale colligiano prescrisse la compilazione di un inventario dei libri conservati in Cancelleria e il recupero di quelli dispersi, disponendo come di consueto a tal fine "ut fiat monitus in Plebe deinceps scomunica proiciatur"53. L'efficacia di questo provvedimento non dovette però sortire particolari effetti se già nel novembre 1558 si constatò nuovamente in Consiglio la necessità di porre mano all'ordinamento delle scritture conservate in Cancelleria54.
Il primo inventario superstite della documentazione conservata in Cancelleria risale a pochi anni dopo e fu compilato dal cancelliere Virgilio Lavini nell'agosto 1564 e successivamente aggiornato fino al 156955. A quella data le unità custodite assommavano a 459 unità fra libri delle deliberazioni, estimi, atti della Podesteria e libri diversi, ai quali dovevano aggiungersi oltre duecento protocolli di notai defunti senza eredi, il cui deposito temporaneo in Cancelleria era stato previsto da una legge ducale del 1562 poi abolita nel 1570 contestualmente all'istituzione dell'Archivio dei contratti di Firenze56.
La completa dispersione di tutto il materiale archivistico due-trecentesco, conservatosi solo dagli inizi del XIV secolo limitatamente ai libri iurium ed alle serie deliberative e statutarie, ci è ben testimoniato da Niccolò Beltramini, personaggio colligiano di spicco nella Toscana granducale della seconda metà del Cinquecento e autore nello stesso periodo di una dettagliata Chronica di Colle basata in gran parte sulla documentazione conservata nell'archivio della comunità57. Il Beltramini lamentò in particolar modo l'utilizzo di "non pochi libri dell'antiche decime che contenevano le sustantie et beni di ciascuna famiglia", utilizzati in quel periodo "per trascuraggine et vilissima avaritia d'alcuni (...) per coperta d'altri libri quali coperte di registri", risalenti agli anni Quaranta e Sessanta del Cinquecento58.
L'aumento della produzione documentaria verificatasi in questo periodo pose alle autorità colligiane il problema di predisporre strutture in grado di accogliere la mole sempre crescente di carte ("quanta ibi sit e continue augeatur multitudo librorum nemo vestrum est qui sciat"), mediante la costruzione di "aliquod armarium vel archivium extra cancellariam" per conservare le scritture di minore utilità amministrativa (i "libros veteriores")59. Negli anni immediatamente successivi si provvide alla compilazione di altri tre inventari, compilati rispettivamente nel 1575, 1576 e 1579 in occasione del passaggio di consegne fra un cancelliere e l'altro60. Non è possibile tuttavia ricavare una stima quantitativa della consistenza numerica dell'intero complesso archivistico dal momento che non vi era elencata tutta la documentazione contabile e le pergamene, conservate in quel periodo dal provveditore di Gabella. Strutturalmente questi strumenti di corredo non si discostano da quelli redatti nello stesso periodo in altre realtà, che "si configurano piuttosto come elenchi funzionali del materiale archivistico di uffici e magistrature" che non come e veri e propri inventari61, dove ci si limitò sommariamente ad indicare il numero di unità per ogni tipologia documentaria con rare indicazioni in merito al loro condizionamento62. All'origine della redazione di questi inventari non è difficile poter scorgere quanto prescritto dall'Istruzione ai cancellieri comunitativi emanata dai Nove Conservatori nel 1575, che aveva definito i loro compiti con particolare riferimento agli obblighi connessi alla conservazione documentaria, quale la compilazione di elenchi di consegna al termine del mandato63. La successiva Istruzione a cancellieri de' comuni e università del dominio fiorentino emanata nel 1635 specificò con maggiore organicità quanto indicato dal documento del 1575, confermando di fatto l'obbligo per il cancelliere della conservazione e dell'inventariazione delle scritture della comunità64.
L'unione delle cancellerie di Colle e Poggibonsi sotto la responsabilità del cancelliere colligiano avvenuta nel 1634, non ebbe ripercussioni immediate sui complessi archivistici delle due comunità che continuarono ad essere conservati separati fino al 183965. È tuttavia interessante sottolineare come su entrambi i fondi cali nel corso del XVII secolo il silenzio delle fonti coeve, rotto nel caso colligiano solo dall'episodica segnalazione della mancanza di alcuni libri riscontrata al momento del passaggio di consegne fra un cancelliere e l'altro66.
Lo stato dell'archivio esce dalla penombra nel 1713, quando fu compilata la "nota di tutti i libri che si ritrovano nell'archivio del palazzo pubblico della città di Colle", in cui vennero descritte singolarmente le 1700 unità conservate fra l'archivio di palazzo e la Cancelleria67. L'inventario, impostato su base topografica, comprendeva i 221 libri del Monte di pietà che in quello stesso anno erano stati versati nell'archivio della Cancelleria dietro espressa disposizione del commissario inviato a Colle dalla Deputazione sui monti pii68, ma non i registri contabili e le pergamene conservate in Gabella. Il grosso della documentazione era conservato nei locali adibiti ad "archivio di palazzo", ripartito per tipologia documentaria e distribuito su undici scaffali contraddistinti ciascuno da una lettera. Ogni scaffale era ripartito in diverse scansie numerate, sulle quali erano conservate filze e registri. Le singole unità erano segnate con numerazione araba progressiva manoscritta sulla costola, che ricominciava da uno per ogni serie69. Gli atti conservati in Cancelleria, di uso corrente, erano stati numerati provvisoriamente a seconda della loro collocazione nell'"armadio" o nel "banco", ripartiti entrambi in diversi "ordini". A livello descrittivo venivano indicati per ogni singola unità il numero di corda e gli estremi cronologici, senza nessuna indicazione in merito alla cartulazione o al condizionamento, salvo che per alcuni registri dalla serialità limitata per i quali venivano indicati alcuni sommari elementi esteriori70.
L'inchiesta sulla consistenza e la qualità della documentazione conservata presso tutti gli uffici centrali e periferici dello Stato, promossa nel 1746 da Pompeo Neri, offre l'occasione di conoscere finalmente a fondo lo stato dell'archivio colligiano nel suo complesso. L'indagine, rivolta a tutti i "ministri delle Cancellerie e archivi e altri che sotto qualunque titolo hanno in custodia scritture pubbliche", sottintendeva all'ambizioso progetto lorenese della compilazione di un codice che unificasse i vari diritti particolari su cui si reggeva il composito ordinamento giuridico granducale. A tal proposito in sedici punti si chiedeva specifico conto dell'esistenza negli archivi di statuti, privilegi, deliberazioni e di tutta la documentazione attestante in genere i diritti degli enti a cui ci si rivolgeva. Pur essendo naufragato il progetto iniziale, le indicazioni che vennero raccolte a Firenze costituiscono un imprescindibile punto di riferimento per lo studio degli archivi dell'intero Granducato71. Le risposte ai quesiti del Neri relative all'archivio della Cancelleria di Colle furono compilate dall'abate Gian Girolamo Carli, incaricato dal cancelliere pro tempore Giuseppe Tuti, che ne utilizzò integralmente larghe parti nella sua relazione inviata a Firenze72. Il lavoro del Carli, che in quel periodo prestava servizio come insegnante presso il Seminario vescovile di Colle73, sorprende sia per l'analiticità delle descrizioni delle singole serie archivistiche, nella quale non sembra indulgere in modo eccessivo al gusto per le antichità tipico dell'erudizione settecentesca74, sia per la sensibilità avvertita nei confronti di temi cari all'archivistica quale quello dell'ordinamento. Di particolare interesse a questo proposito è il giudizio da lui espresso nei confronti dell'ultima organizzazione data all'archivio:

L'ultima disposizione, nella quale si ritrova ancor di presente, fu fatta nel 1713. Ma in vero questa disposizione è poco metodica onde senza una gran pratica difficilmente si possono ritrovare alcune di esse scritture. Primeriamente le diverse specie di libri non procedono con quell'ordine col quale in questo capitolo le ho io registrate ma per l'opposto non hanno il più delle volte la menoma relazione l'una all'altra; per cagione d'esempio dopo i Criminali dei descritti ne vengono i Registri di più negozi spettanti al Pubblico; indi Libri spettanti agli edifizi della carta; di poi le descrizioni dei beni stabili; e finalmente i Criminali de' non descritti. Così dopo il Libro della spesa per i ponti, ne seguono quelli degli Appuntati per le mancanze di palazzo, un altro della spesa per una steccaia, accanto ad essi altro dell'età dei cittadini che godono gli onori della comunità susseguentemente altro d'un'imposizione. In questa forma per lo più è fatta quella disposizione del 1713 per riguardo alle diverse materie. In secondo luogo i libri di ciascuna materia non sono sempre ordinati secondo gli anni, in terzo i libri di una materia saranno alle volte posti mezzi in una scanzìa e mezzi in altra della parete opposta. Oltre a ciò dal 1713 in poi molti libri e sono stati levati dal loro luogo e confusi con altri onde neppure si potevano ritrovare col repertorio alla mano. È bensì vero che coll'occasione della presente ricerca li abbiamo riposti tutti a' propri luoghi secondo quel repertorio: siccome ho ancor fatto la nota di quelli che si son trovati mancare e di quelli che da quel tempo in poi vi sono stati aggiunti. Nulla di meno per motivi accennnati sarebbe ottima cosa che fosse riordinato daccapo con altro metodo e che secondo il nuovo ordine si facesse un nuovo esattissimo repertorio. Le dette pubbliche scritture sono tutte legate in libri de' quali per altro alcuni avrebbero bisogno di essere visitati e riaccomodati75.


Alla fine della sua lucida esposizione, il Carli formulò una nuova proposta di ordinamento, che avrebbe collocato le serie "secondo miglior uso" lasciandone inalterata la composizione. In base alla proposta statuti, riforme, capitoli e materiale deliberativo avrebbero preceduto le altre tipologie documentarie, secondo una struttura oggi correntemente adottata e scientificamente riconosciuta per l'ordinamento degli archivi comunali toscani76.
In qualità di custode di pubbliche scritture anche il provveditore di Gabella, Tommaso Torrani, inviò a Firenze la risposta ai quesiti posti dal Neri, che, seppur assai meno puntuale di quella del Carli, ci permette quantomeno di fare luce sull'effettiva composizione qualitativa del secondo nucleo documentario che componeva l'archivio del Comune di Colle77. L'archivio di Gabella conservava tutti i libri connessi all'attività del provveditore, incaricato del computo dei debiti e dei crediti con i magistrati di Firenze, di "mettere al campione del libro grosso del Comune tutti i proventuali e conduttori di gabelle, scrivere tutte le chiarigioni, deputagioni e simili cose; ed in somma invigilare che il camarlingo generale renda conto di tutte le entrate della Comunità"78. Nella stessa occasione il provveditore riordinò sommariamente libri affidati alla sua custodia come si ricava dalla sua relazione:

Avanti che fossero fatte le ultime diligenze per rispondere adeguatamente ai quesiti dell'Istruzione dell'Illustrissimo signor auditor Neri, i sopra accennati libri stavano tutti in confuso, essendo quelli di una materia mischiati con quelli di un'altra. Io al presente ho unito insieme tutti quelli della stessa materia, e di alcuni generi li ho disposti eziandio per ordine di tempo, ponendovi esteriormente il suo titolo. Bensì non ho potuto distribuire i libri delle differenti materie con una più ordinata connessione tra materia e materia come sarebbe mio desiderio. Tutti i libri accennati sono legati e ben custoditi, toltine i memoriali graziati, che come abbiamo detto sono in semplici filze senza coperta79.


