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Agenzia per l'impiego

Sede: Firenze

Date di esistenza: 1989 - 1999

Intestazioni: Agenzia per l'impiego, Firenze, 1989 - 1999

Altre denominazioni:
Agenzia regionale per l'impiego; Agenzia per l'impiego della Toscana


Storia amministrativa:
L'istituzione in ogni regione di un'Agenzia per l'impiego quale emanazione del Ministero del Lavoro e della previdenza sociale, fu sancita dall'articolo 24 della legge 28 febbraio 1987 n. 56 che fu attuata nel 1989 tramite una serie di decreti ministeriali. Fecero eccezione alcune regioni che avevano già provveduto alla creazione di strutture analoghe quali la Lombardia, che aveva dato vita nel 1983 alla società Lombardia-Lavoro (l.r. Lombardia 22/1983), la Provincia autonoma di Trento che si era già dotata di una Agenzia del Lavoro (l.p. Trento 19/1983), e la Regione Friuli-Venezia Giulia che aveva a sua volta creato un'Agenzia regionale del lavoro (l.r. Friuli-Venezia Giulia 32/1985). In Toscana l'Agenzia per l'impiego venne istituita con il decreto ministeriale del 7 febbraio 1989. Alla base della creazione delle Agenzie per l'impiego fu la necessità diffusamente avvertita dell'esistenza di un soggetto pubblico, caratterizzato da professionalità specifiche e da una struttura organizzativa agile, che si ponesse come promotore sul territorio delle politiche del lavoro elaborate dal Ministero. La liberalizzazione del mercato del lavoro e la volontà di promuovere politiche attive di inserimento occupazionale aveva infatti creato i presupposti per un nuovo e più attivo ruolo del pubblico verso i problemi della disoccupazione, della mobilità e della tutela dei lavoratori a rischio di discriminazione (in particolare lavoratori diversamente abili e donne). In previsione della istituzione delle Agenzie per l'impiego si aprì un acceso dibattito sulla forma giuridica che esse avrebbero assunto, in funzione di una relativa autonomia di cui avrebbero dovuto godere per poter operare in modo incisivo in un contesto dinamico come quello del lavoro. La formula del legislatore, che nel testo legislativo aveva definito l'Agenzia "organo tecnico-progettuale" (articolo 24, comma 2) non ne aveva infatti chiarito la natura giuridica, tanto è vero che prima di procedere con i decreti di istituzione, il Ministero del Lavoro convocò un Comitato di studio misto Stato-Regioni (d. m. lavoro 29 dicembre 1987 Istituzione del Comitato di studio misto Stato-Regioni) con lo scopo di analizzare "principi, strutture e compiti" delle istituende agenzie statali. Poiché le Agenzie apparivano fin da subito destinate a "inserirsi all'interno di un quadro istituzionale di intervento pubblico sul mercato del lavoro già fortemente affollato" (così in un parere del sottocomitato nominato all'interno del Comitato misto) 1 , il gruppo di studio espresse un parere volto a garantire loro ampi margini di autonomia. Il Comitato argomentò così la propria proposta: "Fra le varie soluzioni prospettabili, ricomprese all'interno di una gamma estesa da una agenzia-ente, cioè dotata di personalità giuridica pubblica o privata (ente pubblico o società per azioni), ad una agenzia ufficio periferico del Ministero del Lavoro, si è pensato di proporre una soluzione intermedia, quale quella di una agenzia-organo facente capo al Ministero del Lavoro, con un Direttore funzionario delegato responsabile. In tal modo, nel pieno rispetto della lettera della legge, che configura l'agenzia come organo, facendo chiaramente ritenere che trattasi di organo statale, si potrebbe ottenere autonomia di gestione, realizzandola a capo del Direttore dell'agenzia". 2 Il Direttore si configurava, quindi, come figura centrale delle Agenzie per l'impiego e veniva nominato dal ministro del lavoro, sentita la Giunta regionale e la Commissione regionale per l'impiego, territorialmente competente. Secondo la legge, questi era scelto "di norma" all'interno dell'amministrazione pubblica, intendendo con questo sottolineare che si trattava di una scelta operata più sulle competenze in materia di lavoro che il candidato poteva vantare, che sulla sua carriera amministrativa. Il rapporto tra Ministero e Direttore era un rapporto fiduciario, sebbene l'autonomia del Direttore rimanesse sempre vincolata alla stretta supervisione del ministro. Nei decreti istitutivi delle singole agenzie, infatti, il potere del Direttore di sottoscrivere convenzioni, e quindi di fatto di operare concretamente, venne subordinato all'ottenimento di una delega ministeriale, atto non previsto nella bozza di decreto elaborata dal Comitato di studio. Le Agenzie per l'impiego erano finanziate tramite due appositi capitoli del bilancio del Ministero del Lavoro e della previdenza sociale, ma potevano ricevere fondi anche da altri soggetti per sostenere specifici progetti. I principali compiti delle Agenzie furono definiti all'articolo 2 del decreto ministeriale 7 febbraio 1989 e consistevano nell'incentivare l'incontro tra domanda e offerta di lavoro, promuovere le iniziative volte ad incrementare l'occupazione e facilitare l'impiego dei soggetti più deboli sul mercato del lavoro. Dovevano, inoltre, porsi come enti specializzati per l'elaborazione di piani di intervento mirati per l'occupazione e fornire analisi per l'elaborazione delle politiche occupazionali in collaborazione con altri uffici del territorio.

