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Liber iurium

Livello: serie

Estremi cronologici: 1341 - 1739

Consistenza: 1 unità

In questa sede si è proceduto alla redazione di uno spoglio sintetico, che dà conto del numero progressivo degli atti, delle carte del registro in cui vennero copiati, del contenuto degli atti medesimi e della loro datazione topica e cronica, nonché delle voci dell'indice - contenuto nel verso della carta 62 - ad essi relative. Col termine liber iurium si intende comunemente un codice contenente una raccolta di atti notarili o cancellereschi relativi ai diritti dell'ente che lo ha prodotto e funzionali alla loro tutela. 1 Gli atti copiati nel liber iurium della comunità di Castiglione d'Orcia si riferiscono per lo più alla difesa e alla gestione dei beni comunitativi e dell'ospedale di S. Giovanni, all'officiatura della chiesa di S. Maria Maddalena, al patronato comunitativo sulla pieve di S. Degna, nonché alla confinazione del territorio della comunità suddetta con quelli del monastero di S. Benedetto - e poi della contea - del Vivo e delle comunità di Rocca d'Orcia e Campiglia d'Orcia. Il liber iurium contiene copie di atti dei secoli XIV-XVII eseguite nel 1707 per ordine dei Quattro Conservatori, numerate singolarmente o a gruppi di argomento analogo da 1 a 22, e sei atti dei secoli XVI-XVIII copiati successivamente, due dei quali numerati (23-24). Le copie vennero redatte - talvolta con evidenti approssimazioni o senza l'indicazione della data topica e cronica o dell'actum - nelle carte ancora in bianco di un registro di debitori per erbatici e fide di bestiame nelle bandite della comunità. La redazione del liber iurium diede luogo a una repentina dispersione di gran parte degli originali, all'epoca conservati in una cassetta custodita dai priori della comunità. 2


1(-; 80; 39; 3)
Libro mastro d'istrumenti1

Contiene:

[l] (cc. lr-62r) Debitori per erbatici e fide di bestiame nelle bandite della comunità (1569-1573).

(c. lr) "Anno Christi 1569. In nomine individue Trinitatis, Patris et Filii et Spiritus Santi, amen. Per augumentare le entrate publice et acciò che più commodamente si possi rispondere al'uscite et satisfare quello che la comunità deve al magnifico Comune di Siena et per inanimire li homini che volentieri si affatichino aquistare substantie e per non havere a porre gravezze alli homini che con le proprie borse sovenghino alli bisogni della comunità senza alcuna causa, però è ordinato per questa comunità di Castiglione d'Orcia che ciascuno che harà bestiame, così grosso come minuto, paghi ogni anno di sei mesi in sei mesi tasse et herbatici di quelle bestie che si troveranno in bandite o corte di Castiglione detto, come per forma di statuti di detto luogho è ordinato, e con ogni ingegno ciascuno che sopra troverà volentieri per questa causa paghi come distintamente si vedrà. Questo presente libro, chiamato il libro delle tasse et herbatici, nel quale saranno scritti tutti quelli che haranno da pagar tasse per lor bestie, così grosse come minute, come in detto libro si vedrà, manifestamente cominciato al tempo delli spettabili signori priori et di me ser Francesco Formica da Cetona, notaio et luogotenente del magnifico messer Ruberto Bulgarini, podestà di San Quirico per S.E.I. per il presente semestre di mezzo maggio 1569, Pio V pontefice maximo et Maximiliano imperatore, come si dice".

[2] (cc. 62v-111r) Liber iurium della comunità di Castiglione d'Orcia (1341 agosto 17-1739 gennaio 11).

(c. 62v) "Indice di tutto quello che si è copiato da qui avanti, trovato nella cassetta de' Priori". Nel presente inventario le voci dell'indice sono state riportate in calce allo spoglio di ogni atto o gruppo di atti.

(c. 63r) "1707. Al nome di Dio, amen. Copia di tutte le scritture concernenti l'interessi della comunità di Castiglion d'Orcia, fatta d'ordine dell'Illustrissimi signori Quattro Conservatori, quale qui appresso notato".

(c. 63r) "Li Quattro Conservatori dello Stato senese per S.A.R. Magnifico nostro carissimo, fate notificare ai priori che il magistrato si contenta che passino far copiare in un libro le scritture e memorie che essi hanno in carta sciolte, avvertino però a servirsi di persona che habbia buona mano e che intendi la lingua latina e compìta l'opera il magistrato tasserà la mercede di quello si deve a chi haverà fatta la fatiga [...]. Dalla residenza loro il 15 aprile 1707. Anton Felice Bartoli, vice cancelliere".