In Gabella venivano conservate anche le pergamene sciolte, assommanti ad un totale di 328, conservate in origine in "cinque sacche tutte in confuso", senza che in passato fosse mai stato approntato "alcun repertorio, o sunto o copia" o ne fosse stato disposto un ordinamento "per ordine di materia o di tempo". Torrani affermò di aver provveduto "ultimamente coll'aiuto di persona esperta in tali materie" (verosimilmente il Carli) a dividere in otto "serie" le pergamene, ordinate cronologicamente all'interno di ciascuna di esse: prima venivano i diplomi regi e imperiali, poi le "lettere e ordini mandati in diversi tempi e privilegi concessi a questa comunità dai priori della Repubblica fiorentina e susseguentemente dai sovrani di casa Medici e da alcuni magistrati superiori della Città di Firenze", le deliberazioni e i contratti stipulati dagli organi consiliari colligiani, le "materie ecclesiastiche" comprendenti "bolle pontificie" e "le altre scritture appartenti alle Chiese" del territorio, le "carte attinenti all'Abbadia di S. Salvadore di Spugna", le pergamene dell'Ospedale di Ricovero ed infine i "contratti e testamenti e simili scritture di persone private". Torrani ne compilò un "succinto inventario", ora perduto, segnando sul tergo di ciascuna cartapecora data e per le più importanti anche un breve regesto80.

c) L'archivio dall'emanazione del Regolamento della Comunità di Colle alla fine del dominio francese (1776-1814)

Le profonde riforme dell'assetto amministrativo del Granducato operate in età leopoldina incisero significativamente anche sulla struttura e sulla configurazione dei complessi archivistici venuti a sedimentarsi a partire dal tardo Duecento. La soppressione di molte comunità e degli altri corpi istituzionali provocò in molti casi un processo di concentrazione dei loro archivi presso le cancellerie comunitative che si configurarono in modo ancora più netto rispetto al passato come poli di aggregazione dei complessi archivistici esistenti sul loro territorio di competenza81.
Nel caso colligiano questo fenomeno non è riscontrabile in modo netto, dal momento che la sostanziale coincidenza territoriale fra le strutture giudiziarie (podesteria poi vicariato) e amministrative (comunità e cancelleria dei Nove)82, destinata a perdurare anche dopo l'emanazione dei Regolamenti del 1774 e del 177683, aveva di fatto già dal XIV secolo caratterizzato l'archivio valdelsano nelle sue articolazioni come archivio di concentrazione84. Già ben prima del 1776 l'archivio della Cancelleria di Colle conservava infatti le scritture di altri enti che gravitavano nell'orbita istituzionale della comunità, come l'Opera del Ss. Chiodo, l'Opera della Madonna del Renaio, le Arti85, operanti sul suo territorio, dove non esistevano comunelli con una struttura istituzionale e documentaria autonoma.
La soppressione dell'ufficio del provveditore di Gabella, prevista dalla riforma comunitativa del 1776, ebbe notevoli ripercussioni sull'organizzazione archivistica colligiana, provocando la fusione dei due nuclei documentari che da circa due secoli e mezzo componevano l'archivio della comunità. Già nel maggio il Magistrato comunitativo aveva ordinato il trasferimento dei libri della Gabella nell'archivio generale ormai "tutto scomposto e rovinato", affidandone nel contempo l'incarico del riordino a Giovanni Ceramelli e Giovanni Bardi86. La disponibilità dei locali lasciati liberi dal provveditore portò le autorità colligiane a decidervi lo spostamento della Cancelleria "per la maggior sicurezza dei negozi"87, concedendone l'uso anche al camerlengo "per fare le riscossioni assegnate"88. Pochi mesi dopo, i lavori di "riordinazione" dell'archivio, limitatisi probabilmente al riordino fisico delle unità senza la produzione di un inventario, si conclusero con lo "spurgo e la scielta dei fogliacci e carte inutili e di nessun significato" delle quali però non fu purtroppo redatto nessun elenco ("ristretto"). La "quantità rilevante" della documentazione selezionata fu venduta all'incanto alla cartiera di Stefano Apolloni. Nell'occasione il Magistrato comunitativo nominò un incaricato per "assistere alla strappatura" della carte e alla loro immissione nelle vasche di macerazione "acciò non sieno distratte o passino nelle mani di particolari"89.
La concentrazione in unico contesto dell'intero complesso documentario comunitativo ebbe un riflesso immediato anche nelle sue modalità di gestione, affidate fino a quel momento alle cure del cancelliere e del provveditore in stretta contiguità con l'attività corrente dei rispettivi uffici. Il Consiglio stabilì infatti di affidare la gestione dell'archivio al provveditore di Gabella in carica al momento della soppressione, Tommaso Torrani già autore della relazione richiesta da Pompeo Neri, "atteso il buon servizio prestato per il lasso di più di quarant'anni"90. Per la prima volta nella sua storia plurisecolare l'archivio colligiano si configurava come un ufficio separato all'interno dell'organigramma comunale, sottoposto alle cure esclusive di un addetto che non fosse il cancelliere91.
Nel maggio 1779, in esecuzione dell'ordine di versamento delle pergamene della comunità valdelsana nell'Archivio diplomatico di Firenze, si affidò l'incarico di redigerne un "inventario" ai priori Francesco Buoninsegni e Pietro Paolo Frittelli92. Di lì a pochi mesi fu approntato un "estratto" coi regesti di 285 pergamene93, che furono inviate a Firenze soltanto nel giugno 178194. L'opera di generale riassetto ed ordinamento cui furono sottoposti gli archivi centrali e periferici dell'intero Granducato non provocò tuttavia soltanto un flusso di materiale archivistico dai secondi verso i primi, ma si registrarono anche alcuni casi in cui la documentazione compì il percorso inverso. Nel novembre 1776 gli archivisti impegnati del riordino dell'archivio della Camera delle comunità di Firenze avevano reperito e rispedito a Colle dieci registri inviati nel passato dal cancelliere colligiano, presumibilmente in tempi diversi, ai Nove Conservatori95.
Nei decenni successivi l'organizzazione dell'archivio rimase immutata fino al 1806 quando il cancelliere Giovacchino Arcangeli procedette al riordinamento delle carte, alle quali nel frattempo si erano aggiunte quelle relative alla Fraternita di S. Maria del popolo di S. Iacopo in Piano, e alla compilazione di un nuovo inventario. Questo, sicuramente più funzionale del precedente, era ripartito in tre sezioni, distinte a seconda del luogo di conservazione del materiale: "Stanzino accanto alla Cancelleria", "Cancelleria", "Archivio vecchio"96. In ciascuna sezione gli atti erano organizzati in serie aperte, solitamente corrispondenti ad una tipologia documentaria (provvisioni, atti civili, atti criminali, ecc.) o genericamente all'ufficio o ente di provenienza (Ospedale di Ricovero, Opera del Ss. Chiodo, Fraternita di S. Iacopo ecc.) contraddistinte da numeri romani progressivi che ripartivano da capo in ogni sezione. Le unità, segnate da numerazione manoscritta, venivano descritte con l'indicazione degli estremi cronologici, della cartulazione e dello stato di condizionamento. Quantitativamente l'archivio risulta notevolmente accresciuto con le sue 2250 circa unità a fronte delle circa 1700 conservate un secolo prima, dalle quali però come detto mancavano quelle conservate fino al 1776 in Gabella.
La breve parentesi francese non incise nelle forme di conservazione documentaria né si registrano in quel periodo particolari forme di intervento sull'archivio della Mairie di Colle; da segnalare soltanto per la sua organicità, tipica della cultura burocratica d'oltralpe, il regolamento sulla tenuta degli archivi delle municipalità, emanato dalla Prefettura del Dipartimento del Mediterraneo e ricevuto a Colle nel 1809. Oltre alle consuete prescrizioni sulla conservazione delle carte e sui criteri da seguire per la loro consultazione, si segnala in merito alle modalità di ordinamento l'invito a procedere alla separazione dei "titoli, atti e carte" spettanti a ciascuna comunità un tempo afferenti sotto la giurisdizione dell'"antico cancelliere". Così facendo si prefigurava in modo esplicito e chiaro il principio del respect des fonds, divenuto poi principio archivistico universalmente riconosciuto97.

d) L'archivio della Cancelleria comunitativa di Colle dalla Restaurazione alla vigilia dell'Unità d'Italia (1814-1861)

Il ritorno della dinastia lorenese nel Granducato portò ad una generale riforma dell'assetto amministrativo delle comunità che investì in pieno le funzioni delle magistrature locali e dei cancellieri98. La progressiva tecnicizzazione assunta in particolare da questo ultimo, si riverberò anche nell'organizzazione che di lì a pochi anni avrebbe assunto l'archivio comunitativo colligiano, impostata principalmente sulle sue contingenti ed accresciute necessità di ufficio. Nel 1820 l'incarico di riordinamento dell'archivio fu affidato a Giangastone Bertini, in servizio presso il Comune in qualità di archivista, che completò la sua opera nel gennaio dell'anno seguente. Questi, pur indicando la diversa collocazione fisica degli atti ripartiti fra "archivio generale" e "archivio vecchio", organizzò il materiale in quindici grandi serie aperte99. Bertini concentrò le sue attenzioni sul materiale di uso corrente, con particolare riferimento a quello catastale, dove figuravano come serie autonome i "Libri e catasti di estimo" e le "Volture dei beni" di Poggibonsi, conservati in precedenza nell'archivio di quella comunità100. La documentazione più antica fu ripartita in confusa promiscuità nella serie "Libri e registri diversi", dove afferivano 95 unità delle specie e delle provenienze più disparate, dagli Strumentari colligiani del XIII secolo ai "bilanci di diverse tasse dei lavoratori della comunità di Poggibonsi dal 1777 al 1782", dagli spogli dei debitori agli inventari dei libri101. Nello stesso contesto Bertini elaborò una dettagliatissima "nota de' libri esistenti nell'archivio vecchio della Cancelleria comunitativa di Colle che si propongono per spurgarsi" contenente circa 1600 unità102. Il Magistrato comunitativo, una volta esaminata la nota, nominò una "deputazione" composta dai priori Francesco Alessi e Giacomo Portigiani che dovevano affiancare il Bertini per "esaminare diligentemente se convenga o no seguire lo spurgo dei libri dei quali si tratta e di separare quelli che devasi conservare"103. Dal confronto fra la "nota" e la documentazione oggi superstite si può stimare che la deputazione mandò al macero circa un migliaio di unità prodotte fra XVI e XVIII secolo, in massima parte dazzaioli, libri dei proventi, registri delle balìe, dell'Abbondanza, del Danno dato e buona parte della documentazione del Monte di pietà, salvando invece ad esempio la documentazione contabile riassuntiva e i copialettere in un primo momento proposti per lo scarto104. Un ulteriore depauperamento dell'archivio, questa volta legato ad ordinarie dinamiche amministrative, si era verificato dopo circa un anno nel febbraio 1822, quando le carte dell'antico Ospedale di Ricovero, assommanti a 22 registri, furono versate nell'archivio dell'Ospedale di S. Lorenzo di Colle105.
La ridefinizione delle circoscrizioni amministrative, operate nei compartimenti granducali nella terza decade dell'Ottocento, incise profondamente sulla fisionomia dei complessi archivistici delle cancellerie comunitative che, in maniera ancora più netta rispetto al passato, si configurarono come dei veri e propri archivi di concentrazione riunendo entro di sé i fondi delle comunità comprese nei territori di competenza106. Fra 1839 e 1841 confluirono nell'archivio della Cancelleria comunitativa di Colle i nuclei documentari delle comunità di Poggibonsi e di quella di Monteriggioni, aggregata alla Cancelleria colligiana solo nel dicembre 1838107. Il versamento di questa ingente massa di documentazione, comprensiva nel caso di Poggibonsi della documentazione della Podesteria, sovraccaricò non poco quegli stessi locali che nel recente passato si erano dimostrati inadatti a contenere anche le sole scritture colligiane108. Agli inizi del 1841 il Magistrato comunitativo di Colle decise di procedere all'ordinamento e all'inventariazione dell'intero fondo, dopo che un sollecito era giunto in tal direzione anche dalla Camera di soprintendenza comunitativa di Siena109. L'incarico fu affidato al cancelliere Mino Aurelio Mini coadiuvato dall'archivista Alberto Vecchi110, e si protrasse fino al dicembre 1842, quando nei consigli delle tre comunità interessate al riordinamento ne fu ufficializzata l'ultimazione e la compilazione dell'inventario redatto in triplice copia111. A dispetto dell'"eleganza e somma precisione" attribuita a questo lavoro da chi lo compì, il prodotto dell'opera del Mini e del Vecchi fu ben lungi dall'essere funzionale. Il materiale archivistico fu suddiviso nelle quattro stanze dell'archivio, ognuna delle quali fu ripartita in diverse sezioni, denominate titoli contraddistinti da un numero romano progressivo. Ogni titolo comprendeva uno o più tipologie documentarie omogenee che furono organizzate in serie aperte o chiuse, creando non pochi problemi in quest'ultimo caso per i successivi inserimenti delle nuove unità112. Nell'ordinamento non fu adottata nessuna periodizzazione né soprattutto gli atti furono ripartiti in base agli enti produttori, riunendo le serie omologhe delle diverse comunità113.
A parziale alleggerimento della posizione del Mini va detto come sia probabilmente da ritenersi infondata la notizia che attribuì alla sua opera lo spurgo di "cento balle di carte tolte alla rinfusa dagli scaffali", secondo quanto denunciato nel 1894 nel corso della Terza adunanza generale della Società storica della Valdelsa durante la quale furono con ogni probabilità confuse le operazioni di ordinamento e scarto condotte nel 1821 con quelle del 1841-42114. L'ipotesi che si trattasse di un equivoco è confermata anche dal fatto che nella documentazione relativa agli anni del mandato del Mini non sia stato possibile rintracciare alcun riferimento a scarti di documentazione.
I limiti metodologici del riordinamento condotto dal Mini furono da subito già evidenti agli occhi dei suoi successori115, fin quando nel giugno 1850 il cancelliere Manci aveva inviato una lettera al Magistrato comunitativo con quale si diceva estraneo ad eventuali mancanze dell'inventario116. Appena entrato in servizio, il suo successore Giuseppe Maria Becattini117, prospettò immediatamente la necessità di porre mano al riordinamento dell'intero archivio, constatate le precarie condizioni in cui si trovavano i locali che lo ospitavano e dopo che in tal senso si era espressa anche la Direzione generale del pubblico censimento di Firenze con una lettera del novembre 1850. Fra Becattini, ligio alle disposizioni del suo dicastero, e il gonfaloniere di Colle, che nel frattempo aveva bloccato il progetto, si aprì una aspra querelle: il gonfaloniere, alla richiesta di spiegazioni da parte della Prefettura di Siena sulla sospensione dei lavori di ordinamento, sostenne l'eccessiva onerosità per le finanze comunitative dell'intervento, proponendo come soluzione all'affollamento dei locali il trasloco delle "filze più antiche e di uso infrequentissimo" per far posto alle nuove e sostenendo che il Becattini aveva forse "esagerato" dal momento che nessun suo precedessore si era mai lamentato118. Nel dicembre 1850 l'archivio della Cancelleria era disposto su quattro stanze