L'Agenzia per l'impiego della Toscana si inserì a sua volta all'interno di un panorama molto articolato di uffici che a vario titolo già si occupavano di politiche di sostegno all'occupazione. A livello regionale esistevano, infatti, l'Ufficio regionale per il lavoro e la massima occupazione, quale ufficio decentrato del Ministero, la Commissione regionale per l'impiego, ivi insediata, e gli uffici del lavoro della Regione; a livello locale esisteva l'Ufficio provinciale per il lavoro e la massima occupazione. La stessa legge di istituzione delle Agenzie per l'impiego, inoltre, organizzò il territorio in sezioni circoscrizionali per l'impiego e previde che all'interno di queste operassero le Commissioni circoscrizionali per l'impiego. In particolare, l'attività dell'Agenzia per l'impiego fu fin dall'inizio fortemente vincolata a quella della Commissione regionale per l'impiego (CRI), che fu il corrispettivo regionale della Commissione centrale per l'impiego, sede di concertazione delle politiche del lavoro presso il Ministero, della quale recepiva e attuava le direttive. Dato che non esisteva un organo tecnico-burocratico che supportasse l'attività sempre più rilevante della stessa CRI, si pensò di attribuire alle Agenzie per l'impiego questa funzione sfruttando il loro carattere fortemente operativo. L'articolo 24 della legge 56/1987 stabilì infatti che le Agenzie attuassero "gli indirizzi della Commissione regionale per l'impiego", sancendo la necessità di un costante raccordo tra le attività delle Agenzie stesse e quelle delle corrispondenti Commissioni. Del resto, l'Agenzia doveva sottoporre al parere della Commissione sia il programma triennale che annuale dell'attività, così come la relazione conclusiva dell'attività svolta alla fine di ogni anno. Tra le attività che l'Agenzia venne chiamata a co-gestire con la CRI vi erano quelle già previste dall'articolo 3 del decreto legge 30 ottobre 1984 n. 726: l'attuazione delle politiche di supporto al reinserimento dei lavoratori in esubero (mobilità), la concessione dell'integrazione salariale (cassa integrazione guadagni straordinaria - CIGS) e la valutazione di progetti per l'inserimento dei giovani nel mondo del lavoro tramite soluzioni quali i lavori socialmente utili e i progetti di formazione lavoro. Queste attività venivano gestite in collaborazione tra Agenzia per l'impiego, Commissione regionale per l'impiego, Ufficio regionale per il lavoro e la massima occupazione (URLMO) e l'Ufficio provinciale per il lavoro e la massima occupazione (UPLMO); quest'ultimo rappresentava il punto di accesso sul territorio per coloro che avevano necessità dei servizi a sostegno dell'occupazione offerti dal Ministero. Ad esempio, la richiesta per l'ottenimento di un'integrazione salariale straordinaria, fatta da un'azienda in difficoltà e corredata del piano di risanamento della medesima, era inviata all'UPLMO, il quale trasmetteva la documentazione con proprio parere all'URLMO e all'Agenzia per l'impiego. L'Agenzia, a sua volta, elaborava un'analisi tecnica della situazione aziendale e la inviava alla CRI, che infine dava il proprio parere all'URLMO. Era poi in sede locale, presso l'UPLMO, che si teneva un esame congiunto della situazione, attraverso un confronto al quale partecipavano sia i rappresentanti dei lavoratori che i datori di lavoro. Se la procedura si concludeva favorevolmente, l'accettazione della richiesta era formalizzata in un Decreto del ministro del lavoro (cfr. disposizioni in materia di sostegno all'occupazione, l. 164/1975, l. 223/1991, l. 299/1994). Similmente le domande di mobilità attraversavano i vari uffici competenti: l'azienda che aveva ottenuto la cassa integrazione guadagni straordinaria per risollevare le proprie sorti e non era riuscita comunque a tornare competitiva, comunicava ai sindacati e all'UPLMO la propria intenzione di mettere i lavoratori in mobilità. Dopo un nuovo esame congiunto con i rappresentanti sindacali e una comunicazione all'UPLMO dei risultati dello stesso, la ditta trasmetteva all'URLMO e alla CRI l'elenco dei lavoratori messi in mobilità. L'URLMO riceveva le liste e le trasmetteva all'Agenzia per l'impiego e alla CRI perché questa si occupasse del possibile reinserimento dei lavoratori, avvalendosi in questa sua attività dell'analisi tecnica fornita dall'Agenzia. L'Agenzia supportava inoltre l'attività del Consigliere regionale di parità, membro della CRI; ai sensi dell'art. 9 della legge 10 aprile 1991 n. 125 sulle azioni positive per la realizzazione della parità uomo-donna nel lavoro, ogni due anni il Consigliere riceveva dalle aziende pubbliche e private con oltre cento dipendenti rapporti circa la situazione del personale maschile e femminile e si avvaleva dell'Agenzia per l'impiego per la raccolta e l'elaborazione dei dati.

