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Eredità Bandini

Livello: subfondo

Estremi cronologici: 1634 - 1880

Consistenza: 22 unità

Il 15 nov. 16341 davanti al gonfaloniere, priori e consiglio della comunità di Poppi, alla presenza del vicario si presentò Lorenzo Pantaleoni di Borgo alla Collina con il testamento del sig. Bandino Bandini da Pratovecchio, che lasciava erede la comunità di Poppi di "luoghi sessanta di diversi Monti eretti nella città di Roma"2

"lo frutto utile e rendite di detti sessanta luoghi di Monte di presente ascendenti a scudi trecento monete l'anno di questo X per scudo, intende vuole dispone (...) esso testatore, che in perpetuo ogni anno si servino (...) in dispensarsi et applicarsi in sussidio dotale di nove povere fanciulle o zitelle ad onore de nove cori angelici, dando, distribuendo a ciascuna di loro scudi 30 monete di quali X per scudo"3.

Queste fanciulle dovevano essere nate da legittimo matrimonio, essere buone cristiane, avere almeno sedici anni "e che non possino conseguire detto sussidio dotale se dal padre o madre o vero da altra persona abbino dote (...) ascendente alla somma di scudi cento" perché tale dote "non si può dire povera"4.

Di queste nove doti: quattro dovevano andare ad altrettante fanciulle della comunità di Poppi e sue cortine o almeno che vi "abbiano acquistato il domicilio da tre anni"5, quattro a fanciulle di Pratovecchio e una a una giovane del Borgo alla Collina. Il procedimento per l'assegnazione era diverso per la comunità di Poppi e quelle di Pratovecchio e del Borgo.

Per Poppi era il piovano della pieve di San Marco, che doveva fare la lista delle giovani che avevano fatto domanda per la dote e presentarla il I di marzo al gonfaloniere e ai priori, che con l'assistenza del piovano stesso ne sceglievano sei, i cui nomi dovevano essere imborsati "e di queste si cavino le quattro e quelle s'intendano elette e tali doti siano date il giorno di San Marco nella pieve di Poppi come stabilirà la comunità"6. Per le doti delle altre due comunità era "tutto il seggio di detta terra di Poppi"7 che doveva scegliere a chi assegnare le doti, se il numero delle prescelte era superiore a quello delle doti, allora si dovevano imborsare e poi estrarre a sorte.

Anche se con oscillazioni nel numero delle doti e nella consistenza in denaro questa istituzione pia continuò nei secoli successivi, la documentazione ci porta, infatti, fino agli inizi del Novecento. Questo beneficio dotale fu istituito, significativamente, pochi anni dopo la grande peste, che aveva decimato la popolazione del Casentino e di Poppi e rispondeva ad un'esigenza molto sentita in quel momento, anche a livello centrale, di aiutare e favorire i matrimoni per stimolare la crescita demografica. Dal 1592 al 1630 gli stessi granduchi avevano istituito ben quattro fondazioni che nel loro complesso erogavano 294 doti all'anno8.

Anche a Poppi, oltre le quattro doti Bandini, vi erano quelle date dall'ospedale sulla gabella del sale e anche nell'eredità Amerighi era previsto che, in mancanza di giovani a cui dare le borse di studio, i soldi si dovessero dare a delle fanciulle per la dote, dote che però in questo caso non era finalizzata solo al matrimonio, ma poteva essere utilizzata anche per la monacazione9.




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