una per gli affari correnti e residenza del cancelliere di mediocre grandezza, altra molto vasta, ove esistono le filze comunali e dei tribunali e la terza di giusta grandezza per uso al Catasto e nel piano superiore. Altra stanza per esserci collocate le più antiche filze chiamasi l'archivio vecchio, il comodo della quale ultima stanza fa si che ogni qualvolta non trovisi più luogo e collocazione di filze nel nuovo archivio si fa luogo con la asportazione delle più antiche119.


Il primo round della vicenda si concluse nel gennaio 1851 quando la Direzione generale del pubblico censimento e la Prefettura di Siena concordarono sull'inopportunità di procedere al restauro dei locali, pur ribadendone l'inidoneità per l'umidità ed invitando il Comune a dotare almeno di scaffali le altre due stanze attigue al salone municipale dove molte filze giacevano sparse per terra120.
La caparbietà del Becattini, che fino a quel momento si era rifiutato di prendere in carico il materiale archivistico non catastale, fu finalmente premiata alcuni mesi dopo, quando nel giugno dello stesso anno, approfittando dei lavori di "miglioramento dello stabile comunale" perorò di nuovo, questa volta con successo, la sua istanza "non motivata né da lusso né da albagia ma positivamente diretta alla buona conservazione degli archivi tanto raccomandata dall'illustrissimo Governo"121. La ristrutturazione delle stanze che ospitavano l'archivio offrì l'occasione al Becattini di porre mano finalmente ad un complessivo riordino delle carte, favorito anche dalla spinta che in tal senso proveniva dai dicasteri centrali sotto l'impulso di Francesco Bonaini. Questi nel maggio 1850 aveva ottenuto di essere ammesso alla Direzione generale del pubblico censimento, dalla quale dipendevano i cancellieri toscani, per poter studiare lo stato degli archivi comunitativi. A tal fine nel luglio 1850 ispirò la trasmissione di una circolare dove si chiedeva conto ai cancellieri del numero degli archivi posti sotto le loro dipendenze, dell'ordinamento delle carte, della presenza di inventari, dello stato delle stanze adibite a deposito ed infine della presenza o meno di personale esclusivamente addetto alle pratiche di archivio122. La risposta del Becattini non si fece attendere e in una lunga memoria datata 3 agosto, illustrò con dovizia di particolari la situazione dell'archivio della Cancelleria, ponendo l'accento soprattutto sull'organizzazione del servizio e sullo stato della documentazione corrente123.
Alcuni mesi dopo, nel luglio 1851, il cancelliere colligiano, ricevuto un nuovo questionario dalla Direzione in merito "al servizio della Cancelleria", concludeva sintetizzando che

l'archivio generale della Comunità ed Ufizio del Censo reclama 1. riordinazione completa 2. restauro di filze e buste, formazione di nuove 3. collocazione regolare con disposizione delle filze e libbri esistenti 4. ingrandimento del locale 5. trasporto di tutto il servizio catastale in apposita stanza ariosa, sana e suscettibile 6. finalmente la redazione di un inventario di corrispondenza124.


Completata la ristrutturazione delle vecchie stanze e la predisposizione di un nuovo locale125, Becattini diede avvio al riordinamento delle carte nel tardo autunno del 1851, giovandosi di alcuni generici suggerimenti della Direzione generale del pubblico censimento "per rendere possibilmente uniforme in tutto il Granducato la ordinazione e conservazione degli archivi comunitativi" nei quali non è difficile scorgere l'impronta bonainiana. Alla proposta di Becattini, approvata, di redigere inventari separati per ciascuna comunità compresa nella Cancelleria, si aggiunse l'indicazione di dividere le carte degli organi giudiziari "comunità per comunità o tribunale per tribunale", quelle delle "amministrazioni comunali e luoghi pii dipendenti", quelle del "catasto suddiviso in vecchio e nuovo e comunità per comunità" ed infine quelle del Circondario di acque e strade126.
I lavori di ordinamento, coadiuvati dall'aiuto cancelliere Carlo Naldi e dall'archivista Alberto Vecchi, si conclusero nell'ottobre 1852 con la redazione di "tanti distinti inventari" quante erano le comunità comprese nella Cancelleria, preceduti da un proemio in cui implicitamente si riprendeva quanto ispirato dalle istruzioni della Direzione127. La documentazione, preventivamente ripartita in categorie distinte fra quelle finite e quelle in corso per permettere una corretta sedimentazione delle nuove accessioni, fu ripartita nelle cinque stanze che ospitavano l'archivio. Tutte le categorie vennero indicizzate e repertoriate in una rubrica posta all'inizio dell'inventario, per facilitare il reperimento degli atti. I singoli pezzi, di cui venivano indicati gli estremi cronologici, erano numerati singolarmente e dotati di cartellinatura celeste per la documentazione della Comunità di Colle e ocra per quella di Poggibonsi e Monteriggioni. Fra i problemi incontrati, il Becattini si limitò a segnalare l'ormai cronica angustia degli spazi e la difficoltà di collocare nella tripartizione degli atti basata sulla loro provenienza le filze del carteggio dei cancellieri che dagli inizi del XVIII secolo riunivano la corrispondenza delle comunità sia di Colle sia di Poggibonsi128.
Resta da osservare come aldilà dell'accuratezza descrittiva e formale del prodotto inventariale, l'opera del Becattini debba essere segnalata per la sua impostazione di matrice bonainiana, che prefigurò presupposti oggi universalmente riconosciuti come validi per l'ordinamento degli archivi comunali toscani129.

e) L'archivio del Comune di Colle di Val d'Elsa: dalla soppressione della Cancelleria comunitativa al deposito in Archivio di Stato di Siena (1865-1920)