I rapporti tra l'Agenzia per l'impiego della Toscana e la Regione Toscana furono sanciti da una convenzione ratificata con deliberazione della Giunta regionale 16 settembre 1996 n. 1194, nella quale le due amministrazioni si impegnavano a collaborare nella realizzazione di specifici progetti volti a favorire l'integrazione o la re-integrazione dei lavoratori in mobilità o in cassa integrazione o impegnati in lavori socialmente utili. In particolare, secondo quanto già previsto dalla legge regionale 7 marzo 1994 n. 23 "Misure straordinarie per l'occupazione", l'Agenzia metteva a disposizione la propria assistenza tecnico progettuale nella realizzazione dei programmi regionali con ricerche, studi e analisi di settore; si impegnava inoltre a fornire supporto nella progettazione di lavori socialmente utili per conto delle amministrazioni provinciali e degli enti locali, così come ad offrire supporto nello svolgimento delle istruttorie dei progetti di lavoro autonomo, cooperativo, associato, nonché ad espletare un'attività di orientamento e informazione sui programmi regionali in materia di lavoro. La Regione invece assicurava i mezzi e gli strumenti necessari per il raggiungimento degli obiettivi, compresa l'eventuale compartecipazione finanziaria. Sui singoli progetti venivano poi sottoscritte specifiche convenzioni con gli enti locali e con i soggetti privati che operavano sul territorio, come previsto dall'art. 8 del decreto ministeriale del 7 febbraio 1989. Questa convenzione fu rinnovata con decreto dirigenziale 30 aprile 1998 n. 2209 e con l'occasione fu ribadito il ruolo dell'Agenzia nell'attività di supporto agli enti locali nella progettazione di lavori socialmente utili e nella relativa attività di monitoraggio. Fu anche prevista la redazione di rapporti trimestrali relativi ai lavori socialmente utili presentati e/o approvati dalla CRI. Tuttavia solo tre mesi dopo il rinnovo della convenzione, l'Agenzia per l'impiego veniva soppressa. Infatti, in seguito al processo di trasferimento delle competenze dallo Stato alle Regioni, con il decreto legislativo 469/1997 (attuativo della legge Bassanini 59/1997) le competenze in materia di lavoro furono trasferite alle regioni, ivi comprese quelle proprie delle Agenzie per l'impiego, e, in attuazione della delega, la Regione Toscana emanò la legge regionale 6 agosto 1998 n. 52 con la quale ridefinì il quadro dei servizi all'impiego regionali. In base alla legge regionale, venne istituito l'Ente Toscana lavoro che ereditò personale, strutture e competenze dell'Agenzia per l'impiego la quale cessò la propria attività il 31 dicembre 1999. L'Ente Toscana lavoro ebbe comunque vita breve, poiché venne abrogato con la legge regionale 4 luglio 2001 n. 29 e le sue competenze furono assegnate agli uffici della Regione Toscana insieme al personale e alle attrezzature.

Redazione della scheda a cura di Elisa Costa


Bibliografia

L'agenzia regionale per l'impiego: Le politiche regionali per il lavoro per gli anni '90, a cura di Franco Carinci, Napoli, Jovene, 1990.

Condizione giuridica: Ente di diritto pubblico 1989 - 1999

Fonti normative: Primarie e secondarie: l. 164/ 1975; l.r. Lombardia 22/ 1983; l.p. Trento 19/ 1983; d.l. 726/ 1984; l.r. Friuli-Venezia Giulia 32/ 1985; l. 56/ 1987; d.m. lavoro 1987, dicembre 29; d.m. lavoro 1989, febbraio, 7; l. 125/ 1991; l. 223/ 1991; l. 299/ 1994; l.r. 23/ 1994; del. giunta reg. 1194/ 1996; d.lgs. 469/ 1997; d. dirigenziale 2209/ 1998; l.r. 52/ 1998; l.r. 29/ 2001.


Complessi archivistici prodotti:
Agenzia per l'impiego. Giunta regionale toscana, 1990 - 1991 (fondo, conservato in Regione Toscana. Archivio storico della Giunta)

Altra documentazione:
Fondo Commissione regionale per l'impiego (conservato in Archivio generale della Giunta regionale toscana, Sesto Fiorentino)
Fondo Commissione regionale per l'impiego (conservato in Direzione regionale del Lavoro-Toscana, Firenze)



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