1 (cc. 63r-67v) 1650 agosto 9-1654 gennaio 26, Pienza, Siena, Roma, Bologna.

Atti relativi alla causa riguardante l'officiatura della chiesa di S. Maria Maddalena, mossa presso la S. Congregazione dei vescovi e regolari dalla comunità di Castiglione contro il monastero di S. Maria della Rosa di Siena, proprietario della detta chiesa.

Contiene anche: (cc. 63r-64r) copia dei decreti del visitatore apostolico Francesco Bossi dell'anno 1576 relativi alla chiesa di S. Maria Maddalena.

(c. 62v) "Ordenationi in causa della chiesa di S. Maria Maddalena. N.ro 1".

2 (cc. 68r-69r) 1526 marzo 12-1526 giugno l, [Siena].

Atti relativi alla composizione della vertenza sorta tra la comunità di Castiglione e Scipione di Girolamo Petrucci in merito ad alcuni possedimenti posti in corte di Castiglione, nel luogo detto Narchiena o Archiena.

(nel margine sinistro) "Memorie de' Bracconi".

(c. 62v) "Compromesso fra la comunità di Castiglioni e Scipione Petrucci. N.ro 2".

3 (cc. 69r-71r) [s.d., post 1526 giugno 1], Castiglione d'Orcia.

Donazione effettuata dal Consiglio generale della comunità di Castiglione, "quod dicitur il Consiglio maggiore, cioè di quaranta huomini", in favore di Francesco di Agostino Vescovi, procuratore della comunità, nella vertenza che l'aveva opposta a Scipione di Girolamo Petrucci (cfr. supra no 2). La detta donazione comprende la metà di ciò che il detto Scipione avrebbe dovuto corrispondere alla comunità secondo quanto disposto dagli arbitri della vertenza.

(c. 62v) "Donatione fatta dalla comunità a Francesco d'Austino Vescovi. N.ro 3".

4-5 (cc. 71v-76r) 1501 dicembre 6, Castiglione d'Orcia.

Nomina effettuata dai priori, dal camarlengo e dai massari eletti dal Consiglio generale della comunità di Castiglione - col consenso degli ufficiali di Balia di Siena - di Girolamo di Bartolomeo di Giacoppo Petrucci a compratore dei terreni comunitativi situati nei luoghi detti Archiena e Bracconi e nella contrada detta La Casa al Vivo, per il prezzo di 540 fiorini; capitoli tra la comunità di Castiglione e Girolamo Petrucci in merito alla gestione dei detti beni; nomina, effettuata dai suddetti ufficiali della comunità di Castiglione, del detto Girolamo Petrucci a compratore di terreni comunitativi situati a Fonte Marchi e in altri luoghi della corte.

(c. 76r) "Da un memoriale porto da' signori Alessandro e Francesco Cervini, per quello può credersi, al magistrato dell'illustrissimi signori Conservatori, qui non registrato per non esservi in esso alcuna resolutione, esistente però fra' detti instrumenti, si ricava che il presente instrumento fusse rogato da ser Ansano Battilori notaio senese il 6 dicembre 1501 e che poi detti beni fussero venduti da' Petrucci a' detti signori Cervini per istrumento rogato ser Piero Pieri il 18 novembre 1587".

(c. 62v) "Istrumento di vendita fatta a Girolamo di Bartalomeo Petrucci di Bracconi e Casa al Vivo. N.ro 4. Istrumento di vendita fatta a detto Girolamo del podere di Fonte Macchi (sic) et altri pezzi di terra. N.ro 5".

6-7 (cc. 76r-85v) 1341 agosto 17-1544 maggio 11, Siena, Roma, Castiglione d'Orcia.

Atti relativi alla vertenza tra il cardinale Marcello Cervini e la comunità di Castiglione in merito ai confini tra i beni già appartenuti al monastero di S. Benedetto del Vivo - ceduti al cardinale dai camaldolesi - e quelli della detta comunità.