La soppressione delle cancellerie comunitative toscane stabilita dal regio decreto n.2455 del 26 luglio 1865 agì da forza centrifuga nei confronti dei nuclei archivistici delle diverse comunità venutisi a riunire nei decenni precedenti negli archivi cancellereschi sparsi per tutto il territorio granducale. L'istituzione di enti diversi, destinati ad assumere le funzioni svolte fino a quel momento dalle soppresse cancellerie comunitative, provocò la scomposizione in altrettante direzioni della documentazione amministrativa, giudiziaria e catastale, non senza incogruenze e forzature. Questo processo non risparmiò l'archivio colligiano, dal quale già nell'ottobre 1865 fu prelevata la documentazione catastale antica e moderna relativa alle comunità di Colle, Poggibonsi e Monteriggioni, versata poi presso l'Ufficio delle imposte dirette di Poggibonsi di nuova istituzione130.
La documentazione amministrativa, conservata per lo più nelle filze del carteggio dei cancellieri, si ritrovò al centro di una lunga querelle fra il Comune di Colle da una parte e quelli di Poggibonsi e Monteriggioni dall'altra. Il primo inizialmente oppose un netto rifiuto a partecipare alle spese per l'estrazione degli atti relativi agli altri due Comuni dalle filze conservate a Colle, ma l'operazione si compì infine entro il 1867131.
Il regio decreto 1° settembre 1870, n. 5859 che prevedeva il versamento nelle cancellerie delle preture "degli atti giudiziari compilati dalle soppresse podesterie, vicarie regie e giudicature civili già esistenti nelle provincie toscane", fu disatteso a Colle così come in molti comuni toscani, che continuarono a conservare la documentazione giudiziaria preunitaria presso i propri archivi132.
Il silenzio che sembra cadere nei confronti della parte preunitaria dell'archivio colligiano prefigura lo stato di abbandono in cui questa cadde negli anni immediatamente successivi l'Unità d'Italia. Nel contesto del rinnovato clima culturale sviluppatosi a cavallo delle ultime due decadi del secolo intorno al culto delle "memorie patrie", l'antichità della documentazione colligiana attirò le attenzioni di studiosi come Robert Davidsohn, Luciano Banchi e Alessandro Lisini133. Fu tuttavia grazie anche al vivace clima culturale creatosi intorno alla Società Storica della Valdelsa e alla sua rivista fondata nel 1894, che maturò due anni dopo la decisione di affidare l'incarico del riordinamento dell'archivio a Francesco Dini, in servizio allora presso l'Archivio di Stato di Firenze in qualità di sottoarchivista di Stato134.
Preliminarmente gli sforzi del Dini si concentrarono nel recupero di tutte quelle unità archivistiche che per ragioni diverse negli ultimi decenni erano state più o meno lecitamente asportate dall'archivio comunale per ragioni diverse. Dopo aver ingenuamente tentato di riottenere senza successo il materiale catastale colligiano antico, versato nel frattempo dall'Ufficio delle imposte dirette di Poggibonsi all'Archivio di Stato di Siena135, Dini sollecitò ed ottenne da quest'ultimo la restituzione dei codici degli Strumentari depositatevi qualche anno prima136. Oltre ad acquistare alcuni libri e frammenti di carte di chiara origine comunitativa sottratti all'archivio137, Dini caldeggiò il deposito presso la sede comunale delle carte conservate nell'archivio dell'Ospedale di S. Lorenzo di Colle anteriori al 1794 e del suo diplomatico, composto da 23 pergamene138.
Il Dini completò l'opera di schedatura delle 3630 unità in sei mesi, peraltro senza nessun compenso occorre sottolinearlo, dedicando particolari attenzioni al materiale deliberativo più antico e recuperando 27 frammenti pergamenacei utilizzati nel corso del Cinquecento quali coperte di unità archivistiche. Tali "brani sciolti" andarono a costituire una serie autonoma denominata "Pergamene"139. Durante la fase di ordinamento, che si prolungò per diverso tempo140, si provvide ad organizzare in buste il materiale sciolto e i registri, che vennero ricondizionati in 1970 unità di conservazione. Per la prima volta nella sua storia ultracentenaria l'ordinamento dell'archivio colligiano veniva concepito con intenti che esulavano da finalità amministrative, come emerge con chiarezza esaminando la struttura data alle carte durante le operazioni di inventariazione, che riguardarono tuttavia generalmente soltanto le carte prodotte fino al 1808141. L'organizzazione ad esempio delle serie deliberative, operata dal Dini a seconda dell'ufficio produttore, risentì fortemente del credo bonainiano della necessità di ricercare in archivio "non le materie, ma le istituzioni", ben noto all'ambiente professionale in cui lui si era formato ed operava142. Fra i limiti riscontrabili nell'opera di Francesco Dini143, occorre segnalare la scarsa attenzione rivolta a comprendere i nessi intercorrenti fra la documentazione, descritta più in rapporto alla specificità delle singole unità piuttosto che al contesto che l'aveva prodotta e alla sua complessità. Naturale conseguenza di questo atteggiamento fu l'agire in alcuni casi in modo traumatico sulla fisionomia dell'archivio, scindendo le antiche unità di conservazione per ricondurre i singoli registri a partizioni istituzionalmente ideali ma non sempre storicamente giustificate144. Fra i motivi di merito va però senz'altro riconosciuta l'intuizione ad esempio di organizzare in una sezione distinta le carte prodotte dal cancelliere145.
L'ordinamento dell'archivio e la sua restituzione ai variegati interessi di storia locale originò comunque una copiosa messe di studi particolari basati sulle sue carte nei decenni a cavallo fra l'Ottocento e il Novecento, che ben si sposava con la temperie culturale dell'epoca146. In quegli anni l'acceso dibattito sulla collocazione degli archivi nel quadro del nuovo stato unitario aveva esplicitamente tracciato un fil rouge fra gli archivi comunali e gli archivi di Stato, che erano venuti acquisendo il ruolo di punti di riferimento degli studi storico-archivistici per le province di cui erano capoluoghi le città dove avevano sede147. L'Archivio di Stato di Siena aveva perseguito sin dall'ultima decade dell'Ottocento una politica in linea con quanto emerso nel corso del sesto Congresso degli studi storici svoltosi a Roma nel 1895, secondo cui alla necessità della tutela e della conservazione degli archivi comunali era necessario rispondere col loro trasferimento presso gli archivi di Stato148. Nell'istituto senese fra il 1890 e i primi anni Trenta del Novecento furono concentrati gli archivi di diversi comuni dell'area senese-grossetana fra i quali quello di Colle, depositato nel 1920 durante la direzione di Guido Mengozzi che perseguì con particolare vigore questa politica di concentrazione149. Questi nel giugno 1920 aveva sollecitato personalmente il sindaco colligiano Pacini che aveva favorevolmente accolto l'istanza dando avvio alla pratica si concluse nel settembre successivo col trasporto "con apposito camions" della documentazione raccolta "in n. 58 balle e due colli, (in complesso 60 colli) scrupolosamente cucite, bollate e numerate con apposito cartellino dal n. 1 al 59"150. Già quindici giorni dopo aver effettuato a Siena il trasporto dell'archivio preunitario colligiano, la direzione dell'Archivio di Stato di Siena informava il Comune di Colle della necessità di provvedere alla spedizione dei registri di deliberazioni del Consiglio municipale dal 1814 al 1865151. Il 5 ottobre i 41 registri in questione furono inviati a Siena completando così le operazioni di deposito, dal quale furono tuttavia escluse circa un centinaio di unità, trattenute presso la sede comunale perché evidentemente ritenute ancora di qualche utilità per il disbrigo delle correnti operazioni amministrative152.
Nello stesso periodo venivano avviate le pratiche per il deposito a Siena anche dell'archivio dell'Ospedale di S. Lorenzo di Colle che si conclusero positivamente nell'aprile 1921 col suo trasporto in "18 balle" questa volta in "barroccio"153.

f) L'archivio del Comune di Colle di Val d'Elsa dal deposito presso l'Archivio di Stato all'attuale ordinamento (1920-2005)

Il primo ottobre 1920 il direttore dell'Archivio di Stato comunicava al sindaco di Colle la sistemazione dell'archivio in un "locale adatto e conveniente" e l'inizio delle operazioni di ordinamento ed inventariazione della documentazione154. Queste, condotte da Alfredo Liberati si limitarono alla schedatura preliminare delle 3636 unità e all'apposizione su ognuna di esse di una numerazione a matita cui non fece tuttavia seguito l'ordinamento fisico delle carte nonostante la pubblicazione nel 1927 di un breve inventario155.
Risale all'inizio degli anni Cinquanta l'ultimo intervento di ordinamento che delineò la fisionomia assunta dall'archivio fino ad oggi. Tale intervento fu compiuto sotto la direzione di Giovanni Cecchini in Archivio di Stato fra il 1952 e il 1953156. Dopo aver provveduto a scomporre le buste create dal Dini, la documentazione fu ripartita secondo criteri non sempre chiari e ricomposta cronologicamente in serie riconducibili ad una tipologia documentaria o ad una materia, senza nessun riguardo per gli uffici produttori e senza alcuna cesura periodizzante157. Prendendo forse poi spunto dagli esempi forniti dai coevi fondi comunali appartenenti all'antico Stato senese per la conservazione della documentazione giudiziaria158, si provvide ad estrapolare le 1106 fra filze e registri di atti giudiziari dal contesto cui appartenevano a pieno diritto, l'archivio comunale, aggregandole artificiosamente al materiale prodotto dal 1848 dalla Pretura di Colle, correttamente versato in Archivio di Stato di Siena a più riprese dal 1911 e ivi costituente l'omonimo fondo Pretura di Colle159.
Del resto bisogna però osservare come tale impostazione metodologica avesse trovato terreno fertile e diffusa applicazione nel clima di rinnovato interesse nei confronti degli archivi comunali verificatosi fra gli anni Cinquanta e Sessanta, periodo cui risalgono l'inventariazione e il censimento di numerosi fondi toscani160. Più in generale non è azzardato collocare storicamente questo approccio alla temperie culturale archivistica senese del dopoguerra, fortemente influenzata dall'operato di Giovanni Cecchini, direttore dell'Archivio di Stato di Siena fra il 1929 e il 1957161. Come ha sostenuto di recente Stefano Moscadelli, i principali frutti del suo operato archivistico o comunque dei lavori eseguiti durante la sua direzione furono tesi a dimostrare l'assunto cencettiano dello stretto legame intercorrente fra l'archivio e l'istituzione produttrice "in un rapporto quasi automatico di causa-effetto", che non teneva conto tuttavia della formazione storica dell'archivio stesso. La fisionomia così assunta dai fondi oggetto di riordinamenti eseguiti in questo periodo finirono con l'assumere una

configurazione completamente originale, frutto più della creatività dei riordinatori, inconsapevoli seguaci delle teoria brennekiana, che di una seria ricostruzione di come il produttore aveva organizzato - per usare le parole di Claudio Pavone - la propria "memoria storica"162.



g) I criteri di ordinamento adottati.

I criteri che hanno ispirato il presente riordinamento si collocano nella consolidata esperienza di studi che hanno avuto piena applicazione negli ultimi anni in area senese163 e che prendono le mosse dalle riflessioni di Augusto Antoniella sul problema dell'ordinamento degli archivi comunali toscani secondo il metodo storico164. Preliminarmente, constatato che il complesso documentario ad oggi a pieno titolo individuabile come l'archivio preunitario del Comune di Colle, risultava fisicamente suddiviso in fondi diversi165, si è ritenuto opportuno proporre un ordinamento sulla carta che ne permettesse la riunificazione, ritendendola la soluzione più corretta sul piano metodologico, giuridico e storico-archivistico166.
Rifuggendo dalle suggestioni della ricerca del "mitico" ordinamento originario, in questa sede si è cercato di scoprire e studiare sia il modo in cui il Comune di Colle e gli enti da esso controllati produssero e organizzarono le proprie carte, sia quanto eventuali modifiche istituzionali incisero effettivamente sul piano documentario, dandone particolare ragione nei "cappelli" alle singole serie. L'estensione di alcuni di essi, che potrebbe in apparenza farli accostare ai "prologhi in cielo" evocati da Isabella Zanni Rosiello, è giustificata dalla complessità dei fenomeni che sottesero alla formazione delle serie descritte, senza un'analisi dei quali sarebbe stato difficile poter contestualizzare le unità archivistiche, residui di quelle che furono un tempo aggregazioni documentarie più ampie, oggi disperse167.
All'interno dei singoli "cappelli" introduttivi i nomi delle serie e delle sottoserie di riferimento sono stati evidenziati in carattere corsivo - e grassetto per le prime citazioni - per renderne più agevole il reperimento.
Accogliendo la necessità di adottare delle cesure periodizzanti che corrispondessero "alle grandi trasformazioni amministrative e non tanto a quelle dei regimi politici"168, si è provveduto a suddividere l'archivio preunitario del Comune di Colle di Val d'Elsa in diverse sezioni relative ad altrettante configurazioni istituzionali.
L'inventario si apre con la sezione relativa alla "Comunità di Colle fino al 1776", cui seguono quelle dedicate agli archivi degli enti direttamente riconducibili all'articolazione istituzionale comunitativa operanti fino alle riforme leopoldine del 1776 (Arte della lana, Arte della carta, Arte dei dottori, giudici, notai, monastero di S. Caterina, Opera della Madonna del Renaio). L'archivio preunitario procede quindi con l'archivio del Monte di Pietà, concentrato in quello della Cancelleria colligiana nel 1733. La riforma comunitativa del 1776 portò alla soppressione di molte istituzioni che avevano operato in epoca pre-leopoldina in territorio colligiano e alla loro riunione nella nuova "Comunità di Colle (1776-1808)", cui fa poi seguito la sezione relativa alla "Compagnia di S. Giovanni" soppressa nel 1785. La sezione "Cancelleria di Colle fino al 1808" funge da ideale cornice delle partizioni finora incontrate.
Ai documenti prodotti dalla Mairie colligiana nel breve periodo di dominazione francese fanno poi seguito le sezioni dedicate alla "Comunità restaurata di Colle (1814-1865)", alla "Deputazione per l'arruolamento militare poi Circondario di delegazione per l'arruolamento militare (1820-1860)" e alla "Cancelleria comunitativa di Colle (1814-1865)", cui seguono le carte dell'"Opera del Ss. Chiodo (1486-1865)" e della "Fraternita di S. Iacopo in Piano (1586-1836)". La prima, già attiva dal XV secolo in stretta contiguità con le istituzioni comunitative, era stata riunita al Magistrato comunitativo colligiano nel 1795, senza che ciò pregiudicasse la continuità delle serie documentarie. Sorte analoga fu riservata alla Fraternita di S. Iacopo, i beni della quale furono amministrati sotto l'egida del Magistrato comunitativo dal 1786 al 1836.
Il "Circondario di acque e strade di Colle" attivo fra 1825 e 1850 precede infine le sezioni relative alle istituzioni giudiziarie: "Podesteria di Colle fino al 1772", "Vicariato di Colle (1772-1808)", "Giudicatura di Pace di Colle (1808-1814)" e "Vicariato di Colle (1814-1849)". Chiudono l'inventario le sezioni dedicate rispettivamente alle "Istituzioni diverse", alle "Pergamene recuperate (1308-1573)", alle "Memorie storiche e letterarie", alla "Raccolta di opere a stampa" e alle "Carte topografiche" raccolte in gran numero nell'archivio colligiano. In appendice infine si è provveduto a ricostruire sulla "carta" i destini di parte della documentazione giudiziaria colligiana che per particolari vicende storico-archivistiche ebbe diverse destinazioni rispetto alle serie attualmente conservate presso l'archivio comunale e delle quali costituisce l'ideale completamento169. Si deve infine far presente che in vari punti dell'inventario è stato indispensabile applicare numeri bis, ter, ecc. in conseguenza del l'inserimento di alcune unità



