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AST | Recupero e diffusione degli inventari degli archivi toscani
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Colte

Livello: serie

Estremi cronologici: 1548 - 1805

Consistenza: 61 unità

La determinazione delle entrate e delle uscite era uno dei compiti più importanti dell'attività amministrativa delle Comunità e, conseguentemente, delle Vicarie. Tale operazione veniva espletata attraverso il sistema delle colte. Venivano effettuate riunioni trimestrali durante le quali si individuavano le voci in uscita ed il relativo reperimento delle somme necessarie a ricoprire tali passività. Generalmente erano voci fisse e le variazioni rimanevano racchiuse in un ambito delimitato.
La spesa veniva stabilita nella sua entità nel Parlamento della Vicaria, alla presenza dei Sindaci rappresentanti le singole Comunità. I Governatori della Vicaria intervenivano dopo l'approvazione della colta, per suddividere le spese tra le singole Comunità, usando come criterio il "fuoco".
Il sistema era piuttosto semplice poiché, dopo che era stata stabilita la spesa e l'entrata, si individuava la somma necessaria da riscuotere per coprire l'uscita: successivamente l'importo veniva ripartito in base al numero dei fuochi d'estimo.
La suddivisione delle spese era effettuata, come si è detto, in base ai fuochi d'estimo, mediante i quali si stabilivano le uscite in proporzione al numero degli abitanti, alla grandezza e alla produttività dei territori e ad altre caratteristiche specifiche di ciascuna Comunità. La tassa veniva riportata dai Sindaci nei Consigli comunitativi ed una volta approvata passava all'esecuzione mediante i Governatori o gli Imponitori.
Le voci fisse di uscita erano relative al pagamento degli Officiali del Comune, alle spese di missione dei Sindaci per recarsi al Parlamento della Vicaria o dei messi a Lucca; accanto a queste vi erano spese diverse che mutavano di colta in colta.
Le entrate avevano una delle voci principali nel ricavato dagli incanti per la gestione dei beni pubblici comunali ed una particolare disciplina regolava i canoni impositivi dei tramutanti, ovvero di coloro che non erano nativi e, quindi, non godevano dei diritti e non erano assoggettati ai doveri ordinari prescritti dalle norme statutarie della Comunità, e che provenivano da altre zone del territorio lucchese, oltre che dei forestieri, cioè di coloro che provenivano da altri Stati.
Si trattava di un'imposizione che potremmo definire "politica", poiché sia la sua esistenza, sia il suo ammontare dipendevano dal minore o maggiore interesse che una Comunità aveva di annoverare nel proprio territorio persone estranee. La tendenza generale era sfavorevole all'immigrazione poiché incideva negativamente sulla vita comunitativa, basata su di una economia in continuo pericolo di squilibrio e tale da risentire della minima variazione.
Anche il pagamento delle multe per danni dati o per altre denunce facevano, generalmente, parte delle voci di entrata. Tutte le colte dovevano essere registrate di parola in parola in un apposito registro ad opera del notaio; successivamente veniva apposta la firma di visto da parte sia del notaio che dei Governatori.
Le uscite, solitamente, erano in grande misura superiori alle entrate; al fine di riequilibrare il bilancio si assegnava la somma eccedente alle tassazioni per testa e d'estimo. Non sempre le colte potevano essere riscosse nella loro totalità; gli inadempienti venivano iscritti in appositi registri di Censi, dove il loro debito era consolidato e per il quale pagavano annualmente gli interessi.
È da precisare la materia riguardante i "fuochi", poiché dal significato di tale termine hanno origine molte situazioni dubbiose. "Dallo studio dei documenti appare inconfutabile come, nei secoli XVI-XVIII, esistessero due tipi di fuoco, che potremmo identificare in un fuoco per testa ed in un fuoco d'estimo".
Il fuoco per testa viene a corrispondere al nucleo familiare, cosicché in un Comune vi saranno tanti fuochi per testa quante saranno le famiglie in esso residenti. È necessario, comunque, tenere distinto il fuoco per testa dalla tassa per testa (testatico), essendo quest'ultima applicata a tutti gli abitanti maschi che hanno raggiunto un prestabilito limite di età, variabile da Comune a Comune, compreso solitamente tra i quattordici ed i diciotto anni. Può accadere che in un Comune vi siano, ad esempio, quaranta fuochi per testa (ovvero quaranta famiglie) e siano imposte ottanta tassazioni per testa (essendovi, in media, per ogni famiglia, oltre al capofamiglia un maschio maggiore di almeno quattordici anni).
Accanto al fuoco per testa è posto un fuoco d'estimo, basato non sull'elemento personale, ma sull'elemento reale, secondo un rapporto diretto della Comunità con il proprio territorio. Anche in questo caso deve distinguersi tra la tassa d'estimo ed il fuoco d'estimo. Nella prima ipotesi si tratta di una imposizione gravante sul singolo proprietario di appezzamenti di terreno, di ogni tipo, ovvero di beni immobiliari. Nella seconda ipotesi si tende ad individuare un coefficiente utile alla determinazione della partecipazione delle Comunità alla spesa pubblica della Vicaria". 1
Nella presente serie manca la documentazione relativa alle Comunità di Cocciglia, Lugliano, Lucchio e Montefegatesi. Mentre per le prime due Comunità dobbiamo ipotizzare uno smarrimento del materiale archivistico, per le ultime due ricordiamo che erano comuni composti perciò non soggetti al pagamento delle colte.



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