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Ingegnere del circondario

Livello: fondo

Estremi cronologici: 1825 - 1854

Consistenza: 56 unità

Fino al 1825 la gestione dei lavori pubblici era affidata, come abbiamo visto alle comunità, che sotto il controllo dei provveditori delle Sovrintendenze comunitative nominavano dei propri periti e procedevano all'accollo dei lavori, secondo la legislazione precedente alla dominazione francese.

Nel novembre di quell'anno, invece, con tre motupropri emanati contemporaneamente 1, in stretta relazione con l'avvio del nuovo catasto, fu creata una struttura tecnica centralizzata, formata da un "Dipartimento" incaricato della conservazione del catasto e della direzione dei lavori di acque e strade, a capo del quale era posto un sovrintendente2, che doveva controllare l'operato degli ispettori compartimentali e degli ingegneri dei circondari. Presso il Dipartimento di Firenze fu istituito il consiglio degli Ingegneri3, formato dallo stesso soprintendente e da due ingegneri appartenenti al "Corpo degli ingegneri di acque e strade"4, con il compito di controllare i lavori più importanti e di redigere un regolamento per stabilire le norme su come compilare i progetti, formare le piante, valutare i prezzi, vigilare i lavori ecc. Ad ogni Camera di soprintendenza comunitativa veniva assegnato un ingegnere col titolo di "Ispettore del compartimento"5, che doveva occuparsi delle strade regie e provinciali e della supervisione dei lavori approvati dai magistrati comunitativi, ogni "compartimento " era poi a sua volta suddiviso in "circondari" per un totale di trentasette per tutto il territorio del Granducato, con a capo un ingegnere, che veniva a dipendere dal consiglio tramite l'ispettore compartimentale.

Poppi 6 divenne sede di un circondario di quinta classe che comprendeva le comunità di Poppi, Bibbiena, Castel San Niccolò, Raggiolo, Ortignano e Montemignaio; nel 1838, però Bibbiena7 fu unita a Rassina a formare un nuovo circondario di cui divenne sede nel 1841. La creazione di questa struttura tecnica non significò, però, l'esautorazione delle comunità nel campo dei lavori pubblici, infatti nel motuproprio d'istituzione dell' "Ingegnere di circondario" si ribadiva che spettava alle magistrature comunali l'iniziativa di deliberare i lavori d'urgenza, e "preservando sempre tra le facoltà magistrali (...) quella non meno di assumere l'iniziativa per deliberare nuovi lavori, vasti restauri, edificazione di nuove fabbriche"8, l'ingegnere doveva intervenire solo a livello consultivo e tecnico. Le deliberazioni prese dalle magistrature comunali dovevano poi essere trasmesse alla Camera di sovrintendenza, accompagnate dalla relazione e dal voto dell'ingegnere; per i lavori semplici bastava l'approvazione del provveditore della Camera, sentito il parere dell'ispettore compartimentale, mentre i lavori più impegnativi e dispendiosi dovevano essere inviati dal provveditore alla Conservazione del catasto e al Corpo degli ingegneri per essere sottoposti al consiglio9.

All'ingegnere di circondario spettava la vigilanza sui lavori sia nuovi che di mantenimento, gli appaltatori dei lavori non potevano, infatti, essere pagati senza il certificato dell'ingegnere che attestava che i lavori erano stati fatti ed eseguiti secondo gli accordi stipulati10. Restava, però, alle magistrature comunitative il compito di accettare e vagliare le offerte dei cottimi11 e quello di affidare gli accolli sempre sotto il controllo della Camera di sovrintendenza, praticamente il sistema degli appalti veniva lasciato, almeno per il momento, invariato12.

Agli ingegneri di circondario era anche affidato il compito, che fino ad allora era stato svolto dai giusdicenti, di fare le visite ordinarie e straordinarie dei fossi e dei fiumi, per i quali in ogni circondario doveva essere formato un campione13.

Il prodursi di una vasta documentazione da parte degli ingegneri di circondario portò nel 1838 ad una risoluzione del granduca, trasmessa ai cancellieri dalla Camera di sovrintendenza comunitativa, che ordinava alle comunità di farsi carico della spesa occorrente a raccogliere le carte degli ingegneri "in ben ordinate filze" e ai cancellieri "l'onere d'invigilare che sia proceduto annualmente alla legatura delle filze dei documenti dei quali si tratta" 14. Nel 1849 in seguito alla riforma comunitativa che toglieva agli ingegneri di circondario il servizio alle comunità, i circondari furono soppressi e la superficie del granducato venne divisa in venti "Distretti", distinti in tre diverse classi, a capo di ciascuno dei quali era posto un ingegnere di nomina regia, sotto la dipendenza di un ingegnere-capo e sotto la vigilanza della Direzione generale dei lavori di acque e strade.

Questi ingegneri distrettuali dovevano occuparsi delle strade provinciali, dei lavori comuni a più comunità del distretto, dei corsi d'acqua e dei lavori che di volta in volta erano loro affidati dalla Direzione generale.

Il Compartimento aretino fu diviso in tre distretti con sede ad Arezzo, a Foiano e a Bibbiena; quello di Bibbiena era di seconda classe e comprendeva le comunità di Bibbiena, Chiusi in Casentino, Castelfocognano, Chitignano, Talla, Pieve Santo Stefano, Caprese, Sestino, Badia Tedalda, Poppi, Raggiolo, Ortignano, Castel San Niccolò, Montemignaio, Pratovecchio, Stia, San Sepolcro, Monterchi, Anghiari e Monte Santa Maria15.





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