Le date sono state rapportate allo stile comune. Quando le stesse non erano chiaramente espresse si è provveduto ad indicare il secolo. Le parentesi angolari < > indicano una data desunta basandosi su elementi grafici e su riferimenti storici.
Le segnature antiche delle unità archivistiche seguono, tra parentesi tonde, quella attuale; la prima di esse si riferisce all'inventariazione curata fra il 1952 e il 1953 attualmente in uso presso l'Archivio di Stato di Siena: la numerazione in carattere tondo si riferisce alle unità attualmente afferenti al fondo Comune di Colle (cfr. ASSi, Inventari di sala di studio 8), la numerazione riportata in carattere corsivo si riferisce alle unità attualmente riconducibili al fondo Pretura di Colle (cfr. ASSi, Inventari a schede 32-33), la numerazione preceduta dalla sigla ACC si riferisce infine alle unità attualmente conservate presso la Biblioteca comunale di Colle. Per un puntuale riscontro fra la numerazione "Archivio di Stato di Siena" e quella adottata nel corso di questo ordinamento si rimanda alla Tavola di raffronto della numerazione in conclusione del volume.
Il frequente utilizzo in sede storiografica delle carte colligiane a partire dalla fine del XIX secolo ha suggerito inoltre di evidenziare le numerazioni attribuite alle unità dagli inventari compilati nel 1896 e nel 1927: per ciascuna unità si è provveduto ad indicarle rispettivamente in penultima ed ultima posizione.
Ad esempio:
Numerazioni utilizzate
1603 (13170; 75171; 16172) Statuto dell'Arte dei dottori, dei giudici e dei notai 1506 Reg. leg. in cuoio di cc. 15 scritte.
Nelle trascrizioni di testi i tre puntini racchiusi da parentesi tonde (...) indicano parole omesse volontariamente, i tre puntini racchiusi da parentesi quadre [...] indicano testi lacunosi. I nomi riportati fra parentesi angolari < > sono desunti basandosi su elementi grafici e su riferimenti storici. Le eventuali integrazioni al testo sono state riportate fra parentesi quadre.
I titoli originali delle unità riportati, quando non ulteriormente specificato, sono da intendersi redatti da mano coeva. In presenza di più intitolazioni risalenti ad epoche diverse si è provveduto ad indicarne la datazione presunta in carattere corsivo. Ad esempio: (In cop.) mano coeva "Reformationes domini Rainerii de Buondelmontis"; mano sec. XVI "Dodici. Ser Insegne 1311".
Quando non altrimenti indicato si intende che il supporto delle unità archivistiche è cartaceo.
Il numero riportato nel condizionamento si riferisce alle carte effettivamente numerate.
La compresenza di più numerazioni originali nella medesima unità archivistica è stata segnalata col segno + (ad esempio Filza leg. in perg. di cc. 150 + 16 + 175 con reper.)
I siti web citati si intendono visitati al 23 marzo 2007.



Sono state usate le seguenti sigle ed abbreviazioni.

Sigle:

ACC Archivio comunale di Colle (conservato presso la Biblioteca comunale di Colle di Val d'Elsa)
ACPO Archivio comunale di Poggibonsi (conservato presso l'Archivio di Stato di Siena)
ACSG Archivio comunale di San Gimignano (conservato presso la Biblioteca comunale di San Gimignano)
ASAT Archivio della Soprintendenza Archivistica per la Toscana
ASCSM Archivio storico comunale di San Miniato
ASFi Archivio di Stato di Firenze
ASSi Archivio di Stato di Siena
BCS Biblioteca Comunale di Siena


Abbreviazioni:
ago. agosto
alleg./allegg. allegato, allegata/allegati, allegate
apr. aprile
art./artt. articolo/articoli
b./bb. busta/buste
c./cc. carta/carte
c. p. come il/la/i precedente/precedenti
c. s. come sopra
cap./capp. capitolo/capitoli
cart. carta, cartone, cartoncino
cat. categoria
cfr. confronta
cl. classe
cop./copp. coperta/coperte
dic. dicembre
doc./docc. documento/documenti
ed. orig. edizione originale
f./ff. foglio/fogli
fasc./fascc. fascicolo/fascicoli
feb. febbraio
gen. gennaio
giu. giugno
inf. inferiore
ins./inss. inserto/inserti
L./LL. Libro/Libri
leg./legg. legato, legata/legati, legate
loc. località
lug. luglio
mag. maggio
marg. margine
mar. marzo
membr. membranaceo
ms./mss. manoscritto/manoscritti
n. numero
n. n. non numerata, numerato, numerate, numerati
nov. novembre
ott. ottobre
p./pp. pagina/pagine
par. paragrafo
perg./pergg. pergamena, pergamenaceo/pergamene
prov. provincia
r. recto
r. d./rr. dd. regio decreto/regi decreti
reg./regg. registro/registri
reper. repertorio
rubr./rubb. rubrica, rubricario/rubriche, rubricari
s. d. senza data
sec./secc. secolo/secoli
set. settembre
s. n. a. secondo numerazione antica
sup. superiore
t./tt. tomo/tomi
v. verso
vol./voll. volume/volumi



Statuti, bandi, ordini e provvedimenti legislativi

Atti del Governo provvisorio = Atti del Governo provvisorio toscano dall'8 febbraio al 12 aprile 1849, Firenze 1849.
Atti del Regio Governo della Toscana = Atti del Regio Governo della Toscana dall'11 maggio al 31 dicembre 1859, Firenze 1860.
Aggiunte a Statuti 1307-1308 = Aggiunte a Statuti 1307-1308, in Statuta antiqua, I, (cfr.), pp. 133-216.
Bandi e ordini = Bandi e ordini da osservarsi nel Granducato di Toscana (poi Decreti, notificazioni e circolari), Firenze 1747-1859, voll. 66.
Bollettino delle leggi della Giunta di Toscana = Bollettino delle leggi, decreti imperiali e deliberazioni della Giunta di Toscana pubblicate nei Dipartimenti dell'Arno, dell'Ombrone e del Mediterraneo, Firenze 1808-1809, voll. 18.
Bollettino delle leggi dell'Impero francese = Bollettino delle leggi dell'Impero francese, 4a serie, Parigi 1804-1813, tt. 19.
Istruzione per i cancellieri comunitativi 1779 = Istruzione per i cancellieri comunitativi, in Bandi e ordini, IX, n. CXXII [1779 novembre 16].
Leggi del Granducato della Toscana = Leggi del Granducato della Toscana, Firenze 1814-1840, voll. 27.
Legislazione toscana = Legislazione toscana, raccolta e illustrata da Lorenzo Cantini, Firenze 1800-1808, voll. 32.
Regolamento generale 1774 = Regolamento generale delle comunità del Distretto fiorentino, in Bandi e ordini, VII, n. V [1774 settembre 29].
Regolamento generale 1816 = Regolamento per la riforma delle comunità del Granducato, in Bandi e ordini, XXIII, n. XCVII [1816 settembre 16].
Regolamento generale 1849 = Regolamento comunale, in Bandi e ordini, LVII, n. CCXII [1849 novembre 20].
Regolamento per la comunità di Colle 1776 = Regolamento locale per la comunità di Colle, in Bandi e ordini, VII, n. CXIV [1776 marzo 4].
Repertorio del Diritto patrio = Repertorio del Diritto patrio patrio toscano vigente, Livorno 1832-1833, voll. 3.
Statuto 1407 = Frammento dello Statuto del Comune di Colle del 1407 [sic ma 1343-47], in Statuta antiqua, I, (cfr.), pp. 379-399.
Statuta antiqua = Statuta antiqua communis Collis Vallis Else (1307-1407), a cura di R. NINCI, presentazione di M. ASCHERI, Roma 1999, voll. 2 (Istituto storico italiano per il Medio Evo. Fonti per la storia dell'Italia medievale. Antiquitates 10**).
Statuti del 1307 = Statuti del 1307-1308, in Statuta antiqua, I, (cfr.), pp. 3-132.
Statuto del Comune di Montepulciano = Statuto del Comune di Montepulciano (1337), a cura di U. MORANDI, Firenze 1966 (Documenti di storia italiana pubblicati dalla Deputazione di Storia Patria per la Toscana - serie II - volume III).
Statuti del comune di San Miniato = Statuti del comune di San Miniato al Tedesco (1337), a cura di F. SALVESTRINI, presentazione di G. PINTO, Pisa 1994.
Statuto del Podestà = Statuto incompleto del Podestà del 1341 [sic ma 1343-47], in Statuta antiqua, I, (cfr.), pp. 217-375.

Manoscritti
BELTRAMINI, Chronica di Colle = [N. BELTRAMINI], Chronica di Colle (BCC, ms. Beltramini).
CARLI, Memorie per la storia di Colle = G. G. CARLI, Memorie per la storia di Colle (BCS, mss. C VII. 15).