L'atto relativo alla composizione della vertenza (1544 maggio 9) contiene, tra l'altro, il testo del lodo - rogato da Pietro di ser Grifo e copiato dal notaio Sano di Niccolò - concernente la confinazione tra i beni del monastero di S. Benedetto del Vivo e quelli della comunità di Castiglione, pronunciato il 17 agosto del 1341 da Niccolò di Francesco da Bologna decretorum doctor e da Francesco di Brizio de Accurtis legum doctor.

(c. 62v) "Istrumento d'accocompagniadis.giovannibattista_CA03rdo di confini e capitolationi fra 'l convento di S. Benedetto al Vivo e la comunità di Castiglioni. N.ro 6. Istrumento d'accordo per la causa che sopra fra l'eminentissimo signor cardinale Marcello Cervini e la comunità. N.ro 7".

8 (cc. 85v-87r) 1598 gennaio 31, Siena.

Concessione a linea da parte dei Quattro Conservatori dei poderi del Granaio e del Vivo, appartenenti alla comunità di Castiglione, a Cesare di maestro Francesco da Campiglia per il canone annuo di 51 scudi, con entratura di 135 scudi.

(c. 62v) "Istrumento di concessione a linea delli poderi di Granai e Vivo fatta a maestro Cesare di Campiglia per sé e per chi nominasse. N.ro 8".

9 (cc. 87r-88v) 1527 aprile 3, Castiglione d'Orcia.

Cessione effettuata da Francesco di Agostino Vescovi alla comunità di Castiglione del podere di Fonte Marchi in pagamento della somma di 1131 fiorini e un quarto. Di tale somma Francesco era rimasto debitore in seguito all'acquisto dalla detta comunità dei possedimenti già detenuti da Scipione di Girolamo Petrucci (cfr. supra no 2), dal cui prezzo complessivo era stata detratta la metà del valore dei frutti dei possedimenti stessi, rendita precedentemente concessa dalla comunità al detto Francesco (cfr. supra no 3). Contestualmente alla detta cessione, la comunità si impegna a versare a Francesco di Agostino Vescovi la somma di 168 fiorini e un quarto, corrispondente alla differenza tra il valore del podere ceduto e la somma di cui la comunità andava creditrice.

(c. 62v) "Istrumento di pagamento fatto alla comunità da Francesco d'Austino Vescovi per le cause di che in esso. N.ro 9".

10 (cc. 88v-90v) 1527 aprile 4, Castiglione d'Orcia.

Permuta mediante la quale Francesco di Agostino Vescovi cede la metà dell'osteria della Scala posta presso la Strada Romana alla comunità di Castiglione, ricevendo in cambio per il tempo di 31 anni il podere del Vivo.

(c. 62v) "Istrumento di permuta fra Francesco d'Austino Vescovi e la comunità della metà dell'osteria della Scala con il podere del Vivo. N.ro 10".

11 (cc. 90v-91r) 1558 aprile 5, podere del Vivo.

Presa di possesso da parte della comunità di Castiglione del podere del Vivo, concesso a Francesco di Agostino Vescovi il 4 aprile 1527 (cfr. supra no 10).

(c. 62v) "Possesso ripreso dalla comunità del suddetto podere del Vivo, come sopra permutato. N.ro 11".

12 (cc. 91r-92v) 1558 maggio 22, Castiglione d'Orcia.

Donazione all'ospedale di S. Giovanni della comunità di Castiglione effettuata da Brigida di Lorenzo Urzini da Castiglione, abitante nel detto ospedale, di una casa posta nella terra di Castiglione in contrada del Cantuccio e di una vigna posta nella corte di Castiglione in contrada del Pisica, con la condizione di riservare sopra i detti beni la somma di 10 fiorini da destinare alla costituzione di una dote.

(c. 62v) "Istrumento di donatione fatta da donna Brigida Urzini di Castiglioni allo spedale di detto luogo. N.ro 12".

13 (cc. 93r-96v) 1539 novembre 19, Pienza.

Conferma da parte di Vito Viti - vicario generale del vescovo di Pienza Alessandro Piccolomini ed esecutore apostolico del breve emesso da Paolo III il 5 settembre 1539 - del giuspatronato vantato dalla comunità di Castiglione sopra la pievanìa di S. Degna, già concesso dal vescovo di Pienza Agostino Patrizi nel 1487 in seguito alla riedificazione della chiesa di S. Stefano ed alla dotazione della detta pievanìa a spese della comunità.

(c. 62v) "Istrumento dell'iuspatronato che ha la comunità di Castiglioni sopra la chiesa pievanìa. N.ro 13".

