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Tassa del macinato

Livello: serie

Estremi cronologici: 1766 - 1808

Consistenza: 37 unità

Questa serie, che contiene documentazione inerente la tassa del macinato, prosegue cronologicamente quella della Lega e Comune di San Casciano a Decimo, relativa alla medesima tassa. Se fino al primo decennio dalla costituzione della comunità leopoldina l'esazione della tassa ricadeva tra le competenze attribuite direttamente ai cancellieri, con il 17891 la gestione fu affidata direttamente alle comunità. Ma, dopo aver verificato la difficoltà delle comunità a gestire anche questa incombenza, con una legge del 18022 si tornò alla precedente organizzazione che durò fino alla abolizione della tassa stessa avvenuta con l'insediarsi dell'amministrazione francese. L'apparente salto cronologico tra il maggio 1777 e il gennaio 1778 è dovuto al cambiamento avvenuto con circolare dell'aprile 1777 che mutò l'anno finanziario facendolo coincidere con l'anno solare, precedentemente calcolato tra il mese di giugno e quello di maggio dell'anno successivo.3 Nei dazzaioli sono registrate le uscite legate al pagamento di questa tassa: quella principale verso la Cassa delle Farine, quelle secondarie per le "rigaglie" della cancelleria, e "ai 4 deputati per loro onorario, a me cancelliere per provvisione, a me cancelliere per la carta, al camarlingo per suo salario, ai messi per la descrizione delle famiglie, ai messi per intimazioni e bandi".4

L'avvento di Pietro Leopoldo non cambiò né il tipo di tassazione né il sistema di esazione istituiti da Cosimo III. Le Istruzioni ai cancellieri comunitativi del 1779 confermarono l'affidamento delle varie fasi di imposizione e riscossione della tassa al cancelliere comunitativo, coordinatore e soprintendente alle operazioni della deputazione.5 Ma la riforma più significativa avvenne con il motuproprio del 9 marzo 1789, con il quale si stabilirono le otto classi di reddito entro le quali doveva essere ripartita la popolazione e la conseguente abolizione dei deputati. Se la formazione del dazzaiolo continuò ad essere compito del cancelliere comunitativo, al quale dovevano essere consegnate le portate delle bocche, la distribuzione della tassa divenne competenza dei Magistrati comunitativi, che ne versavano l'importo alla Camera delle Comunità.

Con la riforma del 1802 si tornò ad affidare al cancelliere comunitativo, affiancato da uno o due deputati da eleggersi in ogni comunità, l'amministrazione della tassa, riscossa da un apposito camarlingo.6

La tassa continuò ad essere riscossa fino al 1808. Fu definitivamente abolita nel 1815 e sostituita con una nuova imposta personale: la tassa di famiglia.

La documentazione relativa alla tassa del macinato conservata nell'archivio di San Casciano, è formata dalle deliberazioni dei deputati (1776-1790); dai reparti della tassa, nei quali venivano riportati i dati anagrafici dei capifamiglia, il numero delle bocche, la classe di appartenenza e l'ammontare della tassa che spettava alla singola famiglia (1766-1806); dai dazzaioli (1685-1808, con alcune lacune). Si conservano inoltre i registri di bocche formati dai messi comunali (1802-1806) e gli stati d'anime presentati dai parroci e necessari alla formazione dei dazzaioli (1802-1806).

I dazzaioli erano conservati dal cancelliere e da questi consegnati al camarlingo che li gestiva per un anno ad iniziare dalla prima riscossione che avveniva nel mese di agosto, fino all'agosto dell'anno successivo. Il registro però conteneva l'anno finanziario che andava da marzo a febbraio. Le riscossioni avvenivano ad agosto, ottobre, gennaio e le rate, dirette alla Camera comunitativa di Firenze, venivano consegnate nel mese successivo alle suddette riscossioni.



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