Opere citate
Antologia di scritti archivistici = Antologia di scritti archivistici, a cura di R. GIUFFRIDA, Roma 1985 (Pubblicazioni degli Archivi di Stato. Saggi, 3).
ANTONIELLA, L'Archivio comunale postunitario = A. ANTONIELLA, L'Archivio comunale postunitario. Contributo all'ordinamento degli archivi dei comuni, presentazione di F. MORANDINI, Firenze 1979 (Giunta regionale toscana. Archivi e biblioteche, 1).
ANTONIELLA, Archivio preunitario = A. ANTONIELLA, Archivio preunitario, in Corso di aggiornamento per archivisti, (cfr.), pp. 173-267.
ANTONIELLA, Atti delle antiche magistrature giudiziarie = A. ANTONIELLA, Atti delle antiche magistrature giudiziarie conservati presso gli archivi comunali toscani, in "Rassegna degli Archivi di Stato", XXXIV (1974), pp. 380-415.
ANTONIELLA, Cancellerie comunitative = A. ANTONIELLA, Cancellerie comunitative e archivi di istituzioni periferiche nello Stato vecchio fiorentino, in Modelli a confronto, (cfr.), pp. 19-33.
Archivi (Gli) comunali della Provincia di Siena, 1983 = Gli archivi comunali della Provincia di Siena, a cura di A. ANTONIELLA e E. INSABATO, Siena 1983 (Amministrazione provinciale di Siena. Assessorato Istruzione e Cultura. Quaderni, 11).
Archivi comunali toscani = Archivi comunali toscani: esperienze e prospettive, atti delle giornate di studio (Carmignano, 13 dicembre 1986; Lastra a Signa, 9 maggio 1987), a cura di E. INSABATO e S. PIERI, Firenze 1989.
Archivi del governo francese = ARCHIVIO DI STATO DI SIENA, Archivi del governo francese nel Dipartimento dell'Ombrone, inventario a cura di G. CATONI, Roma 1971 (Pubblicazioni degli Archivi di Stato, LXXVI).
Archivi (Gli) della storia d'Italia = Gli archivi della storia d'Italia, a cura di G. MAZZATINTI, Bologna 1907, ristampa anastatica, Bologna 1988, voll. 6.
Archivi (Gli) delle podesterie di Sesto e Fiesole = Gli archivi delle podesterie di Sesto e Fiesole (1540-1870), a cura di V. ARRIGHI e A. CONTINI, Firenze 1993 (Provincia di Firenze - Biblioteca dell'Assessorato alla cultura, 8).
Archivi e storia nell'Europa del XIX secolo = Archivi e storia nell'Europa del XIX secolo, Atti del convegno di studi in occasione del 150° anniversario di fondazione dell'Archivio di Stato di Firenze (Firenze, 5-8 dicembre 2002) [In corso di stampa ora disponibile in formato digitale sul sito http://www.archiviodistato.firenze.it/nuovosito/index.php?id=90].
Archivi (Gli) storici = Gli archivi storici dei Comuni della Toscana, a cura di G. PRUNAI, Roma 1963 (Pubblicazioni degli Archivi di Stato. Quaderni della Rassegna degli Archivi di Stato, 22).
Archivio (L') Ceramelli-Papiani = L'archivio Ceramelli-Papiani conservato dal Comune di Colle Val d'Elsa, a cura di B. RAGONI, Firenze 1984 (Inventari e cataloghi toscani, 15).
Archivio (L') comunale di Castellina in Chianti = L'archivio comunale di Castellina in Chianti. Inventario della sezione storica, a cura di P. G. MORELLI, S. MOSCADELLI e F. PAPPALARDO, Siena 1986 (Amministrazione provinciale di Siena. Inventari degli archivi comunali della Provincia di Siena, 2).
Archivio (L') comunale di Castiglione d'Orcia = L'archivio comunale di Castiglione d'Orcia. Inventario della sezione storica, a cura di G. CHIRONI e A. GIORGI, Siena, 2000 (Amministrazione provinciale di Siena. Inventari degli archivi comunali della Provincia di Siena, 23).
Archivio (L') comunale di Gaiole in Chianti = L'archivio comunale di Gaiole in Chianti. Inventario della sezione storica, a cura di P. M. BAGNOLI e D. GUERRINI, Siena 1990 (Amministrazione provinciale di Siena. Inventari degli archivi comunali della Provincia di Siena, 12).
Archivio (L') comunale di Montalcino = L'archivio comunale di Montalcino. Inventario della sezione storica, a cura di P. G. MORELLI, S. MOSCADELLI e C. SANTINI, Siena 1989, voll. 2 (Amministrazione provinciale di Siena. Inventari degli archivi comunali della Provincia di Siena, 9*-**).
Archivio (L') comunale di Monteriggioni = L'archivio comunale di Monteriggioni. Inventario della sezione storica, a cura di E. BRIZIO e C. ZARRILLI, Siena 1991 (Amministrazione provinciale di Siena. Inventari degli archivi comunali della Provincia di Siena, 13).
Archivio (L') comunale di Monteroni = L'archivio comunale di Monteroni d'Arbia. Inventario della sezione storica, a cura di M. BROGI, Siena 2000 (Amministrazione provinciale di Siena. Inventari degli archivi comunali della Provincia di Siena, 22).
Archivio (L') comunale di Pistoia = L'archivio comunale di Pistoia conservato nell'Archivio di Stato, inventario a cura di E. ALTIERI MAGLIOZZI, Firenze 1985 (Inventari e cataloghi toscani, 16).
Archivio (L') comunale di Poggibonsi = L'archivio comunale di Poggibonsi. Inventario della sezione storica, a cura di M. BROGI, Siena 2003 (Amministrazione provinciale di Siena. Inventari degli archivi comunali della Provincia di Siena, 24*) [edito anche nel 2004 dall'Ufficio centrale per i beni archivistici nelle Pubblicazioni degli Archivi di Stato. Strumenti, CLXIV].
Archivio (L') comunale di Radda in Chianti = L'archivio comunale di Radda in Chianti. Inventario della sezione storica, a cura di S. BARBETTI e A. MANCINI, Siena 2004 (Amministrazione provinciale di Siena. Inventari degli archivi comunali della Provincia di Siena, 25*).
Archivio (L') comunale di San Gimignano = L'archivio comunale di San Gimignano. Inventario della sezione storica, a cura di G. CARAPELLI, L. ROSSI e L. SANDRI, Siena 1996 (Amministrazione provinciale di Siena. Inventari degli archivi comunali della Provincia di Siena, 19*).
Archivio (L') comunale di Siena = L'archivio comunale di Siena. Inventario della sezione storica, a cura di G. CATONI e S. MOSCADELLI, Siena 1998 (Amministrazione provinciale di Siena. Inventari degli archivi comunali della Provincia di Siena, 21).
Archivio (L') comunale di Sinalunga = L'archivio comunale di Sinalunga. Inventario della sezione storica, a cura di A. GIORGI e S. MOSCADELLI, Siena 1997 (Amministrazione provinciale di Siena. Inventari degli archivi comunali della Provincia di Siena, 20).
Archivio (L') del Conservatorio di S. Pietro = L'archivio del Conservatorio di S. Pietro in Colle Val d'Elsa, inventario a cura di P. G. MORELLI, S. MOSCADELLI e C. SANTINI, Colle Val d'Elsa 1991.
Archivio (L') Diocesano di Pienza = L'Archivio Diocesano di Pienza, inventario a cura di G. CHIRONI, Siena 2000 (Amministrazione provinciale di Siena. Le esperienze di Clio, 5) [edito anche dall'Ufficio centrale per i beni archivistici nelle Pubblicazioni degli Archivi di Stato. Strumenti, CXLI].
Archivio (L') dell'Opera della Metropolitana = L'archivio dell'Opera della Metropolitana di Siena. Inventario a cura di S. MOSCADELLI, München 1995 ("Die Kirchen von Siena". Beiheft, 1).
ARCHIVIO DI STATO DI FIRENZE, Archivio delle Tratte = ARCHIVIO DI STATO DI FIRENZE, Archivio delle Tratte. Introduzione e inventario, a cura di P. VITI e R. M. ZACCARIA, Roma 1989 (Pubblicazioni degli Archivi di Stato. Strumenti, CV).
ARCHIVIO DI STATO DI SIENA, Guida-inventario = ARCHIVIO DI STATO DI SIENA, Guida-inventario dell'Archivio di Stato di Siena, Roma 1951-1977, voll. 3 (Pubblicazioni degli Archivi di Stato, V-VI, XCII).
Archivio (L') preunitario del comune di Montevarchi = L'archivio preunitario del Comune di Montevarchi. Inventario, a cura di A. ANTONIELLA e L. BORGIA, Firenze 1982 (Inventari e cataloghi toscani, 8).
Archivio (L') preunitario di Monte San Savino = L'Archivio preunitario del Comune di Monte San Savino, inventario a cura di C. CARDINALI e S. FLORIA, revisione di A. ANTONIELLA, Arezzo 2001-2004, voll. 2 (Provincia di Arezzo - Progetto Archivi 2, 4).
Archivio (L') storico del Comune di Montaione = L'archivio storico del Comune di Montaione (1383-1955), a cura di S. GENSINI e F. CAPETTA, Firenze 2002 (Provincia di Firenze. Cultura e memoria, 24).
Archivista (L') sul confine = L'archivista sul confine. Scritti di Isabella Zanni Rosiello, a cura di C. BIANCHI e T. DI ZIO, Roma 2000 (Pubblicazioni degli Archivi di Stato. Saggi, 60).
ARRIGHI, L'archivio del vicariato di Scarperia = V. ARRIGHI, L'archivio del vicariato di Scarperia, in Archivi comunali toscani, (cfr.), pp. 45-51.
Attività (L') creditizia nella Toscana comunale = L'Attività creditizia nella Toscana comunale, Atti del convegno di studi (Pistoia-Colle di Val d'Elsa, 26-27 settembre 1998), a cura di A. DUCCINI e G. FRANCESCONI, Pistoia 2000.
Attività (L') dell'amministrazione archivistica = L'attività dell'amministrazione archivistica nel trentennio 1963-1992. Indagine storico-statistica, a cura di M. CALCIOLI, A. DENTONI-LITTA, E. TERENZONI, Roma 1996 (Ministero per i Beni Culturali e Ambientali. Ufficio Centrale per i Beni archivistici. Divisione studi e pubblicazioni).
BARBARULLI, Luciano Banchi = G. BARBARULLI, Luciano Banchi: uno storico al governo di Siena nell'Ottocento, Siena 2002.
BASTIANONI, Le cartiere di Colle di Val d'Elsa e i loro segni = C. BASTIANONI, Le cartiere di Colle di Val d'Elsa e i loro segni nella prima metà del secolo XIV, in Produzione e commercio della carta, (cfr.), pp. 221-232.
BECATTINI, Il cancelliere = G. M. BECATTINI, Il cancelliere ministro del censo ed i nuovi municipi, Colle di Val d'Elsa-Siena 1849-1853, voll. 3.
BECKER, Florence in transition, I = M. B. BECKER, Florence in transition: the decline of Commune, I, Baltimore 1967.
BECKER, Florence in transition, II = M. B. BECKER, Florence in transition: studies in the rise of the territorial state, II, Baltimore 1968.
BENIGNI, Agli esordi dell'organizzazione archivistica nazionale = P. BENIGNI, Agli esordi dell'organizzazione archivistica nazionale: l'attenzione al patrimonio archivistico non statale ai tempi di Francesco Bonaini e Salvatore Bongi, in Salvatore Bongi nella cultura dell'Ottocento, II, (cfr.), pp. 565-576.
BENIGNI-VIVOLI, Progetti politici e organizzazioni di archivi = P. BENIGNI-C. VIVOLI, Progetti politici e organizzazione di archivi: storia della documentazione dei Nove conservatori della giurisdizione e dominio fiorentino, in "Rassegna degli Archivi di Stato", XLIII (1983), pp. 32-82.
BERTI, Sugli Archivi Comunali e sugli Statuti = P. BERTI, Sugli Archivi Comunali e sugli Statuti dei Comuni e delle private Corporazioni della Valdelsa, in "Miscellanea Storica della Valdelsa", V (1897), pp. 226-238.
BIADI, Storia della Città di Colle = L. BIADI, Storia della Città di Colle val d'Elsa, Firenze 1859 (ristampa anastatica, Bologna 1978).
BISCIONE, Il Pubblico generale archivio = G. BISCIONE, Il Pubblico generale archivio dei contratti di Firenze: istituzione e organizzazione, in Istituzioni e società in Toscana nell'Età moderna, II, (cfr.), pp. 806-861.
BLACK, Gli statuti comunali = J. BLACK, Gli statuti comunali e lo stato territoriale fiorentino: il contributo dei giuristi, in Lo stato territoriale fiorentino, (cfr.), pp. 23-46.
BROGI, Le rubriche più antiche = M. BROGI, Le rubriche più antiche dello statuto del Comune di San Gimignano del 1314: qualche cenno in merito alla loro stratificazione, in Gli statuti bassomedievali della Valdelsa, (cfr.), pp. 43-55.
BROWN, Uffici di onore e utile = A. BROWN, Uffici di onore e utile: la crisi del repubblicanesimo a Firenze, in "Archivio Storico Italiano", CLXI (2003), pp. 285-321.
BRUCKER, Dal Comune alla Signoria = G. BRUCKER, Dal Comune alla Signoria. La vita pubblica a Firenze nel primo Rinascimento, Bologna 1981 (ed. orig. col titolo The Civic World of Early Renaissance Florence, Princeton 1977).
Caleffo (Il) vecchio del comune di Siena = Il Caleffo vecchio del comune di Siena, a cura di G. CECCHINI et ALII, Siena 1931-1991, voll. 5.
CAMMAROSANO, Italia medievale = P. CAMMAROSANO, Italia medievale. Struttura e geografia delle fonti scritte, Roma 1991.
CAMMAROSANO, Tradizione documentaria e storia cittadina = P. CAMMAROSANO, Tradizione documentaria e storia cittadina. Introduzione al "Caleffo Vecchio" del Comune di Siena, in Il Caleffo vecchio del Comune di Siena, V, (cfr.), pp. 7-81.
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Colle di Val d'Elsa: diocesi e città tra '500 e '600 = Colle di Val d'Elsa: diocesi e città tra '500 e '600, a cura di P. NENCINI, Atti del convegno di studi (Colle, 22-24 ottobre 1992), Castelfiorentino 1994 (Biblioteca della "Miscellanea Storica della Valdelsa", 13).
Colle di Val d'Elsa nell'età dei granduchi medicei = Colle di Val d'Elsa nell'età dei granduchi medicei. "La Terra in Città et la Collegiata in Cattedrale", Firenze 1992.
Comunità e poteri centrali negli antichi stati italiani = Comunità e poteri centrali negli antichi stati italiani. Alle origini dei controlli amministrativi, Atti del convegno di studio (Napoli, 28-29 giugno 1996), a cura di L. MANNORI, Napoli 1997.
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VERGA, Appunti per una storia politica = M. VERGA, Appunti per una storia politica del Granducato di Cosimo III (1670-1723), in La Toscana nell'età di Cosimo III, (cfr.), pp. 335-354.
VILLANI, Nuova Cronica, = G. VILLANI, Nuova cronica, a cura di G. PORTA, Parma 1990, voll. 11 (Fondazione Pietro Bembo - Biblioteca di scrittori italiani)
VITALI, Amministrazione comunitativa = S. VITALI, Amministrazione comunitativa e controlli in Toscana nell'età della Restaurazione, in "Storia, Amministrazione, Costituzione. Annale dell'Istituto per la Scienza dell'Amministrazione Pubblica", IV (1996), pp. 151-173.
VITALI, L'archivista e l'architetto = S. VITALI, L'archivista e l'architetto: Bonaini, Guasti, Bongi e il problema dell'ordinamento degli Archivi di Stato toscani, in Salvatore Bongi nella cultura dell'Ottocento, (cfr.), pp. 519-564.
VITALI, Conoscere per trasformare = S. VITALI, Conoscere per trasformare: riforme amministrative e ambivalenze archivistiche nella Toscana di Pietro Leopoldo, in "Ricerche Storiche", XXXII (2002), fasc. 1, pp. 101-125.
VIVOLI, Le cancellerie dei Nove = C. VIVOLI, Le cancellerie dei Nove in Valdinievole: produzione e organizzazione delle carte nella periferia del Granducato di Toscana tra '500 e '700, in Storia, Archivi, Amministrazione, (cfr.), pp. 39-62.
VIVOLI, Tra autonomia e controllo centrale = C. VIVOLI, Tra autonomia e controllo centrale: il territorio pistoiese nell'ambito della Toscana medicea, in Comunità e poteri centrali negli antichi stati italiani, (cfr.), pp. 139-182.
ZANNI ROSIELLO, Di archivi e altre storie = I. ZANNI ROSIELLO, Di archivi e altre storie. Conversazione tra Isabella Zanni Rosiello e Claudio Pavone, in L'Archivista sul confine, (cfr.), pp. 407-431.
ZANNI ROSIELLO, Spurghi e distruzioni di carte d'archivio = I. ZANNI ROSIELLO, Spurghi e distruzioni di carte d'archivio, in "Quaderni Storici", LIV (1983), pp. 985-1017 [ripubblicato in L'archivista sul confine, (cfr.), pp. 273-303].
ZARRILLI, Gli archivi dei giusdicenti = C. ZARRILLI, Gli archivi dei giusdicenti dell'antico Stato senese. Dalla precoce concentrazione al versamento nell'Archivio di Stato di Siena (1562-1859), in Modelli a confronto, (cfr.), pp. 85-97.
ZORZI, La formazione e il governo = A. ZORZI, La formazione e il governo del dominio territoriale fiorentino: pratiche, uffici, "costituzione materiale", in Lo stato territoriale fiorentino, (cfr.), pp. 189-221.
ZORZI, Giusdicenti e operatori di giustizia = A. ZORZI, Giusdicenti e operatori di giustizia nello Stato territoriale fiorentino del XV secolo, in "Ricerche Storiche", XIX (1989), pp. 517-552.
ZORZI, Ordine pubblico e amministrazione della giustizia = A. ZORZI, Ordine pubblico e amministrazione della giustizia nelle formazioni politiche toscane tra Tre e Quattrocento, in Italia 1350-1450: tra crisi, trasformazione, (cfr.), pp. 419-474.
ZORZI, L'organizzazione del territorio in area fiorentina = A. ZORZI, L'organizzazione del territorio in area fiorentina tra XIII e XIV secolo, in L'organizzazione del territorio in Italia e in Germania, (cfr.), pp. 279-349.
ZORZI, Lo Stato territoriale fiorentino = A. ZORZI, Lo Stato territoriale fiorentino (secoli XIV-XV): aspetti giurisdizionali, in "Società e Storia", L (1990), pp. 793-825.



