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Comunità di Poppi

Livello: fondo

Estremi cronologici: 1814 - 1865

Consistenza: 239 unità

Dopo il crollo dell'impero napoleonico, prima ancora che le potenze vincitrici si riunissero a Vienna per decidere i destini dell'Europa, Ferdinando III nella primavera del 1814, tramite il suo plenipotenziario Rospigliosi, riprese possesso della Toscana; il suo ingresso a Firenze avvenne, invece, alcuni mesi più tardi (17 settembre), quando la situazione politico-diplomatica internazionale gli dava ormai la certezza di quel possesso1.

L'azione di governo del Rospigliosi fu caratterizzata dalla volontà politica di smantellare tutta l'organizzazione amministrativa e giudiziaria introdotta dal governo francese e di ripristinare l'ordinamento antecedente al 1808: nel giro di pochi mesi, infatti, furono rimesse in vita le strutture centrali e periferiche del governo lorenese, anche in settori molto specifici e tecnici dell'amministrazione come per esempio nello stato civile e nell'organizzazione dei lavori pubblici delle comunità. Più moderata ed equilibrata fu, invece, la politica di Ferdinando III, che nelle riforme degli anni successivi tenne presente anche l'esperienza francese.

Il 27 giugno 1814, abolite le prefetture, sottoprefetture e le mairies, furono ripristinate la Camera delle comunità2, le cancellerie3 e, a livello locale, fu richiamato in vigore per ogni comunità il regolamento particolare di epoca leopoldina4. In via provvisoria, per garantire la continuità dell'amministrazione in attesa della predisposizione delle borse per l'estrazione degli antichi uffici, le funzioni di gonfaloniere furono affidate ai maires e gli aggiunti e i componenti dei disciolti consigli municipali andarono a formare i nuovi consigli generali.

A Poppi la nuova amministrazione si insediò il 18 luglio 5, il maire Vittorio Baroncini divenne gonfaloniere, i due aggiunti della mairie e tre consiglieri divennero priori, mentre gli altri diedero vita al nuovo consiglio generale. Sempre nello stesso mese di giugno furono ricostituite, in via provvisoria, le cancellerie comunitative6, che ebbero il loro stato definitivo nel 1815 7, dopo che erano state ripristinate le circoscrizioni degli uffici di Soprintendenza comunitativa8, e riconfermate le comunità negli antichi confini.

Poppi tornò ad essere sede di una cancelleria di quarta classe, comprendente anche le comunità di Bibbiena, Ortignano e Raggiolo con un aiuto residente a Bibbiena e ebbe riconfermati i suoi vecchi uffici con il magistrato composto da cinque priori e il gonfaloniere e un consiglio generale formato dal magistrato e da dodici consiglieri9. Nel settembre 181610 un nuovo regolamento per le comunità ridefinì le competenze degli uffici periferici con significative novità, che in parte risentivano dell'esperienza francese, in particolare per quanto riguardava la figura del gonfaloniere. Questi, infatti, non era più eletto per tratta, come continuarono ad esserlo i priori e i consiglieri, ma divenne di nomina sovrana, a lui furono attribuiti ampi poteri di controllo sull'amministrazione comunitativa, competenze di vigilanza in materia di lavori pubblici, funzioni di polizia amministrativa e di tutela dell'ordine pubblico, per cui poteva portare dinanzi ai tribunali competenti i perturbatori della quiete pubblica o disporne direttamente l'arresto, facendo ricorso alla forza pubblica.

Queste sue ampie funzioni lo mettevano quotidianamente in contatto con gli organi centrali dello stato: così per gli affari di polizia con la Presidenza del buongoverno e per quelli amministrativi con la Camera delle comunità di Firenze e dal 1825 con quella di Arezzo11, per questo, nella documentazione comunitativa, acquistò un particolare rilievo il carteggio del gonfaloniere.

Al magistrato erano riservate la nomina del camerlingo e l'approvazione del bilancio di previsione nella seduta di settembre e del conto consuntivo nella seduta di marzo, da rimettersi entrambe al competente ufficio di Soprintendenza per l'approvazione12. I compiti riservati al consiglio generale furono, invece, limitati all'elezione dei deputati della tassa di famiglia e agli stipendi degli ufficiali e degli impiegati comunali13. Se a livello amministrativo il nuovo regolamento comunale si richiamava formalmente elle riforme leopoldine, a livello fiscale, invece, abolito il sistema impositivo francese14 non si ritornò alla tassazione antecedente al 1808, basata sulla tassa di redenzione e su quella di macine. Al loro posto furono introdotte due nuove imposizioni: quella di famiglia, istituita con la legge del 11 febbraio 181515 e una tassa prediale a beneficio dell'erario, introdotta con la riforma comunitativa 16 e col motuproprio del 1817 17.

L'introduzione di questa nuova tassa fondiaria riproponeva, però, in tutta la sua urgenza, la necessità di un catasto aggiornato e moderno, a cui, infatti, si diede subito avvio con l'istituzione di una "Deputazione" che doveva preparare un piano per la sua compilazione e dirigerne poi le operazioni18. La stesura del nuovo catasto richiese molti anni di lavoro e solo tra il 1832 e il 1834 esso entrò in vigore. Importanti riforme vennero varate nel 1838 nel settore dell'amministrazione della giustizia con la creazione dei tribunali di "Prima Istanza" e la conseguente diminuzione delle competenze dei tribunali locali.