14 (cc. 96v-98r) 1567 maggio 2, Siena.

Approvazione da parte dei Quattro Conservatori della relazione presentata dall'auditore di Rota Niccolò Beltramini nell'ambito della causa sorta tra l'ospedale di S. Maria della Scala di Siena e la comunità di Castiglione in merito al rispetto del lodo relativo al possesso di terreni situati nella corte di Castiglione e all'esercizio di diritti di pascolo e legnatico, lodo dato il 28 maggio 1478 da Antonio Bellanti, Giacomo di Mariano di Renzo e Luca Vieri, arbitri eletti dal Consiglio del popolo di Siena per risolvere la vertenza che opponeva le parti suddette sin dal 1473.

(c. 62v) "Patti fra la comunità e lo spedale grande di Siena per causa della grancia dello spedale a cagione della Montagna e pascolo. N.ro 14".

15 (c. 98v) 1607 aprile 9, Siena.

Deliberazione dei Quattro Conservatori con la quale si stabilisce che, per garantire all'ospedale di S. Maria della Scala di Siena il godimento del diritto di legnatico sui boschi della comunità di Castiglione - in conformità al lodo del 1478 e alla sentenza del 1567, di cui al documento precedente -, la detta comunità debba assegnare al grancere di Spedaletto una porzione di bosco proporzionata alle necessità di volta in volta manifestate.

(c. 62v) "Deliberatione del magistrato de' signori Conservatori del 9 aprile 1607 circa li suddetti patti della Montagna. N.ro 15".

16 (cc. 98v-99r) 1556 marzo 20, [Montalcino].

Deliberazione del capitano del popolo e dei Deputati alla difesa della libertà di Siena con la quale si concede alla comunità di Castiglione la facoltà di "rompere" la Bandita di sotto o Collelungo e di seminarvi, in considerazione del fatto che il bestiame che vi pascolava era stato razziato.

(c. 62v) "Facoltà concessa alla comunità di arrompere la Bandita di sotto. N.ro 16".

17 (c. 99r) 1684 maggio 16, Siena.

Lettera dei Quattro Conservatori con la quale si comunica al podestà di Castiglione la decisione granducale in merito a una vertenza di confine tra la comunità di Castiglione e quella di Abbadia San Salvatore.

(c. 62v) "Dichiaratione del Magistrato del 16 maggio 1684 circa il confino della Pietra Divisa fra Castiglioni e l'Abbadia. N.ro 17".

18 (cc. 99v-100r) 1580 maggio 25, Siena.

Sentenza dei Quattro Conservatori nella causa mossa da Girolamo di Scipione Petrucci contro la comunità di Castiglione, con la quale si condanna la comunità alla consegna del podere di Fonte Marchi, della metà dell'osteria della Scala, di alcuni terreni posti nel luogo detto l'Arcimbaldo e dei frutti relativi all'insieme dei detti beni; viene inoltre condannato Girolamo di Scipione Petrucci al pagamento di un lascito testamentario di 100 fiorini effettuato dal proprio avo Girolamo di Bartolomeo Petrucci.

(c. 62v) "Sentenza del Magistrato per le differenze fra la comunità e Girolamo di Scipione Petrucci. N.ro 18".

19 (cc. 100r-101v) 1524 [Siena].

Transazione tra la comunità di Castiglione e Scipione di Girolamo Petrucci in merito ai crediti vantati dalla detta comunità per l'uso della bandita e delle ghiande, per terratici e per la tassa dell'osteria della Scala. Il detto Scipione, detratti i crediti da lui vantati in ragione del grano venduto o prestato alla comunità, si costituisce debitore della stessa per la somma di 130 fiorini; si impegna inoltre a pagare il terratico come gli altri abitanti di Castiglione per i terreni lavorati dai propri mezzadri e a corrispondere annualmente la somma di 30 lire per la tassa dell'osteria e per l'affitto di un prato della comunità.

(c. 62v) "Istrumento di quietanza fra la comunità e Scipione di Girolamo Petrucci. N.ro 19".

20a (cc. 101v-103r) 1527 gennaio [Siena].