Comunità di Colle fino al 1776

Statuti e Riforme

Statuti

Riforme

Addizioni alle Riforme

Statuti del Danno dato

Statuti e ordinamenti di Gabella

Strumentari

Libri di memorie

Libro dei confini

Deliberazioni

Insegna di Cambio da Poggibonsi e Iacopo di Insegna suo sostituto

Iacopo di ser Insegna da Poggibonsi

Arrigo di Laio da Vico e Gherardo di ser Arrigo suo coadiutore

Rottolo di ser Guido da Colle

Vanne di Riccomanno da Monterappoli

Matteo di ser Guido da Prato

Giovanni di ser Angelo da Città di Castello

Iacopo di ser Bertoldo da Fucecchio

Luogotenenti del cancelliere

Aldobrando di ser Balduccio Ubaldi da Collodi

Luogotenenti del cancelliere

Carlo di Andrea da Montalcino

Carlo di Andrea da Montalcino

Gabriele di Mico Ridolfi da Montepulciano

Arcangelo di ser Benvenuto da Amelia

Luogotenenti del cancelliere

Pietro di Ruggero da Firenze

Pietro Saracini da Lucca

Martino di Pietro Mozzini da Firenze

Terio di Barotto da Larciano

Martino di Pietro Mozzini da Firenze e suoi luogotenenti

Francesco di Bartolomeo di Tierio da Firenze

Andrea di Giovanni Braccini da Pistoia

Filippo di Michele da Poggibonsi

Tice di Giovanni di Tice da Empoli

Giovanni di Marco da Bibbiena

Tice di Giovanni di Tice da Empoli

Giuliano di Marco Campanelli da Borgo San Sepolcro

Giovanni di Pietro Lippi da Colle

Tice di Giovanni di Tice da Empoli

Iacopo di Lorenzo Pelliccioni da Colle

Luogotenenti del cancelliere

Domenico di Pietro di Giovanni da Monte San Savino

Angelo di Cristoforo di Finuccio Brancafori da Monte San Savino

Lorenzo di Gabriele da Montepulciano

Antonio Portelli da Padova e Emanuele di Giovanni Pelliccioni da Colle

Giusto di Bartolomeo di Francesco da Volterra

Luogotenenti del cancelliere

Libri delle deliberazioni e degli stanziamenti di spesa dei priori, dei capitani di Parte guelfa, dei gonfalonieri di compagnia e del Consiglio generale

Repertori delle deliberazioni

Stracciafogli e giornali di deliberazione

Riscontri di deliberazioni del Consiglio generale

Libri dei riscontri di deliberazioni

Rassegne dei consigli

Libro dei contratti di mutuo

Libro dei referti

Imborsazioni e Tratte

Libri delle età

Specchi dei debitori "statuali"

Vacchette degli uffici accettati

Libri delle tratte

Libro della cittadinanza

Balìe

Libri delle deliberazioni e stanziamenti di spesa delle balìe

Balìe dei confini

Balìa della steccaia

Contabilità

Entrate e uscite

"Libri grossi" dell'entrata e uscita dei camarlenghi generali

Libri dell'entrata e uscita dei camerlenghi generali

Libri del "cassone"

Libri delle polizze

Libri dell'entrata e uscita dei cassonieri

Libri dell'entrata e uscita e saldi dei camerlenghi generali

"Libri grossi" dell'entrata e uscita e saldi dei camerlenghi generali

Rendicontazioni e revisioni

Libri dell'entrata e uscita degli ufficiali del Comune

Libretti dell'entrata e uscita dei gabellieri poi camerlenghi di Gabella

Libretti dell'entrata e uscita dei provveditori degli ufficiali di condotti e mura

Libretti dell'entrata e uscita dei provveditori degli ufficiali di munizione

Libretti dell'entrata e uscita dei provveditori degli ufficiali delle mura

Libretti dell'entrata e uscita dei provveditori degli ufficiali delle vie di fuori

Libretti dell'entrata e uscita del provveditore della balìa delle strade di fuori

Libretti dell'entrata e uscita dei camerlenghi di steccaia

Libretti dell'entrata e uscita della balìa del debito di steccaia

Libretti dell'entrata e uscita dei provveditori della balìa della guerra

Libretti dell'entrata e uscita dei camerlenghi e scrivani del sale

Libretti dell'entrata e uscita dei provveditori del sale

Libretti dell'entrata e uscita dei pesatori e dei venditori del sale

Libretti dell'entrata e uscita dei camerlenghi dell'Opera del Ss. Chiodo

Libretti degli stanziamenti di spesa degli operai dell'Opera del Ss. Chiodo

Libretti dell'entrata e uscita dei sagrestani dell'Opera del Ss. Chiodo

Libretti dell'entrata e uscita degli ufficiali del Monte del quattro per cento

Libretti dell'entrata e uscita degli ufficiali delle "canove del pane" e di Abbondanza

Libretti dell'entrata e uscita degli operai del monastero di S. Caterina in Castelvecchio

Libretti dell'entrata e uscita del provveditore e degli operai della Madonna del Renaio

Libretti dell'entrata e uscita dei camerlenghi dei priori del Comune

Libretti dell'entrata e uscita degli ufficiali dell'Ospedale di Ricovero

Libretti dell'entrata e uscita delle balìe di "honoranza"