Anche a livello territoriale non mancarono dei cambiamenti: a Poppi, dichiarato vicariato regio di seconda classe, fu aggiunto per il civile il territorio della podesteria di Castel San Niccolò, che fu soppressa19. Modifiche territoriali ci furono anche nel circondario della cancelleria da cui fu definitivamente staccata la residenza di Bibbiena che, insieme a Rassina, andò a formare un nuovo circondario 20.

Ma cambiamenti ben più significativi si ebbero alla fine del decennio successivo, quando il Granducato di Toscana fu coinvolto dalla spinta riformatrice, che portò tutti gli stati italiani dalle timide riforme del 1846 alla promulgazione degli statuti del 184821. Nel marzo del 1848 22, in conseguenza dell'emanazione dello Statuto, nel pieno del movimento riformatore, fu dato il via a una radicale ristrutturazione dell'apparato amministrativo e giudiziario del granducato. Soppresse le Direzioni generali di polizia di Firenze e Lucca, aboliti tutti i commissariati regi, i vicariati e le podesterie, eliminate la Soprintendenza generale delle comunità, le Camere di Soprintendenza e le cancellerie comunitative, il territorio toscano fu diviso in sette compartimenti, suddivisi a loro volta a livello governativo e giudiziario in circondari e preture e a livello amministrativo ed elettorale in distretti e comunità. Le cancellerie comunitative rimasero in vita con il nome "cancellerie e uffici del censo", acquisendo anche le funzioni di conservazione dei nuovi catasti, che erano entrati in vigore tra il 1832 e il 1835.

Poppi che faceva parte del compartimento e circondario di Arezzo, dove aveva sede il "Tribunale collegiale di prima Istanza", divenne una pretura civile e criminale23 di secondo grado a cui erano sottoposte le comunità di Poppi, Raggiolo, Ortignano, Castel San Niccolò e Montemignaio e da cui dipendevano per il criminale le preture civili di Bibbiena e Pratovecchio; sempre per lo stesso territorio Poppi divenne anche sede di una delegazione di governo24, ancora di seconda classe, a cui erano affidati i compiti di polizia. La cancelleria, ufficio del censo fu riconfermata come centro di un distretto che aveva i confini del territorio della cancelleria tracciati nel 183825.

Conseguenza diretta della riforma del 1848 fu anche il nuovo regolamento comunale del 20 novembre 184926 che, sebbene emanato in un clima ormai completamente diverso, in piena fase di restaurazione e di repressione, dopo il fallimento della Prima guerra d'Indipendenza e della breve esperienza del governo democratico, manteneva ancora aspetti innovativi e liberali con una netta prevalenza del consiglio sul magistrato, dichiarati anche esplicitamente nell'art. 4 "Al consiglio comunale spettano le parti dell'ordinare negli affari del comune. Le parti dell'eseguire spettano al gonfaloniere o solo o assistito dai priori" 27, capovolgendo l'impostazione del regolamento del 1816, dove tutto il potere era dato al gonfaloniere e al magistrato.

Abolito l'antico sistema delle borse e delle tratte, i componenti del consiglio comunale dovevano essere eletti "per via di schede segrete a scrutinio di lista"28 da elettori, costituiti dai contribuenti delle varie tasse, divisi in collegi e convocati nel mese di settembre. I priori erano, invece, eletti dal consiglio stesso, sempre però con scheda segreta, mentre il gonfaloniere continuava ad essere nominato dal sovrano fra i componenti del consiglio stesso. Essendo il numero della popolazione di Poppi superiore a 2000 abitanti il numero dei consiglieri tornò a dodici29 e quello dei priori a cinque30. Una differenza molto significativa con il precedente regolamento fu che al consiglio poteva essere eletto anche chi non era possessore di beni stabili, pur riservando almeno una metà dei posti a questi31.

Il consiglio, che si riuniva almeno tre volte l'anno, era quello che eleggeva tutte le commissioni e gli uffici comunali, deliberava sui rendimenti dei conti e sullo stato presuntivo delle entrate e delle uscite, determinava le imposte e approvava le variazioni sugli estimi, proposte dal ministro del censo e in definitiva deliberava su ogni cosa che interessasse il patrimonio pubblico e provvedeva a tutti i bisogni dell'amministrazione32.

Il gonfaloniere mantenne le attribuzioni di capo degli uffici comunali e la vigilanza su tutte le attività municipali, mentre al magistrato furono lasciate solo funzioni esecutive. Questo regolamento però ebbe vita molto breve, la politica di Leopoldo II sempre più legata all'Austria portò nel 185233 all'abolizione dello "Statuto" a cui fece seguito l'anno successivo l'abrogazione della legge comunale del 1849, sostituita con un nuovo regolamento che ripristinava praticamente quello del 1816 a cominciare dalla ormai anacronistica ricostituzione delle borse per i priori e i consiglieri e che rimetteva al centro della vita comunitativa il magistrato a scapito del consiglio34.

Ma nel 1859, dopo la partenza definitiva del granduca Leopoldo II, nei mesi precedenti all'annessione, il Regio Governo provvisorio della Toscana emanò un nuovo ordinamento comunale35, che ricalcava quello del 1849 e che rimase in vigore fino all'unificazione amministrativa, quando fu sostituito dalla legge comunale e provinciale dello stato unitario nel 1865.




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