Atti relativi alla vendita da parte della comunità di Castiglione dei beni già detenuti da Scipione di Girolamo Petrucci ad Agostino di Francesco Bardi, il quale a sua volta nomina compratori Francesco di Agostino Vescovi (cfr. supra no 9) e Giovan Battista di Bartolomeo per la somma di 2600 fiorini. L'oggetto della vendita è costituito da terreni posti nel luogo detto Fossa del Lupo, dal podere di Fonte Marchi, dall'osteria della Scala e da quattro moggia di terra con una casetta nel luogo detto Pareno.

(c. 62v) "Istrumento di vendita fatta de' beni di Scipione Petrucci a Austino Bardi e poi nominato Francesco Vescovi. N.ro 20".

20b (cc. 103v-105r) [1501, Castiglione d'Orcia].

Quietanze reciproche tra la comunità di Castiglione e Girolamo di Bartolomeo Petrucci in merito alle somme dovute dal detto Girolamo in ragione del residuo del prezzo di terreni da lui acquistati, per causa di erbatici e per condanne di danni dati, e, d'altro canto, in merito alle 26 moggia e 16 staia di grano ed ai 180 fiorini dovuti dalla comunità al detto Girolamo. La datazione dell'atto si ricava dal confronto con quello del 6 dicembre 1501 spogliato supra ai nn. 4-5 (cfr. anche infra no 26), nel quale la comunità di Castiglione risulta rappresentata dai medesimi priori e dai medesimi massari.

21 (cc. 105v-106r) 1577 ottobre 30, sul confine tra Castiglione d'Orcia e Rocca d'Orcia.

Lodo pronunciato dall'auditore fiscale Alberto Albertani da Colle Val d'Elsa nella vertenza di confine tra le comunità di Castiglione e Rocca d'Orcia.

(c. 62v) "Lodo de' confini fra la comunità di Castiglioni e la comunità della Rocca d'Orcia. N.ro 21".

22 (cc. 106r-107r) 1577 novembre 1, sul confine tra Castiglione d'Orcia e Campiglia d'Orcia.

Lodo pronunciato dall'auditore fiscale Alberto Albertani da Colle Val d'Elsa nella vertenza di confine tra le comunità di Castiglione e Campiglia d'Orcia.

(c.62v) "Lodo de' confini fra la comunità di Castiglioni e quella di Campiglia. N.ro 22".

23 (c. 107v) 1734 settembre 18, Siena.

Lettera dei Quattro Conservatori al podestà di Castiglione con la quale si prescrivono le modalità di pagamento del terratico per i terreni comunitativi dei Poggi Pelati e delle Fontanelle.

(c. 62v) "Copia di lettera concernente le terre delle Fontanelle. N.ro 23, foglio 107 tergo".

24 (c. 108r) 1735 giugno 18, Siena.

Lettera dei Quattro Conservatori al podestà di Castiglione con la quale si comunica il reparto tra le comunità di Castiglione, Rocca e Campiglia della tassa per stallaggi e alloggi dovuti al bargello e ai famigli di campagna.

(c. 62v) "Copia di lettera d'alloggi e stallaggi de' famigli. N.ro 24, carta 108".

[25] (cc. 108v-109r) 1588 febbraio 24, Siena.

Sentenza degli auditori di Rota di Siena nella causa vertente tra Erennio Cervini, signore del Vivo, e la comunità di Castiglione, con la quale si stabilisce che detto signore possa far pascolare liberamente il proprio bestiame nella corte di Castiglione senza pagare tassa e possa, in cambio di un canone, procurarsi legname nella detta corte "pro usu officine ad confrandum (sic) ferrum seu ferrerie ut actenus licuit"; d'altro canto, si stabilisce che i castiglionesi possano esercitare il diritto di legnatico nel territorio del Vivo come in passato.

(c. 62v) "Sentenza della Ruota tra la comunità e monsignor Erenio Cervini in causa di pascoli e legnatico, carta 108 tergo".

[26] (c. 109rv) 1501 dicembre 6, Castiglione d'Orcia.

Copia parziale dell'atto spogliato supra ai nn. 4-5.

[27-28] (cc. 110r-111r) 1737 ottobre 10-1739 gennaio 11, Siena.

Due lettere dei Quattro Conservatori al podestà di Castiglione, con le quali si prescrivono le modalità di concessione (allogagione) di terreni comunitativi (prese/le) posti in località Fontanelle.


Reg. leg. in cuoio cc. 111 La coper. contiene due framm. membr. ricavati rispettivamente da un codice in littera moderna di argomento scientifico e da un registro contabile del 1405.
1341 agosto 17 - 1739 gennaio 11
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