Libretti dell'entrata e uscita di balìe ed ufficiali diversi

Libri delle ricevute

Ricevute

Libri dei sindacati degli ufficiali del Comune

Contabilità in entrata

Libri dei puntati

"Specchi" dei debitori dell'Opera del Ss. Chiodo

"Specchi" dei debitori dell'Arte della lana

Libri dei referti dei contratti

Libro delle locazioni, referti e "chiarigioni" dei contratti

"Specchi" dei debitori particolari

Bastardelli della cerca del grano

Libri dei proventi

Contabilità in uscita

Salari

Libri dei salariati e degli ufficiali condotti

Stanziamenti di spesa

Libri degli stanziamenti di spesa degli ufficiali del Comune

Pagamenti a Firenze

Libri dei pagamenti a Firenze

Debitori e Creditori

Libri dei creditori

Libri delle composizioni dei debiti

Libri dei debitori del Comune

Libri dei debitori per condanna

Libri dei debitori dell'Opera del Ss. Chiodo

Libri dei debiti e crediti con Firenze

Spogli dei debitori compilati dei commissari dei Nove Conservatori

Imposte e tasse secoli XVII-XVIII

Libri di deliberazioni dei deputati sopra la tassa del macinato

Libri delle bocche della tassa del macinato

Bilanci dell'imposta universale del 4% del 25 aprile 1744

Dazzaioli del Comune

Libri contabili diversi

Libro della modifica della Strada romana

Stime dei mulini comunitativi

Libri delle stime dei mulini comunitativi

Monte frumentario e Abbondanza

Libri del monte frumentario

Libri delle deliberazioni e stanziamenti dell'Abbondanza

Grascia

Prezzi del grano

Libri dei prezzi del grano

Pegni

Libretti dei pegni

Libri dei pegni

Danno dato

Libri del Danno dato

"Specchi" delle sentenze del Danno dato

Bastardelli delle accuse e delle inquisizioni del Danno dato

Atti di appello dinanzi ai priori

Filze degli atti di appello

Atti di appello sciolti

Arte della lana fino al 1776

Statuti dell'Arte della Lana

Riforme, deliberazioni e tratte degli ufficiali dell'Arte della lana

Libri delle Riforme, deliberazioni dei consoli e dei governatori, tratte e sindacati degli ufficiali dell'Arte della lana

Libri delle deliberazioni e dei sindacati dell'Arte della lana

Libri delle tratte degli ufficiali dell'Arte della lana

Contabilità

Libri 'grossi' dell'entrata e uscita e saldi dei camerlenghi dell'Arte della lana

Libretti dell'entrata e uscita dei camerlenghi dell'Arte della lana

Arte della carta di Colle di Val d'Elsa

Capitoli dell'Arte della carta

Arte dei dottori, giudici e notai di Colle di Val d'Elsa

Monastero di S. Caterina in Castelvecchio

Opera della Madonna del Renaio di Colle di Val d'Elsa

Libro delle deliberazioni degli operai della Madonna del Renaio

Libri delle ragioni, dei debitorie creditori e degli inventari della Madonna del Renaio

Monte di Pietà di Colle di Val d'Elsa

Libro dei capitoli e delle istruzioni sul Monte di pietà

Libri delle deliberazioni degli ufficiali del Monte di pietà

Libri dell'entrata e uscita dei camerlenghi del Monte di pietà

Libri dei massai del Monte di pietà

Libri dei riscontri del Monte di pietà

Libri delle sentenze di sindacato degli ufficiali del Monte di pietà

Libri dei saldi dei massai e dei camerlenghi del Monte di pietà

Libri dei bilanci dei massai e dei camerlenghi del Monte di pietà

Libri dei pegni venduti

Compagnia di S. Giovanni di Colle di Val d'Elsa

Comunità di Colle dal 1776

Deliberazioni

Imborsazioni e tratte

Contabilità

Saldi dei camerlenghi generali

Osservazioni ai saldi dei camerlenghi generali

Libri delle spese di giustizia

Imposte e tasse

Dazzaioli della tassa sui possidenti

Reparti della tassa del macinato

Imposizioni straordinarie

Gabella dei contratti

Libro dei referti dei contratti

Libri dell'Amministrazione generale della gabella dei contratti

Istruzioni sulla gabella dei contratti

Campione delle strade, fabbriche, fonti e gore

Atti diversi

Cancelleria di Colle di Val d'Elsa fino al 1808

Carteggio e atti del cancelliere

Lettere

Libri delle lettere ricevute

Libri delle lettere

Atti consiliari delle comunità di Colle e Poggibonsi

Libro delle licenze dei Nove Conservatori

Libri degli obblighi

Libro del 'bossolo'

Editti e notificazioni del cancelliere

Contratti

Libro di memorie dell'eredità Usimbardi

Amministrazione dei benefici ecclesiastici vacanti

Inventari dei beni dei luoghi pii sottoposti alla Cancelleria

Libri d'oro della nobiltà colligiana

Inventari

Miscellanee

Miscellanea di regolamenti, capitoli e istruzioni

Miscellanea di carteggio, istanze e fedi

Miscellanea di atti relativi a lavori pubblici

Miscellanea Opera del Chiodo

Miscellanee Oratorio del Renaio

Miscellanee dell'Arte della lana

Carte diverse e frammenti

Cause e liti

Mairie di Colle di Val d'Elsa

Deliberazioni, copialettere, carteggio e atti della Mairie

Carteggio e atti della Mairie

Contabilità e lavori pubblici

Dazzaioli delle rendite

Stato civile

Coscrizione

Registri diversi

Comunità restaurata di Colle

Deliberazioni

Deliberazioni del Magistrato comunitativo e del Consiglio generale

Deliberazioni del collegio dei priori e del Consiglio comunale

Deliberazioni del collegio dei priori ad uso del cancelliere

Deliberazioni del Consiglio comunale ad uso del cancelliere

Deliberazioni del Magistrato comunitativo e del Consiglio generale

Deliberazioni del Magistrato comunitativo e del Consiglio generale ad uso del cancelliere

Deliberazioni del Magistrato comunitativo e del Consiglio generale

Protocolli delle deliberazioni del Magistrato comunitativo per la salubrità degli stabili

Editti del gonfaloniere

Imborsazioni e tratte

Liste per l'elezione dei Consigli comunali

Carteggio e copialettere del gonfaloniere

Carteggio del gonfaloniere

Copialettere del gonfaloniere

Contabilità

Dazzaioli delle rendite comunitative

Reparti delle rendite imponibili

Bilanci preventivi e rendimenti dei conti

Rendimenti dei conti

Registri dei mandati e repertori delle assegnazioni secondo lo stato di previsione

Documenti di corredo al rendimento dei conti

Imposte e tasse

Dazzaioli delle contribuzioni di guerra

Dazzaioli della tassa di famiglia

Dazzaioli della tassa prediale e dazio comunitativo

Dazzaioli della tassa prediale

Referti dei prezzi e dei quantitativi dei generi alimentari posti in vendita

Referti dei prezzi e dei quantitativi dei generi alimentari posti in vendita nel mercato di Colle

Acque, strade e fabbriche

Campioni degli accolli delle strade comunitative

Atti di accollo, perizie e verifiche

Elezioni

Guardia civica

Guardia nazionale

Registri diversi

Deputazione per l'arruolamento poi Circondario di delegazione per l'arruolamento militare di Colle di Val d'Elsa

Carteggio e atti della Deputazione per l'arruolamento militare di Colle

Carteggio e atti del Circondario di delegazione per l'arruolamento militare di Colle

Deliberazioni del Consiglio di Circondario di delegazione per l'arruolamento militare di Colle

Cancelleria comunitativa di Colle di Val d'Elsa

Carteggio, atti e copialettere della Cancelleria

Carteggio e atti della Cancelleria

Atti magistrali

Atti di stato civili

Copialettere

Copialettere della corrispondenza con l'Ufficio per la conservazione del catasto e con la Direzione generale del pubblico censimento

Contratti

Repertori degli affari conservati nelle filze di carteggio

Campioni dei livelli

Editti del cancelliere

Rapporti informativi per i consigli comunali

Inventari

Opera del Ss. Chiodo di Colle di Val d'Elsa

Regolamenti

Deliberazioni

Libri delle deliberazioni degli operai del Ss. Chiodo

Libri delle ostensioni del Ss. Chiodo

Inventari

Contabilità

a) Entrata e uscita e saldi di ragione

'Libri grossi' dell'entrata e uscita e saldi dei camerlenghi dell'Opera del Ss. Chiodo

Saldi di entrata e uscita dell'Opera del Ss. Chiodo

Osservazioni ai saldi dell'Opera del Ss. Chiodo

Registri dei mandati di pagamento e Repertori delle assegnazioni

Brogliacci delle spese e dei provvisionati dell'Opera del Ss. Chiodo

b) Proventi

Libri dei panni e dei ceri dei morti

Dazzaioli della 'gravezza' delle arti

Dazzaioli della cera di Sant'Alberto

Dazzaioli delle rendite

Legati e lasciti

a) Eredità Buonaccorsi

Libri di memorie dell'eredità Buonaccorsi

b) Eredità Petri

c) Eredità Ferrosi

d) Eredità Francalancia

Collezioni di doti

Fraternita di S. Iacopo in Piano di Colle di Val d'Elsa

Riforme

Deliberazioni

Tratte

Contabilità

Inventari

Circondario di acque e strade di Colle di Val d'Elsa

Copialettere dell'ingegnere di Circondario

Carteggio e atti dell'ingegnere di Circondario

Carteggio con l'ingegnere ispettore di Compartimento

Relazioni e perizie

Matrici dei certificati di pagamento per il mantenimento e restauro di strade

Note di spese di operanti e materiali impiegati nei lavori

Registri dei lavori di pronto restauro e mantenimento delle strade provinciali e comunitative

Podesteria di Colle di Val d'Elsa fino al 1772

Banco delle cause civili

Libri dei notai del banco delle cause civili

Filze degli atti del banco delle cause civili

Cause e atti dei podestà

"Specchi" delle sentenze criminali

Paci e tregue

Libro delle suppliche

Leggi, bandi e ordini

Frammenti di atti civili e criminali non riconducibili alle unità di origine

Vicariato di Colle di Val d'Elsa

Cause e atti dei vicari

Giudicatura di pace di Colle di Val d'Elsa

Cause e atti dei giudici di pace

Registro di cancelleria

Vicariato di Colle di Val d'Elsa

Cause e atti dei vicari

Frammenti di atti civili e criminali non riconducibili alle unità di origine

Istituzioni diverse. Archivio comunale di Colle di Val d'Elsa

Comunità di Poggibonsi

Podesteria di Poggibonsi

Società dei curiosi della natura di Colle

Pergamene recuperate. Archivio comunale di Colle di Val d'Elsa

a) Frammenti provenienti da estimo

b) Frammenti di libri dei referti dei contratti

c) Frammenti di libri dei contratti del Comune

d) Frammenti di statuti e riforme

e) Instrumenta

f) Atti diversi

Memorie storiche e opere letterarie. Archivio comunale di Colle di Val d'Elsa

Appunti tratti dalla "Chronica di Colle" di Niccolò Beltramini

Manoscritto "Lessi"

"Il Paurano ricuperato"

Raccolta di opere a stampa. Archivio comunale di Colle di Val d'Elsa

Carte topografiche. Archivio comunale di Colle di Val d'Elsa

Carte topografiche relative ad affari amministrativi

Carta Salvetti

Carte "Morozzi"

a) Territori diversi

b) Circoscrizioni giudiziarie

c) Circoscrizioni giudiziarie dello Stato vecchio

d) Circoscrizioni giudiziarie dello Stato di Siena, Provincia superiore

e) Circoscrizioni giudiziarie dello Stato di Siena, Provincia inferiore

f) Circoscrizioni feudali



Note: Il volume è edito anche nella collana Inventari degli archivi comunali della Provincia di Siena, 26*.

Codifica:
Francesca Cenni, novembre 2012 - febbraio 2013
Marta Fabbrini, novembre 2012 - febbraio 2013
Paolo Santoboni, revisione, febbraio 2013

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